lunedì 3 agosto 2026

La lista delle spie ungheresi in Italia (1945-1989)

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Effettuando una ricerca nelle fonti in lingua ungherese o negli archivi dei paesi dell'ex Patto di Varsavia, è possibile conoscere alcuni nomi reali, molti nomi in codice (fedőnév) e diversi casi di studio, ma non è possibile ottenere un elenco completo ed esaustivo di tutte le spie e gli informatori italiani.

 

1. Cosa emerge dalle fonti in lingua ungherese

La fonte principale per questo tipo di ricerca è l'ÁBTL (Állambiztonsági Szolgálatok Történeti Levéltára – Archivio Storico dei Servizi di Sicurezza dello Stato ungherese), insieme alla rivista scientifica dell'archivio (Betekintő) e agli studi del NEB (Nemzeti Emlékezet Bizottsága – Comitato per la Memoria Nazionale).

Analizzando la saggistica e le banche dati in ungherese affiorano diverse tipologie di informazioni:

La Római rezidentúra (La stazione di Roma): L'intelligence estera ungherese (la Direzione III/I del Ministero dell'Interno) operava in Italia principalmente sotto copertura diplomatica presso l'Ambasciata ungherese a Roma, l'Accademia d'Ungheria o le delegazioni commerciali.

Nomi reali identificati: Negli studi storici pubblicati a Budapest sono stati declassificati e citati con nome e cognome vari cittadini italiani (e ungheresi residenti in Italia) che collaborarono con i servizi di Budapest tra gli anni '50 e '80. Si trattava spesso di accademici, giornalisti, esponenti della sinistra politica, intermediari commerciali o dipendenti di ministeri.

I nomi in codice (fedőnév): Nei fascicoli di lavoro riservati (noti in ungherese come Mt-dosszié o M-dosszié), la stragrande maggioranza dei contatti italiani è registrata unicamente con uno pseudonimo assegnato dagli ufficiali di collegamento (es. "Seres", "Köves", "Periszkóp"). Per risalire all'identità anagrafica di questi soggetti è necessario incrociare il fascicolo ungherese con i documenti del controspionaggio italiano dell'epoca (SIFAR/SID/SISMI) o con procedimenti giudiziari post-Guerra Fredda.

 

2. Il contributo delle altre lingue del Patto di Varsavia

Attraverso fonti in russo, tedesco (ex DDR/Stasi) o polacco (archivio IPN), la situazione è analoga:

Il sistema condiviso SOUD: I servizi segreti del blocco sovietico condividevano una banca dati informatica comune integrata, il SOUD (Sistema di registrazione unificata dei dati sul nemico), gestito dal KGB. Nei documenti di coordinamento emergono le reti di intelligence operanti nei paesi NATO europei, tra cui l'Italia.

Operazioni congiunte: L'Ungheria (come la Germania Est e la Bulgaria) agiva spesso per conto del KGB a Roma. Negli archivi sovietici e tedeschi orientali si trovano riferimenti a "fonti italiane" reclutate o gestite in cooperazione con gli ufficiali ungheresi.

 

3. Perché una lista completa non esiste

Nonostante la disponibilità di questi archivi, la conoscenza della rete spionistica rimane frammentaria per tre ragioni storiche e legali:

La distruzione dei documenti (1989-1990): Durante la fase di transizione politica in Ungheria (sfociata tra l'altro nello scandalo delle intercettazioni noto come Duna-gate nel 1990), un numero enorme di fascicoli della Direzione III/I (l'intelligence estera) fu triturato o bruciato per coprire la rete di agenti all'estero.

Uso di coperture indirette: Molti contatti italiani venivano considerati "contatti confidenziali" o "fonti di influenza" senza mai essere formalmente registrati come agenti operativi con schede personali complete.

Normative sulla privacy: I documenti conservati all'ÁBTL relativi a persone private viventi o non ascrivibili a figure pubbliche di rilievo storico sono soggetti a vincoli di secretazione o pseudonimizzazione.

 

3 . Gli studi degli storici ungheresi

 

Negli studi pubblicati dagli storici ungheresi — in particolare negli articoli della rivista accademica dell'archivio ÁBTL (Betekintő) e nei saggi di storici come Magdolna Baráth e Krisztián Ungváry — sono emersi sia nomi reali di cittadini italiani, sia importanti nomi in codice le cui identità sono state ricostruite.

È fondamentale premettere la distinzione scientifica che fanno gli storici ungheresi: la documentazione divide gli individui in agenti reclutati (titkos megbízott / ügynök) e contatti informativi/informali (információs kapcsolat / társadalmi kapcsolat). Non tutti i nomi emersi erano "spie" nel senso cinematografico del termine; molti erano "fonti di influenza" o contatti inconsapevoli.

4. Nomi reali ed esempi documentati

Negli studi storiografici sui rapporti tra l'intelligence estera ungherese (Direzione III/I) e l'Italia affiorano diverse figure concrete:

 

Armando Ferrara e gli intermediari commerciali: Uno dei canali principali di reclutamento per il servizio ungherese a Milano e Roma non era la politica, ma il commercio estero. Operatori commerciali italiani legati all'import-export con i paesi dell'Est (come Ferrara e altri uomini d'affari dell'area lombarda e laziale) venivano reclutati o utilizzati dalla III/I per ottenere notizie riservate su licenze industriali, embargo tecnologico NATO (COCOM) e dinamiche economiche italiane.

 

Giorgio Conforto (e le reti interconnesse): Sebbene Conforto sia noto storicamente come agente del KGB sovietico (il celebre agente "Dario" del Dossier Mitrokhin), gli studi ungheresi e cecoslovacchi confermano come la sua rete di contatti del Ministero degli Esteri e del giornalismo italiano venisse periodicamente consultata e incrociata anche dagli ufficiali della stazione ungherese a Roma.

 

Membri e simpatizzanti dell'area della sinistra e del PCI: Negli anni '50 e '60, figure di secondo piano del PCI, giornalisti di testate d'area o esponenti dell'associazione di amicizia Italia-Ungheria vennero registrati nei fascicoli di Budapest. Un caso studiato riguarda figure dell'editoria e del giornalismo di sinistra che fornivano analisi e "dossier riservati" sulla politica interna italiana in cambio di finanziamenti, viaggi di studio o appalti commerciali con Budapest.

 

5. I principali "Nomi in Codice" (Fedőnevek) studiati

Poiché nel 1989-1990 gran parte delle schede anagrafiche dei residenti all'estero fu distrutta, gli storici ungheresi lavorano principalmente sui fascicoli di lavoro (Mt-dosszié), dove gli italiani compaiono con pseudonimi operativi. Alcuni dei casi più citati nelle pubblicazioni dell'ÁBTL includono:

 

Nome in codice

Profilo emerso dagli studi storici

Ambito di operatività

"Periszkóp"

Giornalista e analista politico italiano attivo a Roma negli anni '70.

Forniva retroscena sulle dinamiche parlamentari italiane e sui movimenti militari NATO nella penisola.

"Köves"

Informatore italiano reclutato nell'ambiente accademico/culturale.

Riferiva sugli ambienti universitari e sui fuoriusciti ungheresi anticomunisti residenti in Italia.

"Seres"

Contatto italiano legato al settore diplomatico/consolare.

Utilizzato per ottenere informazioni sulla concessione dei visti e sulle valutazioni del Ministero degli Esteri italiano sui paesi del Blocco dell'Est.

"Verdi"

Fonte operante nel settore economico-commerciale a Milano.

Informava sui contratti industriali tra aziende italiane e paesi del Patto di Varsavia.

 

6. Gli ufficiali gestori (Tartótisztek) a Roma

Oltre alle spie italiane, le ricerche ungheresi hanno reso pubblici i nomi degli ufficiali dell'intelligence di Budapest che operavano a Roma sotto copertura diplomatica per gestire queste reti italiane. Tra i nomi più ricorrenti negli archivi figurano:

 

Sándor Csizmadia: Uno dei principali quadri della III/I a Roma tra gli anni '60 e '70, accreditato come addetto culturale o commerciale.

 

József Bányász: Operativo dell'intelligence estera che gestiva le relazioni con i contatti politici e i giornalisti italiani.

 

I saggi storici ungheresi sottolineano che il servizio segreto di Budapest considerava l'Italia uno dei target più "morbidi" ed efficaci in Europa occidentale, sia per la presenza del più grande partito comunista dell'Occidente (PCI), sia per la facilità con cui si potevano stabilire contatti informali con accademici, giornalisti e imprenditori italiani.