Uno dei misteri più difficili da risolvere è il giallo della fotografia di Giovanni Senzani che fu trovata il 27 aprile del 1981 dal Servizio di sicurezza (STB) della Cecoslovacchia nel furgone di Gilles Éric Thonon. E' una storia molto vecchia ma, viste le notizie che in Italia tirano ancora in ballo la Francia per l'affare Ustica e il suo possibile collegamento con le Brigate Rosse, forse vale la pena di ritirarla fuori.
Parliamo del dossier cecoslovacco numero ZV-488 MV_x852289.
Gilles Eric Thonon era ed è tuttora un avvocato francese, nato il 10 agosto del 1952. Nel 1981, all'età di 29 anni, pare fosse vicino ad ambienti dell'estrema sinistra, se non addirittura di Soccorso Rosso. Era un punto di riferimento per i dissidenti dei Paesi Socialisti come Jiri Pelikan e dei socialisti del giornale Listy, quindi anche italiani.
Si era offerto, pare di capire, di fare la spola tra Francia e Cecoslovacchia per esportare e importare materiale stampato: libri, propaganda occidentale, giornali. Ma non solo. Aveva con sé parecchi soldi (i francesi protestarono che questo denaro non era affatto nascosto) e poi aveva anche delle misteriose istruzioni in una lettera datata 24 aprile del 1981, cioè di tre giorni prima, con l'indicazione di Milano e LVA. E conservava nell'incartamento la fotografia di "un uomo chiamato Giovanni Senzani" (tale reperto viene citato due volte nel dossier dell'STB).
Se si volesse essere sospettosi di motivi ce ne sarebbero. Vediamo perché.
Mentre l'avvocato Thonon veniva fermato in Cecoslovacchia, in Italia Senzani era in azione col suo gruppo di brigatisti per sequestrare in Campania il politico democristiano Ciro Cirillo. Praticamente le due azioni avvennero in contemporanea.
Il giudice Rosario Priore sostiene da molti anni che la Francia aveva messo in atto un canale riservato del proprio controspionaggio per sostenere i movimenti palestinesi e quindi anche gli estremisti rossi, lo scopo sarebbe stato costruirsi un'indipendenza nazionale o gollista dalle superpotenze nella propria politica estera. Esattamente come in Italia era accaduto con la sinistra democristiana guidata da Aldo Moro.
Sono molto interessanti questi passaggi della postfazione di Priore al libro: "Chi controllava le Brigate Rosse?" scritto con l'autore Silvano De Prospo, edito da Ponte alle Grazie. Spiegano i passaggi politici che indussero i francesi ad operare su più fronti, legale e illegale.
La Francia soffriva per l'ordine bipolare imposto da Yalta e quindi sfruttava qualsiasi suo indebolimento per instaurare legami con Mosca e il resto dell'Oriente europeo. Non erano perciò in pochi e non solo i nostri democristiani come Moro o i socialdemocratici tedeschi come Brandt e Schmidt a tentare aperture e compromessi con il mondo comunista. Anzi, con ben altre forze e con lo spirito di grande potenza, questo ruolo fu giocato dalla Francia, che ne fece un canone sempre osservato. A prescindere da regimi transeunti di destra o di sinistra, con Pompidou, Giscard D'Estaing, Mitterrand. Certo questa politica subì anche colpi durissimi, ridimensionamenti incisivi: l'Indocina, Suez, il Maghreb. Qui vanamente si sarebbe opposta a quei vuoti che gli italiani occuperanno. L'assetto italiano è durato anni. La Francia sta tentando ora di distruggerlo con le guerre di Sarkozy.
[...]
Il livello superiore ha sede nel cervello parigino, che da un verso non può non avere rapporti con le istituzioni del paese ospitante, e dall'altro nutre relazione dirette con le organizzazioni di lotta armata. Cervello che a volte si presenta con la faccia del Superclan; a volte con la faccia delle insorgenze mediorientali che hanno posto preminente in quella agorà del rivoluzionarismo mondiale, frequentata periodicamente dai grandi delle nostre Brigate rosse; altre volte con la faccia di giornalisti francesi, che si collegano con l'Eliseo e la direzione dei servizi dell'Esagono.
Pertanto, se si vuole credere al teorema del giudice, non bisogna far troppo affidamento sul fatto che l'avvocato Thonon si recasse a Praga per conto del governo di Mitterrand. Anzi.
Allora andiamo a leggere come fu repertata la foto di Senzani all'interno del materiale sequestrato all'avvocato francese.
"Vi presento una cassetta BASF in una custodia con un biglietto allegato recante l'indirizzo "Jeronym BREZINA, Michelská 24, Praga 4, Michle, tel. 4294711", una fotocopia dell'articolo di Jan KAVAN "Lettera Ceca" su 4 fogli, una fotocopia dell'articolo dello stesso autore "Praag mild voor ar-beiders" su 1 foglio, 2 fotocopie della rivista "New Statesman", 3 copie di "Československé ých no h noviny" del febbraio 1981, 2 copie di "Československé noviny" dell'aprile 1981, una foto di un uomo di nome "Giovani SENZANI", una busta marrone con l'intestazione "Milano e Lva" e con ulteriore testo in inglese, che contiene una lettera in inglese datata 24 aprile 1981 e una foto a colori di un gatto. I documenti sono stati inseriti in una busta marrone formato A4 contrassegnata con la dicitura "Ká 2 lettere e messaggi importanti per altri DIK". Questa busta faceva parte di un pacco contrassegnato con la dicitura "Ká 2 (per altri, spiegazione nella lettera)", che era sigillato insieme ad altro materiale scritto."
E poi ancora una lista dei reperti, stavolta con il nome di Senzani scritto correttamente. Propongo una traduzione commentata da Gemini.
Cassetta audio: Contiene un biglietto con il contatto di Jerolím Březina (Michelská 27, Praga 4 - Michle), casella postale/punto di recapito sicuro a Praga.
4 fogli A4 (Cecoslovacco e Tedesco): Iniziano con la risposta a «osservazioni e suggerimenti» e si concludono con una lettera in tedesco intitolata «Kollegen Genossen» (Colleghi Compagni), firmata da Jan Tesař (uno dei più importanti storici cecoslovacchi, tra i primi firmatari di Charta 77, costretto all'esilio in Germania e Francia nel 1980).
Fotocopia di 4 pagine di Jan Kavan: Testi politici curati da Jan Kavan, fondatore a Londra dell'agenzia d'informazione e supporto Palach Press.
Articolo "Praag mild voor...": Fotocopia di un articolo in olandese (Praag mild voor arbeiders - "Praga mite con gli operai").
Due copie della rivista britannica New Statesman.
Rassegna della stampa dell'emigrazione: Tre copie dei numeri 5 e 6 di Československé noviny.
Fotografia di Giovanni Senzani (fotografie Senzani Giovanni).
Busta indirizzata a Petr Růžička (Dubí): Busta scritta a macchina indirizzata a Petr Růžička (Ruská 352, Dubí). Contiene una lettera autografa che inizia con "Caro Petr" spedita da Josef Bednařík da Digione (Allée de Calvi, 21000 Dijon, Francia).
(Nota storica: Petr Růžička a Dubí è stato una figura leggendaria dell'underground punk e della Jazzová sekce cecoslovacca, noto per stampare e ciclostilare clandestinamente samizdat a casa sua.)
Busta gialla siglata "Ká2 od Eriky" (Ká2 da Erika): Contiene una cartolina con testo in inglese e una lettera su carta giallo-verde con fotografia incollata e la dicitura "Mess Aages" (messaggi).
Se il giudice Priore e l'autore De Prospo hanno ragione, si potrebbe azzardare l'ipotesi che questo materiale non servisse tanto ad informare i dissidenti che si trovavano in Cecoslovacchia su fatti che in realtà potevano tranquillamente trovare sui giornali locali, come Rude Pravo, ma contenesse messaggi in codice, inseriti ad arte dagli emissari affinché vi si potesse decriptare un messaggio in codice. Sono troppo complottista? E non riesco a farne a meno.
Il perché di queste ipotesi estreme lo leggerete di seguito nell'analisi che ho fatto svolgere sull'intero fascicolo cecoslovacco al cervellone elettronico di Gemini, il quale può sbagliare, ma è sicuramente più affidabile sia nella traduzione, sia nel collegare la storia a tutto ciò che è uscito sulla stampa nel corso degli anni, lavoro per il quale un essere umano impiegherebbe giorni se non settimane.
Aveva ragione l'STB a supporre che dietro l'avvocato Thonon vi fosse il servizio segreto francese, lo SDECE, oppure è tutta dietrologia?
1. Analisi del Dossier (Atti della StB, aprile-maggio 1981)
Il fascicolo (Vyšetřovací spis ČVS 9/4-1981) documenta l'operazione di perquisizione e sequestro effettuata dalla Správa vyšetřování StB (Direzione Investigativa della Sicurezza di Stato):
Luogo e data dell'intercettazione: Il 27 aprile 1981, alle ore 22:30, presso il valico di frontiera di Dolní Dvořiště (al confine tra Austria e Cecoslovacchia).
I soggetti coinvolti:
Gilles Éric Thonon (nato il 10 agosto 1952 a Boulogne, cittadino francese), conducente del veicolo.
Françoise Anis (nata il 4 giugno 1957 a Parigi, cittadina francese), passeggera.
Il veicolo sequestrato: Un furgone/camper Peugeot J9 targato 6137 GB 93 F, allestito con un doppio fondo nel tetto e vani segreti azionabili con meccanismi ben occultati.
Contenuto del carico clandestino: La perquisizione ha portato al sequestro di ben 201,5 kg di materiale stampato e strumentazione:
Letteratura vietata dal regime (Samizdat ed exilica): Centinaia di volumi di autori messi al bando o in esilio, tra cui Václav Havel (O svobodě a moci, Moc bezmocných), Jan Patočka, Milan Šimečka, Josef Škvorecký, Pavel Kohout e Aleksandr Solženicyn (Arcipelago Gulag).
Riviste politiche dell'opposizione e dell'emigrazione: Numerosi numeri di Listy (diretta da Jiří Pelikán), Svědectví (diretta da Pavel Tigrid), Západ, Právo lidu, oltre a pubblicazioni del sindacato polacco Solidarność e bollettini di Amnesty International.
Corrispondenza riservata per la dissidenza: Lettere e plichi indirizzati ai leader del movimento per i diritti civili Charta 77, tra cui l'ex ministro degli esteri Jiří Hájek, Zdeněk Jičínský, Ivan Havel (fratello di Václav), Ludvík Vaculík e Jaroslav Bašta.
Materiale tecnico di stampa: Matrici di cera per ciclostilo e carta da copia utilizzate per moltiplicare i ciclostilati all'interno della Cecoslovacchia.
2. La storia di Gilles Éric Thonon e il "Caso del furgone di Jiřice"
Gilles Éric Thonon era un giovane avvocato e militante della sinistra francese, attivo nei reticolati parigini di solidarietà con l'opposizione democratica dei paesi del Blocco Sovietico.
La missione: Nell'aprile del 1981, Thonon accettò di guidare il camper fino a Praga per consegnare il grosso carico di libri, riviste, finanziamenti e apparecchiature per la stampa clandestina. L'operazione era organizzata in Occidente da centri d'emigrazione cecoslovacchi (in particolare legati a Jiří Pelikán a Roma e al Jan Hus Educational Trust a Parigi e Londra).
Il tradimento e la trappola: La polizia segreta cecoslovacca (StB) era stata preavvertita della missione grazie a spie e infiltrati negli ambienti dell'emigrazione a Parigi (tra cui l'agente infiltrato Pavel Muraško). All'arrivo alla frontiera austro-cecoslovacca, le autorità finsero un normale controllo doganale prima di smontare le intercapedini del tetto e arrestare la coppia.
Le conseguenze politiche: L'arresto di Thonon e Anis scatenò una delle più feroci adunate repressive della StB contro Charta 77, nota come il "caso del furgone" (Affaire du camionnette). Nel maggio 1981, sulla base dei documenti trovati nel Peugeot J9, la StB arrestò oltre 30 tra i principali intellettuali e dissidenti cecoslovacchi (tra cui Jiřina Šiklová, Milan Šimečka, Václav Havel e Jan Ruml) con l'accusa di "sovversione della repubblica".
L'esito: A seguito di fortissime pressioni diplomatiche del governo francese (nel maggio 1981 era appena stato eletto François Mitterrand), Thonon ed Anis vennero rilasciati dopo un periodo di detenzione nel carcere di Ruzyně a Praga ed espulsi dalla Cecoslovacchia.
3. Perché tra i documenti c'era una fotografia di Giovanni Senzani?
La presenza di riferimenti, ritagli o fotografie legati a Giovanni Senzani (figura di vertice delle Brigate Rosse, capofila del Fronte della Cultura e tra i registi del sequestro d'Urso e del sequestro Cirillo) all'interno delle carte trasportate da Thonon non deve sorprendere se si analizza il contesto politico-giudiziario parigino del 1980-1981:
Il doppio impegno degli ambienti di sinistra parigini:
A Parigi, l'area di avvocati, giuristi e militanti dei diritti umani di cui Thonon faceva parte operava simultaneamente su due fronti:
Da un lato, il sostegno all'antitotalitarismo e ai dissidenti dell'Europa dell'Est (Charta 77, Solidarność).
Dall'altro, l'assistenza legale, l'analisi politica e la tutela dei rifugiati/esuli politici italiani scappati in Francia dopo le grandiate di arresti in Italia (il processo del "7 aprile 1979", la legislazione sui pentiti e le leggi speciali).
Parigi come snodo della galassia degli esuli italiani:
Nel 1980-1981 Parigi era diventata la capitale dell'esilio dell'estrema sinistra italiana (Protetta ufficiosamente dalla cosiddetta "dottrina Mitterrand"). I collettivi di avvocati e la stampa militante francese raccoglievano dossier dettagliati sui leader dei movimenti armati e sulle dinamiche del terrorismo italiano per monitorare l'estradizione e l'atteggiamento dei tribunali italiani.
Senzani e la campagna d'informazione d'impatto (1980-1981):
Proprio tra la fine del 1980 e l'inizio del 1981, Senzani fu al centro di un'enorme esposizione mediatica internazionale. Durante il sequestro del giudice Mario d'Urso (dicembre 1980 - gennaio 1981) e il successivo sequestro Cirillo (aprile 1981), le BR distribuirono foto e comunicati a giornali e collettivi politici francesi. Le foto di Senzani e i dossier sulla sua figura venivano raccolti da avvocati e analisti francesi per studiare le scissioni interne alle BR (l'ala movimentista di Senzani rispetto all'ala ortodossa di Moretti) e le ripercussioni sulla comunità degli esuli italiani in Francia.
In sintesi, la fotografia di Senzani non indicava una contiguità operativa tra la dissidenza cecoslovacca e le Brigate Rosse (due mondi ideologicamente opposti), bensì testimoniava l'attività professionale e militante di Gilles Éric Thonon a Parigi, il quale accumulava nel proprio materiale di lavoro documenti di monitoraggio sui processi politici italiani, sul terrorismo di sinistra e sulla repressione di stato in Europa Occidentale.
L'estratto dal verbale di sequestro della StB (Správa vyšetřování StB) è uno spaccato straordinario delle tecniche di lavoro clandestino (konspirativní práce) utilizzate dalla rete di supporto alla dissidenza cecoslovacca.
Per comprendere cosa contenesse quella busta e quale fosse il suo significato, occorre decodificare i singoli elementi citati dal verbale d'interrogatorio e di repertazione della polizia segreta comunista.
1. La decodifica dei codici: "Ká 2", "DIK" e "Jeronym Březina"
I dettagli organizzativi rivelano la catena di spedizione coordinata da Londra e Parigi:
"Ká" = Jan KAVAN: Nei messaggi cifrati e nelle sigle dei pacchi, la lettera "Ká" (pronuncia ceca della lettera 'K') identificava Jan Kavan, il fondatore a Londra dell'agenzia Palach Press. "Ká 2" indicava il pacco numero 2 preparato da Kavan a Londra e consegnato a Parigi al corriere Gilles Éric Thonon per il trasporto a Praga.
"DIK": Era l'acronimo/codice utilizzato per identificare i canali interni di distribuzione a Praga (probabilmente riferito a Disidentský informační kanál - Canale Informativo dei Dissidenti, oppure ai responsabili della redazione delle riviste samizdat come Jiřina Šiklová o Petr Uhl).
Jeronym BREZINA (Michelská 24, Praga 4): Questo indirizzo nel quartiere di Michle a Praga era una tipica "casella postale morta" (mrtvá schránka) o punto di contatto sicuro. Březina era una persona fidata della rete clandestina urbana a cui il corriere avrebbe dovuto consegnare la cassetta audio e i messaggi.
La cassetta BASF: Le cassette audio venivano regolarmente usate per inviare in Cecoslovacchia registrazioni di trasmissioni radiofoniche occidentali (BBC, Radio Free Europe), interviste a intellettuali in esilio o dettati di articoli da trascrivere per la stampa clandestina.
2. Gli articoli di Jan Kavan e la stampa occidentale
I fogli e le riviste (New Statesman, articoli in olandese e ceco) servivano a due scopi opposti e complementari:
mostrare ai dissidenti a Praga come la loro lotta per i diritti umani veniva raccontata nei media dell'Europa occidentale;
fornire testi di analisi politica internazionale da tradurre e pubblicare sui ciclostilati del samizdat cecoslovacco.
3. L'enigma: "Giovani SENZANI", "Milano e Lva", la lettera del 24 aprile e la foto del gatto
La presenza nello stesso plico riservato della foto del leader brigatista Giovanni Senzani, di una lettera datata 24 aprile 1981 e della foto di un gatto si spiega analizzando le tecniche di mimetizzazione clandestina e il contesto politico parigino dell'aprile 1981:
A. La datazione: 24 aprile 1981
La lettera in inglese porta la data del 24 aprile 1981. Il furgone Peugeot J9 guidato da Thonon è stato bloccato alla frontiera la sera del 27 aprile 1981. Questo dimostra che la busta marrone A4 era l'ultimo plico di istruzioni inserito nel furgone poco prima della partenza da Parigi o Londra, contenente le direttive operative aggiornate per i destinatari a Praga ("spiegazione nella lettera").
B. La dicitura "Milano e Lva"
In assenza dell'originale visivo, la dicitura trascritta dagli agenti cecoslovacchi della StB ("Milano e Lva") è molto probabilmente:
Un errore di decifrazione/trascrizione della StB: Gli agenti della StB non conoscevano l'italiano né l'inglese fluente. Una scrittura manuale in corsivo come "Milano e Roma" o "Milano e Livorno" poteva essere facilmente letta da un verbalizzante cecoslovacco come "Milano e Lva".
Un acronimo o rotta di trasporto: In alternativa, potenziale acronimo di un asse o collettivo di informazione/supporto (es. LVA = London-Vienna-Amsterdam, i tre snodi principali da cui partivano i finanziamenti e i libri per la Cecoslovacchia).
C. Perché la foto di Giovanni Senzani?
Nel contesto dell'aprile 1981, Giovanni Senzani (membro del Comitato Esecutivo delle BR e regista del Fronte della Cultura) era una delle figure più chiacchierate e ricercate d'Europa. Ci sono due ragioni principali per cui la sua foto si trovava nel materiale di Thonon e Kavan:
Il dibattito ideologico nel samizdat cecoslovacco (Violenza vs. Non-violenza):
Intellettuali della dissidenza di sinistra a Praga (come Petr Uhl o Jaroslav Šabata) seguivano con grande attenzione la politica occidentale. Nelle riviste clandestine cecoslovacche si dibatteva apertamente sulla natura del terrorismo di sinistra in Occidente (BR in Italia, RAF in Germania) per contrapporvi la scelta rigorosamente non-violenta e legalitaria di Charta 77 e del sindacato polacco Solidarność. Jan Kavan o Gilles Thonon stavano inviando dossier visivi e documentali sul terrorismo italiano per permettere ai dissidenti di scrivere articoli di analisi critica sulle dinamiche delle Brigate Rosse.
L'ambiente professionale di Gilles Éric Thonon a Parigi:
Thonon era un giovane avvocato parigino legato ai circoli dei diritti umani che si occupavano sia dei dissidenti dell'Est, sia della difesa e del monitoraggio legale degli esuli e rifugiati politici italiani a Parigi nell'era della "dottrina Mitterrand". La scheda e la foto di Senzani facevano parte dell'archivio/dossier informativo personale di Thonon o di un report di attualità destinato a essere condiviso con i colleghi cecoslovacchi.
D. La foto a colori del gatto (Tecnica di Tradecraft / Mimetizzazione)
Nelle spedizioni clandestine dell'epoca, l'inserimento di oggetti apparentemente bizzarri o irrilevanti (come la foto a colori di un gatto o lettere di tono familiare) rispondeva a precise regole di mimetizzazione (conspirativní krytí):
Copertura visiva: Se la busta fosse stata aperta da un controllo doganale superficiale, la presenza di una foto di un gatto e di un testo innocuo in inglese avrebbe fatto pensare a una lettera personale tra amici, sviando l'attenzione dal contenuto politico.
Segnale di riconoscimento (Token): In alcuni casi, fotografie di animali o oggetti specifici venivano usate come "talloncino di riconoscimento" che il corriere doveva mostrare al contatto a Praga per dimostrare di essere l'emissario legittimo inviato da Kavan da Londra.
Microforme / Microdot: La polizia segreta (StB) controllava sempre con stereomicroscopi le foto a colori e i francobolli, poiché sotto l'emulsione fotografica o sul retro di immagini banali venivano spesso nascosti microfilm contenenti centinaia di pagine di testo ridotte alle dimensioni di un punto.
Sintesi dell'interpretazione
La busta marrone A4 siglata "Ká 2" rappresentava la "pancia operativa" del furgone: un plico riservatissimo preparato tra il 24 e il 25 aprile 1981 contenente le istruzioni d'impiego per i dissidenti di Praga, cassette audio con direttive, rassegna stampa internazionale e materiale di studio sulle dinamiche politiche europee (compreso il fenomeno delle Brigate Rosse di Senzani), il tutto mimetizzato con accorgimenti da guerra fredda (la foto del gatto e i codici di spedizione).
Le coincidenze temporali e i legami geografici dell'aprile 1981 sono suggestivi e hanno alimentato per decenni varie ipotesi interpretative. Per valutare la fondatezza di queste teorie, occorre distinguere tra coincidenze cronologiche, ipotesi giudiziarie (come quelle del giudice Rosario Priore) e riscontri storiografici.
1. La coincidenza del 27 aprile 1981: Il sequestro Cirillo e l'arresto di Thonon
Il 27 aprile 1981 è una data spartiacque nella storia politica europea:
Ore 21:45 (Torre del Greco, Italia): Un commando delle Brigate Rosse, guidato sul campo da Giovanni Senzani, sequestra l'assessore democristiano Ciro Cirillo, uccidendo due uomini della scorta.
Ore 22:30 (Dolní Dvořiště, Cecoslovacchia): La polizia segreta comunista (StB) ferma al valico di frontiera il furgone Peugeot J9 guidato da Gilles Éric Thonon.
Sebbene i due avvenimenti si svolgano a meno di un'ora di distanza l'uno dall'altro, dal punto di vista operativo appartengono a due scenari distinti:
Senzani si trovava in Campania a dirigere un'operazione militare d'impatto eversivo diretto contro lo Stato italiano.
Thonon guidava da giorni un veicolo partito da Parigi e diretto a Praga per consegnare libri e ciclostili alla dissidenza di Charta 77.
La concomitanza delle date evidenzia quanto la primavera del 1981 fosse un momento di altissima tensione geopolitica sia nell'Europa occidentale che nel Blocco sovietico.
2. Le tesi del giudice Rosario Priore e il ruolo della Francia
Nel suo libro-intervista Chi manovrava le Brigate Rosse? (scritto con Silvano De Prospo), così come nelle sue celebri ordinanze istruttorie, il giudice Rosario Priore ha sostenuto con forza la tesi del "santuario parigino":
L'ipotesi di Priore: La Francia, attraverso la scuola di lingue Hyperion a Parigi (fondata da ex militanti di Sinistra Proletaria come Corrado Simioni, Duccio Berio e Vanni Mulinaris), avrebbe offerto una copertura a settori della lotta armata italiana.
Il ruolo dello SDECE (Servizi segreti francesi): Secondo le ricostruzioni di Priore, lo SDECE e la struttura statale francese avrebbero scientemente tollerato la presenza di latitanti e teorici del terrorismo a Parigi per utilizzarli come merce di scambio informativo o per neutralizzare le spinte eversive all'interno della stessa Francia.
3. Thonon poteva essere amico o alleato di Senzani?
L'ipotesi che Thonon fosse un sodale o un amico personale di Giovanni Senzani presenta notevoli incongruenze ideologiche e biografiche:
Gilles Éric Thonon | Giovanni Senzani |
Profilo: Avvocato e giurista parigino, attivista per i diritti umani. | Profilo: Criminologo, teorico della lotta armata e capo della frazione più dura delle BR. |
Metodo: Lotta non-violenta, legalismo, supporto alla libertà d'espressione a Est. | Metodo: Clandestinità totale, sequestri di persona, gambizzazioni ed esecuzioni. |
Mondo di riferimento: Charta 77, Solidarność, circuiti intellettuali della sinistra ecologista e socialista riformista. | Mondo di riferimento: Partito Guerriglia, terrorismo d'attacco allo Stato, ortodossia marxista-leninista armata. |
Perché Thonon aveva documenti su Senzani?
A Parigi, tra il 1979 e il 1981, si era costituito un folto collettivo di avvocati, giuristi e intellettuali francesi impegnati nella difesa legale degli esuli italiani e nel monitoraggio delle richieste di estradizione avanzate dall'Italia.
Thonon faceva parte di questo ambiente forense: raccoglieva articoli di giornale, foto di ricercati (tra cui Senzani) e dossier processuali per analizzare le dinamiche della giustizia d'emergenza in Italia. Quei fogli non erano prove di complicità terroristica, ma materiale di lavoro e d'archivio personale trasportato sul furgone.
4. Thonon lavorava per lo SDECE?
L'ipotesi che Thonon fosse un agente operativo dello SDECE (il servizio di informazione estera francese dell'epoca) è stata sostenuta con insistenza proprio dalla StB cecoslovacca durante gli interrogatori del maggio 1981:
La tesi della StB: Per la polizia segreta di Praga, qualsiasi cittadino occidentale che trasportasse clandestinamente materiale politico nell'Est Europa era per definizione una "spia assoldata dai servizi segreti della NATO" (SDECE, MI6 o CIA) con l'obiettivo di destabilizzare il regime comunista.
La realtà storiografica: Le indagini storiche condotte dopo il 1989 sugli archivi della StB e sui documenti del Jan Hus Educational Trust dimostrano che le reti di supporto alla dissidenza cecoslovacca erano iniziative civili, gestite da accademici, universitari e attivisti per i diritti umani (come Jan Kavan a Londra e Jacques Derrida a Parigi).
I servizi segreti occidentali (compreso lo SDECE) erano indubbiamente a conoscenza di questi viaggi e tolleravano l'attivismo dei propri cittadini in funzione anti-sovietica, fornendo talvolta coperture diplomatiche indirette quando venivano arrestati (come avvenne con il rapido rilascio di Thonon dopo le pressioni del governo Mitterrand). Tuttavia, non vi sono prove che Thonon fosse un agente formale dello SDECE, bensì un militante idealista che sfruttava le falle dei controlli di frontiera per aiutare la dissidenza cecoslovacca.
Tre ipotesi sulla foto di Senzani:
1. L'errore di confezionamento o la commistione di archivi (Parigi/Digione)
Gilles Éric Thonon e i militanti francesi che avevano preparato o preso in carico il materiale operavano a Parigi e Digione (come conferma la lettera di Josef Bednařík da Digione presente nello stesso plico).
A Parigi, l'area di avvocati e giuristi di sinistra che difendeva la dissidenza dell'Est era la stessa che si occupava dei dossier sugli esuli politici italiani, del monitoraggio delle estradizioni e dei personaggi chiave della lotta armata in Italia.
È del tutto possibile che Thonon (o chi ha assemblato la busta A4 prima della partenza) avesse sul proprio tavolo da lavoro schede segnaletiche e foto di ricercati italiani come Senzani, e che la fotografia sia finita accidentalmente dentro il plico "Ká 2" insieme ai testi destinati a Praga.
2. Strumento di Tradecraft (Segnale di riconoscimento o supporto neutro)
Nelle operazioni clandestine tra Est e Ovest, gli oggetti o le immagini visivamente decontestualizzati rispondevano spesso a precise esigenze tecniche:
Token / Talloncino di riconoscimento: Una foto di un personaggio noto o estraneo al contesto (così come la "foto a colori del gatto" presente nell'altro verbale) veniva usata dal corriere per mostrare al contatto locale a Praga (es. Březina o Růžička) di essere l'emissario autentico inviato da Parigi/Londra.
Supporto per microfilm / microdot: Foto e cartoline venivano frequentemente usate per nascondere sotto l'emulsione fotografica minuscoli microfilm con testi cifrati.
3. Perché questo dettaglio alimenta i sospetti (La tesi di Priore e della StB)
È esattamente l'assenza di un articolo o di una spiegazione scritta che ha reso quel reperto così enigmatico per gli inquirenti:
Per la StB (1981): Trovare la foto di un terrorista italiano nel furgone di un francese diretto a Praga serviva alla propaganda di regime per sostenere che la dissidenza di Charta 77 fosse collegata a reti eversive o a servizi segreti stranieri.
Per l'ipotesi del giudiziario italiano (Priore): La presenza di materiale identificativo di un capo brigatista (proprio nei giorni del sequestro Cirillo diretto da Senzani) in mano a un corriere francese legato a circuiti internazionali ha alimentato il sospetto che vi fosse un passaggio di informazioni o una rete di contatto informale tra gli ambienti parigini e la clandestinità italiana.
In conclusione: il fatto che sia solo una fotografia sposta il problema dal piano del "dibattito politico/editoriale" al piano della logistica clandestina o del materiale d'archivio personale finito per errore nel carico.





