giovedì 8 ottobre 2026

Armi partigiane sotto il convento del Conero?

 

E no, forse non era così pazzo il fantomatico Vittorio Matricardi quando, nell'agosto del 1960 - nelle sue relazioni per la spia cecoslovacca Ricchiuti - scriveva di una zona missilistica che partiva dalla Badia di San Pietro, in cima al Conero, e arrivava fino a Santa Maria di Portonovo. 

L'articolo che ho postato sopra proviene dal numero 23 di Vie Nuove del 4 giugno del 1950. Era da poco finita la guerra e di rampe missilistiche ancora non si parlava. Ciò avverrà dieci anni più tardi, come si vede in quest'altro articolo più ampio che affrontava la questione a livello nazionale. Ma qui eravamo ufficialmente in guerra fredda.


Vie Nuove - Numero 31 del 30 luglio 1960

E' evidente che informazioni così dettagliate, oltre ad assomigliare a quelle fornite da Matricardi, potessero provenire soltanto dagli ambienti vicini al PCI. Vie Nuove era un settimanale di ispirazione marxista. Ma non nasceva certo in ambienti marchigiani e men che meno anconetani. Non andrebbe trascurato pertanto il trafiletto pubblicato quel giorno del 1950 proprio sotto l'articolo del Conero. 

Veniva citato lo stabilimento Montecatini di Pratola Peligna, vicino L'Aquila, quale altro possibile deposito di "esplosivi" governativi. La Montecatini era l'azienda chimica di Guido Donegani, uno storico stabilimento che fu molto importante nel periodo fascista e che sopravvisse, insieme al suo leader, all'epurazione post-bellica.

Vie Nuove - 4 giugno del 1950

Ma la Montecatini non era altro che la futura Montedison, il cui nome - sarà una coincidenza - ricorre spesso nella torbida storia del terrorismo italiano: vuoi perché questa multinazionale continuò a produrre armi, vuoi perché sembra che fu utilizzata dal KGB per inviare denaro al PCI (un canale alternativo al finanziamento diretto di cui si è saputo con l'archivio Mitrokhin), vuoi perché vi furono trovati ingenti fondi neri nel 1970, vuoi perché pare che il proprietario dello Stramotel di Falconara, covo della colonna Bierre marchigiana, fosse proprio il direttore della Montedison di quella zona. 

E sarà ancora un caso se un dirigente della Montedison - tale Stracquadanio - aveva negli anni Settanta la sua villa proprio alle pendici del Conero. 

Dunque, cosa può significare quel progetto di creare un deposito di munizioni nel convento abbandonato del Conero e che sappia io sconsacrato? E' chiaro che il mistero del monte Conero lo si potrebbe risolvere proprio partendo da lassù, da quella chiesa di cui si parla tanto ma non per la sua santità, bensì per le frequentazioni, diciamo così, poco raccomandabili che vanta nel corso degli ultimi anni. 

Fu su questo mio personale blog che - ormai 15 anni or sono - mi scrissero alcuni lettori denunciando - è il caso di dire - che di notte vicino a quel convento si aggiravano personaggi incappucciati e vestiti di nero (quei commenti li ho lasciati tutti ancora sul web, basta cercare). 

E già il deposito munizioni. Sempre nei commenti lasciati su queste pagine alcuni ex militari ci tenevano a specificare che il deposito munizioni si trovava al Poggio, era di proprietà della Marina Militare, e non c'era nulla di cui preoccuparsi. 

E invece scopriamo per caso - come sempre, perché le cose spingono per uscire soprattutto quando non le vuoi - che la chiave del giallo potrebbe essere proprio lì, in quel vecchio convento. Quel segreto deve restare tale perché con queste "sinistre" caratteristiche - evidentemente - era stato progettato il sito militare del Conero. Un sito fantasma, spettrale, nascosto dentro o sotto un convento. 

Mi viene in mente quel disegno del 1953 o 54 - di cui mi parlava un altro lettore - che si troverebbe (io non l'ho visto perché non mi sogno nemmeno di salire lassù) all'ingresso del sito militare abbandonato: un uomo che entra in un castello. Una porta che conduce in un mondo nascosto?

A pensarci fu sempre nel 2011 o 12 che mi scrissero delle persone (in questo caso in privato) per parlarmi di strani conventi che durante la seconda guerra mondiale avevano dei sotterranei misteriosi frequentati da illustri cardinali vicini al fascismo. Ci si riferiva in quel caso al nord Italia: Venegono Superiore (o Inferiore, non ricordo più). Ma chissà. 

Difficile poter dire chi sia la fonte di queste "ultime" notizie di Vie Nuove. Stavolta, senza essere partito da un fascicolo dello spionaggio, non saprei proprio a chi pensare. Mi riferisco specialmente all'articolo del 1950. L'altro non lo conoscevo ma me lo aspettavo, perché il 1960 era il periodo dell'operazione Dulles, con la quale lo spionaggio cecoslovacco coinvolse sulla questione missilistica Don Gaggero e Vito Sansone dell'Unità.

Gli articoli del 1959 dei giornali comunisti andrebbero letti tutti con molta attenzione, ma allargando il raggio d'azione anche a Il Giorno, citato nel pezzo del 1960 di Vie Nuove. Era un quotidiano di centro-sinistra, essendo all'epoca nelle mani di Enrico Mattei, marchigiano, presidente dell'ENI, tra i principali fondatori della corrente democristiana La Base. 

Oltre a Mattei furono portatori di quelle idee di apertura al marxismo, nel cuore della Democrazia Cristiana, anche Giovanni Galloni, Ciriaco De Mita, Don Andrea Gaggero. Fu una corrente fortemente caldeggiata dallo spionaggio dell'est, cercata e sponsorizzata dalle ambasciate russa e cecoslovacca per spaccare il governo "centrista". 

Era il periodo in cui Kruscev lanciava agli statunitensi la sua minaccia "Vi seppelliremo" che in seguito è divenuto il titolo del libro di un defezionista doc: Jan Sejna. E' in quel libro che la Montecatini fu accusata di fornire ai sovietici il canale per rifornire il PCI. 

E chissà che non sia stato davvero Kruscev a voler "seppellire" la verità sulla base missilistica del Conero. La prima ipotesi che mi viene in mente, leggendo questi articoletti, è che l'ex convento potesse nascondere un deposito NASCO di Gladio. Ma è altrettanto vero che nei documenti dell'est Gladio mi è parsa più propaganda antiamericana che altro. 

E dunque non escluderei, finché non sarò smentito dai fatti, che sul Conero potessero essere state seppellite le armi dei partigiani. Quindi una Gladio rossa. Era una delle prime ipotesi, poi abbandonata, anche se non del tutto. 

Dopo la seconda guerra mondiale le armi venivano sotterrate dagli ex combattenti "rossi" in depositi sulle montagne. Ne parlava l'ex fondatore delle Brigate Rosse, Alberto Franceschini. Il Conero avrebbe tutte quelle caratteristiche lette nei libri e ciò potrebbe spiegare anche il viaggio avventuroso dell'altro capo brigatista, Mario Moretti, dal Conero al Libano nel 1979.

Approfondiremo.