sabato 15 agosto 2026

"Ceausescu fu indotto a legarsi alla P2"

Il Presidente della Camera dei Deputati Nilde Iotti (a dx) riceve l'ammiraglio Fulvio Martini (a sx); foto proveniente dal sito: dati.camera.it

Il documento che leggerete proviene da un saggio storico rumeno (Marian Ureche, Doru Bratu, Istoria Serviciilor Secrete, Vol I, 2004), quindi non proponiamo una congettura o una teoria del complotto, bensì uno studio oggettivo e rigoroso. Eppure, il contenuto è a dir poco sconcertante. La frase più significativa è questa: 

"La conclusione che si deve trarre riguardo al legame tra Nicolae Ceaușescu e la loggia P2 è che egli fu oggetto di tentativi, tramite membri del P2, di sondaggi e, possibilmente, di influenza da parte di un servizio di intelligence straniero, che aveva un agente di alto livello nella Securitate rumena, con un potere decisionale sufficientemente elevato."

Si tratta di una teoria abbastanza diffusa ultimamente in Romania, se ne legge spesso negli articoli e anche il mio amico giornalista Alex Palosanu mi pare che me ne parlasse. Quell'immagine che in Occidente ci siamo formati di un Ceausescu indipendente politicamente ed economicamente dall'URSS come Tito in Jugoslavia va rivalutata e interpretata alla luce dei nuovi documenti della Securitate che sono stati desegretati. Se da un lato, a causa delle sue manie di grandezza, Ceausescu si proponeva ai leader dei Paesi NATO come il rappresentante di un Paese moderno, per quei tempi, e interessato a costruire un giro d'affari negli Stati capitalisti, dall'altro è stato accertato che proprio dal punto di vista economico nulla era cambiato rispetto alle regole del Comecon, che era l'accordo di mutuo soccorso stipulato in risposta al libero mercato della CEE dalle nazioni aderenti al Patto di Varsavia. Inoltre, il KGB non avrebbe mai lasciato che la Securitate agisse per proprio conto, ma al contrario ne voleva controllare ogni movimento (tipico in questo senso il caso della rete Caraman). 

E' in questa chiave che va letto quel passaggio del testo di Ureche e Bratu - a mio giudizio, ma lascio leggere il testo completo perché ognuno si formi la propria idea -: Ceausescu fu indotto da qualche influente membro della Securitate infiltrato dal KGB a costruire una finta loggia massonica in Italia. Che fosse l'americana CIA a guidarlo nel suo folle progetto lo escluderei, soprattutto perché gli stessi autori affermano che i tentativi italiani di penetrare nei segreti della Romania "non di rado, si sono conclusi con un fallimento". 

Quando nel 1981, anche a causa di una lite al vertice della P2 tra Gelli e Valori, entrambi in contatto con la Securitate rumena, le liste della loggia furono trovate a casa di Gelli dai magistrati italiani, il KGB diede la colpa a Ceausescu. Si dice che fu questa la ragione per cui il leader di Bucarest si avvicinò ai Paesi occidentali e cercò di salvare il Papa dall'attentato. Secondo certe teorie che girano in Romania, la fucilazione di Ceausescu e di sua moglie nel 1989 fu ordinata dallo stesso KGB e condotta da membri della Securitate, elementi che cercarono di attuare in quel modo un colpo di Stato. 

Sconcertante, del documento rumeno, è pure la parte successiva relativa al patto Italia-Romania del 1990. A firmarlo fu proprio quel Fulvio Martini che nelle dichiarazioni ufficiali sottolineava ai giornalisti l'inviolabilità degli accordi di Yalta. Ma la cosa che lascia più sgomenti è lo scambio di informazioni che ne conseguì. L'Italia voleva saperne di più sul KGB e cedeva conoscenze alla Securitate post-Ceausescu sul terrorismo arabo. Ma se vi erano quelle conoscenze, come mai l'Ammiraglio Martini non sapeva che tutti i neofascisti stragisti erano filo-arabi e filo-palestinesi? E non sapeva che il terrorismo arabo era legato a Carlos lo sciacallo e che dietro molti attentati di quel periodo c'era quel gruppo criminale inserito dal KGB nel suo album? E perché allora il Sismi non fece nulla per evitare l'attentato di Fiumicino del 1985 il cui mandante accertato fu Abu Nidal? Risponderà mai qualcuno dello Stato italiano a questi interrogativi?


Durante la Guerra Fredda, lo spionaggio italiano mirava a raccogliere informazioni sulla politica della Romania nei confronti degli stati confinanti, sugli elementi di tensione e sulla posizione rispetto all'evoluzione delle situazioni di conflitto. A questo proposito, si registrò un'intensificazione dell'attività di intelligence all'inizio degli anni '50, in un contesto di relazioni tese con la Jugoslavia, area di grande interesse operativo per i servizi segreti italiani.


Altri obiettivi perseguiti nello stesso periodo riguardavano l'acquisizione di dati sulla politica interna ed esterna della Romania, sul suo sistema di alleanze e sulle opzioni delle forze politiche. L'obiettivo era anche quello di raccogliere informazioni che consentissero di infiltrarsi nelle strutture di potere. Per raggiungere questi obiettivi, il metodo operativo praticato dai servizi segreti italiani in Italia fu trasposto anche in Romania, ricorrendo ad agenti provocatori e alla disinformazione attraverso i quali si prevedeva di "creare scompiglio negli alti ranghi del potere".


Per raggiungere gli obiettivi prefissati, l'Italia mirava a influenzare i decisori politici ed economici affinché sostenessero e promuovessero gli interessi italiani. Agì inoltre per favorire il cattolicesimo a scapito dell'ortodossia. Furono istituite fondazioni e società di beneficenza, assegnate borse di studio e inviati emissari, giornalisti e imprenditori per sostenere l'influenza italiana in ambito culturale ed economico.


Nel perseguire gli obiettivi prefissati, va notato l'aggressività di alcuni membri degli addetti militari che si sono posti obiettivi ambiziosi, alcuni dei quali non sufficientemente definiti nel piano organizzativo, motivo per cui, non di rado, si sono conclusi con un fallimento.


In relazione all'attività dei servizi segreti italiani in Romania, durante la Guerra Fredda, l'ipotesi di un collegamento tra la loggia massonica deviata Propaganda Due e Nicolae Ceaușescu è stata discussa dai media stranieri, ripresa da quelli rumeni, e sarebbe iniziata nel 1966, diventando una delle pedine importanti delle azioni internazionali del P2. L'unica ipotesi che Nicolae Ceaușescu sia stato usato e a sua volta abbia usato massoni, veri o deviati, può essere considerata pertinente, ma solo entro i limiti dei suoi interessi. Indiscutibilmente, le branche massoniche "operavano", entro i limiti di certi elementi di convergenza, e a favore della Romania, ma l'idea dell'iniziazione di Ceaușescu deve essere vista con riserva. La conclusione che si deve trarre riguardo al legame tra Nicolae Ceaușescu e la loggia P2 è che egli fu oggetto di tentativi, tramite membri del P2, di sondaggi e, possibilmente, di influenza da parte di un servizio di intelligence straniero, che aveva un agente di alto livello nella Securitate rumena, con un potere decisionale sufficientemente elevato.

Il rapporto tra i servizi segreti rumeni e italiani è stato caratterizzato dall'avvio, nel 1990, di un'operazione di collegamento da parte dell'ammiraglio Fulvio Martini, capo del S.I.S.M.I., nel periodo 1984-1991. In un'intervista rilasciata a un quotidiano rumeno, Martini affermò che i legami instaurati non avevano carattere operativo e che la Romania non era un obiettivo specifico del S.I.S.M.I. in quanto priva di truppe sovietiche e, in caso di guerra, con l'esercito rumeno [c’erano] aree operative fisse sul fronte balcanico meridionale. Allo stesso tempo, l'ex capo del controspionaggio italiano precisò che il S.I.S.M.I. è un servizio regionale, le cui competenze rientrano nella circoscrizione dei Balcani, secondo una divisione del lavoro di intelligence tra i servizi segreti degli Stati membri della NATO. Ne consegue che i servizi segreti italiani erano e rimasero, per molti aspetti, agenti di organizzazioni di intelligence straniere, le quali in tal modo sfruttavano le affinità linguistiche e culturali esistenti tra Italia e Romania per raggiungere specifici obiettivi segreti.


Riguardo all'operazione condotta dal capo del S.I.S.M.I. con i servizi segreti rumeni, ha lasciato intendere di aver fornito informazioni sul terrorismo arabo in cambio di dati sui metodi operativi del KGB.