Gli scatti di via Fani del 16 marzo 1978 non lasciano dubbi: vi fu un depistaggio.
La foto del Messaggero (sopra) messa a confronto con (sotto) le foto spagnole (ma magari uscite anche in Italia, non posso escluderlo) rende più che evidente la manomissione del finestrino sul lato destro della Fiat 132. Accadde volontariamente o no? Guarda caso da un'istantanea all'altra il vetro ha perso i fori di possibili proiettili di piccolo calibro.
C'è un'altra foto curiosa, si trova sulla prima pagina del quotidiano svizzero il Giornale del Popolo. E' sempre del 17 marzo 1978 (ma sono convinto di averla già vista, non ricordo dove: da bambino sul Messaggero?)
Mostra la visita in via Fani del vicario del Papa, cardinale Ugo Poletti. Si nota ancora il finestrino apparentemente privo di modifiche (forse un lembo in alto a sinistra è andato perso). I corpi appaiono privi dei teli bianchi. Si intravedono pure i libri sotto il gomito del povero Ricci, con la mano ancora sul cambio. Eppure sul sito Sedicidimarzo si legge che il Poletti - stando alle agenzie - si sarebbe recato a pregare sul luogo della strage alle 13:34, mentre i teli sarebbero stati posti sui cadaveri fin dalle 10:08. Dunque il vicario del Papa pregò due volte? Oppure non ci stiamo coi tempi. Ma è probabile che il lancio di agenzia uscì con molto ritardo, mentre il cardinale era arrivato in via Fani già prima delle 10.
L'agenzia, che è l'Agi, scrive infatti: "Il vicario del papa, cardinale Ugo Poletti, non appena appresa la sconvolgente notizia del delitto commesso a via Mario Fani con l'uccisione di quattro persone di scorta (la quinta è morta successivamente al policlinico Gemelli) e il rapimento dell'on. Aldo Moro, si è subito recato sul luogo del massacro per benedire le salme e recitare una preghiera."
Quindi si recò "subito" in via Fani, cioè pochi minuti dopo. La sua espressione più che una preghiera pare voler dire: mamma mia che disastro.