sabato 11 luglio 2026

Il terrorista Carlos era controllato dalla DDR


In un libro scritto dai Servizi Segreti Ungheresi c'è la prova che il terrorista degli anni Settanta Carlos era appoggiato dal regime della DDR. Non solo. Carlos era al comando di un'internazionale del terrore con sede nello Yemen comunista. 

Agli ungheresi non interessava in quel momento, i primi anni Ottanta, ovvero il periodo in cui venne scritto questo libro-antologia che leggerete sotto, offrire una dimostrazione di innocenza, quanto piuttosto, come in tutti i regimi socialisti, proteggere il proprio territorio da fatti di sangue.

Interessante, inoltre, la ricostruzione della storia e della strategia di guerra delle Brigate Rosse vista dall'Ungheria, con un'inspiegabile connessione con la strage del treno Napoli-Milano del 23 dicembre del 1984. Si noti infine che la tattica della guerriglia che avveniva in tutta Europa nei primi anni Ottanta veniva di fatto non certo ricondotta a Gladio Stay Behind quanto ai Tupamaro sudamericani. 

Sono tutti elementi che avevamo già sottolineato, che qui vengono riproposti da un organismo dell'antiterrorismo nazionale ungherese, così come ci era parso, e qui ritroviamo il concetto, che l'omicidio Hunt fosse un elemento chiave per collegare l'attività brigatista al contesto internazionale della guerra fredda.

(fonte del documento: ANTOLOGIA, Antiterrorismo e sicurezza dello Stato negli anni '70-'80 in  Ungheria, REALIZZATO DA: SZ.KOVÁCS ÉVA, DR. DOBÁK IMRE, DR. MEZEI JÓZSEF)


ÁBTL ÿÿÿ 3.2.5. ÿÿÿ O-8-689/1. "KADRA" - Nota su una conversazione con il compagno colonnello Dr. D. 6.

“Dopo il nostro arrivo a Berlino il 25 ottobre 1979, si tenne una riunione di programma presso la loro pensione in Rhenwégh str.

Nel corso di questo processo, li abbiamo informati che avremmo voluto scambiare informazioni e discutere ulteriori misure riguardanti “CARLOS” e il suo gruppo.

Successivamente, il compagno colonnello B, capo della delegazione ungherese, ha spiegato la nostra posizione.- Oltre agli aspetti generali della valutazione di Charlose del suo gruppo, con i quali concordiamo, ci saranno sicuramente opinioni diverse riguardo alla valutazione del gruppo, ma il nostro compito è cercare e trovare il denominatore comune.

Dopo aver ascoltato l'introduzione di B. et al., il compagno colonnello Dr. D. ha espresso la sua opinione che le loro posizioni fossero pressoché identiche.

Come dicevano, l'organo ABM della RDT avrebbe determinato la loro relazione con il gruppo "Charlos" o gruppi simili in base a un punto di vista di classe.

Hanno utilizzato una sorveglianza 24 ore su 24, spostato le reti, introdotto controlli tecnici e, sulla base di tutto ciò, siamo stati in grado di ottenere un quadro relativamente chiaro di Charlose del suo gruppo, nonché dei loro obiettivi. Viveva all'Interhotel di Berlino. Aveva un comportamento piuttosto vistoso ed era un ospite abituale del ristorante e del bar. Era in stretto contatto con diversi cittadini arabi. Hanno anche ottenuto informazioni secondo cui era 

in strettissimi contatti con l'ufficio di Berlino e con i rappresentanti dell'OLP, nonché con l'ambasciata della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen. Charlosè stato in prigione per tre mesi, fatta eccezione per [manca una parola].

Ha vissuto a Berlino per quasi un anno.

- La percezione e la posizione dell'ÁBM della RDT differiscono da quelle di Bulgaria, Cecoslovacchia e Ungheria. Ciò si riflette nella valutazione politica del gruppo “CARLOS” e negli obiettivi e nei metodi operativi relativi alla sua limitazione e ostruzione.- Divenne chiaro che l'ÁBM della DDR era in contatto con il gruppo a un livello significativo e che era in grado di influenzarne le attività, anche se in modo non ufficiale.-

Sebbene l'incontro non prometta risultati nel limitare, ostacolare o allontanare le attività di “CARLOS” e del suo gruppo in Ungheria dal nostro Paese, può sicuramente essere considerato utile, perché con le posizioni bulgara, cecoslovacca e della RDT è possibile avviare un incontro ad alto livello e, su questa base, lo sviluppo e l'attuazione di misure attive congiunte possono garantire il raggiungimento dell'obiettivo desiderato.


 

ÁBTL ÿ 4.1. ÿ A-4146/152. Fatti e dati sulle organizzazioni terroristiche e sulle loro attività.

12-13.

“La fase più significativa dell’ondata terroristica in Italia fu la seconda metà degli anni Settanta, quando il terrore minacciò anche i più alti livelli del potere statale.

L'atto più importante, quello che ebbe il maggiore impatto sulla situazione italiana, fu l'omicidio Moro, la cui storia, durata due mesi – dal rapimento all'omicidio – fu al centro dell'attenzione di tutta la vita pubblica italiana e in parte della politica internazionale.

Nel campo del terrorismo di sinistra italiano, vanno distinti due “sistemi”. Uno è strettamente legato alle “colonne clandestine delle Brigate Rosse”, che inizialmente presero di mira fabbriche nel Nord Italia e poi svolsero attacchi di stampo militare.

Successivamente, nel 1979-80, venne costituita anche una "Colonna Sud" con quartier generale a Napoli.

L'altro "sistema" è costituito da fazioni armate più piccole, o "collettivi autonomi suburbani", che usano la violenza sotto forma di guerriglia su vasta scala.


In Italia, negli ultimi tre anni si era nutrita la speranza che il terrorismo sarebbe stato debellato. Questa speranza fu smentita dal numero di attentati di novembre e dicembre 1984. Di particolare rilievo fu l'esplosione di una bomba da 5 kg nella nona carrozza del treno espresso Napoli-Milano il 23 dicembre 1984. I terroristi avevano preparato l'attacco con grande cura.

Oltre ai bombardamenti, le Brigate Rosse avevano per anni indicato il settore militare come uno dei loro obiettivi principali. Nella loro risoluzione strategica "Per rompere la barriera del Sud", scrissero interi capitoli sulle installazioni e le basi militari.

L'azione principale delle "Brigate Rosse" fu l'assassinio del diplomatico americano Leamon R. Hunt, il 15 febbraio 1985. Era il direttore generale della forza internazionale di pace in Sinai. Secondo gli esperti forensi italiani, con questo assassinio le "Brigate Rosse" volevano offrirsi a nuovi gruppi terroristici. La giustificazione dell'omicidio era: "Fuori dal Libano con le forze imperialiste".

Anche le "Brigate Rosse" mostrarono quindi una straordinaria riorganizzazione.la loro capacità".

 

ÁBTL ÿÿÿ 4.1. ÿÿÿ A-4146/25, Terrorismo internazionale e transnazionale. 2.

“Oggi distinguiamo due principali forme di terrorismo: il terrorismo internazionale e quello transnazionale.

Il terrorismo transnazionale può essere definito come un'azione compiuta da un'organizzazione terroristica di un dato Stato sul territorio di un altro Stato. Al contrario, il concetto di terrorismo internazionale si riferisce ad azioni compiute da un'organizzazione terroristica di un dato Paese sul territorio del proprio Paese, ma allo stesso tempo coordina i propri concetti strategici e tattici con organizzazioni terroristiche di altri Paesi. Ad esempio, un'organizzazione terroristica transnazionale è il gruppo terroristico palestinese,

la cui strategia e tattica si adattano strettamente all'aspetto teorico secondo cui il "terrore come arma" dovrebbe essere usato in tutto il mondo. Le azioni dei gruppi terroristici palestinesi hanno un impatto sugli eventi in Medio Oriente, minacciando la pace mondiale.”

 

ÁBTL ÿÿÿ 4.1. ÿÿÿ A-4146/25, Terrorismo internazionale e transnazionale. 6.

“IL MODELLO DEL TERRORISMO INTERNAZIONALE È L’ORGANIZZAZIONE “TUPAMARO”

La strategia e le tattiche dei gruppi terroristici internazionali si basano principalmente sulle tattiche di guerriglia urbana sviluppate dal movimento »Tupamaro« e sui principi maoisti.

L'organizzazione promuove anche i suoi concetti strategici e tattici attraverso la propaganda. …Nel 1954, i "Tupamaro Hunger Commandos" sequestrarono cibo e lo distribuirono nelle baraccopoli. Il successo dell'operazione costrinse la Hearst Corporation a distribuire milioni di dollari di cibo nelle città americane.

La diffusione delle tattiche "Tupamaro" evidenzia le somiglianze tra le tattiche delle organizzazioni terroristiche internazionali. Le organizzazioni terroristiche hanno riconosciuto che i loro attacchi possono essere più efficaci e ingannevoli se le loro azioni sono coordinate a livello internazionale.

Attualmente, la strategia dell'organizzazione “Tupamaro” – sulla base dell'esperienza acquisita fino ad oggi – è la più adatta per commettere un'ampia varietà di atti terroristici. Le tattiche dell'organizzazione si basano sul radicalismo violento. La struttura organizzativa del "Tupamaro" è caratterizzata dal fatto che terroristi ben addestrati sono organizzati in gruppi e unità d'azione, perché in questo modo, se necessario, possono garantire una rapida riorganizzazione e l'anonimato.

  


giovedì 9 luglio 2026

La polizia tedesca copriva i terroristi turchi?

Questa interessante storia è tratta dall'antologia del terrorismo scritta dagli organismi dell'antiterrorismo ungherese. E' un lavoro che fu scritto negli anni Ottanta durante l'era comunista e che è stato recentemente ripubblicato, con una sostanziale continuità nella gestione della criminalità internazionale tra passato e presente.

Mi ha colpito quando l'ho letto per svariate ragioni. Gli ungheresi nei primi anni Ottanta, proprio pochi anni dopo l'attentato al Papa, si trovarono a dover gestire un'operazione contro la mafia turca, scoprendo che c'era un legame molto solido sia con la Bulgaria comunista, la quale lucrava sul traffico armi-droga attraverso l'azienda di stato Kintex (nei paesi socialisti tutte le aziende erano di proprietà pubblica), sia con le Brigate Rosse italiane, che proprio a quel mercato nero attingevano per ottenere rifornimenti di armi. Ma non solo. Si intuisce che la polizia dell'ex Germania Ovest, la BKA, copriva i trafficanti di droga turchi in cambio di informazioni. 

E' molto importante questo passaggio: "Durante il suo dettagliato interrogatorio, S. ha ammesso di essere stato in contatto con il BKA per 12 anni e di aver partecipato alle indagini su diversi casi penali, principalmente nella scoperta di attività di traffico di droga. Ha inoltre affermato che, a sua conoscenza, BE/ Ezine, 1952./, cittadino turco, era anche un agente delle forze di polizia della Repubblica Federale di Germania e che entrambi erano stati inviati in Ungheria da O. per traffico di droga."

Questo può significare - a mio modesto giudizio - che gli organismi di polizia occidentali sanzionavano e bloccavano soltanto alcune situazioni ritenute inopportune, ma che lasciavano agire i terroristi turchi in molti altri casi. Anzi, addirittura alcuni terroristi turchi lavoravano per la polizia tedesca trafficando in droga. 

Le autorità ungheresi, dal canto loro, intervenivano con lo scopo di proteggere il proprio territorio da attentati, così come la Stasi nell'ex Germania Est. Tuttavia alla fine adottarono lo schema tipico del Lodo Moro: liberarono i terroristi in cambio della promessa di non tornare più in Ungheria e di non compiere attentati nel territorio ungherese. Se insomma la polizia tedesca si macchiava di crimini, anche il traffico della Kintex si intrecciava con gli interessi economici del Patto di Varsavia. Forse è per questo che simili organizzazioni criminali goderono negli anni Settanta di ampi margini di manovra per compiere, purtroppo, stragi di ogni genere.

Ho cercato inoltre di identificare questo boss della mafia turca siglato O. oppure S. attraverso il libro di Ugur Mumcu su Alì Agca, ma senza essere sicuro di averlo trovato. Il cognome potrebbe essere Ozsayar ma il nome non corrisponde con quanto scritto dagli ungheresi. Poiché Mumcu si basava soprattutto sul processo di Trento condotto dal PM italiano Carlo Palermo, sebbene guardasse i fatti da una sua prospettiva più turca che italiana, è possibile che questo traffico ungherese non sia mai entrato nelle inchieste italiane.

La poesia 'Sesleniş' sul cartello situato in via Uğur Mumcu, quartiere İstiklal, Biga. La foto è tratta da Wikimedia Commons ed è dell'autore: Kizil 

"Ministero degli Interni" Sottoclasse III/ II-8/ C

Segretissimo!

Autorizzo:

dr. RM r. Maggiore Generale vice capo di gabinetto

Oggetto: Riassunto dell'indagine riservata "difficile"

Rapporto.

Budapest, 15 giugno 1984.

Segnaliamo che, secondo informazioni multilaterali e non verificate ricevute nel luglio 1983 dalle nostre reti di cittadini stranieri organizzati e impiegati nel campo dell'antiterrorismo, un capo mafioso turco di nome IO, ricercato dalle autorità turche per omicidio e altri crimini, e il suo complice criminale si trovano a Budapest.

Durante la verifica delle informazioni e le attività di ricognizione, abbiamo stabilito che il criminale ricercato a livello internazionale risiedeva a Budapest dall'aprile 1983 con un passaporto turco valido a nome CO, e i suoi continui cambi di residenza indicavano che temeva di essere controllato dalle autorità ungheresi. Abbiamo inoltre ottenuto informazioni secondo cui anche altri suoi complici appartenenti all'organizzazione terroristica estremista denominata "Lupi Grigi" risiedono a Budapest.

Su istruzioni della dirigenza, il 1° settembre 1983 abbiamo avviato un'indagine riservata con il nome in codice "DIFFICILE", che è stata condotta in conformità alla proposta approvata, utilizzando cittadini stranieri e ungheresi, una sorveglianza operativa periodica, ricerche segrete, l'attuazione di misure tecniche e ulteriormente in collaborazione con agenzie di sicurezza dello Stato amiche, in primo luogo le agenzie BNK BM, e abbiamo stabilito quanto segue.

Il boss mafioso turco IO / (nome originale IH Sz.) Istanbul, 1943./ proviene da una ricca famiglia turca, la sua professione è commerciante, proprietario di hotel e miniere, i suoi parenti sono ricchi e influenti

uomini d'affari legati ai principali circoli politici e capitalisti.

Secondo le nostre informazioni, confermate anche da compagni bulgari, l'organizzazione mafiosa guidata da O. ha commesso diversi omicidi e assassinii in Turchia a partire dal 1970, a seguito dei quali è stato costretto alla fuga. O. è venuto a conoscenza del piano per arrestarlo tramite i suoi contatti nei servizi di sicurezza turchi, così ha sfondato il confine tra Bulgaria e Turchia con i suoi uomini armati, per poi stabilirsi in Bulgaria e da lì controllare i gruppi dediti al traffico di armi e droga.

Gli organi del BNK BM, citando informazioni ottenute da una fonte riservata, annunciarono che O. era in contatto con l'organizzazione terroristica italiana denominata Brigate Rosse. Nell'aprile del 1981, incontrò alcuni rappresentanti dell'organizzazione presso l'hotel Vitosa di Sofia e, con ogni probabilità, discussero del tema del contrabbando di armi.

O. ha svolto attività commerciali legali e illegali durante il suo soggiorno in Bulgaria. Era associato alla KINTEX Foreign Trade Company (simile alla società ungherese TECHNIKA) e si occupava della vendita di equipaggiamento militare e armi. Sfruttando tale opportunità, ha cercato di stabilire una posizione di monopolio nel settore del trasporto di droga, armi e altro contrabbando.

La campagna politica anti-bulgara dell'affare Antonov seguita all'attentato al Papa, nonché la pericolosità delle avventurose iniziative imprenditoriali di O., spinsero i compagni bulgari a bandirlo dal territorio del BNK per un periodo di 5 anni.

Nel 1982 O. partì per la Romania e continuò a organizzare lì la vendita di vari beni di contrabbando, la cui esecuzione fu effettuata dal suo gruppo criminale in modo tale che lui stesso non finisse nel mirino delle forze di polizia di quel Paese.

Entrò per la prima volta in Ungheria nell'aprile del 1983 con un documento di viaggio turco valido a nome del CO. IH, l'Ambasciatore della Repubblica dell'Iraq a Budapest, richiese un visto di cortesia di 6 mesi per O. al Ministero degli Affari Esteri. Durante la nostra ispezione, abbiamo

accertato che visitava frequentemente l'Ambasciata irachena durante il suo soggiorno e che aveva buoni rapporti con i suoi dipendenti e con l'ambasciatore stesso.

p. prestò la massima attenzione a non entrare in conflitto con le autorità ungheresi e, all'ingresso, portò con sé 100.000 dollari, che ha presentato alla frontiera. Cambiava residenza frequentemente e i suoi movimenti facevano pensare che stesse cospirando.

Nel corso dell'elaborazione operativa non è emersa alcuna informazione che indicasse che O. si stesse preparando a commettere o organizzare atti che avrebbero violato o messo in pericolo gli interessi politici e di sicurezza della Repubblica Popolare Ungherese durante il suo soggiorno in Ungheria.

Considerava il nostro Paese un luogo di rifugio e cercò di stabilirvi una base, presumibilmente con l'intenzione di continuare qui i suoi dubbi affari, che era stato costretto ad abbandonare in Bulgaria.

Nello stesso periodo, la nostra rete, denominata "BASA", che si occupava specificamente del caso, ha appreso che O. aveva dichiarato che "se gli ungheresi lo estradassero al governo turco, i suoi uomini farebbero saltare in aria l'ambasciata turca a Budapest".

o. è comparso a Budapest più o meno nello stesso periodo del suo ingresso in Ungheria: SA, 32 anni, uomo d'affari, GA, 35 anni, autista, F.

K. commerciante di 42 anni, KN uomo d'affari di 57 anni, i capi dell'organizzazione mafiosa, cittadini turchi e individui periferici appartenenti al gruppo.

I suddetti criminali, in combutta con cittadini ungheresi, hanno commesso nel nostro Paese reati che hanno danneggiato beni pubblici (benzina, pneumatici, orologi al quarzo, gioielli d'oro e altri beni di contrabbando).

Nel corso del nostro lavoro di elaborazione, abbiamo ottenuto informazioni che indicano che SA è collegata all’organizzazione terroristica “Lupi Grigi” –

lo sostiene finanziariamente, perché la possibile ascesa al potere di questa organizzazione e la tendenza che essa rappresenta nella lotta politica in Turchia si tradurrebbe in opportunità finanziarie favorevoli per S.

Nel corso dell'indagine segreta condotta presso l'alloggio di S., abbiamo ottenuto dati sulla rete diversificata di contatti della mafia turca, sulla loro ampia base finanziaria e sulla cooperazione di SA con le forze di polizia tedesche - BKA - ha una relazione.

Grazie al sistema "ANTENNA", abbiamo ricevuto anche dati verificati secondo cui le forze dell'ordine turche sono a conoscenza del soggiorno di O. a Budapest, per cui ci si aspettava che il governo turco presentasse una richiesta ufficiale di estradizione al Ministero della Giustizia ungherese.

Allo stesso tempo, gli uffici degli affari interni bulgari, su nostra richiesta, hanno chiesto di non essere favorevoli all'estradizione di O. alle autorità turche.

In questa fase del nostro lavoro di elaborazione, abbiamo presentato un rapporto informativo alla leadership politica, in cui abbiamo indicato le possibilità di smantellare l'organizzazione mafiosa e le conseguenze previste delle nostre possibili misure, richiedendo una dichiarazione di posizione.

In seguito alla decisione presa al livello appropriato, sulla base della proposta approvata dal Vice Capo di Stato Maggiore, Compagno Elvtar, dal Dipartimento BM. BRFK. TT., dal

Dipartimento Investigativo BM. BRFK, dal BM.FRE. e dall'Investigatore Doganale della Guardia di Finanza

Con la collaborazione delle autorità, il 28 marzo 1984 abbiamo effettuato un'irruzione presso la stazione di servizio ÁFOR in via Kruzslák Béla, nel 13° distretto di Budapest, dove SA e GA rifornivano regolarmente diversi camion di gasolio da riscaldamento sovvenzionato dallo Stato, anche durante l'irruzione.

Nel corso dell'operazione, ben preparata e coordinata, dato che i danni materiali ammontavano a diverse centinaia di migliaia di fiorini, è stata effettuata una perquisizione domiciliare a porte aperte presso le abitazioni degli individui turchi e ungheresi già identificati, insieme alla Guardia di Finanza e alla Dogana, contemporaneamente all'ispezione presso la stazione di servizio.

Durante l'operazione, SA, GA e 4 cittadini ungheresi, gestori di stazioni di servizio, sono stati pre-arrestati; questi ultimi hanno ammesso di aver fatto un uso improprio di carburante e denaro durante l'interrogatorio preliminare. Altri 3 detenuti turchi e 4 ungheresi sono stati rilasciati dopo l'interrogatorio.

Contemporaneamente all'interruzione delle attività del gruppo criminale turco e dei suoi contatti ungheresi, abbiamo scortato IO dalla sua residenza alla sede ufficiale del BM. ORFK. KEO, dove lo abbiamo informato, con l'aiuto di un interprete turco, che i servizi di sicurezza ungheresi erano a conoscenza del fatto che aveva precedentemente commesso omicidi in Turchia e che era quindi sotto sorveglianza internazionale. Allo stesso tempo, eravamo anche a conoscenza della posizione e delle attività del gruppo criminale a cui apparteneva.

Abbiamo anche annunciato che è attesa una richiesta ufficiale di estradizione da parte dell'Interpol e del governo turco, dato che sono a conoscenza del suo soggiorno a Budapest, ma le autorità competenti non vogliono estradarlo, quindi lo abbiamo invitato a lasciare il territorio dell'Assemblea nazionale ungherese e gli abbiamo chiesto di riconoscere che in futuro non ti consentiremo di entrare in Ungheria.

L'IO accolse la nostra richiesta e lasciò il territorio del nostro Paese per la Cecoslovacchia il 29 marzo 1984.

In seguito alle misure di attuazione proposte e di conseguenza attuate, circa 50 criminali turchi sono stati espulsi dal Paese, poiché i membri periferici del gruppo mafioso hanno lasciato l'Ungheria in preda al panico il giorno dopo la commissione del crimine; successivamente abbiamo preso provvedimenti per inserirli nella "Lista dei soggetti banditi".

Abbiamo appreso tramite regolamenti tecnici che nell'Europa occidentale si era diffusa la notizia tramite camionisti turchi che la polizia ungherese aveva adottato misure severe contro i criminali stranieri e che quindi non era consigliabile recarsi a Budapest per il momento.

Gli organi inquirenti del BRFK stanno attualmente tenendo SA, GA e i quattro gestori delle stazioni di servizio in custodia cautelare. Durante l'interrogatorio, i cittadini turchi hanno negato di aver violato le leggi ungheresi e ritengono illegittima la loro detenzione.

Durante il suo dettagliato interrogatorio, S. ha ammesso di essere stato in contatto con il BKA per 12 anni e di aver partecipato alle indagini su diversi casi penali, principalmente nella scoperta di attività di traffico di droga. Ha inoltre affermato che, a sua conoscenza, BE/ Ezine, 1952./, cittadino turco, era anche un agente delle forze di polizia della Repubblica Federale di Germania e che entrambi erano stati inviati in Ungheria da O. per traffico di droga.

Abbiamo accertato che B. si recava regolarmente nel nostro Paese dall'agosto del 1983 e, dopo la sua partenza in seguito alla repressione, lo abbiamo inserito nella "Lista dei soggetti banditi".

Dopo la partenza di O. dal nostro Paese, abbiamo appreso che le agenzie di polizia della Repubblica

Federale di Germania, l'Ambasciata turca a Budapest, la rappresentanza degli Stati Uniti a Budapest e il appresentante europeo della DEA - l'agenzia investigativa statunitense contro il traffico di droga - stavano attivamente cercando diversi complici criminali di O. Al KÜM sono stati richiesti i nomi fittizi dei turchi, la loro attuale ubicazione e informazioni sulla posizione esatta di O.

Nel frattempo era giunta la risposta alle informazioni richieste agli organi del BNK nella riunione di Sofia del gennaio 1984, secondo cui O. era il capo turco.

È stato informato in tempo delle misure adottate nei suoi confronti grazie ai suoi contatti nei servizi segreti, e alcuni alti ufficiali di polizia in Turchia stanno sabotando le ricerche di O. Secondo le ultime informazioni ricevute dal BNK BM, O. sta attualmente consegnando armi al governo iracheno.

Questa informazione è confermata dal fatto che O. ha mantenuto contatti estremamente stretti con il personale dell'ambasciata irachena durante la sua permanenza a Budapest.

Secondo le nostre ultime informazioni non verificate, provenienti da una fonte affidabile, O. è stato arrestato dalle agenzie del Ministero degli Interni cecoslovacco il 27 maggio e sono state prese misure per estradarlo al governo turco.

Abbiamo raggiunto l'obiettivo prefissato nel caso "Difficile" in conformità con le aspettative della leadership politica e professionale, nel caso di O. abbiamo sfruttato bene le opportunità, poiché ha apprezzato la nostra procedura umana, ha mostrato gratitudine in considerazione del fatto che gli abbiamo lasciato una via di fuga, quindi non ci si aspetta da lui alcuna vendetta o azione terroristica contro il nostro paese, e abbiamo anche ottenuto che il suo gruppo criminale fuggisse dal nostro paese senza che le nostre misure contro di loro risultassero in uno scontro o confronto serio.

Tenendo conto di quanto sopra, raccomandiamo la chiusura dell’indagine riservata “DIFFICILE” e inoltre:

- informare le agenzie di sicurezza dello Stato amiche sui passi da noi intrapresi nel caso; - tenendo conto dei dati aggiuntivi generati durante l'indagine monitoreremo la situazione per adottare eventuali ulteriori misure.

Vi chiediamo di accettare la relazione e di approvare le misure proposte.

Tenente colonnello Sz. M. r.

V. Gy. r. Primo Tenente

Io suggerisco:

Sono d'accordo:

Tenente colonnello Sz. F. r. Dott. VJ r. Tenente Colonnello"

(fonte: Antologia, Antiterrorismo e sicurezza dello Stato negli anni '70-'80 in Ungheria, REALIZZATO DA: SZ.KOVÁCS ÉVA, DR. DOBÁK IMRE, DR. MEZEI JÓZSEF.)

Ecco gli infiltrati nella NATO degli anni '60

Alcuni mesi fa avevo ricevuto dal Security Service Archive di Praga l'elenco dei nomi dei "contatti" italiani, li chiamerei così per non offendere qualcuno, che aiutavano l'STB e quindi il Patto di Varsavia ad ottenere notizie sulla NATO. 

Li divulgo prima di approfondire le vicende dei singoli personaggi, in quanto conosco già il documento in cui venivano citati. E quindi so che rientravano nel progetto dell'STB di ottenere informazioni sulla struttura NATO della fine degli anni Sessanta. ovvero quanto ho già divulgato sul mio blog. Vedrete che sembra un Archivio Mitrokhin 2. 

La mia posizione tuttavia non è di condanna a priori dell'attività di questi infiltrati, anche perché la loro scelta va giudicata tenendo presenti i collegamenti ormai abbastanza noti della NATO con certi ex nazisti. Piuttosto mi chiederei se la scelta più giusta, di fronte a notizie gravi in loro possesso, fosse quella di rivolgersi al Patto di Varsavia. A conti fatti direi di no, perché l'utilizzo che Mosca e i suoi satelliti fecero di quelle informazioni finiva per sfuggire al controllo di questo gruppo di dissidenti. 

Apprendiamo inoltre che non c'è Andreotti tra le spie. I democristiani possono tirare un sospiro di sollievo. Si tratta in questo caso di figure di secondo piano, tranne due nominativi: Pompeo De Angelis, rappresentante di spicco della cultura democristiana, e Adelio Albarello, senatore di lungo corso del PSIUP e poi del PCI tra gli anni Sessanta e Settanta. 

Sto cercando di farmi mandare tutti i fascicoli che mi vengono segnalati. Del giornalista Michele Tito mi sono già occupato nel libro Spie comuniste in Italia, mentre Gaetano Moro era un agente di commercio e non dovrebbe avere alcuna parentela con il presidente DC, Aldo Moro. 

Il documento originale cecoslovacco che citava gli infiltrati nella NATO




La lettera degli archivisti di Praga con i nomi e i cognomi associati ai codici identificativi delle spie dell'STB con i relativi fascicoli da consultare

Analisi Approfondita dei Profili

1. Michele Tito (Code name "Disk")

  • Data di nascita: 25 maggio 1925

  • Contesto storico: È stato una delle firme più autorevoli del giornalismo italiano del dopoguerra. Ha lavorato al Corriere della Sera, a La Stampa ed è stato tra i fondatori e vicedirettore de la Repubblica.

  • Interpretazione archivistica: I giornalisti di primo piano delle testate nazionali erano "obiettivi prioritari" per la Rezidentura (la stazione dell'StB presso l'Ambasciata cecoslovacca a Roma). Gli ufficiali sotto copertura diplomatica cercavano contatti frequenti con i giornalisti per comprendere gli orientamenti politici interni o per tentare di veicolare notizie. Molto spesso il giornalista interagiva credendo di confrontarsi con un semplice addetto stampa o diplomato straniero.

2. Adelio Albarello (Code name "Domingo")

  • Data di nascita: 18 gennaio 1918 (deceduto nel 1975)

  • Contesto storico: Esponente politico della sinistra socialista italiana (PSI e poi PSIUP), eletto Deputato alla Camera.

  • Interpretazione archivistica: Risulta legato al fascicolo "Svazek operativní korespondence Řím" (Corrispondenza operativa della sede di Roma). Per gli apparati dell'Est, i parlamentari e i dirigenti dei partiti della sinistra italiana rappresentavano interlocutori politici regolari con cui mantenere canali di dialogo, spesso registrati minuziosamente dalle stime d'intelligence di Praga.

3. Gaetano Moro (Code name "Darda")

  • Data di nascita: 31 luglio 1931

  • Profilo: Agente di commercio.

  • Interpretazione archivistica: Il suo sotto-fascicolo comprende materiali classificati come Materials of Lasting Value (Materiali di valore permanente). Gli agenti di commercio e gli intermediari d'affari internazionali erano particolarmente ricercati dai servizi del blocco sovietico: la loro attività consentiva di giustificare frequenti viaggi oltre la "Cortina di Ferro", movimenti di denaro e incontri d'affari senza destare l'allarme immediato dei servizi di controspionaggio occidentali (SIFAR/SID).

4. Pompeo De Angelis (Code name "Dragoun")

  • Profilo: Regista, autore televisivo RAI, storico e saggista.

  • Interpretazione archivistica: Il documento evidenzia molteplici riferimenti incrociati con l'"Objektový svazek residence Řím" (Fascicolo d'obiettivo della sede di Roma) e con diversi altri codici operativi (Dox, Dalai, Docent). L'ambiente della RAI e della produzione culturale romana era un settore di forte interesse per l'StB, sia per l'analisi del clima dell'opinione pubblica, sia per la penetrazione nel mondo dei media.

5. Giuseppe (Pino) Ferrarini (Code name "Docent")

  • Data di nascita: 24 ottobre 1931

  • Profilo: Sindacalista e figura politica legata al movimento operaio e alla CGIL/PSI.

  • Interpretazione archivistica: Registrato al numero 44165 I. S* col codice Docent. I quadri e i dirigenti sindacali venivano costantemente monitorati dagli apparati dell'Est per misurare la tenuta delle lotte del lavoro in Italia e la linea politica del movimento sindacale italiano rispetto a quello sovietico.

6. Matilda Barontini

  • Interpretazione archivistica: A differenza di altri, il suo nome è direttamente legato all'"Objektový svazek Předsednictvo italské vlády" (Fascicolo d'obiettivo sulla Presidenza del Consiglio dei Ministri). Questo indica che la persona lavorava o ruotava attorno agli uffici di Palazzo Chigi. Gli "Objektové svazky" servivano all'intelligence cecoslovacca per mappare l'organizzazione interna, i funzionari, le segreterie e la burocrazia del governo italiano.

7. Jean de Loof-Pacifici (Code name "Etudiant")

  • Data di nascita: 6 agosto 1940

  • Interpretazione archivistica: Registrato nei file operativi con il numero 43868 I. S*. Il nome in codice "Etudiant" (Studente) era tipicamente assegnato a soggetti intercettati o reclutati in età giovanile o durante il periodo universitario.

8. Oliviero Domenichini (Code name "Delfín")

  • Data di nascita: 16 settembre 1907

  • Interpretazione archivistica: Schedato nel file operativo 42536 I. S* con materiale MTH associato.