sabato 15 agosto 2026

"Ceausescu fu indotto a legarsi alla P2"

Il Presidente della Camera dei Deputati Nilde Iotti (a dx) riceve l'ammiraglio Fulvio Martini (a sx); foto proveniente dal sito: dati.camera.it

Il documento che leggerete proviene da un saggio storico rumeno (Marian Ureche, Doru Bratu, Istoria Serviciilor Secrete, Vol I, 2004), quindi non proponiamo una congettura o una teoria del complotto, bensì uno studio oggettivo e rigoroso. Eppure, il contenuto è a dir poco sconcertante. La frase più significativa è questa: 

"La conclusione che si deve trarre riguardo al legame tra Nicolae Ceaușescu e la loggia P2 è che egli fu oggetto di tentativi, tramite membri del P2, di sondaggi e, possibilmente, di influenza da parte di un servizio di intelligence straniero, che aveva un agente di alto livello nella Securitate rumena, con un potere decisionale sufficientemente elevato."

Si tratta di una teoria abbastanza diffusa ultimamente in Romania, se ne legge spesso negli articoli e anche il mio amico giornalista Alex Palosanu mi pare che me ne parlasse. Quell'immagine che in Occidente ci siamo formati di un Ceausescu indipendente politicamente ed economicamente dall'URSS come Tito in Jugoslavia va rivalutata e interpretata alla luce dei nuovi documenti della Securitate che sono stati desegretati. Se da un lato, a causa delle sue manie di grandezza, Ceausescu si proponeva ai leader dei Paesi NATO come il rappresentante di un Paese moderno, per quei tempi, e interessato a costruire un giro d'affari negli Stati capitalisti, dall'altro è stato accertato che proprio dal punto di vista economico nulla era cambiato rispetto alle regole del Comecon, che era l'accordo di mutuo soccorso stipulato in risposta al libero mercato della CEE dalle nazioni aderenti al Patto di Varsavia. Inoltre, il KGB non avrebbe mai lasciato che la Securitate agisse per proprio conto, ma al contrario ne voleva controllare ogni movimento (tipico in questo senso il caso della rete Caraman). 

E' in questa chiave che va letto quel passaggio del testo di Ureche e Bratu - a mio giudizio, ma lascio leggere il testo completo perché ognuno si formi la propria idea -: Ceausescu fu indotto da qualche influente membro della Securitate infiltrato dal KGB a costruire una finta loggia massonica in Italia. Che fosse l'americana CIA a guidarlo nel suo folle progetto lo escluderei, soprattutto perché gli stessi autori affermano che i tentativi italiani di penetrare nei segreti della Romania "non di rado, si sono conclusi con un fallimento". 

Quando nel 1981, anche a causa di una lite al vertice della P2 tra Gelli e Valori, entrambi in contatto con la Securitate rumena, le liste della loggia furono trovate a casa di Gelli dai magistrati italiani, il KGB diede la colpa a Ceausescu. Si dice che fu questa la ragione per cui il leader di Bucarest si avvicinò ai Paesi occidentali e cercò di salvare il Papa dall'attentato. Secondo certe teorie che girano in Romania, la fucilazione di Ceausescu e di sua moglie nel 1989 fu ordinata dallo stesso KGB e condotta da membri della Securitate, elementi che cercarono di attuare in quel modo un colpo di Stato. 

Sconcertante, del documento rumeno, è pure la parte successiva relativa al patto Italia-Romania del 1990. A firmarlo fu proprio quel Fulvio Martini che nelle dichiarazioni ufficiali sottolineava ai giornalisti l'inviolabilità degli accordi di Yalta. Ma la cosa che lascia più sgomenti è lo scambio di informazioni che ne conseguì. L'Italia voleva saperne di più sul KGB e cedeva conoscenze alla Securitate post-Ceausescu sul terrorismo arabo. Ma se vi erano quelle conoscenze, come mai l'Ammiraglio Martini non sapeva che tutti i neofascisti stragisti erano filo-arabi e filo-palestinesi? E non sapeva che il terrorismo arabo era legato a Carlos lo sciacallo e che dietro molti attentati di quel periodo c'era quel gruppo criminale inserito dal KGB nel suo album? E perché allora il Sismi non fece nulla per evitare l'attentato di Fiumicino del 1985 il cui mandante accertato fu Abu Nidal? Risponderà mai qualcuno dello Stato italiano a questi interrogativi?


Durante la Guerra Fredda, lo spionaggio italiano mirava a raccogliere informazioni sulla politica della Romania nei confronti degli stati confinanti, sugli elementi di tensione e sulla posizione rispetto all'evoluzione delle situazioni di conflitto. A questo proposito, si registrò un'intensificazione dell'attività di intelligence all'inizio degli anni '50, in un contesto di relazioni tese con la Jugoslavia, area di grande interesse operativo per i servizi segreti italiani.


Altri obiettivi perseguiti nello stesso periodo riguardavano l'acquisizione di dati sulla politica interna ed esterna della Romania, sul suo sistema di alleanze e sulle opzioni delle forze politiche. L'obiettivo era anche quello di raccogliere informazioni che consentissero di infiltrarsi nelle strutture di potere. Per raggiungere questi obiettivi, il metodo operativo praticato dai servizi segreti italiani in Italia fu trasposto anche in Romania, ricorrendo ad agenti provocatori e alla disinformazione attraverso i quali si prevedeva di "creare scompiglio negli alti ranghi del potere".


Per raggiungere gli obiettivi prefissati, l'Italia mirava a influenzare i decisori politici ed economici affinché sostenessero e promuovessero gli interessi italiani. Agì inoltre per favorire il cattolicesimo a scapito dell'ortodossia. Furono istituite fondazioni e società di beneficenza, assegnate borse di studio e inviati emissari, giornalisti e imprenditori per sostenere l'influenza italiana in ambito culturale ed economico.


Nel perseguire gli obiettivi prefissati, va notato l'aggressività di alcuni membri degli addetti militari che si sono posti obiettivi ambiziosi, alcuni dei quali non sufficientemente definiti nel piano organizzativo, motivo per cui, non di rado, si sono conclusi con un fallimento.


In relazione all'attività dei servizi segreti italiani in Romania, durante la Guerra Fredda, l'ipotesi di un collegamento tra la loggia massonica deviata Propaganda Due e Nicolae Ceaușescu è stata discussa dai media stranieri, ripresa da quelli rumeni, e sarebbe iniziata nel 1966, diventando una delle pedine importanti delle azioni internazionali del P2. L'unica ipotesi che Nicolae Ceaușescu sia stato usato e a sua volta abbia usato massoni, veri o deviati, può essere considerata pertinente, ma solo entro i limiti dei suoi interessi. Indiscutibilmente, le branche massoniche "operavano", entro i limiti di certi elementi di convergenza, e a favore della Romania, ma l'idea dell'iniziazione di Ceaușescu deve essere vista con riserva. La conclusione che si deve trarre riguardo al legame tra Nicolae Ceaușescu e la loggia P2 è che egli fu oggetto di tentativi, tramite membri del P2, di sondaggi e, possibilmente, di influenza da parte di un servizio di intelligence straniero, che aveva un agente di alto livello nella Securitate rumena, con un potere decisionale sufficientemente elevato.

Il rapporto tra i servizi segreti rumeni e italiani è stato caratterizzato dall'avvio, nel 1990, di un'operazione di collegamento da parte dell'ammiraglio Fulvio Martini, capo del S.I.S.M.I., nel periodo 1984-1991. In un'intervista rilasciata a un quotidiano rumeno, Martini affermò che i legami instaurati non avevano carattere operativo e che la Romania non era un obiettivo specifico del S.I.S.M.I. in quanto priva di truppe sovietiche e, in caso di guerra, con l'esercito rumeno [c’erano] aree operative fisse sul fronte balcanico meridionale. Allo stesso tempo, l'ex capo del controspionaggio italiano precisò che il S.I.S.M.I. è un servizio regionale, le cui competenze rientrano nella circoscrizione dei Balcani, secondo una divisione del lavoro di intelligence tra i servizi segreti degli Stati membri della NATO. Ne consegue che i servizi segreti italiani erano e rimasero, per molti aspetti, agenti di organizzazioni di intelligence straniere, le quali in tal modo sfruttavano le affinità linguistiche e culturali esistenti tra Italia e Romania per raggiungere specifici obiettivi segreti.


Riguardo all'operazione condotta dal capo del S.I.S.M.I. con i servizi segreti rumeni, ha lasciato intendere di aver fornito informazioni sul terrorismo arabo in cambio di dati sui metodi operativi del KGB.


venerdì 14 agosto 2026

"Ceausescu cercò di salvare il Papa"


di Daniel Gorgonaru Ziarul

Lunedì 4 aprile 2005, 0:00

L'ex dittatore comunista Nicolae Ceausescu informò i servizi segreti francesi che era in corso di organizzazione un attentato contro Papa Giovanni Paolo II. L'informazione fu trasmessa sei mesi prima del 13 maggio 1981, quando il turco Mehmed Ali Agca sparò al Papa.


In un'intervista al quotidiano francese La Libération all'inizio degli anni '90, Alexandre de Marenche, ex capo dei servizi segreti francesi, affermò già allora che la versione del coinvolgimento del KGB e dei servizi segreti bulgari, la cosiddetta "pista bulgara", era la più plausibile.


Disse che le prove raccolte dalle autorità italiane in collaborazione con i servizi segreti di altri stati occidentali, come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, portavano alla versione della "pista bulgara", coordinata dal KGB.

INFORMAZIONI NON UTILIZZATE

Marenche ricordò anche l'esistenza di innumerevoli informazioni, trasmesse da vari collaboratori dei servizi segreti francesi nell'Est, che annunciavano l'organizzazione di un attentato contro il Papa.

Una di queste informazioni proveniva da Bucarest, dove Ceaușescu era stato informato dai servizi segreti rumeni che il Pontefice sarebbe stato bersaglio di un attentato terroristico.

Tuttavia, l'avvertimento proveniente dalla Romania non venne preso in considerazione. Sebbene i servizi segreti francesi avessero informato il Vaticano, la fonte, il regime comunista di Bucarest, non era considerata credibile.

LA MANCANZA DI CREDIBILITÀ DEL DITTATORE

Non ci sono molti dati a sostegno della posizione dell'Occidente, e in particolare del Vaticano, riguardo alle informazioni trasmesse dalle autorità comuniste in Romania.

Due aspetti vanno considerati: la politica del regime di Ceausescu nei confronti della Chiesa greco-cattolica e i legami del leader di Bucarest con Licio Gelli, il cui scandalo occupava le prime pagine dei giornali della penisola iberica.

Infatti, nel marzo del 1981, le autorità italiane emisero un mandato di arresto per spionaggio politico, militare e industriale contro Gelli, un uomo d'affari italiano con forti legami con il KGB e la Romania.

Inoltre, a seguito della defezione di Pacepa, la credibilità di Nicolae Ceausescu e delle informazioni "fornite" dai servizi segreti rumeni era molto bassa.


I dati forniti da Pacepa ai servizi segreti americani e, implicitamente, occidentali, rivelarono il doppio gioco praticato da Ceausescu nei rapporti tra Occidente e Mosca, un fatto che avrebbe infine portato all'isolamento politico del leader a Bucarest.

VOLEVA AVVICINARSI ALL'OCCIDENTE

Il tentativo di Ceausescu di avvertire le autorità vaticane che si stava preparando un attentato contro Giovanni Paolo II aveva una motivazione politica.

Lo scambio di informazioni tra stati in conflitto – la Romania era membro del Patto di Varsavia mentre la Francia era membro della NATO – era una pratica diffusa e tuttora in uso, se vi era un vantaggio reciproco che non danneggiava i propri interessi.

Ceausescu desiderava ardentemente tornare a essere un interlocutore credibile per l'Occidente, dopo i due episodi sopra descritti, e di conseguenza offrì all'Occidente informazioni sulla preparazione dell'attentato.


Sfortunatamente per lui, ma anche per il Papa, la situazione non era favorevole: l'atmosfera di sospetto e sfiducia esistente tra il regime comunista rumeno e gli stati occidentali fu quella che alla fine decise di non prendere in considerazione l'informazione.

ORDINATO DAL KGB

Il quotidiano italiano Corriere della Sera ha riportato in un recente articolo che documenti dell'ex servizio segreto della Germania dell'Est, la STASI, confermerebbero che il tentato assassinio di Papa Giovanni Paolo II, avvenuto nel 1981, fu ordinato dal KGB ed eseguito dai servizi segreti bulgari.


Il governo tedesco ha scoperto negli archivi della STASI documenti che confermano l'ipotesi che "il KGB ordinò l'attentato, i servizi segreti bulgari lo eseguirono (attraverso Ali Agca e altri terroristi turchi) e la DDR supervisionò l'intera operazione e le successive manovre per cancellare le tracce", afferma l'articolo.

I documenti sono stati consegnati dal governo tedesco a quello bulgaro e saranno messi a disposizione della commissione parlamentare che si occupa anche di questo caso.

Si sta indagando sull'attività dei servizi segreti dei paesi dell'Est in Italia.


CANCELLARE LE TRACCE

Il Corriere della Sera afferma che i documenti ritrovati a Sofia sono lettere in cui i servizi segreti tedeschi chiedono l'aiuto e la collaborazione dei loro colleghi bulgari per cancellare le tracce. Il quotidiano aggiunge che questa informazione conferma quanto scritto dal Papa nel suo libro intitolato "Memoria e identità".


Il Sommo Pontefice si è dichiarato convinto che Ali Agca non abbia compiuto l'attentato di propria iniziativa e che qualcun altro lo abbia "pianificato", qualcun altro lo abbia "ordinato".


CHI È MEHMET ALI AGCA

Mehmet Ali Agca, oggi 47enne, è nato nel 1958 a Malatya, nella Turchia orientale, in una famiglia dominata da un padre alcolizzato. Tuttavia, la famiglia si è adoperata per garantirgli la migliore istruzione possibile, mandandolo a studiare Economia a Istanbul. Lui ha scelto di unirsi a gruppi di estrema destra.


Negli anni '70, uccise un giornalista considerato "nemico" di questi gruppi estremisti e fu arrestato, ma riuscì a evadere nel 1979. Nello stesso anno, inviò una lettera minatoria a Papa Giovanni Paolo II.


Il 10 maggio 1981, all'età di 23 anni, Mehmet arrivò a Roma a bordo di un'auto Ford, insieme al suo complice e connazionale Oral Celik.

Aveva con sé una pistola Browning e una granata. Mercoledì 13, i due si appostarono in Piazza San Pietro di buon mattino, in attesa del passaggio del corteo papale.


Alle 17:17, il Papa passò a soli 3 metri da Agca, che gli sparò due colpi. Appena arrestato, tra gli abiti del turco fu trovato un biglietto con il seguente testo: "Ho ucciso il Papa affinché il mondo conoscesse le vittime dell'imperialismo in Unione Sovietica, Palestina e nel Terzo Mondo...".


L'AGGRESSORE DEL PAPA HA AVUTO COMPLICI IN VATICANO

Mehmet Ali Agca, il turco che il 13 maggio 1981 sparò a Papa Giovanni Paolo II nella celebre Piazza San Pietro, ha rilasciato la scorsa settimana una dichiarazione sconvolgente: aveva dei complici in Vaticano.


In un'intervista al quotidiano italiano La Repubblica, il turco Ali Agca ha affermato che per l'attentato al Papa del maggio 1981 si avvalse dell'aiuto di "alcuni sacerdoti e cardinali" del Vaticano.


"Il Vaticano è responsabile dell'attentato al Papa. Senza l'aiuto di alcuni sacerdoti e cardinali lì presenti, non avrei potuto commettere l'attentato", ha confessato l'attentatore turco.


Mehmet Al Agca è attualmente detenuto nel carcere di Kartal Maltepe, vicino a Istanbul.


IL DIAVOLO DIETRO LE MURA

Ali Agca ha affermato che uno dei motivi per cui ha ricevuto aiuto da alti prelati vaticani è stato il fatto che questi consideravano il turco il "nuovo Messia" - ha riportato il quotidiano spagnolo ABC. "Il diavolo esiste dietro le mura del Vaticano... Perché ho sparato al Papa? L'attentato era volontà dell'Altissimo.

Durante una visita che il Papa mi fece nel 1983 nel carcere di Rebibbia, mi disse che l'attentato era un segno di Dio... Abbiamo parlato molto di religione. Gli ho raccontato come la decisione di attaccarlo mi fosse stata trasmessa da forze divine", ha dichiarato Ali Agca.


L'attentatore turco ha annunciato l'intenzione di pubblicare un libro con rivelazioni sull'attentato al Papa, che dovrebbe uscire sul mercato nei prossimi mesi.

CONSEGUENZE

Ex membro dell'organizzazione di estrema destra turca "Lupi Grigi", Mehmet Ali Agca è stato estradato in Turchia nel 2000, dopo aver scontato 20 anni in una prigione italiana. Riguardo al tragico giorno dell'attentato al Papa, il turco ha ricordato: "Il 13 maggio nessuno sapeva dell'attentato. Ricordo benissimo l'ultimo minuto.

Avevo smesso di sparare ed ero determinato ad andare alla stazione ferroviaria per tornare a Zurigo e vivere tranquillamente, in pace. Ma, in quel momento, accadde un miracolo. Qualcosa mi spinse improvvisamente a voltarmi e a sparare. Fu come se una forza divina mi avesse spinto da dietro...". Papa Giovanni Paolo II fu ferito all'addome, al braccio destro e alla mano sinistra.

AMICIZIA E PERDONO

Solo quattro giorni dopo l'attentato, il Sommo Pontefice benedisse Ali Agca dal suo letto d'ospedale: "Prego per colui che mi ha sparato e lo perdono con tutto il cuore".


Infatti, il Papa fece visita al suo aggressore nel carcere italiano di Rebibbia, il giorno di Natale del 1983. "Faccia a faccia, Agca chiese perdono al Papa, gli baciò l'anello e gli confessò tutto.

Probabilmente nessuno saprà cosa si dissero, ma quello fu l'inizio di una strana amicizia", ​​scrive La Nación. Così, nel 1996, quando il Santo Padre fu operato di appendicite, Agca gli scrisse: "Spiritualmente sono con Lei e prego per Sua Eminenza". Nel 2000, lo supplicò: "Aiuti a tornare in patria. Dopo 19 anni di prigione, ho pagato abbastanza per il mio grande errore...".


E la sua richiesta fu accolta: nel giugno del 2000, il governo italiano lo estradava in Turchia. "Grazie, Padre. So che Lei ha reso possibile tutto questo", disse il terrorista turco al Pontefice.


BUGIE E CONTRADDITZIONI

Nel corso degli anni, Mehmet Al Agca ha offerto agli investigatori versioni più o meno diverse di quanto accaduto. Forse è per questo che il cardinale Roberto Tucci si è limitato a commentare le dichiarazioni del turco: "Ali Agca ha sempre reso difficili le indagini invece di raccontare la verità, i fatti così come sono. Le sue dichiarazioni vanno accolte con grande, grandissimo sospetto...".

FONTE: pagina Facebook "Deconspirarea Securiștilor și Informatorilor din România", 5 dicembre 2021

venerdì 7 agosto 2026

Le mani del KGB sull'Italia

“Lubyanka Square in Moscow”. Lubyanka Square (Dzerzhinsky Square in 1926 through 1990). In the center -- the Felix Dzerzhinsky monument (sculptor Vuchetich)/. In the background -- the U.S.S.R. State Security Committee building. 
Autor:
Vladimir Fedorenko / Владимир Федоренко

CEAUSESCU E LA LOGGIA MASSONICA "PROPAGANDA DUE (P.2)"


Il periodo degli anni 1961-1986, sebbene relativamente breve, è particolarmente turbolento a livello internazionale.
Era l'epoca delle crisi cubane, degli assassinii politici (JFK, Martin Luther King, Robert Kennedy), della guerra del Vietnam. Nikita Khrushchev, il leader comunista di Mosca, conosce il suo momento di gloria solo per essere macilite. In Cina, Mao (un massone rivoluzionario) promuove un comunismo più feroce di quello sovietico. Il terrorismo internazionale nacque con la famosa Conferenza Tricontinentale dell'Avana (1966).
La Massoneria Universale non era estranea a nessuno di questi eventi. La Massoneria non è mai stata un'organizzazione monolitica. Ci furono "correnti", spaccamenti e persino infiltrazioni. Rilevante a questo proposito è lo scandalo della "Propaganda Due (P.2)" in Italia, in realtà un'operazione complessa del KGB sovietico, un'operazione a cui nemmeno l'ex dittatore rumeno era estraneo. Anzi, i successi internazionali spettacolari i documenti di Nicolae Ceausescu negli anni 19601970 sono spiegati dal fatto che appartenesse alla Massoneria rivoluzionaria. Il leader di Bucarest fu cooptato nella Loggia P2 (come membro simpatizzante e non "iniziato" come spesso diffuso), in realtà una grande operazione del K.G.B. a cui parteciparono tutti i servizi segreti appartenenti ai paesi satelliti di Mosca.
Il K.G.B. e la loggia massonica P2 offrirono a Ceausescu la chiave per aprire le porte delle grandi cancellerie europee. Fondamentalmente, a partire dal 1966, il leader della Romania comunista era uno dei favoriti degli stati occidentali per quanto riguardava i rapporti con i paesi del "Blocco Sovietico". La costanza offerta dal P2, a cui il KGB non era estraneo, permise a Nicolaie Ceausescu di interpretare con successo il ruolo di ribelle del Trattato di Varsavia, al tempo della "Primavera di Praga", e di avere accesso successivamente a Washington, Parigi, Londra o Bonn, e implicitamente agli aiuti finanziari e tecnologici necessari per i suoi progetti di industrializzazione. La situazione era comoda anche per il KGB, che così aveva l'opportunità di penetrare nelle strutture della N.A.T.O. attraverso lo spionaggio rumeno.
Tutto sembrava andare perfettamente per il leader comunista a Bucarest. Aveva riconoscimento internazionale, accesso ai finanziamenti, non sconvolse Mosca e Bucarest divenne un punto importante sulla mappa diplomatica mondiale.
Sul denaro della Romania, Ceausescu avrebbe sostenuto il ritorno del massone Juan Perón alla guida dell'Argentina, membro importante del P2, amico stretto di Licio Gelli.
A partire dagli anni '70, Gelli, con il sostegno della Securitate, portò avanti affari commerciali vantaggiosi con la Romania, il primo di una lunga serie, guadagnando così numerose commissioni su ordini dello
Stato rumeno.
"Ceausescu fu ingannato dalla Massoneria tramite la Propaganda Due".
Le parole sopra riportate appartengono alla Securitate General Nicolae Pleşiţă e furono dichiarate in un'intervista pubblicata al n. 4 della rivista "Lumea Magazin" nel 2000, con il titolo "Politica e servizi segreti".
Da questa ampia intervista presentiamo per analisi solo le parti del testo che si riferiscono direttamente
alla Massoneria:
Giornalista: Ceausescu era massone?
N. Pleşiţă: Non conoscevo Licio Gelli. Ma conosco il lavoro... Indirettamente, la Massoneria ha ingannato gravemente Ceausescu attraverso la Propaganda Due.

Giornalista: Hai preso qualche Mason?
N. Pleşiţă: Solo uno? Incluso Gelli. Era entrato sotto la pelle del Dipartimento del Commercio Estero.
Era coinvolto nel commercio di armi. L'abbiamo rilevata con la nostra rete di Massoneria, che manterremo anche se chi non è d'accordo si spaccherà. Ho giocato la carta nell'interesse della Romania. Gelli ci fu presentato dalla Massoneria, ma era anche un mafioso. I nostri idioti sono stati ingannati da Gelli, che ha penetrato Ceausescu e noi non l'abbiamo avvertito. Inoltre, gliel'ho infilato in gola a Ceausescu! Con Gelli faceva tutto. La maschera non poteva durare a lungo. Doicaru e Pacepa collaborarono con lui. Non c'ero. È emerso uno scandalo terribile, legato al Foreign Intelligence Service e soprattutto a noi. Abbiamo messo bride a Romtehnica per l'esportazione di armi. Essendo consiglieri presidenziali, Pacepa e Doicaru si erano profanati in azioni su larga scala e avevano servito ogni tipo di personalità sul piatto di Ceausescu. Pacepa ha avuto un ruolo principale nel portare Gelli. La ricezione al capo di Stato è una questione diplomatica. Fu così che Iosif Constantin Drăgan arrivò a Ceausescu. Aveva alcune possibilità in Italia, è passato attraverso il paese. Fece promesse e Ceausescu lo accolse più volte. Drăgan ha dato il suo contributo allo sviluppo del nostro marketing, ma non ha soddisfatto Ceausescu ed è rimasto
arrabbiato.


Nel 1990, Gelli disse alla stampa che "i rumeni non sono disposti a recuperare i conti di Ceausescu." In altre parole, Gelli confermò l'esistenza di questi conti, implicando che, a causa del legame che aveva con gli agenti della Securitate infiltrati in Italia, conoscesse la posizione di queste enormi somme di denaro.
Fu sorpreso da un giornalista del settimanale "Verona Sette" all'aeroporto di Catullo, mentre tornava dalla Romania. "Signor Gelli, è il suo primo viaggio in Romania?", chiese il giornalista.
"No, credo sia il decimo," rispose Gelli con tono secco.
Anche se a partire dal 1976 la Loggia P.2 fu ufficialmente chiusa e i suoi membri si dispersero in altre logge appartenenti al Grande Oriente d'Italia, Licio Gelli continuò la sua attività cospirativa, ulteriormente supportato dalla K.G.B.
Col tempo, il posto della Loggia P.2 fu preso da una nuova, molto più complessa, creazione del Cremlino.
chiamata la Società Pinto, che è un vero nido occulto dove diversi gruppi autonomi "si riversano": poliziotti di prim'importanza, logge massoniche, servizi segreti e mafia.
L'ex funzionario del PCR racconta quali offerte di lavoro ha ricevuto, dopo il 1990, da Licio Gelli, ex capo della Massoneria italiana e vicino a Ceausescu.
Ghana, anni '90. Molto ricca di oro, l'ex colonia britannica in Africa apre ampiamente le sue porte al capitale straniero. La nuova legislazione mineraria sta attirando flussi di denaro da tutto il mondo, dalle aziende occidentali al governo cinese.
Vietnam. Allo stesso tempo, i comunisti di Hanoi applicarono le "Due Mol", una politica di riforma economica simile alla Perestrojka. I "Rossi" non rinunciano al potere, ma incoraggiano gli investimenti stranieri.

Arezzo, Italia, 1994. Nella sua villa in Toscana, una regione con una tradizione nella lavorazione dei metalli preziosi, l'ex Gran Maestro della loggia massonica Propaganda Due (P2) accoglie a braccia aperte un ex
dignitario comunista in Romania. Licio Gelli era un vecchio amico dei nomenclatori di Bucarest, e i legami tra la sua loggia e Nicolae Ceausescu erano stati così stretti che molti si chiedevano se lo stesso dittatore non avesse partecipato all'incontro nella "fortezza".
—Che roccaforte aveva! Quante porte automatiche, sono rimasto stupito!" Cornel Burtica, ex Ministro del
Commercio Estero durante il regime di Ceausescu, fu il dignitario che entrò, nel 1994, attraverso il cancello della "fortezza" di Gelli ad Arezzo. L'incontro tra i due avrebbe dovuto disegnare un triangolo di denaro Ghana-Vietnam-Italia.
Per la prima volta, Burtica riporta, per "Evenimentul zilei", i dettagli di questa discussione segreta. "Mi sono trovato contattato da alcune persone interessate di Florenza, per iniziare un'attività con loro. Approfittando del fatto che ero in visita d'affari presso Elektra SPA, l'azienda con cui ero associato, fui contattato e invitato a Firenze, all'Hotel Castel. In questo posto abbiamo scoperto che erano rimaste solo poche persone, pochissime."
La piccola riunione a cui il Belly aveva raggiunto era una riunione dei Massoni. "La loro intenzione era di mettermi nella Massoneria. Era una loggia legata a Propaganda Due."
Dall'incontro, Burtica è stato condotto da Arrezo, da Licio Gelli, un uomo d'affari con vari contatti, dai governi alla Mafia. Il pretesto: "Voleva attirare la Romania a sostenerlo per il Premio Nobel di Letteratura".
Belly proseguì: "Ho fatto la sciocca, per vedere cos'è, per scoprire di più. Quando sono stato convinto, me ne sono liberato."
Ex ambasciatore in Marocco, aveva mantenuto legami con i paesi africani, un vantaggio preso di mira anche da Gelli. "Volevano un'avventura nel commercio dell'oro, perché avevo ottimi rapporti in Ghana. Volevano che portassi oro dal Ghana all'Italia, e lo hanno lavorato nella Penisola. Ho detto: 'Non mi metto in cose illegali.'" P2 era stata dichiarata organizzazione mafiosa dal sistema giudiziario.
Normalmente, l'oro viene scambiato tramite banche, con garanzie e certificati di origine. "Voleva attraversare le montagne con un mulo." La serie di proposte di Gelli proseguì, su una nota simile. Così, voleva
attirare Belly nella loggia, per ottenere influenza politica e denaro dalla Romania. Il grande maestro di Propaganda
Due aveva altre intenzioni: fare affari in Romania, attraverso una grande catena di negozi.
Colui che aveva presentato Burtica a Gelli fu Francesco Pazienza, luogotenente del Gran Maestro. E le fece
una proposta allettante. "Il piano era di lanciare un fondo di investimento in Vietnam, con il coinvolgimento del governo degli Stati Uniti.
"Peccato non approfittarne," mi disse Pazienza. Mi hanno chiesto servizi per la causa in cambio, ma volevo
dormire tranquillo." Pazienza era un ex agente dei servizi segreti italiani. Uno dei suoi amici più stretti,
Michael Ledeen (oggi teorico del neoconservatorismo americano), fu, negli anni '80, consulente per i servizi
di intelligence militare SISMI Italiano. Successivamente, Ledeen lavorò anche per la Casa Bianca."

In Italia, i massoni mi dissero chi erano i massoni rumeni: mi parlarono di Adrian Nastase, Victor Athanasie Stanculescu, Petre Roman", dice Cornel Burtica. Approfondisce il mistero che circonda i suoi interlocutori nella Penisola: "I massoni d'Italia erano legati al Vaticano e all'Opus Dei."
Appassionato di Massoneria e delle storie dei Cavalieri Templari, Burtica non partecipò al primo incontro di questo tipo.
"Nel 1990, un rappresentante della Massoneria nei Paesi Bassi propose che prendessi il controllo della loggia in Romania, e mi tenne una lezione per un'intera notte. Chiesi: "Non mi sposerai se rompo il mio giuramento?" "No, signore!" rispose.

Personaggi
LICIO GELLI. Gran Maestro della Propaganda Due (P2), la fazione clandestina della Loggia Orientale d'Italia. P2 fu vietato dopo la sua scoperta nel 1981. Gelli è stato coinvolto in numerosi scandali, dalla frode della banca vaticana (Banca Ambrosiano) ai piani per instaurare un governo parallelo in Italia.
Collegato a personaggi e organizzazioni influenti, da Silvio Berlusconi (che faceva parte del P2) alle mafie italiane, ai servizi segreti e agli importanti uomini d'affari. Fu arrestato in Francia, dove si era rifugiato nel 1998. Era con la sua amante, una rumena. Nel giardino della villa di Arezzo sono stati trovati sepolti 170 chilogrammi di lingotti d'oro. Gelli fu successivamente rilasciato. Ha 87 anni.
FRANCESCO PAZIENZA. Ex ufficiale dei servizi di intelligence militare SISMI in Italia, membro del P2. Fu giudicato colpevole di aver protetto membri dell'organizzazione di destra Ordine Nuovo, che pianificò l'attentato di Bologna (nel 1980), che causò 85 morti.
EDUARDO EMILIO MASSERA. Soldato argentino, membro del gruppo ufficiali che rimosse Isabel Martinez de Perón dal potere nel 1976. Massera guidò poi la giunta militare a capo dell'Argentina. La sua appartenenza a Propaganda Due fu rivelata nei primi anni '80. Condannato all'ergastolo per tortura e altre violazioni dei diritti umani, fu graziato nel 1990.
ȘTEFAN ANDREI"
Ceausescu fece affari con loro"
Stefan Andrei, un altro ex caro amico di Ceausescu, raccontò a EVZ alcune scene del rapporto tra il regime comunista in Romania e Licio Gelli.
EVZ: Che affari ha fatto Licio Gelli in Romania?
Stefan Andrei: No, no, allora non rispondevo. Abbiamo venduto molti capi in Italia, dove mettono il marchio, se non questo cappotto....
Tuo e di Licio Gelli?
Sì, beh, quello con la P2, ridiamo di chi dice, oh, che Ceausescu era in P2.
Aveva delle relazioni, si conosceva.
Mai, sì, mai. Incontrò uno dei suoi uomini, Eduardo Massera, uno di quei cospiratori che uccisero in Argentina, che faceva parte di quel trio militare quando presero il potere. Massera era di Bucarest.
"L'organizzazione aveva denaro nero in Austria"
E come ha fatto a conoscere Gelli?
Non lo so.
Ma sai, quando è stato arrestato, era con una donna rumena.

No, ma no, non ci mettiamo in queste cose. Ceausescu era così testardo riguardo alla sua indipendenza che la sua unica dipendenza era quella dell'insulina, quando dovette essere sottoposto a un'iniezione ed entrò nella categoria insulino-dipendente.
Ma, entrare in un'organizzazione con P2, con...
Dipendeva anche dal culto della personalità.
Non accetta una cosa del genere, dipendere da qualcuno. Si sapeva che questa organizzazione possedeva anche denaro nero, tramite l'Austria. E lui ha detto: "Non puoi farlo, non ci coinvolgiamo, perché lui lo scopre. Litigano anche tra loro, sono agenti mascherati, qui facciamo un
compromesso.
Affari con i rumeni prima e dopo l'89.
Licio Gelli e P2 ebbero legami duraturi con il regime comunista in Romania, Ceausescu era sospettato, senza mai poter confermare, di far parte di questa loggia massonica.
Nicolae Plesita, ex capo della Securitate, ha dichiarato che Gelli era coinvolto anche nel commercio di armi prodotte in Romania. Secondo ufficiali del SRI intervistati da EVZ nel 1998, stretti collaboratori di Gelli erano anche coinvolti nell'operazione di contrabbando di carburante in Jugoslavia, nota come "Jimbolia".
Successivamente, EVZ ha anche rivelato che l'avvocato di Gelli, Giangiorgio Spiess, che finanziò la prima attività di Silvio Berlusconi negli anni '70, era anche socio di Cristian Burci e Dumitru Crestin.
Verso la fine del ventesimo secolo, il francese Pierre Carpit lanciò una notizia sensazionale: Nicolae Ceausescu, il tiranno in Romania, sarebbe stato un massone! La dichiarazione si basava sulle dichiarazioni e appunti di Licio Gelli, il famoso Venerabile della Loggia "Propaganda Due". Dopo che l'"odioso" fu fucilato nella
capitale dei Bessarabi (il luogo e l'ora dell'esecuzione sono molto simbolici), le informazioni di Carpit vengono acquisite dal russo Lolii Zamoiski e si diffondono nell'Europa orientale. Alcuni massoni lo negarono, altri no; e ci sono casi di autori, come Yves Stavrides, che dichiara che Nicolae Ceausescu voleva far parte della Massoneria perché aveva fame di uniformi, medaglie e cerimoniali. Le cose sono però più complicate e serie: Nicolae Ceausescu fu probabilmente iniziato nel 1966 e si rivelerà uno dei principali attori del comunismo nella penetrazione della Massoneria Universale. Solo il tradimento di Pacepa e lo scandalo della P2 si fermarono.
La partecipazione del leader rumeno alle strutture della Loggia P2 non è affatto casuale. Questa enorme officina dei massoni italiani si era trasformata in una forza formidabile di influenza e corruzione politica.
Ha riunito (oltre alla Massoneria) la Mafia, il Vaticano e il Terrorismo. Era stato finanziato e aiutato dall'ombra dal KGB.
Aveva diversi scopi: a) la distruzione della società civile italiana; b) compromettere l'idea massonica; c).
la divisione dell'Occidente e la divisione della NATO; d). Costruire una reteè super-efficiente nello spionaggio sovietico. In altre parole, la P2 fu un'azione grandiosa e sovversiva, una delle più spettacolari del ventesimo secolo.
Dal punto di vista professionale, gli specialisti del KGB meritano tutte le congratulazioni.

FONTE: masoneria-bolsevica.blogspot.com - GRANDE LOGGIA NAZIONALE - 30 luglio 2007 - altre fonti sono citate all'interno dell'articolo