| Nicolae Ceauşescu, Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Rumeno e Luigi Longo, Segretario Generale del Partito Comunista Italiano. (16-17 agosto 1967). fonte: IICCMER |
I rapporti tra la Securitate del regime di Ceaușescu e i neofascisti italiani (1980)
1. Il contesto geopolitico e operativo del 1980
L'anno 1980 ha segnato un momento di svolta nel periodo noto in Italia come "Anni di Piombo", caratterizzato da eversione politica e terrorismo di massa, il cui culmine drammatico è stata la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (oltre 85 morti, organizzata da gruppi neofascisti e reti occulte).
Per il regime comunista di Bucarest e il suo servizio di spionaggio estero (il DIE - Departamentul de Informații Externe, in seguito rinominato UM 0544), l'anno 1980 si collocava sotto il segno di una profonda riconfigurazione. La fuga del generale Ion Mihai Pacepa nel luglio 1978 aveva costretto la Securitate a riorganizzare le proprie reti in Occidente e a ricorrere sempre più spesso a intermediari esterni, reti eversive e mercenari per le operazioni clandestine.
Sebbene sul piano propagandistico il regime di Ceaușescu sfoggiasse una posizione strettamente antifascista, a livello operativo la Securitate ha praticato un cinico pragmatismo, incrociando la strada di gruppi e figure dell'estrema destra italiana.
2. Gli assi di contatto e le convergenze pragmatiche
A. Il canale Licio Gelli e la Loggia P2 (Propaganda Due)
Uno dei ponti di collegamento più solidi tra Bucarest e gli ambienti occulti di destra in Italia è stato rappresentato da Licio Gelli, Maestro Venerabile della loggia eversiva P2.
Il rapporto con il regime comunista: Gelli, ex militante fascista e collaboratore dei servizi clandestini, aveva accesso diretto ai vertici del regime di Ceaușescu. Ha intermediato affari economici, contratti industriali e operazioni finanziarie in valuta estera per lo Stato rumeno.
Il legame con l'eversione neofascista: Nel 1980, Gelli e la filiera della P2 hanno finanziato e protetto elementi del terrorismo di estrema destra italiano (come i gruppi NAR – Nuclei Armati Rivoluzionari e Avanguardia Nazionale). Attraverso questa rete sotterranea, gli interessi economici e di spionaggio della Securitate si sono sovrapposti indirettamente con quelli degli attori eversivi di estrema destra in Italia.
B. Il traffico di armi e le reti illegali di approvvigionamento
La Romania socialista era diventata tra gli anni '70 e '80 un importante fornitore di armi non tracciabili sul mercato nero internazionale (attraverso imprese di commercio estero controllate dalla Securitate, come la Romtehnica o la Dunărea).
Le armi e le munizioni del blocco orientale giungevano tramite intermediari sul mercato nero dell'Europa occidentale, frequentato regolarmente dai gruppi paramilitari italiani (sia di estrema sinistra che neofascisti).
I meccanismi bancari clandestini e i conti svizzeri utilizzati dalla Securitate per il riciclaggio di denaro presentavano chiare analogie con i conti usati dai leader dell'estrema destra italiana per finanziare le operazioni eversive.
C. L'esternalizzazione del terrorismo (La rete di Carlos "Il Sciacallo")
Intorno al 1980, la Securitate intensificò la campagna volta a mettere a tacere i dissidenti rumeni in esilio (giornalisti di Radio Free Europe, scrittori e oppositori in Francia, Germania Ovest e Italia).
La Securitate ingaggiò la rete internazionale guidata da Ilich Ramírez Sánchez (Carlos "Il Sciacallo").
Questa rete funzionava come un hub ideologico ibrido, collaborando sia con terroristi di sinistra che con mercenari ed estremisti di destra disposti a eseguire operazioni su commissione.
3. La matrice degli interessi della Securitate in Italia (1980)
Settore Obiettivo della Securitate Intersezione con i neofascisti italiani
Spionaggio politico Monitoraggio della diaspora e influenza sulla politica di Roma. Utilizzo delle reti occulte (Loggia P2) per accedere a informazioni governative italiane.
Logistica & Armi Ottenimento di valuta pregiata e contrabbando tecnologico. Fornitura di armi non tracciate sul mercato nero europeo.
Neutralizzazione esuli Eliminazione dei dissidenti anticomunisti rumeni in Europa. Reclutamento di mercenari ed estremisti dalle reti internazionali per attacchi su commissione.
Conclusione:
Nel 1980, i rapporti tra la Securitate di Ceaușescu e i neofascisti italiani non si basavano su un'alleanza ideologica, bensì sull'opportunismo operativo. La Securitate ha sfruttato le zone d'ombra della politica italiana, la Loggia P2 e i canali clandestini di armi e mercenari, usandoli come strumenti per lo spionaggio economico, la destabilizzazione indiretta e la persecuzione dell'opposizione in esilio.
Perché Ceaușescu evitava contatti diretti?
A differenza di altri servizi segreti del blocco sovietico (come la Stasi della Germania Est o la StB cecoslovacca, che in certi periodi offrirono supporto logistico o copertura diretta a latitanti italiani), la Securitate seguiva la regola della "plausibile smentibilità" (plausible deniability).
Politica estera d'immagine: Ceaușescu cercava di accreditarsi presso gli Stati Uniti, la Francia e l'Italia come un leader comunista "autonomo" da Mosca. Essere sorpreso a finanziare o armare direttamente i terroristi in Italia avrebbe distrutto le sue relazioni diplomatiche e i crediti finanziari con l'Occidente.
Pragmatismo cinico: Alla Securitate non interessava la causa ideologica dei terroristi italiani. L'obiettivo principale era ottenere valuta pregiata, tecnologia occidentale e neutralizzare l'opposizione rumena all'estero.
Come avveniva il contatto reale? (I tre livelli di intermediazione)
Se non c'erano contatti diretti "tavolo a tavolo", come arrivavano l'influenza, le armi e i soldi rumeni fino in Italia?
1. Il tramite di Carlos "Il Sciacallo"
Il punto di intersezione più vicino tra la Securitate e il terrorismo internazionale fu la rete di Ilich Ramírez Sánchez (Carlos).
La Securitate ingaggiò Carlos per compiere attentati mirati (come l'attacco alla sede di Radio Free Europe a Monaco o le aggressioni ai dissidenti a Parigi).
Carlos, per eseguire questi incarichi, attingeva a un "hub" di mercenari, estremisti europei e trafficanti che avevano collegamenti indiretti con elementi dell'eversione italiana. Ma il committente (Bucarest) e l'esecutore finale italiano non trattavano mai direttamente.
2. La triangolazione del traffico d'armi
Nelle covi delle Brigate Rosse come in quelli dei neofascisti, le forze dell'ordine italiane sequestrarono frequentemente armi e munizioni prodotte nei paesi del Patto di Varsavia (incluso il materiale bellico rumeno).
La Securitate vendeva enormi quantitativi di armi non tracciabili attraverso l'impresa statale clandestina Dunărea.
Gli acquirenti diretti della Securitate erano trafficanti arabi (spesso legati a fazioni palestinesi) o intermediari elvetici. Erano poi questi ultimi a rivendere il materiale sul mercato nero italiano ai gruppi eversivi.
3. Tolleranza e transito passivo
I servizi segreti rumeni erano perfettamente a conoscenza del fatto che alcuni latitanti ed eversivi italiani utilizzavano i paesi dell'Europa orientale come vie di transito o zone di copertura temporanea.
La postura della Securitate era di tolleranza d'osservazione: non arrestava né reclutava direttamente questi soggetti, ma li monitorava per capire se potessero essere utili come moneta di scambio informativa o per operazioni future.
In sintesi:
La Securitate non ha mai trattato i terroristi italiani come "alleati", ma come pedine inconsapevoli di un mercato nero fatto di armi, valuta e depistaggi in cui la Romania incassava denaro e influenza senza mai sporcarsi le mani direttamente.
Negli archivi del CNSAS (Consiliul Național pentru Studierea Arhivelor Securității) a Bucarest sono depositati i fascicoli della D.I.E. (Departamentul de Informații Externe, la Direzione per lo Spionaggio Estero). Da questi documenti emerge una rete articolata in Italia, ma la reale identità delle persone si divide in tre diverse categorie:
1. I "Grandi Contatti" e Agenti d'Influenza (Nomi Reali Noti)
A livello apicale, la Securitate non reclutava personaggi di spicco come classiche "spie da campo", bensì li schedava e gestiva come "relazioni speciali" o agenti d'influenza (surse de influență). I loro nomi reali figurano chiaramente nei dossier:
Licio Gelli: Schedato nei fascicoli DIE sia come intermediario d'affari sia come risorsa politica per penetrare le istituzioni italiane.
Giancarlo Elia Valori: Importante manager e figura di raccordo della finanza e della diplomazia parallela italiana, accreditato presso Bucarest ed entrato in stretto contatto con i vertici del regime e dei servizi rumeni per decenni.
Uomini d'affari e intermediari di commercio estero: Imprenditori italiani che lavoravano con le società di facciata della Securitate (come Dunărea o Romtehnica) per l'import/export di merci, tecnologia e armi. Molti di loro accettavano di scambiare informazioni riservate sul mercato o sulla politica italiana in cambio di licenze commerciali vantaggiose in Romania.
2. Gli Informatori e le Spie Operative (Coperti da Nome Conspirativo)
Per gli agenti reclutati "in loco" in Italia (cittadini italiani o rumeni residenti in Italia), la Securitate utilizzava nomi di copertura (nume conspirative). Tra i fascicoli della Rezidența Roma e Rezidența Milano (le stazioni periferiche della Securitate presso l'Ambasciata e i Consolati) figurano nomi in codice come:
"MARIO", "SANTINI", "DANTE", "VALENTIN": Pseudonimi usati nei rapporti operativi per coprire giornalisti italiani, dipendenti pubblici, sindacalisti o lavoratori portuali (specialmente a Genova e Trieste, snodi chiave per il traffico marittimo e di armi).
Per risalire al nome e cognome reale di questi informatori, gli storici del CNSAS devono trovare il cosiddetto Fascicolo di Raccordo (Dosar de Cartotecă), che associa lo pseudonimo alla vera identità anagrafica. Un processo lento e non sempre possibile.
3. Gli Italiani della Diaspora e gli "Infiltrati"
Una terza categoria era composta da cittadini rumeni inviati in Italia come rifugiati o diplomatici, ma che in realtà erano agenti coperti. Tra i casi emersi dopo la caduta del regime:
Infiltrati nella comunità degli esuli: Agenti inviati a Roma e Milano per spiare la diaspora anticomunista, la Chiesa Greco-Cattolica rumena in esilio e i collaboratori di Radio Free Europe.
Reclutati per ricatto (Chantage): Italiani che viaggiavano in Romania per motivi di lavoro o turismo e venivano incastrati dalla Securitate (spesso tramite trappole sentimentali o accuse di cambio illegale di valuta) e poi costretti a firmare un impegno di collaborazione una volta rientrati in Italia.
Per quale motivo molti nomi restano ancora incogniti?
Il "Falò" del 1989: Durante la rivoluzione del dicembre 1989 e nei mesi successivi, gli ufficiali della Securitate distrussero o nascosero migliaia di schede della rete estera per evitare ripercussioni personali.
La fuga di Pacepa (1978): Quando il generale Ion Mihai Pacepa (numero due dello spionaggio estero) fuggì negli USA, la Securitate bruciò o "congelò" gran parte della rete di agenti in Italia per timore che Pacepa li avesse già denunciati alla CIA e all'intelligence italiana.
Mancanza di una "Legge di Lustrazione" in Italia: A differenza della Romania, l'Italia non ha mai aperto procedure giudiarie o pubbliche per smascherare i propri cittadini che avevano spiato per conto dei paesi del Patto di Varsavia, lasciando la questione confinata alla ricerca storica d'archivio.
Come approfondire sui documenti originali:
Se si cercano elenchi o dossier decodificati di specifici agenti nell'area italiana, le pubblicazioni di riferimento sono i volumi storiografici basati sugli archivi CNSAS pubblicati dagli storici Mădălin Hodor, Liviu Tofan o dal saggio di Stefano Santoro ("Italia e Romania nel Novecento").
Come fonte consiglio questo articolo molto recente:
Dan Andronic:"Ceaușescu e l'ombra di Propaganda Due. Affari, Massoneria e i misteri di Licio Gelli"
9 luglio 2026
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