lunedì 14 settembre 2026

Un "puzzle" di orrori storici sul caso Moro

 


Sono riuscito a trovare il libro di Giovanni Fasanella "Il puzzle Moro" e sono quasi a metà con la lettura. Butto giù delle impressioni. All'inizio sembra un testo scritto da una persona competente, onesta (si spera), con esperienza vissuta nella sinistra, che cerca di trovare una soluzione al terrorismo italiano andando a cercarne i mandanti. L'intento è questo ed è legittimo che un giornalista esperto provi a trovare un suo percorso. 

Ma dove può arrivare questo percorso? Se butto giù qualcosa è perché un'idea comincio a farmela. Va dalla parte opposta rispetto alla soluzione, pur avendo Fasanella delle ottime intuizioni, del resto ritrovo fatti e persone che conosco nei dettagli. Per me leggerlo è un arricchimento, non c'è dubbio. Ma al lettore medio cosa può giungere? A lui arriva quella soluzione errata che l'Autore intende cercare fin dall'inizio, attraverso l'individuazione di un unico filo logico, con una certa fretta e senza allargare bene gli orizzonti documentali. Sembra vengano utilizzati dei carteggi soltanto in funzione di quel percorso. E' un'impostazione che non condivido. Ripeto il concetto: Il puzzle Moro non è una completa falsificazione della realtà, almeno nella prima parte. Allora su cosa è fuorviante? Sicuramente sul fatto che l'Autore si affida a delle basi geopolitiche che lo confondono. Ad esempio, secondo lui la Gran Bretagna fu il principale mandante del terrorismo italiano, o almeno del caso Moro, per motivi strategici. E viceversa l'avversario, ovvero le aziende pubbliche italiane, la DC e Gheddafi, sembrano essere il punto di vista da cui il giudizio dell'Autore viene espresso. Appunto, è proprio Gheddafi l'elemento da cui avrebbe dovuto partire. E da qui l'inchiesta di Fasanella avrebbe certamente preso un'altra direzione, che non sto certo a suggerirgli. 

Se le novità di questo libro dovevano essere i documenti del servizio segreto britannico, dato che mi paiono prevalenti rispetto alle altre citazioni più che altro di saggi o libri di altri autori, allora sarebbe stato più corretto adottare un punto di vista più equilibrato, non certamente quello di un italiano convinto che la sua nazione sia stata aggredita da nemici esterni, compresi gli USA e il Patto di Varsavia, con quest'ultimo che su certi aspetti non manca. Ad esempio ritrovo quasi tutte le notizie che conoscevo riguardo alle confessioni di Jan Sejna. Per questo dico che è un libro che si può leggere, ma è adatto a un pubblico colto e informato sui fatti, non al lettore comune. Perché il rischio è che arrivi un messaggio di vittimismo italiano, che non è proprio un sentimento condivisibile a mio parere. 

Sono arrivato alla strage di via Fani, ma devo un attimo fermarmi per annotare alcune situazioni che vanno precisate, prima di procedere con l'ultima parte. 

Il punto centrale di questo libro è che la Democrazia Cristiana fu vittima di un complotto attuato soprattutto dall'Inghilterra e dai Paesi NATO per interrompere un percorso democratico che era stato avviato in Italia dal secondo dopoguerra e doveva portare il Partito Comunista a diventare un partito riformista e di governo. Ammesso che sia vero tutto ciò, ma come si può utilizzare Antonio Padellaro quale prova che la DC fosse ingiustamente attaccata nel 1978? Ma scusate, chi è quell'Antonio Padellaro che firmò il docufilm "Forza Italia!" insieme a Carlo Rossella, Marco Tullio Giordana e Marco Bocca, con regia di Roberto Faenza? Non si tratta della stessa persona? A me sembra di sì. E non era un film che prendeva di mira Moro, Leone e tanti altri leader democristiani di quel periodo? E' vero che nella vita si può cambiare idea, ma fare di Padellaro l'avvocato difensore della politica democristiana mi pare assurdo. Questo mette veramente il dubbio che o il lavoro è stato costruito male, oppure lo si vuole costruire deliberatamente così per ragioni di convenienza politica. Ma poi la storia non si scrive 50 anni dopo, si fa con i testi scritti all'epoca, Fasanella dove ha trovato questo metodo di lavoro? 

Qui bisogna fare una distinzione: una cosa era la politica estera italiana e di Aldo Moro, secondo me contestabile ma non è qui che ne parlerò, un'altra cosa l'atto terroristico delle Brigate Rosse. Puoi condurre un politica discutibile ma non per questo devi essere ucciso, e non è per aver contestato Moro che si diventa suoi assassini, altrimenti Eugenio Scalfari avrebbe passato molti anni in galera. 

Ora, i documenti inglesi suggeriscono all'autore che il mandante del Caso Moro vada trovato nella politica internazionale. Potrebbe essere vero, tuttavia il testo di Ennio Di Nolfo da lui citato non è uno schedario di polizia, pertanto partire lancia in resta contro Campbell o chi per lui a me è parso fuori luogo. Perché ancora del terrorismo arabo non ho letto una sola riga. E Carlos lo sciacallo? Era una persona perbene? A me pare di dedurre che lo scopo del libro sia santificare la politica italiana fatta a beneficio dell'ENI con partner libici e arabi. Avrò capito bene? Non lo so. Spero che Fasanella stia spiegando nelle sue conferenze in che modo il patto Italia-Libia fu un atto politico da premio Nobel.

Detto ciò alcuni elementi positivi nel testo io li vedo. Ad esempio, l'Autore è molto esperto quando deve spiegare le alleanze all'interno dell'estremismo di sinistra. E' molto interessante la descrizione del gruppo di Simioni come una setta, anche perché ricorda molto il nucleo pangermanista del terrorismo altoatesino. Da approfondire pure l'incontro tra Valerio Morucci, indicato come falso brigatista, e Agnelli della Fiat. I documenti inglesi dimostrano che probabilmente sul Caso Moro c'erano interessi occidentali da salvaguardare. Certe cellule brigatiste erano probabilmente infiltrate dalla CIA. Ma tutte queste manovre vanno inserite nel quadro generale del terrorismo internazionale. E' quello il campo su cui indagare, non certo il manuale del Di Nolfo. 

E invece devo annotare altri errori presenti nel testo di Fasanella. 

La questione Lodo Moro. Tanti ne parlano sui giornali negli ultimi anni, ma non si capisce quale ne sia il giudizio, se positivo o negativo. Fasanella qui forse lo ha capito che non si tratta di un patto da glorificare, soprattutto quando lo collega al Lodo Mitterrand che salvava i brigatisti italiani esuli in Francia. Ancor più evidente sarebbe l'errore politico della sinistra democristiana se si andasse a verificare cosa accadeva nella Germania Est o in Ungheria prima della caduta del muro. Il servizio di sicurezza dei Paesi socialisti faceva esattamente la stessa cosa: regalava ai terroristi l'impunità a patto che non compissero attentati sul loro territorio. E non si limitavano a questo perché si creava uno scambio di collaborazione: tu fai questo per me, io faccio una spiata per te. E difatti i terroristi nei Paesi del Patto di Varsavia potevano anche trovare rifugio, anche se poi la centrale di addestramento si spostò nello Yemen comunista, in Libia e in Libano. E non stiamo forse parlando dello stesso tipo di relazione che si era creata tra SISMI italiano e terrorismo arabo?

Ma c'è un altro problema che riguarda il Lodo Moro. Perché poi gli attentati, lo dicono le statistiche, si verificavano soprattutto nelle nazioni del Patto Atlantico, perciò l'efficacia di questo lodo in Italia era praticamente nulla. Del resto, è risaputo che il terrorismo arabo era inscindibile da quello di altri gruppi come RAF, terrorismo giapponese e neofascismo. Era molto semplice promettere di non compiere attentati in Italia lasciando lo stesso compito ad altri gruppi guidati dalle stesse organizzazioni. Ma se l'Autore non vede la centrale libica di Gheddafi questo non lo potrà mai capire. L'unica che ne parlava, all'epoca, era Claire Sterling. Apprendo nel libro che il giudice Priore ordinò una perquisizione dell'abitazione di questa giornalista, scoprendo incredibilmente il memoriale di Jan Sejna. E peccato che le stesse memorie Jan Sejna le avesse pubblicate su un giornale svizzero negli stessi anni! E in un articolo proprio a firma di Ledeen, che secondo Priore sarebbe stato il depositario di questi enormi segreti. Quelli e anche altri che in Italia non sono mai usciti. Mi auguro a questo punto che il giudice Priore, che per fortuna ormai dovrebbe essere in pensione, non venga a perquisire pure casa mia, perché dichiaro fin da ora che ho nel mio hard disk altre dichiarazioni di Sejna mai pubblicate in Italia ma liberamente fruibili all'estero, ad esempio il suo libro: Vi seppelliremo, nel quale l'ex gerarca cecoslovacco affermava che il KGB usava Montecatini e Fiat per girare tangenti al PCI.

Ora vengo alla questione covo di via Montalcini del Caso Moro. Qui il libro diventa un'indagine di controspionaggio che passa dal manuale del Di Nolfo a una selva di nomi, piste investigative di difficile comprensione. E' evidente che Fasanella intenda farsi intanto portavoce dell'ultima Commissione Moro. Inoltre. che insieme alla politica italiana voglia andare a scovare quel mandante inglese o francese di cui parla dall'inizio del testo. Dunque, iniziamo col dire che se si sta indagando su un delitto politico la sede più opportuna per l'individuazione del responsabile non sarebbe certo il Parlamento. Sarebbe troppo comodo scaricare le responsabilità su servizi segreti stranieri piuttosto che su quelli italiani o sulla stessa politica che li guidava nella prima repubblica. Tutti i parlamentari, i gruppi politici attuali hanno amici o simpatie nei partiti della prima repubblica. Che credibilità può avere un'indagine di questo genere? Ma pure volendo seguire questo lavoro come il più attendibile, che senso ha mettersi a indagare su tutti i condòmini di via Massimi 91, dove sembra vi fosse il vero covo delle Brigate Rosse con la prigione di Aldo Moro, se lo stesso lavoro non è mai stato svolto sui palazzi di via Fani e via Stresa, luoghi della strage del 16 marzo 1978? e nemmeno su altri covi brigatisti si è indagato così tanto, ad esempio su quella via Montalcini, che viene scartata. Pare che in quella zona vi fossero molti appartamenti affittati dal SISMI e dal SISDE italiano, lo stesso dicasi per via Gradoli. E quindi perché proprio via Massimi e le altre vie no?

Un altro grave errore lo si trova quando si legge della centrale Hyperion di Parigi. Fasanella qui svolge un'indagine molto dettagliata e interessante, in ogni caso utile per gli addetti ai lavori come me. Tuttavia, non è vero che il pentito Roberto Buzzatti identificò Pietro Musumeci del SISMI quale frequentatore del capo brigatista Giovanni Senzani, infatti a leggere bene il testo si capisce che Buzzatti fornì soltanto l'identikit e a identificare in quel ritratto fisico e biografico Musumeci furono altre persone. Sono le stesse notizie rivelate sotto giuramento da Buzzatti al processo Peci. Qui Buzzatti parlò di un certo Santini legato sia al KGB sia al SISMI, un uomo brizzolato con occhiali, eccetera. Questo Santini sapeva tutto sulla strage di Bologna. E' evidente che si tratti di Alceste Santini, ex spia cecoslovacca, presente anche nell'archivio Mitrokhin e che pare avesse rapporti di intelligence pure con i rumeni, ed è in quest'ultima nazione che Santini potrebbe aver ricavato le informazioni sulla strage di Bologna, visto il forte indirizzo che sulla P2 veniva impresso dalla Securitate rumena. 

Ma Santini era un giornalista dell'Unità come Fasanella. E allora anche qui il dubbio che l'Autore non voglia accorgersi di certe notizie ci sorge spontaneo.

Pensavo che mi mancasse ancora molto per finire di leggere questo "puzzle Moro" e invece no, mi mancava soltanto l'ultimo capitolo. Ho letto la versione ebook dove le note sono state lasciate tutte a fine testo, ecco perché credevo mi mancasse ancora parecchio. 

Il libro di Giovanni Fasanella chiude in bellezza con due castronerie grosse come una casa, facilmente dimostrabili senza timore di querele temerarie. Castroneria numero uno, che poi è sempre la solita: Aldo Moro fu ucciso per proteggere i segreti della NATO. Segreti? Di pulcinella, forse. Ma quali segreti aveva ancora nel 1978 la NATO in Italia? Nessuno e lo potete scoprire guardando le fotografie con tutti i documenti originali rubati dall'STB cecoslovacco. La strategica base USA di Aviano era un libro aperto per i russi. Ci sono documenti che risalgono al 1970. Ma non solo. Il Patto di Varsavia aveva ottenuto dal suo nutrito gruppo di informatori una marea di informazioni fin dalla metà degli anni Sessanta, sia dalla Securitate con la rete Caraman, sia dalla Cecoslovacchia dalla rete di Michele Tito. Chi consapevole, chi no, molti giornalisti, impiegati, politici, in Italia avevano scelto da che parte stare. Dall'altra parte. Poi che fosse giusto o no, ci potete organizzare, qui sì, una commissione parlamentare. 

Quindi se Moro fu rapito e ucciso ciò non avvenne certamente per proteggere qualcosa che avesse a che fare con la NATO ma semmai fu rapito a scopo di ricatto da persone del SISMI che lui conosceva e di cui si fidava. Semmai. 

Castroneria numero due. 

Il rapimento Moro sarebbe stato il trionfo delle Brigate Rosse, le quali secondo l'Autore avrebbero da quel momento acquisito consensi nelle fabbriche e tra la gente.

Falso. Lo dicono gli articoli di Walter Tobagi, in primis, e persino i filmati dell'epoca che mostrano come ai cortei c'erano tantissimi operai delle fabbriche. Lo scriveva Giorgio Bocca nel suo libro "Il terrorismo italiano", affermando che quei terroristi erano totalmente fuori dal contesto delle proteste dell'epoca e lo affermava anche un libro del giugno 1977 "Mai più senza fucile", di Alessandro Silj, esperto di movimenti di sinistra. Non ci fu alcuna apoteosi del brigatismo, è vero soltanto che da quel momento aumentarono gli attentati e gli omicidi e che fu prodotto da quelle organizzazioni uno sforzo "bellico" senza precedenti.

Infine, andrebbe approfondito un altro tema. Secondo Fasanella, Cossiga avrebbe costruito una grande menzogna insieme ai due brigatisti che si rifugiarono a casa della figlia di Giorgio Conforto: Morucci e Faranda. Questa strategia, ma non ho nemmeno capito bene Cossiga in che misura c'entrasse, forse per aver promulgato la legge sui pentiti, avrebbe consentito al generale Dalla Chiesa di acquisire un elenco di oltre 90 nomi di brigatisti da "bruciare" e arrestare, in modo tale da poter salvare i mandanti. Dalla Chiesa avrebbe fatto prelevare dopo la strage di via Fracchia a Genova alcune pagine del memoriale Moro su Gladio per farle sparire, se ho capito bene. La bugia sarebbe stata svelata dall'ultima Commissione Moro nel 2017, la Fioroni (tra l'altro Fasanella dimentica di precisare che Fioroni, Carlo si chiamava, fu pure il primo pentito dei brigatisti). 

Pure questa storia è molto dubbia. Sicuramente Cossiga prima di morire una parte della verità l'aveva detta in un documentario andato in onda in Svizzera sulla tv di lingua italiana. Era il 2007. Già da allora Cossiga rivelò che la morte di Aldo Moro fu il risultato di una scelta strategica fredda nel corso di un'operazione di controspionaggio gestita dagli Stati Uniti. Il consulente cubano-statunitense Steve Pieczenik, anche lui intervistato dagli svizzeri nello stesso filmato, affermò che quando lui fu chiamato in Italia il fronte della fermezza era già stato ideato e che lo considerava un grave errore, perché bisognava fingere di trattare e nel frattempo agire con i servizi segreti (ma che in Italia perseguivano altri interessi evidentemente). Strategia che ho scritto anch'io nella mia "Indagine possibile" fosse la migliore. Gli Usa avrebbero voluto incolpare le Bierre della morte del presidente Moro attraverso una strategia psicologica, spingere i brigatisti verso un bivio: o liberare il prigioniero da vivo senza trattativa oppure ucciderlo per loro scelta. Fu sicuramente una strategia spregiudicata tipica della guerra fredda. E su questo si dovrebbe ancora indagare, ad esempio su quanto potesse influire il doppiogioco dei capi della Loggia P2, i quali facevano credere agli Usa di lavorare per loro andando poi a spifferare tutto a Mosca. 

Altro da dire sul libro di Fasanella, che dovrebbe essere un saggio ma è zeppo di errori, direi che proprio non c'è.

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