Scopriamo con grande stupore grazie a una ricerca fatta su Google che l’Aeronautica Militare ha ceduto un complesso di tunnel militari del Monte Conero all’Ente Parco del Conero. Nemmeno il tempo di liberarli dal segreto militare che è già stato deciso di far nascere in quel sito militare dismesso un "rifugio” per chirotteri, ovvero quelli che sono detti comunemente pipistrelli.
Il tutto è avvenuto il 13 maggio 2026 in un incontro di cui troviamo traccia nella pagina web dell’Agenzie del Demanio e poi, con un po’ di approfondimento in più, sul Corriere del Conero, che è una testata giornalistica online - da quanto leggiamo in calce alle pagine - ma certamente non è il quotidiano più letto delle Marche, e nemmeno della città di Ancona.
La consegna è avvenuta - stando anche alla foto divulgata da questo giornale, la quale ci mostra un tavolo con una serie di uomini in divisa seduti davanti a un fotografo - “presso la sede di Loreto dell’Aeronautica Militare – Centro di Formazione Aviation English”. Apprendiamo inoltre che la cessione (la parola esatta che usano è “iniziativa”) è stata “fortemente voluta dal Colonnello Marco Attanasio”, comandante di quella sede militare, nonché “Comandante del Presidio Aeronautico di Ancona ed ex consegnatario dell’area in dismissione (in concessione dal 1999);”
Altre personalità presenti sarebbero state quel giorno le seguenti: “il dottor Pierpaolo Russo, direttore dell’Agenzia del Demanio-Direzione Regionale Marche; il ten. col. Andrea Pulli, capo Ufficio Demanio e Patrimonio del Primo Reparto Genio dell’Aeronautica Militare e Luigi Conte, presidente dell’Ente Parco Regionale del Conero.”
Non mi pare di aver letto nomi di organi di stampa, né locale né nazionale. Che sia forse stato giudicato un atto formale di scarsa importanza questo passaggio di un sito coperto dal segreto di stato a un Ente pubblico democratico al servizio dei cittadini? Ma è veramente libero da segreti il Parco del Conero? Ne abbiamo spesso dubitato, e certamente questo ulteriore capitolo della faccenda “Conero” non agevola un chiarimento dei ruoli e delle responsabilità di quanto avvenuto in guerra fredda.
E perché, sì, qualcosa in questa zona militare è avvenuto e continua ad avvenire. Dalla descrizione dell’area che sarebbe stata ceduta, la citazione di un “Rudere di manufatto privo di copertura di circa mq 60” ci fa ritenere che si tratti del bunker che fu ripreso dapprima da Marco Berry di Mistero (con cui lo scrivente collaborò nel 2012 per preparare la puntata del programma Mistero), anche se in questo caso soltanto all’esterno, e poi dal videomaker Matteo Montesi, il quale si addentrò nelle gallerie con una videocamera e fu denunciato proprio dal centro che oggi cede questa struttura, ovvero l’Aviation english, con tanto di rimozione del video stesso da Youtube; era l’ottobre del 2014.
Come tutti sanno avevamo già scaricato quel video al momento della rimozione e abbiamo avuto modo di studiarlo e farlo analizzare dagli esperti di ingegneria militare e di guerra fredda.
I dubbi sono davvero tanti. Provo a mettere ordine nella mia mente fra ciò che mi lascia sgomento.
Punto primo: il Corriere del Conero a un certo punto scrive: “Il Parco Regionale del Conero assume la gestione dell’intero compendio demaniale garantendo una gestione unitaria, coerente e funzionale agli obiettivi istituzionali dell’Ente sollevando il Ministero della Difesa e l’Agenzia del Demanio da ogni responsabilità derivante dall’uso dello stesso e assumendo gli oneri della manutenzione ordinaria e straordinaria e la sua vigilanza.” E’ evidente che ci troviamo di fronte a un rimpallo di proprietà e di responsabilità. Si parla di vigilanza, che proseguirà ma spetterà all’Ente Parco del Conero. E’ un fatto rilevante, di interesse pubblico, eppure non viene invitata la stampa, o se viene invitata diserta l’evento non pubblicando assolutamente nulla.
Punto secondo. Viene deciso senza un minimo di studio dell’area militare dal punto di vista storico-artistico-architettonico di farne un “rifugio” per una specie protetta: ci andranno ad abitare i pipistrelli, che nell’immaginario collettivo, nella letteratura specialmente, hanno spesso fatto da contorno a fantasmi e storie macabre alla Edgar Allan Poe. Magari è un’immagine negativa sbagliata, per carità. Certo è che questi poveri uccelli, senza che qualcuno (gli storici come me intendo) abbia la possibilità di accertare in quale stato versa la struttura (che dovrebbe avere ormai più di settant’anni essendo stata costruita intorno al 1954), vi verranno gettati dentro per riprodursi. Eppure nel video di Montesi si vedevano porte e ferrivecchi arrugginiti, scale di ferro pericolanti, uccelli morti lungo i tunnel, tutti elementi che non lasciavano pensare a un luogo ameno per la riproduzione di una specie protetta.
In più, punto terzo, c’è il mistero delle docce. Se i tunnel sono quelli del video di Montesi, e fino a prova contraria riteniamo siano quelli, il bunker era costellato di stanze con delle strane docce. L’intelligenza artificiale, nelle numerose verifiche che avevamo svolto, ci suggeriva che quasi certamente quelle erano docce adibite alla decontaminazione nucleare. Furono utilizzate oppure no? Ce lo chiedevamo in continuazione. La storia del Parco del Conero poteva e doveva, in caso di conferma, finire qui. Perché se le radiazioni ci sono state è certo che ci sarebbero ancora oggi. E non siamo certo noi per la prima volta a lanciare questa terribile ipotesi, perché le voci sulla presenza di armi nucleari nel Conero partono da molto lontano e le abbiamo ripercorse nelle numerose pagine del libro: “La porta dell’ade sul Conero” (ma pure i radar cui farebbe pensare il nome che troviamo nell’articolo del Corriere del Conero, ossia “Ponte Radio 1122”, innocui non sono).
Aspettavamo di poter fare dei rilievi e dare conferme. Ma non solo. Si intravedevano scritte a vernice rossa che parevano - per certi riccioli di alcune lettere - assai simili a quelle che le Brigate Rosse lasciarono nel 1979 nella sede democristiana. Sapevamo del viaggio di Mario Moretti, capo delle Bierre di seconda generazione, dal Conero al Libano per rifornirsi di armi e di un possibile “patto” di silenzio stipulato con il SISMI. I sospetti come si vede non erano certo casuali e buttati lì per ottenere qualche click. La storia d’Italia passa per il Conero. Avevamo inviato email con la pec, chiesto notizie ad amici dell’ambiente militare ed eravamo pronti a scrivere la storia di questo bunker.
A questo punto cosa succede? dobbiamo rinunciare a conoscere la verità?
C’è un passaggio dell’articolo del Corriere del Conero che non ci piace per niente. E’ questo: “Il sito resterà interdetto alla fruizione dei visitatori del parco essendo l’accesso consentito al solo personale scientifico deputato al monitoraggio ma verrà valorizzato attraverso l’apposizione di cartellonistica informativa dedicata che illustrerà le caratteristiche dei chirotteri, unici mammiferi in natura in grado di volare ed il lavoro di tutela che il Parco del Conero sta portando avanti”. Ma come il sito “resterà interdetto alla fruizione dei visitatori”?!? Non si fa in tempo a liberare dal segreto di stato una zona militare che un altro ente ci mette un altro segreto? E cos’è che ci spiegano? Le caratteristiche dei chirotteri? E la storia dei tunnel?
Io mi sento preso per i fondelli, scusate. Non so voi lettori. Ma allora avevamo ragione a dubitare del Parco del Conero, che potesse cioè essere volente o nolente un’ottima copertura per le attività militari. Anche perché chi conosce la storia del video di Montesi sa che la vicenda giudiziaria, finita con un nulla di fatto, cioè Montesi & C. non erano responsabili di alcun reato a quanto sembra, potrebbe essere sorta per la vicinanza tra questi benedetti tunnel e la zona del Terzo Dai, un reparto dell’intelligence militare italiana tuttora attivo sulla vetta del monte. Vicinanza o addirittura connessione diretta tra le due parti. Insomma, la cessione da parte dei militari di questa struttura ci lascia davvero parecchio perplessi, anche perché dopo 70 anni il segreto militare era decaduto per legge e avevamo il legittimo diritto di pretendere la divulgazione ufficiale della storia di queste zone militari.
In tutta Italia le zone della guerra fredda stanno diventando musei e percorsi storici e artistici. Soltanto sul Conero un bunker arrugginito diventa senza alcun dibattito pubblico “rifugio” per delle specie faunistiche protette. Da non credere.

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