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lunedì 2 novembre 2026

Il ruolo di Henri Curiel nel rapimento Moro

Henri Curiel jeune étudiant
Autore: Egnaruas
DOMANDA
VORREI UN'ANALISI GENERALE DEL CONTENUTO DEL DOSSIER 10090 DELL’ARCHIVIO DEI SERVIZI SEGRETI DI PRAGA, FOCALIZZANDO L'ATTENZIONE SU HENRI CURIEL E I SUOI EVENTUALI CONTATTI CON L'ITALIA, SE LI AVEVA, E COL TERRORISMO INTERNAZIONALE.

RISPOSTA
La mia valutazione è che queste sei cartelle contengano elementi concreti sui collegamenti italiani della rete di Henri Curiel e segnalazioni importanti sul suo sostegno ad attività armate. Non dimostrano, però, che Curiel dirigesse il terrorismo italiano o una struttura unitaria del terrorismo internazionale. Il documento più significativo è quello che segnala un istruttore italiano in un corso organizzato dalla sua rete in Algeria nel 1967, definito espressamente di sabotaggio e terrorismo.

Per rendere controllabile l’analisi, indico le pagine dei PDF originali, comprese quelle bianche nella numerazione.

Occorre anzitutto capire che cosa stiamo leggendo. Il materiale ruota soprattutto attorno a Claude Belmas, fonte «LINA», e ai suoi rapporti con l’intelligence cecoslovacca. Curiel viene osservato attraverso questo ambiente: non disponiamo del suo archivio personale né di una ricostruzione completa della sua organizzazione.

Inoltre, diverse informazioni passano attraverso intermediari. Una notizia riferita da Riguet a LINA e poi trasmessa all’ufficiale cecoslovacco resta una testimonianza indiretta; la sua ripetizione in un rapporto successivo non costituisce necessariamente una conferma indipendente. Questa distinzione è decisiva per valutare le accuse più gravi.

Curiel emerge soprattutto come organizzatore di una rete internazionale di sostegno operativo. I rapporti descrivono una struttura capace di mettere a disposizione contatti, documenti falsi, trasferimenti di persone, trasporti di armi e addestramento. Un resoconto del dicembre 1966 distingue fra membri effettivi, collaboratori esterni e organizzazioni beneficiarie: una distinzione che aiuta a comprendere come la rete potesse assistere movimenti diversi senza coincidere con essi.

Riferimento: cartella 2, pp. 113–115.

La matrice anticoloniale è coerente anche con i documenti pubblicati su Solidarité e con il precedente sostegno di Curiel al FLN algerino. Questo contesto spiega la nascita dell’organizzazione, ma non basta, da solo, a qualificare tutte le sue attività successive.

 

Per l’Italia, ho individuato tre elementi principali, di diverso peso.

Data

Contenuto del documento

Che cosa permette di sostenere

24 novembre 1963

Il gruppo di sostegno ai movimenti di liberazione, descritto attorno a Belmas ad Algeri, avrebbe sostenitori anche in Italia.

Esiste una segnalazione di una componente italiana nell’ambiente della rete. Mancano nomi, sedi e attività specifiche.

Febbraio 1967

Per circa venti esponenti dell’UPC camerunese liberati in Ghana viene previsto un trasferimento Ghana–Italia–Jugoslavia–Algeria, organizzato con l’intervento della rete Curiel.

L’Italia compare come tappa di transito di un’operazione internazionale. Il rapporto descrive un progetto; non certifica che sia stato eseguito.

Pasqua 1967

A Orano, la rete avrebbe organizzato un corso per quindici appartenenti all’UNFP marocchina, con cinque istruttori francesi e uno italiano.

È la segnalazione più precisa di una partecipazione italiana alle attività operative della rete. L’istruttore rimane senza nome.

 

Riferimenti: cartella 2, p. 51; cartella 3, pp. 39–41 e 69.

Il primo riferimento riguarda il gruppo e il suo ambiente; non prova un rapporto personale fra Curiel e un determinato italiano. Il secondo riguarda il trasferimento di persone destinate all’asilo in Algeria: il passaggio previsto attraverso l’Italia non costituisce, di per sé, una prova di attività terroristica o di complicità delle autorità italiane.

Il terzo merita invece particolare attenzione.

Il rapporto sull’addestramento di Orano è il punto più rilevante dell’intero fascicolo per la tua domanda. Il documento, trasmesso nell’aprile 1967, attribuisce alla rete Curiel l’organizzazione di un corso di circa dieci giorni. Specifica:

quindici partecipanti dell’opposizione marocchina UNFP;

sei istruttori della rete, arrivati sotto copertura turistica, fra cui un italiano;

addestramento al sabotaggio e al terrorismo, soprattutto per azioni in città;

disponibilità di una radiotrasmittente;

consenso delle autorità algerine, secondo la fonte.

Segnala inoltre un precedente corso, più piccolo, nella Francia meridionale nel giugno 1966.

Sono indicazioni circostanziate. Ma lo stesso estensore scrive che l’informazione è ritenuta attendibile e «non è stata finora verificata». Aggiunge che non è stato possibile accertare direttamente per quali obiettivi sarebbero stati impiegati gli uomini addestrati.

Riferimento: cartella 3, p. 69, foglio interno 95.

La formulazione storicamente sostenibile è quindi questa: un rapporto dell’intelligence cecoslovacca attribuisce alla rete Curiel un corso di sabotaggio e terrorismo con la partecipazione di un istruttore italiano. Non possiamo trasformarlo nell’accertamento definitivo dell’episodio, identificare quell’italiano o collegarlo a un’organizzazione italiana specifica.

Sul terrorismo internazionale, il materiale va oltre la semplice vicinanza politica, ma non dimostra una direzione centralizzata. Le segnalazioni su addestramento, armi e documenti falsi delineano un’organizzazione capace di fornire servizi utili anche alla lotta clandestina e armata.

Un episodio ha una consistenza documentaria maggiore delle sole notizie riferite: nel giugno 1967 l’ufficiale cecoslovacco racconta di aver ricevuto, fatto fotografare e restituito documenti attribuiti a Didar Fawzi, comprendenti documenti sotto identità di copertura usati durante l’attività di sostegno al FLN. Qui il rapporto descrive l’esame materiale dei documenti.

Riferimento: cartella 4, pp. 37–39.

Un’informativa del marzo 1970 attribuisce inoltre alla rete forniture clandestine di armi e persone per le forze di sinistra dominicane e ulteriori forniture destinate all’Africa australe. Tuttavia, lo stesso testo precisa che LINA non vede personalmente Curiel da diversi anni: è un limite importante alla sua conoscenza diretta.

Riferimento: cartella 5, p. 83.

La mia interpretazione è dunque quella di una rete che offriva sostegno operativo a movimenti differenti, nella quale potevano convivere assistenza ai perseguitati, solidarietà anticoloniale, attività clandestine e sostegno alla violenza politica. Ogni episodio richiede una valutazione propria: aiutare dei rifugiati, procurare documenti falsi e addestrare al terrorismo sono attività diverse, anche quando vengono attribuite allo stesso ambiente.

I sospetti sui servizi segreti restano tali. Nei rapporti compaiono ipotesi di controllo o utilizzazione della rete da parte francese, americana e britannica. Spesso il ragionamento è indiziario: la libertà di movimento di Curiel, la sua tolleranza in Francia, determinati passaporti o contatti.

Gli stessi funzionari cecoslovacchi rilevano contraddizioni e lacune nelle informazioni di LINA e chiedono verifiche approfondite sui suoi rapporti con Curiel.

Riferimenti: cartella 2, p. 115; cartella 4, p. 39; cartella 5, p. 33.

Questi passaggi documentano l’interesse e la diffidenza dei servizi verso la rete. Non consentono di stabilire quale servizio eventualmente la controllasse, né che la controllasse davvero.

Esiste anche una pista italiana esterna alle sei cartelle, da mantenere distinta. Nell’elaborato di Alfredo Mantica e Vincenzo Fragalà del 2000, conservato negli atti della Commissione stragi, vengono menzionati possibili rapporti di Curiel con Pietro Secchia e Giangiacomo Feltrinelli durante un soggiorno italiano del 1951. Gli autori introducono il passaggio con «a quanto sembra». È una pista da verificare attraverso le fonti sottostanti: la presenza negli atti parlamentari non equivale a un accertamento giudiziario o a una conclusione condivisa dalla Commissione.

Le sei cartelle qui esaminate non permettono di identificare l’istruttore del 1967 con uno di questi nomi, né di ricostruire attraverso di loro una catena di collegamenti con il terrorismo italiano.

Infine, c’è una lacuna archivistica concreta: la sesta cartella segnala materiali separati e collocati nel fascicolo n. 21017, fra cui la piattaforma di Solidarité e copie di documenti falsi. Le pagine indicate nell’elenco sono quelle della numerazione interna del fascicolo. Recuperare questi allegati sarebbe utile per capire meglio struttura, finalità e identità operative della rete.

 

Riferimento: cartella 6, p. 17.

Il giudizio che ricavo dai documenti è questo: i collegamenti italiani della rete Curiel sono segnalati in modo esplicito, e uno riguarda un’attività qualificata dal rapporto come addestramento terroristico. Il materiale dà quindi una base seria per approfondire la componente italiana. Rimangono però da dimostrare l’identità dei collaboratori, l’effettiva realizzazione delle operazioni riferite e gli eventuali rapporti con organizzazioni terroristiche italiane. In queste sei cartelle non ho individuato elementi sufficienti per attribuire a Curiel un ruolo direttivo nelle Brigate Rosse, nel caso Moro o nelle stragi italiane.


DOMANDA
CURIEL ERA UN AGENTE DEI CECOSLOVACCHI? UN SEMPLICE CONTATTO? UN NEMICO POTENZIALE?

RISPOSTA
Da queste sei cartelle, Curiel emerge soprattutto come un obiettivo da conoscere e penetrare, guardato con sospetto. Non risulta un agente dei cecoslovacchi, e non è documentato neppure un suo rapporto diretto e stabile con il loro servizio.

La distinzione fondamentale è fra Curiel, sul quale si raccolgono informazioni, e Claude Belmas, nome in codice LINA, attraverso il quale si cerca di ottenerle.

Ipotesi

Valutazione sulla base delle cartelle

Agente cecoslovacco

Non emergono reclutamento, incarichi accettati, compensi o rapporti con un ufficiale responsabile riferiti a Curiel.

Semplice contatto del servizio

Non è documentato un rapporto personale diretto. I contatti con il suo ambiente non equivalgono a un contatto con lui.

Obiettivo d’intelligence

È l’interpretazione meglio sostenuta: il servizio vuole conoscere la rete e utilizzarne almeno una parte attraverso Belmas.

Potenziale avversario o rischio

Sì, nel senso che viene sospettato di legami con altri servizi, capaci di rendere pericolosa la penetrazione della sua rete. Quei legami restano però ipotesi.

Il documento più chiaro è nella cartella 2, pagina PDF 63, datato 25 agosto 1965. L’ufficiale riferisce che KOC sta preparando Belmas alla collaborazione e lo sta convincendo che Curiel sia una persona sospetta, forse collegata all’intelligence israeliana. Subito dopo precisa l’obiettivo:

«Utilizzando BELMAS potremmo utilizzare la rete Curiel, rispettivamente quella parte che BELMAS ha sotto la propria influenza.»

Questo passaggio descrive il tentativo di entrare nella rete attraverso un suo dirigente, favorendone il distacco da Curiel. È un elemento molto diverso dalla gestione di Curiel come proprio agente.

La cartella 5, pagina PDF 27, conferma questa dinamica: il rapporto attribuisce parte dell’allontanamento di Belmas da Curiel proprio all’influenza di KOC, che gli presentava quei rapporti come pericolosi. Non possiamo stabilire quanto fossero fondate le accuse; possiamo invece constatare che venivano impiegate anche per orientare Belmas.

Il sospetto continua negli anni successivi. Nella cartella 5, pagina PDF 33, la centrale considera possibile una penetrazione francese della rete, o persino un suo impiego secondo interessi strategici francesi, e chiede ulteriori verifiche. Sono interrogativi aperti del servizio: non informazioni già accertate.

Occorre poi una precisazione anche su LINA: è lui il collaboratore effettivamente incontrato, istruito e, in un’occasione, remunerato. Ma persino la sua posizione formale non appare definitivamente consolidata: una valutazione successiva specifica che «non si tratta di un agente ma di un soggetto agenturale» (cartella 2, pagina PDF 43). Chiamare automaticamente “agenti” tutte le persone presenti nel fascicolo sarebbe quindi fuorviante.

Fra le tre possibilità che proponi, Curiel era più vicino a un potenziale avversario che a un collaboratore del servizio, con una precisazione: i cecoslovacchi vedevano nella sua rete anche una risorsa da sfruttare. Cercavano di acquisirne uomini, contatti e informazioni, mentre dubitavano dell’affidabilità del suo vertice. Questa è la relazione che le cartelle permettono di ricostruire; un suo eventuale reclutamento da parte cecoslovacca richiederebbe altre prove.


DOMANDA
LE CARTELLE ARRIVANO FINO ALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA? CURIEL FU UCCISO DURANTE IL SEQUESTRO MORO, PER IL QUALE IN SVIZZERA LA SUA RETE SOLIDARITÉ ERA INDAGATA. E' POSSIBILE CHE QUESTO DOSSIER FORNISCA UNA SPIEGAZIONE DELL'OMICIDIO? FU UN TENTATIVO DI ESTROMETTERLO DALLA GESTIONE DEL CASO MORO?

RISPOSTA
Ho trovato il riscontro nella Gazzetta Ticinese: l’8 maggio 1978, mentre Moro era ancora prigioniero, il giornale accostava le indagini su una rete internazionale con collegamenti alle Brigate Rosse all’ipotesi di un omicidio Curiel legato alle sue mediazioni israelo-palestinesi. Anche Libera Stampa, quello stesso giorno, pubblicava la notizia.

Ho recuperato e letto entrambe le prime pagine originali.

Nella Gazzetta Ticinese l’articolo si intitola «Nuova linea egiziana nel caso Mantovani». È in prima pagina, in alto a destra, e reca un dispaccio dal Cairo del 6 maggio, attribuito ad ATS-ANSA. Il testo sviluppa due filoni:

La rete scoperta al Cairo. Riprendendo Al Ahram e dichiarazioni attribuite al procuratore egiziano Ibrahim el Kaliubi, riferisce di un’organizzazione palestinese con ramificazioni internazionali e appoggi comprendenti, secondo quelle accuse, le Brigate Rosse. Sergio Mantovani viene presentato dal procuratore come intermediario fra il gruppo egiziano e organizzazioni internazionali.

L’assassinio di Curiel. Il giornale riporta l’ipotesi che fosse stato ucciso da appartenenti a un’organizzazione palestinese di obbedienza irachena, per la sua attività di conciliazione fra israeliani e rappresentanti dell’OLP di Arafat.

Su Libera Stampa il titolo è «Accuse contro Sergio Mantovani: i giornali egiziani insistono». L’articolo, collocato in fondo alla prima pagina, riporta sostanzialmente gli stessi elementi. Aggiunge il riferimento a contatti della rete scoperta al Cairo con il gruppo denominato nel testo «Abu Nidal», con sede a Baghdad, e a un progetto di attentato in Svizzera contro il primo ministro giordano Mudar Badran.

Le forti coincidenze fra i testi e i richiami alle medesime fonti egiziane indicano una circolazione della stessa notizia attraverso la stampa e le agenzie.

Questo ritrovamento permette di formulare meglio l’ipotesi sull’omicidio. Già nei giorni immediatamente successivi al delitto circolava una spiegazione precisa: Curiel avrebbe toccato interessi ostili al dialogo israelo-palestinese attraverso la sua attività di intermediario. La questione delle mediazioni appartiene dunque alle interpretazioni contemporanee del delitto.

 

Accostando questa notizia alle cartelle cecoslovacche emergono tre piste:

Elemento

Possibile significato da approfondire

La rete disponeva di collegamenti, documenti e capacità di trasferire persone.

Curiel poteva offrire canali utilizzabili per comunicazioni riservate e mediazioni internazionali.

La stampa attribuiva a Curiel iniziative di conciliazione israelo-palestinese.

Le sue attività potevano incidere sui rapporti fra interlocutori israeliani, OLP e fazioni palestinesi rivali.

Nello stesso contesto informativo comparivano collegamenti con le BR durante il sequestro Moro.

Vale la pena cercare persone e intermediari presenti contemporaneamente nei due circuiti.

 

La tua ipotesi dell’estromissione acquista così una domanda concreta: Curiel stava esercitando, o poteva esercitare, una funzione di mediazione che qualcuno voleva interrompere? L’articolo indirizza anzitutto verso il terreno israelo-palestinese; l’eventuale connessione con Moro passa attraverso la ricostruzione degli interlocutori e delle comunicazioni di quelle settimane.

Ho inoltre individuato una fonte archivistica particolarmente pertinente: Archives nationales francesi, segnatura 20030513/11, «CURIEL, Henri», anni 1976–1982. Il catalogo descrive materiali sulla sorveglianza di Curiel, sull’organizzazione «Aide et amitié», già «Solidarité», e sull’inchiesta per l’assassinio, comprendenti note dei servizi di polizia, informazioni sul gruppo Delta e verbali giudiziari. È il fascicolo da mettere accanto alle notizie ticinesi per seguire il passaggio dalle accuse pubblicate alle verifiche investigative.