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martedì 22 settembre 2026

Complicità italiana negli affari sporchi di Gheddafi

Durante una cena ufficiale in onore del Presidente Tito, offerta dal Presidente Muammar Gheddafi al Palazzo del Popolo di Tripoli, il 25 febbraio 1970.

Rapporto CIA-RDP85T00287R000800020001-3

24 maggio 1983

Relazioni libico-italiane: il legame di Gheddafi con l'Europa occidentale

Sommario

Una serie di fattori politici, economici e storici hanno creato una "relazione speciale" tra Libia e Italia. Entrambi i paesi considerano le relazioni di cooperazione naturali e normali, e i legami bilaterali hanno continuato a svilupparsi nei 14 anni trascorsi da quando Gheddafi ha preso il potere in Libia. Riteniamo che le relazioni libico-italiane probabilmente rimarranno di cooperazione, nonostante le periodiche tensioni causate dal comportamento imprevedibile e talvolta oltraggioso di Gheddafi. Attraverso una combinazione di minacce e lusinghe, il leader libico è riuscito a forgiare legami con l'Italia che probabilmente sopravvivranno anche ai suoi periodi più difficili di isolamento internazionale

A Roma è aumentata la preoccupazione per la capacità della Libia di minacciare gli interessi italiani attraverso mezzi militari e politici, e crediamo che Gheddafi sfrutti queste paure nei suoi tentativi di intimidire gli italiani. Gheddafi ha cercato di usare i legami con l'Italia per rafforzare la forza economica e militare libica e per aumentare l'influenza complessiva della Libia nell'Europa occidentale. Data la sua esperienza passata nei rapporti con l'Italia, dove l'omicidio di oppositori del regime in esilio da parte di assassini libici ha avuto un effetto relativamente scarso sulle relazioni bilaterali, Gheddafi probabilmente crede che la sua libertà d'azione sia maggiore in Italia che in qualsiasi altro paese occidentale. Crediamo che tenterà di sfruttare questo vantaggio ovunque possibile.

Il commercio è sempre stato un elemento importante delle relazioni libico-italiane, con la Libia che fornisce petrolio e un mercato di esportazione attraente per l'Italia. I funzionari italiani, tuttavia, tendono a esagerare l'importanza dei legami commerciali quando giustificano gli sforzi di Roma per mantenere normali relazioni con il regime di Gheddafi. L'attuale eccesso di offerta di petrolio e la conseguente carenza di liquidità in Libia probabilmente ridurranno l'importanza delle relazioni economiche nel breve termine, soprattutto fino a quando non verrà saldato un considerevole debito libico nei confronti di diverse società italiane. Le prospettive a lungo termine per solide relazioni commerciali sono comunque buone, in parte grazie al coinvolgimento italiano che si estenderà fino agli anni '90 e oltre.

coinvolgimento nello sviluppo dei giacimenti petroliferi offshore libici

Uno degli obiettivi di Gheddafi nel perseguire le relazioni con l'Italia è quello di diminuire l'influenza americana e allontanare l'Italia e il resto dell'Europa occidentale dagli Stati Uniti. Sebbene i suoi sforzi finora siano stati notevolmente infruttuosi, continueranno, soprattutto con l'avvicinarsi del dispiegamento di missili da crociera statunitensi in Sicilia. Gli italiani, preoccupati per una possibile reazione libica alle mosse statunitensi nel Mediterraneo, continueranno quasi certamente a spingere per maggiori consultazioni con gli Stati Uniti sulla Libia. Probabilmente si rifiuteranno anche di aderire a qualsiasi sanzione contro il regime di Gheddafi, a meno che l'Italia o i suoi cittadini non siano direttamente minacciati dalle azioni libiche.

Di tutti i paesi dell'alleanza occidentale, nessuno ha legami più stretti con la Libia dell'Italia. La vicinanza geografica secoli fa ha unito i due paesi come naturali partner commerciali, ma la presenza coloniale italiana nella prima metà di questo secolo ha conferito alla relazione qualità uniche che si sono protratte fino ai giorni nostri. Gli italiani sono sempre stati diffidenti nei confronti di Mu'ammar Gheddafi, ma hanno continuato a trattare con l'imprevedibile leader libico come prassi consolidata. Le relazioni commerciali sono fiorite, nonostante alcuni problemi, negli anni successivi alla presa del potere di Gheddafi nel 1969, con la Libia che ha fornito sia un mercato di esportazione allettante per le principali industrie italiane, sia una fonte di petrolio per soddisfare parte del fabbisogno energetico dell'Italia. L'economia è al centro della relazione, ma gli aspetti politici e di sicurezza hanno acquisito maggiore importanza negli ultimi anni, poiché le politiche radicali e talvolta aggressive del regime di Gheddafi hanno acuito le tensioni.

Riteniamo che Gheddafi utilizzi sia la leva positiva che quella negativa nei suoi rapporti con l'Italia, seguendo uno schema di intimidazione deliberato e costante. Il leader libico ha da tempo dimostrato una propensione per le prepotenze verbali e ha scoperto che tali tattiche sono talvolta utili per raggiungere i suoi obiettivi. I libici hanno commesso atti oltraggiosi in Italia con scarsi danni complessivi alle relazioni; Gheddafi, letteralmente, l'ha fatta franca con omicidi sul suolo italiano.

A nostro giudizio, gli italiani tracciano un limite oltre il quale le azioni di Gheddafi diventano inaccettabili, ad esempio, se cittadini italiani o diplomatici occidentali a Roma vengono minacciati fisicamente. Tuttavia, la complessa natura del rapporto tra Roma e Tripoli determina un livello di tolleranza nei confronti di Gheddafi significativamente superiore a quello di altre nazioni occidentali. Riteniamo che la disponibilità italiana a ignorare gran parte del comportamento problematico di Gheddafi e la suscettibilità dell'Italia a varie forme di pressione libica abbiano incoraggiato il leader libico ad adottare un approccio di "bastone e carota" nei confronti dell'Italia, perseguendo i suoi obiettivi principali di sviluppo dell'economia libica, acquisizione di influenza in Europa occidentale, indebolimento delle relazioni italiane con gli Stati Uniti e rafforzamento della potenza militare della Libia.

Negli ultimi anni, i funzionari italiani sono diventati sempre più preoccupati per la capacità della Libia di minacciare la sicurezza dell'Italia, soprattutto dopo l'incidente del Golfo della Sirte del 1981, quando aerei libici e statunitensi si scontrarono brevemente. Anche le probabili incursioni libiche nello spazio aereo italiano, una vicino alla base NATO di Comiso nell'agosto del 1982, hanno allarmato i funzionari italiani. L'aumento delle forze armate libiche, la capacità di Gheddafi di minacciare migliaia di lavoratori italiani che vivono in Libia e i timori di Roma di un aumento degli sforzi libici per acquistare influenza in Italia si sono combinati per produrre quella che alcuni italiani chiamano "la minaccia da sud".

Partner commerciali naturali

La geografia ha a lungo reso il commercio un aspetto centrale e duraturo delle relazioni libico-italiane. La "penetrazione economica pacifica" della Libia iniziò poco dopo la riemersione dell'Italia come stato unito alla fine del XIX secolo, diversi decenni prima che la piena colonizzazione italiana fosse completata nel 1931. Negli anni '70, il crescente fabbisogno petrolifero dell'Italia, unito al desiderio della Libia di un rapido sviluppo, produsse scambi commerciali su larga scala tra i due paesi.

Questa relazione commerciale è spesso citata dai funzionari italiani come fattore nella loro incapacità di adottare una linea più dura con il regime di Gheddafi. L'ambasciata statunitense a Roma ha recentemente osservato che anche i libici sottolineano questo tema, proclamando a gran voce che miliardi di dollari per l'Italia sono in gioco in questa relazione. I dati commerciali aggregati, tuttavia, indicano che l'importanza del commercio complessivo è esagerata dalla parte italiana (vedi tabella). Il mercato libico rappresentava solo il tre percento delle esportazioni totali italiane nel 1982 e, con le sue entrate petrolifere in calo almeno nel breve periodo, la Libia è diventata meno attraente per alcuni esportatori italiani.

In alcune aree commerciali, tuttavia, la Libia è sproporzionatamente importante per molte aziende italiane, fornendo vantaggi che Gheddafi ha sfruttato rapidamente. L'anno scorso, ad esempio, quando il debito in sospeso della Libia nei confronti delle aziende italiane ha raggiunto 1 miliardo di dollari, l'ambasciata statunitense ha riferito che gli italiani decisero di accettare le argomentazioni libiche che sottolineavano la necessità di maggiori acquisti di petrolio per consentire alla Libia di onorare i pagamenti in sospeso. I due paesi conclusero un "accordo tecnico" che obbligava la Compagnia Energetica Statale Italiana (ENI) ad aumentare i suoi acquisti di greggio libico, dopo che gli italiani si ritirarono da una posizione iniziale che avrebbe costretto Gheddafi ad attingere alle riserve estere libiche per onorare gli obblighi. Il vice leader libico Abd al-Salam Jallud, che negoziò l'accordo, poté esigere il rispetto da parte dell'Italia perché un'ampia percentuale delle aziende coinvolte non era coperta da assicurazione e numerosi piccoli e medi esportatori italiani si trovavano in gravi difficoltà finanziarie.

In seguito all'accordo, le esportazioni libiche verso l'Italia aumentarono da 421 milioni di dollari nel secondo trimestre del 1982 a 766 milioni di dollari nel quarto trimestre, e il debito apparentemente iniziò ad essere ripagato.

Relazioni commerciali militari

La Libia ha rappresentato un mercato redditizio per i produttori di armi italiani. Gli accordi sulle armi conclusi a metà degli anni '70, quando i trasferimenti di materiale militare raggiunsero un livello di diverse centinaia di milioni di dollari all'anno, vengono onorati e le negoziazioni per futuri contratti continuano. L'ambasciata statunitense riferisce di non essere a conoscenza di nuovi contratti firmati dal 1981.

Nonostante le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al potenziamento delle capacità libiche, in passato gli italiani hanno costantemente giustificato il loro rapporto di fornitura di armi con la Libia sostenendo che offriva un'alternativa ai sovietici, forniva ulteriore leva al "moderato" Gheddafi ed era importante per l'industria italiana.

Gheddafi ha approfittato della disponibilità italiana a fornire armi per acquisire una varietà di armamenti, tra cui aerei da addestramento/attacco leggero SF-260 (utilizzati in Ciad), quattro motovedette lanciamissili "classe Wadi", obici semoventi da 155 mm, aerei da trasporto G-222 e 20 elicotteri CH-47 Chinook. I libici, tuttavia, probabilmente incontreranno resistenza nel considerare nuovi contratti fino a quando i loro problemi di pagamento non saranno ulteriormente risolti.

[parte censurata, ndr]

I libici non sono stati in grado di ottenere un significativo aiuto italiano per il loro programma di energia nucleare. Diffidenti nei confronti delle motivazioni di Gheddafi, gli italiani hanno evitato attività di cooperazione nel campo nucleare, ma i tentativi libici di promuoverle continueranno senza dubbio. 

Sviluppo petrolifero: ulteriori incentivi libici

Lo sviluppo e lo sfruttamento del settore petrolifero libico è un altro ambito che ha intrecciato i due Paesi. Già nel maggio del 1971, Jallud promuoveva i vantaggi di una cooperazione italo-libica diretta nel settore petrolifero. Riteniamo che la combinazione tra la necessità della Libia di tecnologia occidentale e l'interesse dell'Italia a ottenere un sostanziale ritorno sull'investimento produrrà un rapporto di cooperazione in questo settore per il prossimo futuro.

Il coinvolgimento nello sviluppo dei giacimenti petroliferi offshore libici rappresenta un incentivo significativo per l'Italia a mantenere buoni rapporti con il regime libico. Nel 1977 la compagnia petrolifera italiana AGIP, la componente esplorativa dell'ENI che detiene una piccola concessione onshore in Libia, ha scoperto diversi enormi giacimenti petroliferi nelle acque a nord-ovest di Tripoli, che potrebbero contenere riserve recuperabili di 5 miliardi di barili o più di petrolio. In cambio dello sviluppo e dello sfruttamento di quest'area, AGIP riceverà il 19% della produzione futura in base all'accordo con la Compagnia petrolifera nazionale libica Nel 1982, un contratto di costruzione fu assegnato alla filiale di ingegneria dell'ENI, Snam-progetti, per una piattaforma da 30 pozzi e 150.000 barili al giorno (b/d) in una delle aree offshore, il giacimento petrolifero di Bouri. La produzione iniziale è prevista a 75.000 b/d entro il 1986, e quattro piattaforme aggiuntive e un programma di iniezione di gas pianificato per gli anni successivi potrebbero portare la produzione di Bouri a oltre 600.000 b/d. A questo ritmo, la quota azionaria italiana ammonterebbe a oltre 100.000 b/d. Altri giacimenti potrebbero essere sviluppati negli anni successivi, offrendo all'Italia quote ancora maggiori di produzione e contratti di costruzione. Con le scoperte di gas offshore adiacenti, alcuni funzionari energetici italiani stanno anche prendendo in considerazione le importazioni di gas, possibilmente attraverso un collegamento al gasdotto transmediterraneo dall'Algeria alla Sicilia.

Le aziende italiane sono inoltre coinvolte nel crescente settore petrolchimico libico. I resoconti della stampa indicano che la maggior parte del lavoro presso il complesso petrolchimico di Ras Lanouf è svolto da aziende italiane, tra cui una raffineria da 220.000 barili al giorno in costruzione da parte dell'azienda Saipem al costo di 40 milioni di dollari. Sono state annunciate le offerte per importanti nuovi impianti di ammoniaca e urea da costruire a Sirte e le aziende italiane sono in competizione per questi contratti.

Nel settore petrolifero, riteniamo che continuerà a esistere una situazione di reciproco vantaggio tra Libia e Italia. Gheddafi probabilmente non espellerebbe i lavoratori e i tecnici petroliferi italiani perché la Libia ha bisogno della loro esperienza, soprattutto nello sviluppo offshore. Allo stesso tempo, tuttavia, gli italiani hanno un interesse sostanziale a mantenere relazioni di cooperazione a lungo termine, poiché le operazioni offshore si estenderanno fino agli anni '90 e oltre. Sono coinvolti miliardi di dollari, così come una fonte potenzialmente sostanziale per soddisfare parte del futuro fabbisogno petrolifero dell'Italia.

Leva negativa: la preoccupazione italiana e la vendetta di Gheddafi

Anche i governi italiani cercano di mantenere un rapporto il più normale possibile con Gheddafi per ragioni che hanno poco a che fare con interessi commerciali. Come ha detto un funzionario del Ministero degli Affari Esteri italiano all'ambasciata statunitense, l'Italia deve riconoscere che ci sono "vantaggi negativi" nel trattare con Gheddafi, che consistono nell'impedire al leader libico di commettere atti dannosi per l'Italia che potrebbe perseguire se le relazioni si deteriorassero. Gheddafi ha la capacità di minacciare l'Italia e i suoi interessi in diversi modi e non ha esitato a sfruttare la sua posizione di "minaccia dal Sud".

Crediamo che Gheddafi probabilmente tragga particolare soddisfazione dai suoi sforzi per intimidire gli italiani a causa dell'esperienza della Libia sotto il dominio coloniale italiano. La pacificazione fu un processo brutale in Libia, dove bombardamenti indiscriminati, gas mostarda e campi di concentramento furono tra i metodi impiegati dagli italiani per sottomettere una popolazione determinata. Alla fine, gli italiani uccisero o furono indirettamente responsabili della morte di metà della popolazione libica. Inoltre, il background personale di Gheddafi è un fattore: suo padre era un nomade beduino che, secondo quanto riferito, fu un eroe nella battaglia di Qasr bu hadi del 1915 contro gli italiani, e la sua tribù non si unì mai alle fila delle tribù "sottomesse" ed è ancora considerata fortemente nazionalista e simbolo dell'anticolonialismo

La retorica del leader libico spesso richiama il passato colonialista dell'Italia. A volte si è riferito ai funzionari italiani come "fascisti" e recentemente ha condannato l'ex monarca libico, Idriss al-Sanussi, come "agente della Gran Bretagna e degli Stati Uniti e servitore degli italiani". Il comportamento di Jallud durante le sue visite a Roma è indicativo dell'atteggiamento sprezzante che il regime libico a volte mostra nei confronti dell'Italia. A nostro giudizio, l'odio bruciante di Gheddafi per l'imperialismo e il colonialismo deriva almeno in parte dalla dura esperienza della Libia sotto il dominio coloniale, e ogni qualvolta possibile cercherà di usare qualsiasi leva di cui la Libia disponga per intimidire gli italiani.

La minaccia militare

Gheddafi ha spesso criticato le installazioni nucleari della NATO nell'Italia meridionale. Durante la sua visita in Romania nel gennaio 1983, ad esempio, Gheddafi avvertì pubblicamente che la Libia "non può considerare apaticamente i tentativi di installare alcune basi missilistiche in Italia", secondo l'ambasciata statunitense a Bucarest. La retorica più estrema di Gheddafi seguì lo scontro del luglio 1981 tra gli F-14 della Marina statunitense e i SU-22 libici nel Golfo della Sirte, quando minacciò di distruggere le basi NATO se gli Stati Uniti avessero nuovamente "attaccato" il Golfo.

I funzionari della difesa italiani prendono sul serio le minacce libiche e temono che le loro difese aeree nel sud siano inadeguate per la difesa delle installazioni militari nazionali, statunitensi e della NATO in Sicilia. Esprimono preoccupazione per un incidente avvenuto nell'agosto del 1982, quando due aerei da caccia senza contrassegni, ritenuti dagli italiani libici, avrebbero sorvolato la Sicilia vicino a Comiso, dove è in costruzione una base per ospitare missili da crociera statunitensi lanciati da terra. Si nota il sospetto italiano che la missione del volo fosse o di ricognizione e fotografia di Comiso o un test della reazione italiana a tale intrusione.

Riteniamo che, sebbene le minacce di Gheddafi non si tradurranno in azioni militari, i timori italiani siano genuini e riflettano la preoccupazione che i periodici scontri di Gheddafi con gli Stati Uniti possano provocare una rappresaglia libica diretta al territorio italiano. I funzionari italiani chiedono ripetutamente ai rappresentanti statunitensi un preavviso sostanziale delle esercitazioni navali statunitensi nella zona.

Investimenti libici in Italia

La controversa questione delle attività di investimento libiche in Italia ha ricevuto molta attenzione dalla stampa italiana. La partecipazione della Libia del 13,6% nel capitale della Fiat, che secondo i rapporti dell'ambasciata costituisce la più grande singola partecipazione araba in Italia, è di gran lunga il più pubblicizzato di questi investimenti. A nostro giudizio, sia Gheddafi che gli italiani probabilmente considerano l'investimento nella Fiat come un impulso al prestigio e all'influenza della Libia in Italia.

I rapporti della stampa e dell'ambasciata segnalano significativi investimenti libici in Sicilia e nella piccola isola di Pantelleria nei settori dell'agricoltura, del settore immobiliare, della pesca e del turismo. L'imprenditore Michele Papa, definito "l'agente numero uno di Gheddafi nella Sicilia orientale" da un alto funzionario delle forze dell'ordine siciliane, ha ricevuto fondi libici per diversi anni da utilizzare in progetti come la costruzione della prima moschea in Sicilia a Catania, secondo il Consolato degli Stati Uniti a Palermo. Alla fine del 1981, il consolato riferì che l'ambasciatore libico a Roma aveva visitato la Sicilia, sottolineando l'auspicio di relazioni culturali e commerciali più profonde tra Sicilia e Libia e suggerendo al sindaco di Palermo che la ricchezza libica poteva essere disponibile per la sua città.

I libici hanno tentato di comprare l'accesso ai media italiani. Controllano di fatto, attraverso l'ufficio dell'agenzia di stampa libica a Roma, una stazione televisiva privata che dal 1979 ha trasmesso una serie di programmi filo-Gheddafi e diverse discussioni sulle sue teorie del Libro Verde. Un giornalista italiano ben informato ha detto a un funzionario dell'ambasciata statunitense che Gheddafi riceve interviste dalla stampa perché le paga bene ed è riuscito ad acquistare il silenzio o il sostegno nei media italiani.

A metà aprile di quest'anno, ha notato che la polizia italiana aveva arrestato due individui che tentavano di fotografare la base aerea navale di Sigonella in Sicilia; questi uomini erano stati arrestati nel 1979 per lo stesso reato e i loro passaporti contenevano diverse voci che indicavano viaggi in Libia.

Terrorismo libico e la minaccia per gli italiani in Libia

Il terrorismo è stato uno degli strumenti più brutali di Gheddafi per proiettare il suo potere per diversi anni, e l'Italia non è stata risparmiata dall'esposizione alle attività delle "squadre della morte" libiche. Nella primavera del 1980, due esuli libici furono assassinati a Roma da sicari.

L'opinione pubblica italiana era indignata, ma l'Ufficio del Popolo Libico a Roma, facendo eco a Gheddafi, reagì con sfida minacciando la "liquidazione" degli esuli che si rifiutavano di tornare in Libia e dichiarando che "i governi che proteggono questi ladri e criminali diventano loro complici". I funzionari della sicurezza italiani si mossero silenziosamente ma rapidamente per aumentare le misure di sicurezza, come avevano fatto quando i funzionari statunitensi in Italia erano stati minacciati, e l'attività di assassinio libica cessò.

Durante la repressione italiana della campagna di assassinio nel 1980, tuttavia, Gheddafi si mosse per vendicarsi colpendo gli italiani che lavoravano in Libia, la cui posizione vulnerabile è una costante preoccupazione per Roma. Ogni volta che un libico veniva arrestato in Italia, Tripoli ricambiava molestando e arrestando cittadini italiani in Libia. 

Più recentemente, gli italiani hanno nuovamente sollevato con i funzionari dell'ambasciata statunitense la questione di possibili "ostaggi" italiani in Libia, a seguito delle manovre militari statunitensi del febbraio 1983 volte a scoraggiare il piano di Gheddafi di rovesciare il governo sudanese.

A nostro giudizio, l'Italia probabilmente continuerà a reagire con fermezza ma con discrezione se, nel caso in cui squadre di assassini libici dovessero ricomparire in Italia. Gheddafi non esiterà a sfruttare nuovamente la vulnerabilità degli italiani in Libia, e i funzionari di Roma sono dolorosamente consapevoli che questa opzione gli rimane aperta.

[ampia parte censurata, ndr]

Implicazioni per gli Stati Uniti

L'Italia rimane una solida amica e alleata degli Stati Uniti, a prescindere dalle dichiarazioni minacciose di Gheddafi e dalla sua condanna dell'"influenza degli americani" in Italia. La frustrazione e la rabbia libica a questo riguardo si sono riflesse più recentemente in un attacco propagandistico contro il ministro degli Esteri italiano Colombo, che aveva difeso le manovre militari statunitensi del febbraio 1983, volte a scoraggiare i piani di Gheddafi di rovesciare il governo sudanese.

Allo stesso tempo, tuttavia, l'ambasciata statunitense a Roma ha osservato che gli italiani considerano le relazioni di cooperazione con la Libia come una normale conseguenza dei vari fattori che legano i due paesi. Riteniamo che gli italiani continueranno a criticare quella che percepiscono come una mancanza di consultazioni bilaterali italo-americane sulla Libia e si opporranno anche all'adesione alle sanzioni economiche dirette a Tripoli, a meno che i libici non minaccino direttamente gli interessi vitali dell'Italia.

La pressione statunitense sul regime di Gheddafi è quindi vista con scarso entusiasmo dai funzionari italiani, che hanno ripetutamente sottolineato di dover convivere con Gheddafi nel bene e nel male. Da parte sua, Gheddafi perseguirà senza dubbio i suoi sforzi per separare l'Italia - e per estensione, tutta l'Europa occidentale - dagli Stati Uniti. In precedenza ha attribuito la colpa delle tensioni nelle relazioni libico-italiane all'eccessiva "influenza politica ed economica degli Stati Uniti" e potrebbe tornare su questo tema in qualsiasi momento a fini propagandistici.

Riteniamo che continuerà a utilizzare la sua influenza in Libia per cercare di screditare gli Stati Uniti e contrastare gli interessi politici statunitensi in Italia. Con l'avvicinarsi del dispiegamento dei missili da crociera statunitensi a Comiso, ad esempio, la voce di Gheddafi si unirà sempre più alla propaganda sovietica nel condannare la modernizzazione missilistica pianificata dalla NATO e incoraggiando il movimento pacifista europeo. Sebbene l'ambasciata statunitense a Roma abbia recentemente riferito che al momento non vi è alcuna minaccia terroristica per Comiso, persiste la preoccupazione che agenti sostenuti dalla Libia possano incitare manifestazioni contro il dispiegamento.

Prospettive

A nostro giudizio, è improbabile che si verifichino cambiamenti significativi nella natura sostanzialmente cooperativa delle relazioni libico-italiane. I legami esistenti tra i due paesi sono stati abbastanza forti da resistere al comportamento di Gheddafi e probabilmente continueranno a farlo in assenza di attività che gli italiani considererebbero inaccettabili, come ad esempio gravi molestie nei confronti degli italiani in Libia. Le relazioni di cooperazione potrebbero continuare nonostante Gheddafi piuttosto che grazie a lui, ma i fattori geografici, economici, politici e storici che legano i due paesi trascenderanno i problemi prodotti dall'attuale regime libico o da qualsiasi suo successore.

Crediamo inoltre che Gheddafi rimanga convinto dell'efficacia della sua "politica italiana" di minaccia e adescamento e che pertanto continuerà ad impiegarla nei suoi rapporti con gli italiani. La posizione di Roma, secondo cui non ha altra scelta se non quella di trattare con Gheddafi, ha fornito al leader libico ampio margine di manovra per sfruttare la relazione, sia attraverso l'induzione che l'intimidazione. Per Gheddafi, l'Italia continuerà a rappresentare una protezione contro il totale isolamento in Occidente.