Nella scala gerarchica dei contatti più importanti e consolidati dell’STB c’è sicuramente DALILEO, nome in codice di Giovanni Galloni. Fu questi uno dei fondatori della corrente democristiana di sinistra denominata La Base. Fu amico di Ciriaco De Mita ed ex vicepresidente del CSM dal 1990 al 1994, ministro della pubblica istruzione dal 1987 all’89, durante i governi Goria e De Mita. Fu inoltre amico di Aldo Moro e durante una trasmissione televisiva dei primi anni Duemila, sulle reti Rai, raccontò di aver saputo da Moro che l’americana CIA e il Mossad israeliano si stavano infiltrando nella Brigate Rosse prima della strage di via Fani. Galloni pertanto fu una delle più autorevoli voci dalle quali partì, poi, la campagna di stampa contro la NATO quale presunta complice del terrorismo degli anni Settanta.
E invece colpo di scena. Giovanni Galloni fu un contatto stabile dello spionaggio cecoslovacco fin dalla fine degli anni Cinquanta, quando i fondatori della Base si recarono a Washington per caldeggiare l’avvicinamento del governo democristiano verso il Partito Socialista, una soluzione molto gradita a Praga per indebolire il capitalismo all’interno della Comunità Economica Europea. Ve n’è traccia in due fascicoli del faldone 10443 dedicato all’Italia: il 118 sui giornalisti potenzialmente avvicinabili dall’STB, e il 384 dedicato a Giuliano Santoro, un avvocato romano che lo spionaggio cecoslovacco intendeva usare per inserirsi nel gruppo dirigente democristiano.
Quello di Galloni è uno dei fascicoli misteriosi che furono cancellati probabilmente prima della caduta del muro. Ciò che si sa per certo è che questo suo fascicolo, il numero 367, fu spostato nel faldone 81071, sottofascicolo 110. Qui vi erano elencati tutti gli agenti, evidentemente già verificati, che inviavano rapporti cifrati al signor Klima, responsabile dell’ambasciata cecoslovacca. Inoltre, nel fascicolo 44165 è emerso che Galloni manteneva contatti con DOCENT, ossia Giuseppe Ferrarini.
E’ il caso a questo punto di approfondire maggiormente il pensiero di Giovanni Galloni all’interno del mondo democristiano. Come detto, fu tra i fondatori della corrente di sinistra La base. Nel libro di Guido Gerosa e Gigi Moncalvo intitolato: “De Mita, il nuovo potere”, edito da Sperling & Kupfer, del 1982, vi sono dei dettagli interessanti. A pagina 53 si legge: “La base, principale corrente di questa sinistra, nasce il 27 settembre del 1953 in un convegno indetto a Belgirate sul Lago Maggiore. Presenti al battesimo sono una cinquantina di giovani democristiani, invitati dall’industriale e capo partigiano milanese Giovanni Marcora (che gli amici chiamano con il nome di battaglia di “Albertino”). Al raduno partecipano ex partigiani come Aristide Marchetti e giovani imprenditori come Gian Maria Capuani, ideologi di provenienza dossettiana, che tiene la relazione inaugurale. [...] Nel gennaio 1954 “La Base” diventa anche un giornale, diretto da Marcora. La corrente è ispirata da un giovane siciliano molto acuto, Giovanni Galloni.”
A quell’epoca Galloni si stava laureando in giurisprudenza. Era nato il 16 giugno del 1927, dunque era giovanissimo. Il particolare della data di nascita è stato fondamentale per identificare in questo importante esponente politico l’agente DALILEO. Difatti, essendo stato spostato il suo fascicolo dal faldone “Italia”, il nome di Galloni Giovanni è rimasto soltanto nell’inventario generale del faldone 10443 presente nel fascicolo (o sottofascicolo, come lo chiamano gli archivisti di Praga) 000. Tuttavia, senza la data di nascita non era possibile essere certi della sua identità. L’abbiamo verificata grazie a una ricerca richiesta direttamente all’archivio dei servizi segreti di Praga, riscontrando tutte le tracce che vi abbiamo esposto.
E’ altresì interessante conoscere le finalità con cui la corrente di Galloni stava nascendo alla fine degli anni Cinquanta, poiché diventa evidente l’affinità di questi politici con la politica estera dell’allora Cecoslovacchia, la quale propugnava di dividere la maggioranza italiana di governo e allontanarne una buona fetta dall’alleanza con la NATO. Pochi anni più tardi, dal 1964, La Base e la sinistra socialista diventeranno per l’STB e il KGB un canale riservato in Italia alternativo al sempre più ribelle PCI. Scrivono ancora Gerosa e Moncalvo a pagina 60: “La principale delle tesi basiste è quella dell’apertura a sinistra: propugnata per lungo tempo da Gronchi nell’isolamento, e ora sostenuta, sia pure con infiniti distinguo, da molti leaders della Democrazia Cristiana.” La Base viene accusata di “sinistrismo”, cioè di favorire le campagne del Partito Comunista. E’ sempre la corrente di Marcora e Galloni a farsi promotrice della nazionalizzazione delle industrie strategiche italiane, come del resto indicato anche dalla Costituzione. Alleato di questa corrente era infatti in quel momento uno degli uomini di stato più potenti: Enrico Mattei. “La Base - proseguono gli autori del libro su De Mita a pag. 61 - si rivela una formidabile università d’ingegni politici, forse più adatta a teorizzare che ad agire, ma sicuramente introducente una nota di nuovo acume politico nella società italiana. [...] Per poter sopravvivere nel difficile universo democristiano la Base ha affinato le sue capacità già notevoli di aggregazione. Si è saputa trasformare in una straordinaria massoneria, una consorteria di amici e di solidali, un clan che a volte prolifera clientele, ma che è sempre stato riservato a coloro che seguivano (e seguono) comportamenti politici e umani rigorosi.”
Questa descrizione non deve ingannare i lettori che non conoscono la storia d’Italia. I pregi di quell’industria di stato voluta dalla Base non sono messi in dubbio dalla scoperta di Galloni tra le spie più influenti di Praga. Devono, piuttosto, far pensare a un lavoro sotterraneo dei Paesi Socialisti per trasformare quella che loro chiamavano politica assistenziale gravitante nell’orbita dell’universo capitalistico in un parastato italiano manovrabile dall’esterno del mondo NATO, come avverrà ad esempio dalla metà degli anni Sessanta con gli accordi che le aziende italiane stringeranno, grazie al governo DC-PSI, per costruire le loro filiali nell’URSS, con tutto quel che di torbido comporterà un simile pericoloso sodalizio: terrorismo economico, tangenti al PCI e ai partiti di governo, complicità negli affari del traffico internazionale di armi e droga.
Ed è su questa trasformazione che va a scontrarsi una delle ultime campagne politiche di Galloni: quella per dimostrare che Gladio Stay Behind fosse la vera base - scusate il gioco di parole - delle stragi e del terrorismo italiano degli anni Settanta. Non bastasse tutto ciò, Galloni fu un grande avversario politico di Francesco Cossiga, il quale durante il suo settennato alla Presidenza della Repubblica e quindi ai vertici del CSM privò Galloni di alcune deleghe nel suo compito di vicepresidente dello stesso organismo. Fu Oscar Luigi Scalfaro, successore al Quirinale di Cossiga, a restituire il mal tolto al suo collega democristiano nel 1992.
Giusto o no che fosse questo provvedimento, è un fatto che in questa storia si ritrovarono a fronteggiarsi il principale accusatore della Cecoslovacchia quale mandante delle Brigate Rosse e l’accusatore di Gladio, una storia più grande di due giganti della prima repubblica italiana quali erano Galloni e Cossiga. Nativo di Paternò, Galloni è deceduto a Roma il 23 aprile del 2018.
