Un documento ungherese getta molti dubbi sulla versione ufficiale della liberazione del generale statunitense Dozier nel gennaio del 1982.
Dal rapporto riassuntivo n. 18 del 1982, 25 gennaio 1982
12. L'organizzazione delle Brigate Rosse avrebbe trasportato il generale James Dozier il 12 o il 13 gennaio in una base palestinese vicino alla città di Tiro, in Libano.
I terroristi non hanno ancora deciso se giudicare essi stessi il generale o consegnarlo eventualmente ai palestinesi. Se si verificasse quest'ultima soluzione, i palestinesi cercherebbero di scambiarlo con il palestinese Ziad Abu Ain, trasportato dagli Stati Uniti in Israele poche settimane fa, il cui processo è in corso a Gerusalemme.
Anche la CIA è a conoscenza del luogo in cui si trova il generale, perciò il 15 gennaio è arrivato a Beirut un reparto di commando americano di 40 uomini per tentare la liberazione di Dozier.
La fonte dell'informazione è affidabile, controllata; il contenuto non è controllato.
Misura: informano il Comando Principale BM III/II e MNVK/2, nonché gli organi amici. (III/I)
[ÁBTL 2. 7. 1. NOIJ, Rapporto riassuntivo 18-12-1982.]
Il testo è stato pubblicato insieme ad altri "rapporti d'informazione operativa giornaliera" dei Servizi segreti comunisti dell'Ungheria. Sull'attendibilità o meno di queste informazioni ci sarebbe molto da discutere, ma c'è un punto che occorre sottolineare. Questo documento mi ha permesso di risalire agli articoli che a dicembre del 1981 furono pubblicati dal quotidiano L'Unità riguardo a presunti comunicati falsi dei brigatisti recapitati a Beirut. Leggiamo ad esempio cosa scrisse il giornale il 23 dicembre:
"A Beirut improbabile comunicato «Siamo le Br, lo abbiamo ucciso»
BEIRUT "Le Brigate rosse di Baader Meinhoff annunciano il seguente comunicato: le Brigate rosse annunciano la loro responsabilità nella esecuzione e nella condanna a morte del generale americano James Dozier che è stato trovato colpevole dal tribunale del popolo... Il cadavere del porco americano si trova in un villaggio di campagna e la polizia lo troverà dopo le 20 ога italiana..."
Questo messaggio, espresso in perfetto arabo libanese, è giunto ieri pomeriggio via telefono alla sede ANSA di Beirut. La sua attendibilità è ritenuta scarsa, anche se, poco dopo, un funzionario governativo americano, a Washington, ha definito «inquietante» la notizia dell'uccisione di Dozier ed ha aggiunto che «occorrerà ora compiere delle verifiche». Gli inquirenti italiani, comunque, ritengono che possa al massimo trattarsi di una manovra diversiva sull'esempio di quella del lago della Duchessa, operata ai tempi del sequestro Moro. Troppe, infatti, le anomalie del messaggio, a cominciare da quella intestazione
«Brigate rosse di Baader Meinhoff il cui significato l'ignoto telefonista non ha spiegato. Molte, invece, le spiegazioni su un'altra parte, anch'essa assai singolare del messaggio: quella che escludeva qualsiasi rapporto tra le Br ed il "gruppo sciita dell'imam Moussa Sadr" e con la scomparsa di quest'ultimo in Libia. Il telefonista ha infatti precisato d'aver letto illazioni in questo senso su «agenzie estere» e di volerle categoricamente smentire.
Un messaggio, come si vede, di difficile interpretazione: troppo generico su alcuni punti (la morte di Dozier ed il luogo dove il cadavere sarebbe stato abbandonato) e troppo particolareggiato su aspetti apparentemente marginali. Sembra comunque assai improbabile che le Br abbiano deciso di "chiudere" il rapimento di Dozier dopo appena cinque giorni. Intanto un portavoce del FPLP (Fronte popolare per la liberazione della Palestina) ieri ha dichiarato a un redattore dell'agenzia Associated Press che il suo gruppo ha avuto «limitati rapporti con le Brigate rosse, aggiungendo: «Per quanto ne so le Br non hanno alcuna presenza qui»."
Come si vede compaiono incredibili somiglianze con il famoso comunicato numero 7, denominato del Lago della Duchessa del caso Moro. C'è il riferimento falso all'uccisione del rapito e c'è il collegamento tra Bierre e RAF, sempre come nel 1978. Lo stesso giornalista dell'Unità notava il parallelismo con i depistaggi del Lago della Duchessa. Noi oggi sappiamo che quel falso, ci riferiamo ovviamente al caso Moro, era un falso d'autore: di Antonio Chichiarelli su richiesta, molto probabilmente, del consulente americano Pieczenik. Ma allora anche su Dozier ci fu la mano americana? E per fare cosa?
Da questo blog siamo stati gli unici (oltre a Leonardo Sciascia) ad affermare che il comunicato numero 7 poteva essere autentico, pur nella sua unicità. E avevamo aggiunto che si poteva dedurre che si trattasse di un livello poco conosciuto del brigatismo: il livello torbido della trattativa?
E cosa annunciava questo comunicato "falso" su Dozier? Che la trattativa andasse condotta a Beirut? Oppure, vista la seconda parte, si cercava di allontanare i sospetti che il mondo brigatista avesse a che fare con la Libia, Gheddafi e con gli affari italiani dell'ENI?
I dubbi restano tanti, anche perché durante il sequestro la pista della prigione all'estero per il caso del generale americano fu tutt'altro che esclusa. Il 29 dicembre del 1981 su L'Unità il cronista Michele Sartori riferiva riguardo alle perplessità sorte sulla fotografia dell'ostaggio rilasciata dalle Bierre: era veramente lui o un fotomontaggio? In quel caso fu soltanto la moglie a riconoscerne l'autenticità. C'era un accordo con la CIA per condurre in segreto le trattative in Libano? E come al solito il nostro SISMI era al corrente di tutto e fungeva da tramite?

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