Questa (vedi qui sotto) è l'e-mail del 2014 con cui l'Ordine della Lombardia chiedeva ai giornalisti (io ero professionalmente residente lì in quel momento) di iscriversi alla piattaforma unica per "snellire" le pratiche di "partecipazione" ai corsi di formazione obbligatori, con la promessa che ciò avrebbe fornito una "scheda personale del giornalista".
Corsi di formazione:
operativa la piattaforma informatica nazionale.
Ecco come iscriversi
E’ operativa la piattaforma informatica unica nazionale che dovrà gestire tutte le prenotazioni ai corsi di formazione obbligatori per i giornalisti. Per prenotare la propria partecipazione ai corsi, gli iscritti all’Ordine della Lombardia dovranno, d’ora in poi, essere registrati nella piattaforma nazionale.
Questo il link per iscriversi: https://sigef-odg.lansystems.it:8443/sigef/ che potete scaricare dalla home page del nostro sito www.odg.mi.it anche alla voce “Formazione professionale continua” in alto a destra.
Aprite il link e cliccate sulla riga, in basso, di colore rosso: "Non sei ancora registrato? Clicca qui". Vi verrà chiesto di inserire l’indirizzo della mail personale oppure, a vostra scelta, quello di una Pec (Posta elettronica certificata). Successivamente riceverete, sempre via mail, una password personale, indispensabile per poter accedere ai servizi della piattaforma informatica. Che, quando sarà completata, consentirà a ogni singolo iscritto di conoscere l’intera offerta formativa disponibile, di prenotare i corsi di proprio interesse, e di controllare la singola posizione dei crediti acquisiti.
Promessa da tempo dal Consiglio nazionale ed entrata in funzione solo a corsi già avviati, la piattaforma informatica rappresenta una tappa importante e fondamentale nell’ambito del programma sulla formazione, con l’obiettivo primario di snellire le operazioni d’iscrizione ai corsi, oltre a fornire una sorta di scheda personale per ogni singolo giornalista.
L’Ordine della Lombardia è quello che ha più iscritti in Italia: sono 22.630 i nominativi inseriti nel data base con l’obbligo di frequenza ai corsi. Va da sé, quindi, che l’organizzazione complessiva può aver comportato qualche disagio: in questa fase transitoria e in attesa che la piattaforma informatica funzioni a pieno regìme, può succedere quindi che in alcuni casi sia ancora necessario rivolgersi, per l’iscrizione, all’ente organizzatore di uno specifico corso. L’obiettivo, ora, è quello di garantire il più possibile eventi formativi gratuiti e in ogni capoluogo di provincia. Proprio con questo intento, subito dopo l’estate saranno a disposizione dei colleghi iscritti in Lombardia numerosi nuovi corsi gratuiti, anche e soprattutto nelle altre province della regione. Stiamo inoltre studiando la possibilità di più corsi online e di organizzare eventi con riprese video da trasmettere in streaming, con l’accortezza di garantire però la certificazione delle presenze. A questo riguardo abbiamo fatto una specifica richiesta al Consiglio dell’Ordine nazionale, e stiamo aspettando la risposta.
Siamo infine in attesa di avere conferma da parte del ministero della Giustizia in merito alla bozza di regolamento che stabilisce con chiarezza quali devono essere le modalità per effettuare i corsi aziendali."
Ebbene, tutto ciò che è stato fatto in quel portale è stato condiviso con i capi dell'Ordine (e scusate se utilizzo questo termine antipatico). E' evidente che il giornalista, il quale per deformazione è abituato ad usare la propria immagine per lavorare, veniva in tal modo indotto a pensare che la scheda personale fosse una sorta di curriculum aggiornato.
Ecco no, oggi io posso dire che la "scheda personale del giornalista" era una schedatura vera e propria tipo quelle del SIFAR dei tempi d'oro: contiene una mole di informazioni sugli spostamenti dei giornalisti, sui loro gusti, interessi, rapporti lavorativi, disponibilità ad adeguarsi ai Decreti.
Al momento del bisogno questo materiale può diventare un'arma da usare contro il giornalista. Nel mio caso nessuno si è mai sognato di chiedermi quali corsi avessi seguito e per quanto tempo. Hanno dimostrato di saperlo già.
Senza parlare delle minacce "continue" ad adeguarsi che ho subito da almeno due anni a questa parte, cui evidentemente fa seguito un controllo poliziesco sistematico e assurdo. Significa che con decine di migliaia di iscritti, l'Ordine può permettersi di pagare dei "segugi" disponibili a passare giornate intere a controllare le attività di migliaia e migliaia di giornalisti.
Procedo ancora con i ricordi. Dopo un riordino del sito Sigef avevo notato - questo credo di averlo già scritto comunque repetita iuvant - che il conteggio iniziale dei crediti si stava trasformando in un controllo valutativo delle attività svolte dall'iscritto. Cioè una mente umana stava ragionando sulla mia disponibilità ad adeguarmi.
Oltretutto, lo "snellire" l'iscrizione era un altro inganno palese per mascherare quello che poi si sta rivelando l'Ordine: una finta università che può essere usata per tenere sotto controllo i personaggi più scomodi.
Quali aggiornamenti possono mai esistere nella professione (ma anche nelle altre che venivano prese di mira dal Decreto di allora: psicologia e avvocatura) per giustificare corsi di formazione così impegnativi, che il giornalista sarebbe costretto a seguire di triennio in triennio con fine pena mai?
Farei notare poi la parte finale del messaggio: "Siamo infine in attesa di avere conferma da parte del ministero della Giustizia in merito alla bozza di regolamento che stabilisce con chiarezza quali devono essere le modalità per effettuare i corsi aziendali".
Si lasciava intendere che tali corsi potessero rientrare - come è giusto che sia - nell'attività aziendale, o che quantomeno fossero pensati come forma per avvicinare i giornalisti alle aziende editoriali.
Perché era corretto interpretare quella frase in tale modo? Perché il giornalismo è un mestiere che in Italia si può svolgere solamente all'interno di un organo di informazione gestito dagli editori!
E infatti gestendo questo blog sono diventato automaticamente un editore, che però non può essere considerato azienda, attualmente, in quanto la pubblicità garantita dalla rete di Google è una truffa. E le vendite di libri gestite da Amazon anche.
Dovrei cercare personalmente degli inserzionisti in giro per il territorio, e non escludo che lo farò, entrando a quel punto in contrasto con la gestione della pubblicità da parte degli editori, e quindi introducendomi nei meandri di un ambiente ancora più ostile e irto di incognite.
Vediamo a questo punto se l'escalation continuerà. Credo che un cenno a parte lo meriti davvero la terminologia da azzeccagarbugli delle "sentenze" che l'Ordine o sedicente tale mi invia sulla pec. Parlare in nome della legge, fare citazioni di Decreti, procedure, smentire le difese personali che vengono richieste o estorte con metodi inquisitori: mi sembra tutta roba da far west!
Faccio partecipi anche gli sconosciuti (finora avevo condiviso la cosa solo a livello privato) proprio per non aver nulla da nascondere che mi si possa rinfacciare, che la migliore amica di Giorgia Meloni - sì esattamente lei: la Premier - in seconda e terza media era una mia vicina di banco oltre che compagna di classe a scuola. Si chiamava Milka Di Nunzio.
Non ho più alcun rapporto di amicizia con nessuno dei miei compagni di classe né di Roma né di Ancona - dove un altro mio carissimo amico di un tempo era l'attuale sindaco del capoluogo Silvetti - e non ho più alcuna intenzione di avere a che fare con loro.
Non mi chiedete se c'è un nesso con questo spionaggio nei miei confronti perché non lo so, ma sappiate che d'ora in poi sono costretto a non rispondere più al telefono ai numeri sconosciuti. Mi dispiace se sbatterò il telefono in faccia a qualcuno, ma è una questione di sicurezza personale.

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