venerdì 18 agosto 2017

“Il terrorismo islamico? E’ sostenuto dalla destra”


Mi ero da poco scaricato un articolo molto interessante dall’archivio del Corriere della sera, quando ho letto la notizia dell’ennesimo attacco dei terroristi islamici in Europa, stavolta a Barcellona. Pur non volendo entrare nell’argomento di stretta attualità, sono costretto a ricordare che i morti in questo 17 agosto 2017 sono stati 14, dei quali due italiani. E ci sono dei feriti in ospedale.
Dunque l’articolo che ho in mano del Corriere giunge a proposito, in quanto il titolo che aveva attirato la mia attenzione era: “Osama finanzia i neonazi contro il G8”.
In un reportage di M. Antonietta Calabrò si parlava dei fiancheggiatori di Osama, lo sceicco del terrore, quando ancora le sue gesta deprecabili erano appena agli inizi. Era infatti il febbraio del 2001. I servizi segreti tedeschi del Bnd, quelli che una volta lavoravano al “cervellone” di Wiesbaden nella ex Germania Ovest, avevano lanciato un allarme rosso per il G8 di Genova, sostenendo che “Bin Laden, il king maker del terrorismo islamico, avrebbe iniziato a finanziare gruppi di naziskin in tutta Europa, affinché essi possano portare a compimento attentati e azioni violente nel nostro paese durante il vertice dei capi di Stato e di governo che si svolgerà tra cinque mesi nel capoluogo ligure.”
La giornalista Calabrò interpretava queste notizie, che arrivavano a margine di un convegno sul futuro dell’antiterrorismo, come l’indizio chiave che all’interno dei "No global", ve li ricordate? allora andavano tanto di moda, ossia “sullo spontaneismo dei contestatori della globalizzazione” si stava inserendo “chi vuole ottenere una platea globale per qualche atto clamoroso”.
A sostenere questa tesi c’erano nomi illustri del nostro sistema giudiziario e parlamentare, a partire dall’ex senatore Maurizio Calvi, il quale pronunciava parole che vorrei riportare, perché andrebbero rilette con attenzione. Spiegava: “Sul vertice europeo sembrano convergere le attrazioni, oltre che del popolo di Seattle, di diversi gruppi eversivi sostenuti dalla destra economica europea in sintonia di intenti, sia pure occasionale e contingente ma non per questo potenzialmente meno pericolosa, con i gruppi islamici che si riconoscono nell’organizzazione di Osama.”
Erano tempi in cui la destra italiana non si imponeva nei media con i toni accesi di oggi, Grillo era ancora un comico cacciato dalla Rai, e dall’altro lato Bin Laden non faceva così paura. C’erano persino dei supporter di questo sceicco, tra i quali alla fine dell’articolo della Calabrò comparivano, indovinate un po’, le stesse Brigate Rosse. Ansoino Andreassi, vicecapo vicario della polizia, protagonista nel periodo del sequestro Moro, rilasciò testuali parole: “Tra i fiancheggiatori delle BR, come gli Nta (Nuclei territoriali antiimperialisti), si inneggia anche a Osama Bin Laden.”
Questo lavoro di indagine oggi verrebbe tacciato di dietrologismo. Eppure l’ideologia c’è sempre, come esistono dei modus operandi attraverso cui i terroristi firmano i loro atti di guerra. Perché, se la gente, i loro nemici del Governo, non li riconoscessero, tutto sarebbe inutile. E guardate che queste ultime considerazioni le riprendo dalle relazioni della Stasi, la polizia politica della DDR, non dagli eroi dell’Occidente vincitore!
Nell’articolo della collega Calabrò comparivano altri due nomi: di Sabato Palazzo, capo del Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri, e del vicecapo dei Ros, colonnello Giampaolo Ganzer. I “colonnelli” temevano Bin Laden e lo aspettavano al G8 di Genova. Sappiamo cosa trovarono al posto di Bin Laden:
soltanto dei manifestanti molto agguerriti. Ci scappò un morto, ma tra i “contestatori”: Carlo Giuliani, ucciso da un carabiniere che su una camionetta (la quale poi partì e passò sopra il cadavere del ragazzo) si difese dal lancio di un estintore sparando ad altezza d’uomo. Violenta fu la repressione messa in atto, secondo le notizie di cronaca giudiziaria, dalla polizia alla scuola Diaz.
Ecco, sono passati 16 anni, una vita intera, durante i quali le indagini, lasciatemelo dire, non hanno fatto alcun passo avanti. Casomai lo hanno fatto indietro. Ad ogni attentato si sente solo la solita formula per cui: “è stato alzato il livello di guardia”, senza specificare dove, come e perché. La politica ha preso proprio la direzione che questi signori dell’antiterrorismo non avrebbero mai voluto: l’estremismo di destra e sinistra, la xenofobia, l’intolleranza.
Vogliamo parlare delle notizie di cronaca? Io vorrei stenderci sopra un velo di pietà. Mi piacerebbe non essere un pubblicista e nemmeno un insegnante di Lettere, ma un alunno poco studioso del liceo, per vivere ancora felice. Purtroppo so che il giornalismo vero non è quello che vediamo nelle cronache locali e spesso nazionali. Nelle notizie di nera o giudiziaria mancano del tutto i nomi degli arrestati, i luoghi precisi degli eventi. Non si può nemmeno approfondire la notizia. Veniamo inondati da video con il marchio delle forze dell’ordine, ma quando si prova a "recuperare" una notizia, che nel gergo della stampa vuol dire raccogliere informazioni su una notizia già pubblicata dalla concorrenza, si rischia di litigare con i carabinieri. E i numeri di emergenza? E le caserme? Dopo il 2009 sono stato costretto a presentarmi senza un microfono e una telecamera, per le mie denunce. Ho trovato, specialmente al nord Italia, militari arroganti e per niente preparati sulla legge da applicare.
L’impressione è che noi, ma non solo in Italia, in tutto il continente, sapremo sempre meno, e saremo carne da macello in qualche via del centro città, in balia dei criminali a casa, o dei prepotenti raccomandati e fannulloni sul posto di lavoro, mentre la polizia, sempre più ideologizzata e condizionata dall’estremismo che avrebbe voluto debellare nel 2001, saprà su ogni singolo individuo: dati anagrafici, attività private, e quando le piacerà ci scriverà anche la data di morte.
Vorrei che, cari lettori, apriste un po’ gli occhi e andaste a guardare un video su Youtube sul sequestro Moro. Cercatelo però in lingua inglese, con le parole: “kidnapping Moro”. Vi apparirà come primo risultato un documentario che si apriva e chiudeva con un casello autostradale affollato di auto incolonnate. A quel casello, delle autostrade italiane, erano appostate quel giorno decine di militari e di uomini della polizia, che setacciavano ogni autovettura, e aprivano ogni porta-bagagli. Guardatelo tutto, e poi pensate che quello era solo il 1978.