sabato 26 maggio 2018

Forlani nella P2? Le accuse gravi del 1977

 
C’era anche Arnaldo Forlani tra gli iscritti della loggia massonica P2. Lo affermò il grande accusatore, Francesco Siniscalchi, durante una puntata di “Proibito” che andò in onda il 18 luglio 1977 sulla Rai, con la conduzione del compianto Enzo Biagi. C’erano certamente altri personaggi della Democrazia Cristiana nella massoneria deviata. Uomini che, come Forlani, avevano rivestito un ruolo di primo piano nel governo e nelle istituzioni pubbliche, quali Mario Tanassi e Gaetano Stammati.
Ciò vuol dire che non sappiamo ancora tutto sulla loggia massonica segreta Propaganda 2, fondata da Licio Gelli, contraria alla nostra costituzione repubblicana perché questa vieta la segretezza delle associazioni, soprattutto se di stampo militare. E durante la puntata di Biagi di nomi di militari ne vennero fatti parecchi.
Eppure fu lo stesso presidente del consiglio Arnaldo Forlani, il 21 maggio del 1981, a rendere pubblica, con un certo ritardo a dire il vero, la lista di 962 iscritti alla P2, per poi dimettersi poco dopo in seguito allo scandalo. Si seppe che alcuni politici del governo vi erano coinvolti: Manca del PSI e Foschi della DC.
Forlani non figurava nell’elenco, e nemmeno Tanassi, mentre Gaetano Stammati, altro nome noto all’epoca, che secondo Siniscalchi aveva ammesso pubblicamente la sua presenza nella loggia di Gelli, compariva tra le 962 tessere piduiste.
Cosa c’era di così segreto in questa massoneria deviata da sfuggire a inchieste giudiziarie e giornalistiche? Nella puntata di “Proibito” durante il dibattito fu detto che i membri della Loggia Propaganda 2 non si conoscevano vicendevolmente. E questo fa pensare che vi fosse una compartimentazione simile a quella delle Brigate Rosse. Il centro del potere era probabilmente nelle mani di qualcuno considerato intoccabile. Gli americani della CIA?
Un “centro occulto” da cui partivano ordini micidiali esisteva sicuramente nel terrorismo di sinistra. Lo affermò, il 12 marzo 1981, Sergio Martinelli, un operaio di Bergamo coinvolto nell’omicidio Torreggiani, il gioielliere che era stato assassinato dal gruppo di Cesare Battisti. Martinelli veniva definito dal giornalista svizzero di Gazzetta Ticinese, Gianfranco de Turris, un “pentito minore”. Confessò agli inquirenti che questo “centro occulto” preparò “rapine, omicidi, e attentati, mandando al massacro migliaia di giovani e un’intera generazione per fini oscuri”.  
Ma potevano gli americani, come affermato dai servizi segreti sovietici, manovrare anche dei falsi terroristi di sinistra? Un collegamento in realtà c’è e sembra molto concreto. Il giornale di estrema sinistra “Lotta Continua” veniva stampato da una tipografia di proprietà della CIA. Suonerebbe come un controsenso. Da “Lotta Continua” partirono le filippiche contro le inchieste della polizia sulla bomba di Piazza Fontana, contro la destra, contro la Democrazia Cristiana, l’imperialismo americano. I tre leader della testata, Sofri, Bompressi e Pietrostefani, furono condannati per l’omicidio del commissario Calabresi.
Eppure quel giornale senza i soldi della CIA non sarebbe mai esistito. Lo accertò il 31 luglio del 1988 un’inchiesta del noto giornalista Marco Nozza del Giorno. I fatti erano incontestabili: un certo Robert Hugh Cunningham insieme al figlio figurava titolare della società che gestiva la tipografia di “Lotta Continua” a Roma. Ma questi signori erano anche fedeli esecutori degli ordini del presidente Ronald Reagan, il quale nominò Robert Hugh Cunningham responsabile dell’informazione del partito repubblicano in Europa. Talmente alla luce del sole questo legame tra sinistra estrema e Stati Uniti che l’ex direttore di “Lotta Continua”, Boato riusciva appena ad assicurare a Marco Nozza che i suoi redattori, sebbene fossero al soldo degli americani, erano liberi di scrivere quello che volevano.
Tutto questo mi induce a ritenere che la nostra politica sia stata caratterizzata fin dai primi anni Settanta da uomini che avevano la caratteristica di fornire all’esterno un’immagine falsa della realtà. Una moda che evidentemente non è ancora finita.