domenica 8 dicembre 2013

L'ex rapinatore della BNL di Ancona ora scrive sul blog di Quotidiano.net


Ilario Mario Ponzi continua a far parlare di sé. Ha aperto un paio di blog, uno dei quali è disponibile direttamente sul sito che pubblica anche Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione: club.quotidiano.net. All'interno di questo suo spazio minaccia querele a Il Giornale e racconta una improbabile storia di un suo rapimento da parte degli ufo nel 1985. Scrive come al solito senza rispetto per la grammatica e dice che, dopo le sue lettere sul caso Orlandi, scritte "contro gli investigatori" e non per parlare della storia della scomparsa, gli alieni lo avrebbero portato fino a Nizza, in Francia, in stato di incoscienza. Quello che però può interessare maggiormente si trova sull'altro suo sito chiamato "La Voce Alternativa Newsblog". E' qui che infatti farà arrabbiare molti anconetani spacciandosi per eroe in quella che invece fu una giornata tragica. Per Ilario Mario Ponzi la rapina alla BNL di Ancona del 1982 può diventare un film e lo vorrebbe chiamare "Ancona Marzo 1982". La storia parlerebbe di un giovane di 19 anni, il quale, puntando un dito dietro la schiena di una guardia giurata, gli ruba la pistola, una "P38", ed entra in banca sequestrando 12 persone per 14 ore. "Uno stupido gioco", lo definisce Ponzi sul blog; un gioco che gli fu ispirato da un film che aveva visto poco prima di quella rapina: "Un giorno da cani". 



venerdì 6 dicembre 2013

Matteo Montesi, il predicatore del web


C'è chi nei forum del web lo considera un profeta, chi un ragazzo senza lavoro abbandonato dalla moglie, e chi lo segue per i video anche esilaranti. Di sicuro Matteo Montesi è il nuovo fenomeno della rete e viene dalla provincia di Ancona. Ha racimolato in poco tempo oltre 24mila iscritti nel suo canale di Youtube. Ci sono tante parolacce in questi video, volgarità e saluti al Duce che doveva evitare di accostare alla religione. E' molto più abile di una semplice persona che protesta contro i politici, e quindi capace di portare il teleutente verso una visione fuorviante della società. Ci sono anche persone che lo aiutano nella creazione dei suoi contenuti, quindi può trattarsi di un fenomeno costruito ad arte.

venerdì 29 novembre 2013

Fu Craxi a far processare Antonio Di Pietro


L'ex giudice Antonio Di Pietro fu spiato per diversi anni da uomini corrotti dei Servizi Segreti al servizio di Bettino Craxi. Furono attuate pressioni nei suoi confronti fino a costringerlo a dimettersi dalla magistratura. E' la notizia di attualità che emerge dalla lettura di un documento del Comitato parlamentare sul Segreto di Stato scritto il 26 ottobre del 1995. Questa importante relazione fu redatta sulla base di informazioni acquisite durante la perquisizione dei magistrati nella sede della società "Giovine Italia", che avvenne l'8 luglio 1995. Gli inquirenti scoprirono un carteggio riservato dell'onorevole Bettino Craxi, in cui questi annotava tutti i movimenti dei suoi possibili avversari politici e girarono questo materiale al Comitato. La relazione si conclude così: "E' possibile che settori o singoli uomini degli apparati dello Stato abbiano lavorato per costruire informazioni riservate su Di Pietro e per tenerlo sotto controllo? Il Comitato ritiene che ciò sia verosimile."



giovedì 28 novembre 2013

Ecco tutti i politici "controllati" dal Sisde nel 1994


I politici erano controllati dal Sisde, ma dai fascicoli esaminati nel 1995 dal Comitato Parlamentare sul Segreto di Stato non sembra emergere che essi fossero esattamente spiati come nemici o controllati nella loro intimità, oppure che fossero tenuti d'occhio i loro movimenti. I veri spiati sembrano essere i cittadini italiani che si avvicinavano ai personaggi che dovevano essere protetti. C'erano tre categorie. La prima categoria riguarda i rischi di attentati contro alcuni parlamentari o magistrati già molto noti. La seconda categoria che ho creato riguarda i fascicoli che analizzavano la vita di personaggi ancora non conosciuti o i movimenti dei possibili avversari di politici noti. La terza categoria riguarda i personaggi sotto inchiesta, dove l'inchiesta giudiziaria veniva vista come pericolo per l'intestatario del fascicolo.



Scandalo: il rapporto tra Berlusconi e i Servizi Segreti


Uno sconcertante documento del Comitato Parlamentare di controllo sul Segreto di Stato, datato 27 luglio 1995, svela un rapporto preferenziale tra Silvio Berlusconi e i dirigenti dei Servizi Segreti. Se è vero infatti che la Legge 801 del 1977, rifacendosi ad un Regio Decreto del 1941, potrebbe apparire una legislazione trasversale e lontana dalla comprensione del popolo sovrano, va detto che nel 1995 avvenne uno scontro importante tra il Comitato e Silvio Berlusconi proprio sull'interpretazione di questa norma 801, la quale al punto 6 stabiliva che il controllo sul Sisde spettava al Presidente del Consiglio e al Ministro dell'Interno. Al contrario, dopo aver denunciato pubblicamente il ritrovamento di fascicoli illegali del Sisde su un presunto spionaggio dei politici, Silvio Berlusconi cercò di rimettere ogni decisione nelle mani proprio del direttore del Sisde. Quindi non consegnò al Comitato quei documenti, e non lo fecero nemmeno il Ministro Maroni e poi i loro successori del governo Dini. I documenti giunsero a questo organo di controllo solo attraverso la Magistratura. Si scoprì a quel punto che non solo non vi era stato lo spionaggio sparato ai quattro venti da Berlusconi, bensì che nei fascicoli vi erano informazioni che il Sisde raccoglieva, sembra di capire (perché è una mia interpretazione del riassunto che fa il Comitato), per informare i politici di eventuali pericoli eversivi, e in certi casi per aiutarli a difendersi dagli avversari politici.

martedì 19 novembre 2013

Una doppia identità per Osama Bin Laden?


Per Wikipedia in lingua italiana si chiama "Osāma bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden", ma esisterebbe anche un altro nome per questo leader dei terroristi: "İmam Mehdi Ebu Abdullah Usame Bin Ladin".  Cercando il nome usato dal Copasir per parlare di Al Quaeda, cioè "Al Qa'ida", spuntano fuori tante novità. Una è che le pagine di Google per "Al Qa'ida" sono soltanto 37. Ma di queste solo 4 o 5 sono gli articoli in lingua italiana. Uno dei primi risultati porta invece al sito del governo americano, "counterterrorism 2013 calendar", ed è qui che apprendiamo con certezza che il nome dell'ex leader di "Al Qa'ida" è "Usama Bin Ladin", il quale è il responsabile dell'11 settembre 2001 e che è morto per merito del presidente Usa Obama nel 2011 in Pakistan.

domenica 17 novembre 2013

La guerra segreta per il caso Telecom-Serbia


All'interno del Copasir ci fu una diatriba sul caso Telecom-Serbia. Nel documento del 2005 viene scritto che la Commissione Parlamentare aveva avanzato il sospetto, insieme alla stampa italiana, che potessero essere coinvolti nella vicenda Telecom-Serbia anche i Servizi Segreti. La divergenza all'interno del Comitato verteva quindi su questo punto e due erano gli schieramenti: Brutti, Marini e Caldarola votavano per un approfondimento del Comitato con i Servizi Segreti, mentre Giuliano, Cicchitto e Gamba chiedevano che il Comitato si astenesse da ogni iniziativa per non ostacolare il Parlamento. Il presidente Bianco comunque decise di proseguire con le audizioni dei direttori di Sisde e Sismi, i quali negarono l'esistenza di rapporti tra gli indagati e gli stessi Servizi Segreti.

venerdì 15 novembre 2013

I sospetti dei Servizi Segreti sul rapimento Sgrena


La relazione del Copasir getta ombre terribili sul sequestro Sgrena. La notizia è che secondo questo intelligence ci sarebbero state coincidenze strane tra il comportamento dei parlamentari italiani e i messaggi dei sequestratori. Il documento del 2005 dice questo: "Occorre fare piena luce sulla dinamica del sequestro della giornalista de "Il Manifesto" Giuliana Sgrena, in relazione al quale è stata rilevata, tra l'altro, la coincidenza tra la diffusione di taluni messaggi dei rapitori e lo svolgimento di alcuni delicati passaggi del dibattito politico interno sulla missione italiana in Iraq."


Tra le spie del Cesis c'era anche un brigatista rosso


Nel documento redatto nel 2005, il Copasir si soffermava in più punti sul Cesis. Appare chiaro quindi che si stava creando un nuovo canale parallelo di controllo poliziesco, su cui avrebbe vigilato questo Comitato parlamentare. Il Comitato si proponeva come censore, fatto gravissimo, nella divulgazione di notizie sulle indagini e veniva inventato un nuovo limite temporale per il vincolo di segretezza, di 15 anni. Venivano inoltre programmate nuove assunzioni nel Cesis di personale proveniente dalla Polizia di Stato, e si auspicava la creazione di singole specializzazioni a prescindere dalla denuncia del cittadino. A un certo punto si parla dei Nos che sono degli attestati rilasciati anche dai Carabinieri a coloro che trattano documenti statali molto riservati. Viene scritto che questi attestati venivano già allora gestiti al di fuori delle norme in quanto l'eccessiva burocrazia avrebbe reso insicure le attività stesse ed era accaduto che in passato uno di questi Nos era stato rilasciato regolarmente ad un uomo che si sapeva fosse un brigatista rosso che aveva avuto contatti con l'eversione.

Volevano cancellare i documenti dei Servizi Segreti


C'è una sezione del documento di questo famigerato Copasir che analizza la questione dei documenti d'archivio. Chi scrive sembra cercare di procedere verso una programmata distruzione del materiale d'archivio e viene citata una direttiva, nemmeno una legge, del presidente del consiglio pro tempore nel 1988, la quale autorizzava tra l'altro l'esenzione dal versamento dei documenti agli Archivi di Stato. Fu il presidente Dini con una sua "determinazione" del 1995 a sospendere questa distruzione, ma una nuova direttiva del vice-presidente del consiglio Mattarella il 30 giugno del 1999 istituì delle limitate deroghe alla disposizione di Dini. E nello stesso anno, il 1999, alcune "commissioni di scarto" avevano iniziato a lavorare sull'eventuale eliminazione dei documenti. Un'attività che rimase in attesa di un nulla osta che non sembra essere mai arrivato, almeno fino al 2005.

Colpo di Stato in Sardegna?


Sembra, leggendo le carte del Copasir, che Villa La Certosa, situata in località Punta della Volpe, in Sardegna, sia una sede alternativa di massima sicurezza per la presidenza del consiglio. Secondo il documento del 2005 si è tentato di opporre il segreto di stato nello stesso anno, durante il tentativo della procura di Tempio Pausania di effettuare una perquisizione dell'area. La gestione di questa delicata pratica fu affidata al sottosegretario Gianni Letta, eppure il documento non parla mai del Cavaliere Berlusconi, ma cita a pagina 25 una lettera del sottosegretario Gianni Letta, il quale definisce così l'area di Villa La Certosa: è una "sede alternativa di massima sicurezza per l'incolumità del Presidente del Consiglio, dei suoi familiari e dei suoi collaboratori" e serve "per la continuità dell'azione di Governo". La villa era talmente importante da meritare una maggiore "copertura radar" e una "protezione militare".



giovedì 14 novembre 2013

Il Sisde "vota" per Bernardo Provenzano


Il Sisde scriveva al Parlamento le sue preferenze sulla mafia. Mediante un rapporto interno, ed evidentemente troppo segreto per essere messo su internet, confidava di preferire il boss Provenzano ai corleonesi "più inclini allo scontro con lo Stato". Viene così svelato ciò che si cela dietro l'inchiesta certamente poco popolare sui rapporti Stato-Mafia di cui si legge nei giornali. Nel rapporto del 2005 del Copasir si intuisce con chiarezza come i legami tra certe istituzioni nazionali recenti, indebolite dal rafforzamento dei servizi segreti, e la mafia siano molto forti e considerati addirittura scontati. Viene svelato che c'erano avvocati e soprattutto uomini politici che avrebbero dovuto fare qualcosa e che invece "scarso era stato il loro impegno nel tutelare i boss di Cosa Nostra". Il Sisde insomma parlava dei mafiosi così come della N'drangheta descrivendo scenari che ben conosceva, e che venivano arginati molto poco, pare di dedurre, dalle azioni delle forze di polizia.

La strage di Nassiriya fu una tragedia annunciata


La prova che la strage di Nassiriya si poteva evitare consiste in una relazione del Copasir, approvata nella seduta del 28 settembre 2005 e disponibile sul web. L'analisi spiega che furono ricevute dai nostri Servizi Segreti minacce per l'Italia e gli italiani da parte di Al Qaeda pochi giorni prima dell'attentato. Si sapeva cioè in ambienti militari dei rischi che correvano quegli uomini in Iraq. Lo sapeva e lo segnalava il Sismi. "Tra la fine di ottobre ed i primi di novembre del 2003, vale a dire fino ad una settimana prima della strage di Nassiriya, il Sismi aveva segnalato il rischio di attacchi contro il contingente militare italiano". Secondo il referente di questo comitato parlamentare la minaccia consisteva in una strategia terroristica di Al Qaeda che si manifestava sotto forma di messaggi online contenenti avvertimenti di ciò che sarebbe successo. Il documento chiude questa breve analisi dando un giudizio positivo all'operato del Sismi, il quale sventando un attentato contro l'ambasciata italiana a Beirut sembra abbia scoperto anche i responsabili della strage di Nassiriya.

venerdì 11 ottobre 2013

I killer del futuro? Li scopre il Parlamento italiano


Saremo tutti perseguitati sul posto di lavoro da questi grandi studiosi della mente umana che hanno inventato il Mobbing. A casa avremo una persecuzione continua a causa dello Stalking. Le donne italiane moriranno per mano di così tanti serial killer che è stato dato un nome al loro delitto: il "Femminicidio". Se cammineremo per strada saremo falciati da ubriaconi senza cervello, così qualcuno in politica ha deciso di dare un nome a questa morte: "Omicidio stradale". E non è un brutto sogno che ho fatto. La legge sul "Femminicidio" di cui ha parlato il TG1 si aggiunge ad altre leggi già varate dal Parlamento. Esse indicano che ancora una volta si sta attuando dai seggi di Palazzo Madama e di Montecitorio una rivoluzione in tutti i campi della vita civile, senza che gli uffici giudiziari preposti stiano lavorando su queste novità. Mi spiego meglio: con una leggina, la solita occupazione dei nostri politicastri, si cerca di stabilire un nuovo reato che sicuramente esiste nella nostra quotidianità, se è vero che loro ci stanno mettendo le mani, ma che altrettanto sicuramente presuppone altri elementi di indagine sulla società civile che andrebbero svolti: Uso di droghe? Abuso di psicofarmaci? Uso di comportamenti persecutori frutto magari di studi criminali sulla psiche umana? Ma perché nessuno nelle forze di polizia studia questi fenomeni per prevenirli?
Un altro problema per le forze di polizia e i giudici sarà questo sdoppiamento del potere giudiziario: i processi sui delitti d'ora in poi saranno dei veri e propri processi politici, scaturiti dall'applicazione di leggi varate da gente che, come Berlusconi ma certamente non solo lui, ha la fedina penale sporca. Ecco, è gravissimo, un'emergenza. E mi dispiace che questo accade proprio mentre con le mie ricerche sto dimostrando che Tangentopoli è stato un processo soprattutto politico. Processo che tuttavia si era inserito in una problematica reale e molto sentita dalla gente, quella delle mazzette per gli appalti. Ma quanti appalti truccati si potevano ancora scoprire (vogliamo parlare di Italia 90?) se quegli stessi magistrati non avessero applicato concetti stalinisti alla loro attività, indagandosi a vicenda come i sovietici che pensavano così di garantire la salvezza alla loro rivoluzione?

martedì 8 ottobre 2013

Chi ha vinto l'appalto da 5 milioni per l'ex caserma Gherzi?


Un affare da ben cinque milioni di euro. Tanto è il costo che lo Stato ha valutato per l'appalto dei lavori di ristrutturazione dell'ex complesso militare fatiscente di viale Curtatone a Novara. La scadenza per le offerte è fissata per l'8 maggio 2013 e il criterio di valutazione delle domande premierà l'offerta economica più vantaggiosa presentata dalle ditte. Per l'assegnazione di questo progetto così atteso dalla città basterà che sia presente anche una sola domanda, purché questa sia soddisfacente per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il 4 giugno è uscita la notizia su "Oknovara.it" della firma da parte del sindaco attuale del comune di Novara, Ballarè, di un accordo con l'Agenzia del Demanio per la ristrutturazione non solo della Gherzi ma anche degli altri plessi militari. Non si parla di soldi e di cifre, pertanto resta un grosso dubbio: i 5 milioni dello Stato per la ristrutturazione della caserma sono passati a un altro ente pubblico, come del resto lasciava trapelare il bando (vedi il riferimento al GEIE)? L'asta era quindi solo una formalità?



sabato 5 ottobre 2013

Documento: un permesso di transito da Camerano a Torino durante l'occupazione nazista


Un permesso per transitare con la propria autovettura, sotto le bombe anglo-americane, da Camerano a Torino. E' quanto emerge recentemente grazie al traduttore di Google da un documento che avevo trovato alla fine degli anni '90 in un archivio privato, la collezione di documenti del dottor Giuseppe Jannaci. Il documento dimostra che esisteva la necessità per un certo signor M. di viaggiare liberamente da Camerano, attraversando la litoranea, fino a Torino, dove c'era la Fiat che in quel periodo produceva strumenti bellici. A Camerano dal mese di novembre 1943 affluirono molte famiglie anconetane sfollate per i danni subiti durante i bombardamenti. Il primo e il secondo documento si riferiscono a questo fantomatico pullman del signor M. Il terzo parla di un rimborso per un caporale militare.

"Fahrt von camerano nach turin und zurueck in der zeit von 17. bis 19. februar 1944 genehmigt.
Das kraftfahrzeug  AN8478 ist auch berechtigt waehrend der sperrzeit die kuestenstrasse zu befahren, insoweit es sich um nebenstehende zulassung betrifft
osimo 17.2.1944"
"Viaggio di Camerano torna a Torino e approvato in tempo 17-19 febbraio 1944.
Il veicolo a motore AN8478 è inoltre abilitato a guidare il tempo di blocco durante la litoranea per quanto riguarda l'approvazione adiacente
Osimo 1944/02/17 "

"Militar-Kommandantur 1019. Zulassungs-Bescheinigung/ Permesso di Circolazione. Das nachstehende kraftfahrzeug wird hiermit fuer fahrten im oeffentlichen kriegswirtschaftlichen interesse zum verkehrzugelassen. Beschlagnahme dieses fahrzeuges, entnahme der eventuellen waren oder fasthaltung der personen wird kriegsgerichtlich bestraft." Art des KFZ/Tipo della macchina: Autobus Fiat 507 - Polizeiliches Kennzeichen/targa: AN8478 - Eigentumer/proprietario: M. - Anschrilt/domicilio: Camerano - Zulassungsdauer/data: 30-4-1944 - Motor nr./numero del motore: 5103601 - Sitzplatze/numero di posti: 15 - Verkehrsbereich/valevole per: provinz Ancona. Fur den Militarkommandanten"
"Commenda Militare 1019. Zulassungs-Bescheinigung/ Permesso di Circolazione. I seguenti veicoli a motore è presente un'economia di guerra per escursioni di interesse pubblico per consentire il traffico inviato. Sequestro di questo veicolo, il ritiro della merce o qualsiasi atteggiamento del popolo saranno puniti corte marziale." Art des KFZ/Tipo della macchina: Autobus Fiat 507 - Polizeiliches Kennzeichen/targa: AN8478 - Eigentumer/proprietario: M. - Anschrilt/domicilio: Camerano - Zulassungsdauer/data: 30-4-1944 - Motor nr./numero del motore: 5103601 - Sitzplatze/numero di posti: 15 - Verkehrsbereich/valevole per: provincia di Ancona. Fur den Militarkommandanten"

"Dienststelle fpn. 03306 6 - Ancona, den 16.11.43. An - Die prafektur Ancona, Hiermit wird bescheinigt, das der Corporal P. L. wohnhaft in Agugliano, Via Nazariosawo als Soldat im Dienst der Deutschen Wehrmacht steht. Nach Aussage seiner ist an die Familie seit 15 Tagen keine Unterstutzung gezahlt worden. Es wird gebeten, die unterstuetzung rueckwirkend an seine Familie auszuzahlen und die weiteren auszahlungen sicher zu stellen. In Ermangelung eines Dienstsiegels. O. Ltn. M.A. u. Battr. Kdr"
"Ufficio FPN 03306 6 -. Ancona, il 16:11:43 in -. La Prefettura di Ancona, certifica che il caporale P. L. Via Nazariosawo vive in Agugliano, un soldato al servizio della Wehrmacht tedesca Secondo il suo essere il. famiglia per 15 giorni, nessun sostegno è stato pagato. si richiede che il supporto retroattivo paga per la sua famiglia e gli altri pagamenti per assicurarsi., in assenza di un sigillo ufficiale. O. Ltn MA e BATTR. Kdr "

Ecco la fotocopia di un documento.








venerdì 20 settembre 2013

La cattiva informazione della trasmissione "Mistero"


Sul numero di settembre di "Mistero Magazine" è un uscito un articolo sul Monte Conero pieno di inesattezze. L'autore e giornalista Ade Capone, dopo avermi chiesto consigli promettendo di citare il mio blog o il mio nome nel suo articolo, si è ben guardato dal mettere in pratica i buoni proponimenti. Ma che razza di bugiardo! E ancora una volta mi sono salvato perché ci sono ben tre errori gravi sulle vicende del Conero che ha narrato. Ade Capone non ama evidentemente i documenti, che per fare la storia sono un elemento primario. Non ha quindi citato né il documento della biblioteca Braidense sull'esperimento folle dell'ingegner Viola nel 1933, allorché chili e chili di tritolo fecero saltare un picco del Monte Conero per ricavare pietra per una banchina portuale, non ha citato il documento che gli avevo dato sull'interrogazione di Moruzzi sulle armi atomiche nel Conero, e quindi non riportando le parole del sindaco Monina su ciò che sapeva sull'argomento, infine non ha citato il documento parlamentare in cui Oscar Luigi Scalfaro spiegava agli interroganti dei Verdi cosa era successo ai tre ecologisti arrestati e cosa significhi avere una base sul Conero per i turisti. "Mistero Magazine" vuole raccontare solo favole? Allora ci è riuscito, perché ne è emerso un articolo in cui le ipotesi più folli sono diventate realtà, come l'idea di Ade Capone che nel mare Adriatico ci sia una base aliena. Purtroppo quello che sappiamo è che ci sono solo dei morti che ogni tanto affiorano allo scoglio delle Due Sorelle.

sabato 17 agosto 2013

Clamorosa confessione: "Bombardammo le nuvole in Sardegna per far piovere"


Alcune piogge in Italia e nel mondo potrebbero essere state prodotte da esperimenti scientifici. A rivelarlo sono diverse fonti, ma lo spunto per una ricerca in questo senso è stato dato dal libro di Sandro Ruju “La palabola della petrolchimica” uscito nel 2003. Infatti a pagina 294 il direttore del petrolchimico di Porto Torres, Luigi Ciabatti, intervistato sulle siccità in Sardegna negli anni ‘70, disse che per produrre delle riserve d’acqua furono adottati dei sistemi consigliati da tecnici israeliani, i quali prevedevano un bombardamento chimico delle nuvole per far piovere. Lo stesso Ciabatti ammise che i risultati furono scarsi, ma ebbe il sospetto di aver provocato un nubifragio su Tempio Pausania. Nonostante ciò questo sistema, cercandolo su Google, viene descritto come un metodo rivoluzionario che permetterà a Russia e Cina di risolvere il problema della siccità. Lo stesso governo italiano, secondo il sito sciechimiche.org, nell’autunno-inverno del 2002 utilizzò nuovamente queste tecniche in Sardegna alla vigilia della torrida estate del 2003. Con quali effetti sull’ambiente?

sabato 10 agosto 2013

I processi di Berlusconi sono un clamoroso falso?


La sentenza della Cassazione su Berlusconi è solo una fiction cinematografica? E’ una domanda che emerge leggendo il volume “La legge è con noi” del 1971 e poi l’aggiornata Wikipedia. Entrambe le enciclopedie spiegano che il processo di Cassazione non può entrare nel merito dei fatti, bensì deve solo occuparsi delle questioni procedurali. In sostanza la colpevolezza di Berlusconi dopo i primi due gradi di giudizio non doveva più essere messa in dubbio e invece così è avvenuto e le parole del giudice Esposito rilasciate a Il Mattino di Napoli poco dopo la condanna a quattro anni per il cavaliere non lasciano alcun dubbio. In Cassazione sia gli avvocati difensori di Berlusconi, troppo desiderosi di apparire in tv e continuamente propensi a cancellare le colpe sancite nei gradi precedenti, sia lo stesso Esposito, poi finito nel mirino della stampa italiana, hanno preteso di rifare l’indagine poliziesca, non solo contravvenendo alla prassi giudiziaria che anche i profani possono apprendere dalle enciclopedie, bensì umiliando in questo modo gli inquirenti che avevano raccolto prove indispensabili per l’apertura di un processo accusatorio. E la fiction non è finita qui, perché la sentenza del processo Mediaset ha avuto la peculiarità di sancire una condanna definitiva, ma di rimandare allo stesso tempo a un nuovo processo solo per stabilire per quanto Berlusconi dovrà rimanere lontano dalla politica. Per rafforzare questo futuro giudizio è stata persino istituita una commissione ad hoc in Parlamento per far “decadere” Berlusconi da senatore. Il che vuol dire, traduco per i poveri italiani che non capiscono, per cercare di sradicarlo dalla sua amata poltrona politica, perché nemmeno una condanna ci è riuscita. Se ne potrebbe dedurre che gli italiani sono talmente fessi da non capire da soli se il cavaliere può fare politica o si è avviato sulla strada del suo “padrino” Bettino Craxi. 



mercoledì 31 luglio 2013

Riforma del Condominio: un attentato alla proprietà privata


Le riforme del codice civile che sono previste nel Decreto Legge trasformato nella Legge 210/2012 e che dal 18 giugno 2013 sono entrate in vigore costituiscono un pericolo per le proprietà dei cittadini. Queste norme sono state formulate attraverso una cosiddetta leggina, la quale dovrebbe servire solo per provvedimenti straordinari in mancanza di norme di riferimento. Wikipedia infatti specifica alla voce Decreto Legge che si tratta di: "un provvedimento provvisorio avente forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal Governo, ai sensi dell'art. 77 della Costituzione della Repubblica Italiana. È inoltre regolato ai sensi dell'art. 15 della legge n. 400/1988." I nostri politici del Governo si sentono spesso troppo importanti e vestono i panni di Giustiniano per entrare nella storia del diritto italiano, che spetta di diritto solo all'intero parlamento. Che ciò avvenga per andare incontro ai bisogni dei cittadini mi sembra molto dubbio. Viene inoltre autorizzata una libertà di azione fin troppo ampia agli amministratori di condominio, i quali, da quando esistono società istituite solo per questo scopo, non abitano nel palazzo ma sono dei veri e propri professionisti che amministrano con il solo scopo di trarre dei profitti. Il rischio è che la libertà di gestire il proprio appartamento sia condizionato dalla presenza di questi personaggi, essendo ora previsto l'obbligo di notificargli anche i dati catastali degli immobili. Le novità nella legge non finiscono qui. Sono modifiche che ledono la proprietà privata soprattutto quando si afferma che alcuni miglioramenti, ovvero i rifacimenti di parte del palazzo che in ogni caso non sono necessari, possono venire approvati non più con la maggioranza dei due terzi bensì con pareri favorevoli pari solo alla metà del valore dell'edificio. Questo è tanto più grave perché avviene in un periodo di crisi, in cui mantenere il proprio lavoro e il proprio stipendio non è affatto facile. Si rischia di arrivare a costringere un proprietario a vendere l'immobile per non essere costretto a spendere soldi ritenuti inutili. Con un ulteriore problema: oggi la vendita dell'immobile non è più un affare privato bensì un mercato "nero" controllato dalle agenzie di intermediazione immobiliare, le quali impongono con prepotenza un loro prezzo, che in questo periodo non segue l'inflazione galoppante e mal gestita dai politici, bensì può scendere fino a poche decine di migliaia di euro. Che ci sia qualcosa di strano è più che evidente e bisogna evitare che gli amministratori di condominio diventino dei veri e propri Ras Fascisti in grado di interfacciarsi con le ditte appaltatrici dei cosiddetti miglioramenti.

giovedì 11 luglio 2013

Basi missilistiche italiane nel degrado


Sembra che l'Italia per decenni abbia dovuto accettare, come richiede la costituzione, una limitazione della propria sovranità nazionale da parte della Nato, la quale aveva installato, e si spera ciò sia avvenuto effettivamente a scopo difensivo, diverse basi per il lancio di missili Hercules e Ajax. Non è stato fatto, da quanto mi pare di capire, un conto esatto delle basi che erano state costruite. Quello che è certo è che questi siti erano presenti soprattutto nel nord-est, (11 tra Vicenza, Pordenone e Rimini, più le misteriose basi di Ancona, quelle della Sardegna, di Comiso in Sicilia e chissà quante ancora) e sono stati via via abbandonati dopo la caduta del Muro di Berlino, ma senza che tali eventi rimanessero scolpiti nelle memorie storiche dei cittadini, se non forse a livello locale. Se infatti la storia della siciliana Comiso (i missili Usa contro Gheddafi) venne proposta all'opinione pubblica per i dissensi politici e la necessità italiana di cercare nella Libia un terzo interlocutore piuttosto che un nemico, delle basi missilistiche del Veneto non mi pare che il Parlamento si sia occupato approfonditamente, specialmente in tempi recenti. Eppure il web è pieno di immagini di questi ambienti da “Medal of Honour”, abbandonati come fantasmi di una guerra mai combattuta o della quale nessuno ci ha parlato come avrebbe dovuto.










Leggi anche:
1) "Scandalo, sotto l'epicentro del terremoto dell'Aquila c'è un immenso bunker"
http://e-cronaca.blogspot.it/2013/07/scandalo-sotto-lepicentro-dei-terremoti.html
2) "Le 143 basi segrete in Italia"
http://e-cronaca.blogspot.it/2014/11/le-143-basi-segrete-in-italia.html
3) "La chiave di molti segreti italiani era Giorgio Rinaldi"
http://e-cronaca.blogspot.it/2015/01/la-chiave-di-molti-segreti-italiani-era.html

martedì 2 luglio 2013

Scandalo: sotto l'epicentro dei terremoti dell'Aquila c'è un immenso bunker


Non ci sono assolutamente dubbi. A scriverlo è infatti un sito che studia i bunker di Roma e di tutta Italia. Sotto Coppito, che ricordiamo come uno dei paesi più martoriati dal terremoto del 2009 e poi anche epicentro di un successivo sisma, c'è un bunker di dimensioni spaventose. E' stato edificato in tempi recenti e contiene dei tesori della Banca d'Italia. Nel 2009, pochi giorni dopo il terremoto, è stato teatro della visita del presidente degli Stati Uniti, Obama. Questo bunker è transitabile con le automobili e si estende per 38 ettari, che è tantissimo. Insomma stiamo precipitando per tanti motivi nel 1945, con la disperata fuga di Adolf Hitler da una sconfitta inevitabile.


Leggi anche:
1) "Basi missilistiche italiane nel degrado"
http://e-cronaca.blogspot.it/2013/07/basi-missilistiche-italiane-nel-degrado.html
2) "Le 143 basi segrete in Italia"
http://e-cronaca.blogspot.it/2014/11/le-143-basi-segrete-in-italia.html
3) "La chiave di molti segreti italiani era Giorgio Rinaldi"
http://e-cronaca.blogspot.it/2015/01/la-chiave-di-molti-segreti-italiani-era.html

domenica 23 giugno 2013

Ingroia, De Magistris e Di Pietro: "Ci declassano in politica"


La notizia non sono le dimissioni di Ingroia ma la conferma che c’è un’autostrada che collega ormai la Magistratura alla politica. E’ stato così per Di Pietro, amato e odiato per Tangentopoli, lo è stato per De Magistris, acclamato come eroe senza aver condotto a termine la sua inchiesta “Why not?” e senza aver arrestato nessuno, e lo è da ultimo per Ingroia, del quale personalmente, non avendo mai vissuto in Sicilia, sento parlare solo ora per le sue lamentele. Ma silenziosamente erano entrati in politica anche Vito D’Ambrosio, nemico di De Magistris, e Piero Grasso, altro magistrato antimafia. Molto prima di loro era sceso in campo Luciano Violante, ex presidente della Camera, e chissà quanti me ne sto dimenticando. Quello che non si capisce è se si tratti davvero di un declassamento, frutto di una lotta interna, oppure la Cupola mafiosa, che non permette loro di indagare (Ingroia soprattutto visto che lo ha denunciato pubblicamente), stia offrendo a questi presunti nemici la possibilità di occupare altri posti strategici dello Stato, non meno remunerati. Perché se la mafia è davvero ancora molto attiva in Italia il suo centro di potere sembra si sia spostato molto in alto. Lo stesso film La Piovra profetizzava negli anni ‘80 e ‘90 uno scenario di questo genere: la mafia per pulire il denaro ha bisogno dello Stato. Dunque la scia di sangue si è esaurita solo perché la lotta per andare al potere è stata vinta dal malaffare?




Lo spionaggio SID di Attilio Befera


I controlli fiscali annunciati da Attilio Befera su tutti i conti correnti dei privati cittadini ci riportano allo scandalo Sifar degli anni ‘60 e ci spaventano senza motivo. Befera non potrà avere l’autorizzazione della magistratura per entrare nella vita privata dei cittadini, ma riuscirà solo nello scopo, poco nobile, di conoscere i gusti alimentari e le abitudini economiche della singola famiglia, proprio come avvenne negli anni ‘60, quando tuttavia tra i 157mila italiani spiati dai servizi segreti italiani c’erano soprattutto personaggi noti o comunque ritenuti pericolosi a livello politico. Anzi, dietro questa ventata di giustizia propagandistica si nascondono altri ingiustificati balzelli già presenti nei nostri conti privati: una tassa forse equa sul Capital Gain, ma soprattutto un consistente prelievo fiscale dalle tasche degli italiani, i quali vedranno quest’anno un aumento del bollo sui propri investimenti di circa il 300% rispetto al 2011. E chi la farà franca ancora una volta saranno i veri truffatori che guadagnano in nero e che si guarderanno bene dal depositare in banca i loro illeciti introiti.


venerdì 7 giugno 2013

"Lodo" TVRS, giornalisti non in regola e capitale pubblico a rischio


L’esplosione della crisi di TVRS mette a nudo intrighi di palazzo e incertezze della FNSI. Il primo problema deriva infatti da una commistione pubblico-privato che si fa, evidentemente, di anno in anno più consistente. Dal contributo per le piccole antenne del 2000 si è passati quindi a una partecipazione statale su TVRS? Alle inchieste giudiziarie il compito di stabilirlo. Mentre infatti il parlamentare anconetano Lodolini e la stessa FNSI chiedevano agli imprenditori della Beta spa, la quale controlla quell’emittente locale, che fine hanno fatto quei milioni di euro che lo Stato gli aveva erogato, la Guardia di Finanza ha avviato degli accertamenti. I timori di questi protagonisti della vicenda derivano dalla paventata chiusura della stessa Beta spa: i soldi pubblici sono ora a rischio insieme alle carriere dei dipendenti e dei giornalisti. Ma la FNSI rischia di combattere un’altra battaglia persa in partenza. Una spa privata per legge può chiudere per tante ragioni, piuttosto è il destino della redazione che andrebbe tutelato poiché di quella fanno parte, da quanto ho saputo, anche giornalisti e operatori non in regola. Perché svegliarsi solo adesso? E’ possibile, inoltre, che la ricerca di nuovi acquirenti di TVRS sia ostacolata da accordi inconfessabili tra la politica e certi imprenditori del giornalismo marchigiano?





sabato 1 giugno 2013

L'estremismo nero e la mente dell'assassino delle Stragi


Uno degli ideatori delle stragi del 1993 proveniva dall’estremismo nero e non dal mondo della mafia siciliana, inoltre quelle bombe furono progettate con una estrema precisione. A dirlo un articolo de La Repubblica del 24 maggio 2013. I due grandi attentati dei Georgofili a Firenze e di via Palestro a Milano portano quindi a delle conferme circa il profilo di un ipotetico S.I. amante soprattutto della storia e dell’arte, ideatore di un percorso criminale con un senso comune. Fu proprio l’arte ad essere colpita il 27 maggio del 1993 a Firenze. Se il luogo corrisponde alla firma del mandante, i Georgofili rappresenterebbero la passione dell’S.I. per il mondo dell’enologia e dell’agricoltura, mentre via Palestro a Milano, colpita sempre il 27 ma di luglio del 1993, corrisponderebbe a una città teatro di una vittoriosa battaglia risorgimentale del 1859. Se quindi nell’agendina dell’assassino ci fossero stati i santi di quei giorni, il 27 maggio sarebbe stato scelto per ricordare S. Agostino di Canterbury, il quale visse sempre intorno al 500 d.c. e che fu noto per aver cristianizzato la Gran Bretagna, senza però convertire i celti dell’Irlanda, i quali potrebbero essere il segno che la vittima dei Georgofili viene considerato dall’assassino un vincente, il quale però non ha saputo sconfiggere i neofascisti. Indizi più inquietanti sono presenti per l’attentato del 27 luglio, allorché si celebrava l’onomastico di Santa Liliana e Sant’Aurelio. Santa Liliana in realtà non esiste e viene ricordata al suo posto Santa Liliosa, che insieme a Sant’Aurelio e altri tre martiri scelse volontariamente la condanna a morte. Quel giorno del 1993 la bomba scoppiò uccidendo esattamente cinque persone: tre vigili del fuoco, un agente della municipale e un marocchino. Le cronache dicono che le bombe avevano un timer e che prima dell’esplosione qualcuno avvisò il vigile Alessandro Ferrari della presenza di fumo da una Fiat Uno bianca. L’esplosione avvenne mentre Ferrari con i vigili del fuoco si apprestava a tentare il disinnesco. Coincidenze? Può darsi che sia così e che sia tutto frutto di una volontà divina, ma chissà.


sabato 25 maggio 2013

Maxitangente Enimont: la Montedison realizzò una plusvalenza di 645 miliardi


La Montedison con la sua vendita della quota nell’Enimont realizzò una plusvalenza di ben 645 miliardi. A dirlo è la Corte dei Conti in una relazione che venne inviata al Parlamento nell’aprile del 1991 e che oggi è rintracciabile nel motore di ricerca online di Google. Si tratta di un documento riservato di estrema importanza, che permette di conoscere il punto di vista di un garante dei conti pubblici nell’ambito della vicenda che ha fatto discutere per tutti gli anni ’90 per i suoi affari e specialmente quelli illeciti, l’affare Enimont. Per quella fusione, ma che sarebbe più giusto chiamare tentativo di fusione tra Eni e Montedison, poiché si ridusse a un acquisto di impianti e sotto-aziende da parte di Eni, nacque il filone principale di Tangentopoli noto come processo per la Maxitangente Enimont. Sembra da questi nuovi elementi che la Montedison abbia finanziato gli uomini politici, non solo con l’obiettivo di “oliare” un sistema di finanziamento ai partiti che esisteva fin dagli anni ’60, con la Edison di Giorgio Valerio e per obiettivi tutt'altro che chiari, ma proprio per realizzare quella plusvalenza di 645 miliardi. Gardini si era adeguato a una prassi consolidata con la complicità di Sama, Garofano e l'intermediazione di Cusani. Questo avvenne sia al momento di realizzare quella fusione, allorché era necessario ottenere per decreto legge l'esenzione fiscale, sia quando la fusione non fu possibile portarla avanti come lui voleva, privatizzando l’Enimont senza seguire i dettami del contratto, e fu necessario uscire in modo decoroso e oneroso dalla faccenda. La relazione della Corte dei Conti, firmata da tale Ristuccia, conferma le modalità con le quali si arrivò alla definizione del prezzo di vendita della quota di Montedison in Enimont (40%). Tutto andò come emerse nel processo di Mani Pulite. Quei 2.805 miliardi di vecchie lire, inoltre, e qui sta la novità, permisero alla Montedison di crearsi una plusvalenza grazie alla scelta da parte del Ministro alle Partecipazioni Statali, e degli esperti nominati dall'Eni, di far comprare all'ente di Stato le azioni al prezzo più alto rispetto al ventaglio di possibilità. Non solo, il documento dimostra che, nonostante questa cifra di vendita andasse stabilita prima della decisione di vendere o comprare Enimont, che era riservata a Montedison, il Ministro mirava chiaramente a spingere l'Eni verso un acquisto delle azioni Enimont, come se tutto fosse già stabilito. Alla fine, l'operazione secondo Ristuccia si dimostrò troppo onerosa per lo Stato e mise in luce la crescente difficoltà di far convivere in una grande azienda, con regole chiare e condivise, la parte pubblica con quella privata.

sabato 18 maggio 2013

Novara, campionato dei bimbi sotto il diluvio


Quando si dice la freddezza del nord... Bambini piccoli giocano sotto una pioggia battente. Che l'agonismo qui a Novara sia più importante della salute lo sapevamo, ma insomma, forse per i più piccoli si poteva rimandare un match di campionato a data da destinarsi. Del resto Sampdoria-Inter in serie A non si è giocata per lo stesso motivo. Solo Cassano si prende il raffreddore sotto l'acqua? Per la cronaca la partita sembrava fosse stata sospesa, invece era solo la fine del primo tempo. Al termine della gara sono stati tirati i calci di rigore, sotto acqua e freddo. E' una foto che vuole più che altro dare un'idea di come si viva qui lo sport agonistico. Ai bordi del campo c'è tifo da stadio come sui campi degli adulti.




domenica 5 maggio 2013

Cassa Integrazione: oggi la pagano i contribuenti?


Le urla del sindacalista Bonanni attraverso la cassa di risonanza massmediatica affinché venga rifinanziata dal governo la cassa integrazione pone un interrogativo: la devono pagare i contribuenti la sosta forzata e temporanea dei dipendenti di un’azienda? Fonti bibliografiche non recenti ci dicono che nei primi anni ‘70 non andava così. Era l’imprenditore che doveva finanziare quel deposito di emergenza che gli sarebbe stato utile in caso di difficoltà aziendale; lo Stato avrebbe contribuito con un rimborso regolato da precise norme sui “conguagli tra contributi dovuti e prestazioni riscosse ”. Sembra insomma, ma è solo una mia impressione, che i sindacati facciano sempre più il gioco degli imprenditori e ne siano i veri portavoce. Una mia idea dovuta a come è stato mal gestito il contratto co.co.co. nei primi anni Duemila nel giornalismo. Su questo contratto infatti gravavano delle illegalità nella suddivisione dei contributi pensionistici, con grave danno per il giornalista. La FNSI, invece di lavorare su quel contratto, regolarizzato da una legge del parlamento del 1995,  e smascherare quelle disparità ha impostato una battaglia per un professionismo di massa che ha rischiato di delegittimare anni di lavoro freelance e che ha sbattuto il muso contro le stesse esigenze di un mass media, nei quali è sempre più consigliata una equa suddivisione dei carichi di lavoro tra editor (al desk) e collaboratori (cronisti).




giovedì 2 maggio 2013

Torna in tutte le Regioni il Reddito Minimo Garantito?


In politica salgono le pressioni da parte di Sel e del Movimento 5 Stelle per inserire stabilmente il Reddito Minimo Garantito. Si passa quindi da quel materasso di Stato per chi viene cacciato da un’azienda a un vero e proprio reddito permanente, sempre gravante sui conti pubblici, per i cittadini con reddito non sufficiente. Giusto o sbagliato che sia, questo provvedimento fa a pugni con le tasse che ogni giorno aumentano ed è forse il segno che la coperta è troppo corta. Ma non si tratta di un provvedimento solo sognato da Vendola e Grillo. C’è stato un precedente nella Regione Lazio nel 2009: tante famiglie hanno percepito un reddito che poteva giungere alla soglia dei 7000 euro annui. Questo fatto mi ha ricordato un analogo sussidio che venne erogato dai Fascisti della Repubblica di Salò ad Ancona per i danni dei bombardamenti alleati e che era argomento della mia tesi di laurea. Una bella idea per i più deboli, pertanto, ma a quale prezzo?




mercoledì 1 maggio 2013

Il primo maggio italiano con il sussidio di disoccupazione


In questo primo maggio 2013 ho voluto dare un’occhiata a chi il lavoro non ce l’ha. E a differenza di quanto si legge sui giornali o si vede in tv non mi pare che in Italia si stia poi così male. Sembra che basti essere attenti a non andare via volontariamente da un’azienda e poi il gioco è fatto. Tutti coloro che sono stati licenziati senza giusta causa, o semplicemente non gli è stato rinnovato un contratto, non saranno reintegrati, non più perché gli imprenditori non possono essere disturbati dai sindacalisti, ma almeno avranno dallo Stato, cioè dall’INPS, un sussidio di disoccupazione che solo recentemente è passato dalla durata di 8 anni a un solo anno. Il suo nuovo nome, dal primo gennaio 2013, è “Aspi”. Gli importi mensili possono arrivare a 1200 euro. Mi chiedo: l’Italia è un paese che si può permettere il lusso di creare un morbido materasso statale su cui far atterrare tutti i defenestrati di questo nostro malandato e mafioso mondo del lavoro?




sabato 20 aprile 2013

Clamoroso: Napolitano compì un atto illegale?


Sembra proprio che il Presidente della Repubblica Napolitano abbia compiuto un piccolo ma significativo atto incostituzionale. Sarebbe avvenuto il 22 dicembre del 2012, quando, a seguito delle dimissioni del premier Monti, Napolitano sciolse le camere. Poteva farlo? Pare di no, perché si trovava in quello che viene chiamato “Semestre Bianco”, vale a dire gli ultimi sei mesi prima della scadenza del suo mandato. I padri costituzionali volevano evitare che si verificassero pressioni per una rielezione dello stesso Presidente della Repubblica C’è una sola eccezione ed è una modifica costituzionale del 1991 voluta da Cossiga: il suo semestre bianco avrebbe coinciso con gli ultimi sei mesi della legislatura politica; fu quindi deciso che il Capo dello Stato in caso di fine naturale della legislatura è autorizzato a sciogliere le due camere. Ma questa modifica potrebbe non essere applicabile: la fine del governo Monti fu anticipata all’8 dicembre 2012 per motivi politici. Un particolare non da poco, perché il Movimento 5 Stelle deve la sua fortuna proprio al voto di protesta seguito a quella crisi e a quel malcontento popolare e il forte ostruzionismo mostrato nella sospetta, alla luce di quanto detto, ricandidatura di Napolitano non convince del tutto. Il presidente della Repubblica ha in Italia un ruolo rappresentativo e l’unico suo pericoloso potere potrebbe consistere nella facoltà di amnistiare o ridurre pene detentive.


martedì 16 aprile 2013

La Gabanelli candidata tra i suoi "indagati"


Penso che non sia un'ingiustizia, in fondo, che io nato tra i giornalisti-peones sia riuscito ad evitare l'inferno dei tribunali piemontesi, quelli che comunque a togliermi le mutande senza poter avere un avvocato difensore, come mi minacciavano finanzieri poco simpatici del 117, ci hanno provato. Però io sul carro dei vincitori a fare la sfilata non ci voglio andare. Voglio essere fuori dal Parlamento e da questa corsa all'oro dei politici, dove anche la Gabanelli, che non guarderò più, non ha saputo evitare di finire. Cara Gabanelli, e i morti dell'Afghanistan te li sei dimenticata? I nostri politici hanno violato la Costituzione, vuoi essere come loro? Hanno continuato a rubare anche dopo Tangentopoli, hanno programmato la distruzione di un'intera generazione di lavoratori. Hanno pensato che l'Italia potesse vivere senza inflazione. Hanno mandato l'asburgico Monti al governo dicendoci che era per far scendere lo Spread, senza dirci che lo Spread, come l'inflazione, è solo un indice economico. E infine hanno distrutto e umiliato gli insegnanti italiani.

Clamoroso: un video di Youreporter smentisce Mediaset


Questo video di Youreporter risalente al 6 dicembre 2012 sembra dimostrare che alcuni servizi dei tg nazionali con il marchio delle forze dell'ordine sono falsi. C'è intanto il fatto che i video con un logo richiedono una lavorazione piuttosto noiosa e complessa, più adatta al lavoro di un montatore, che a quello di un carabiniere. Entrando in questi dettagli tecnici si scopre che, se si usa un programma come Premiere Pro, il logo va inserito in una seconda traccia video, la quale viene sovrapposta a quella del film. A quel punto bisogna "renderizzare" l'intero film, con tempi di lavorazione che variano in base alla potenza del computer e della scheda video. Che abbiano usato altri programmi freeware o a pagamento? E' quasi certamente escluso, perché la maggior parte di questi ultimi prevede alcuni "titoli" preconfezionati, non l'importazione di una foto, per di più inserita in questo caso come sfondo. Che sia un logo prodotto dalla telecamera insieme al filmato? Anche questo lo escluderei decisamente. C'è poi il confronto sui contenuti che in questo caso smaschera secondo me in modo inequivocabile il falso di Mediaset. Sul video di Youreporter, che appare genuino (per quanto sia pur sempre un video crudo che ritrae un uomo morto coperto da un telo), sembra evidente che la vittima Luigi Felaco giaccia al di fuori di uno stabile e non dietro al bancone di un esercizio, come il bel film proiettato da Mediaset sembra voler far credere. Ma, chissà, forse la redazione ha ricevuto il video e lo ha mandato in onda ignara del contenuto, fidandosi del mittente. Questa la prima ipotesi che mi viene in mente. E' possibile, mi chiedo inoltre, volendo credere al filmato di Mediaset, che dopo l'omicidio, avvenuto dietro al bancone, la vittima sia stata trasportata nel cortile? Francamente mi sembra difficile.

 Il video di Youreporter: 
http://www.youreporternews.it/2012/omicidio-calvizzano-40enne-ucciso-a-colpi-di-pistola-in-pieno-giorno/

 Il video di Mediaset: 
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/videodallarete/1002751/camorra-video-immortala-un-omicidio.shtml

lunedì 18 marzo 2013

Sampdoria-Inter e il giallo delle partite sospese


Sampdoria-Inter rinviata per il maltempo nel 2012-13 dal "Comitato operativo comunale di Genova", come scrive La Gazzetta dello Sport.it, secondo il più recente Regolamento del Calcio andava rinviata solo per decisione dell'arbitro. E' la regola numero 1 punto 3 che a pagina 18 afferma: "Il giudizio sulla impraticabilità del terreno di gioco, per intemperie o per ogni altra causa, è di esclusiva competenza dell’arbitro designato a dirigere la gara." Forse le previsioni del tempo di questo "Comitato" di Genova sono state azzeccate, ma solo il rimbalzo del pallone avrebbe dovuto stabilire la giocabilità o meno della partita. Perugia-Juventus 1-0 del 2000, gara che assegnò lo scudetto alla Lazio, ne è un esempio. Resta invece il giallo sulle partite da recuperare per interruzione. E' sempre l'arbitro a decidere quando ciò deve avvenire, ma al punto 4 della regola numero 1 c'è una contraddizione evidente con la regola numero 7 dei tempi di gioco di pagina 89-90. Qui effettivamente viene specificato al punto 3) "Per le gare interrotte in conseguenza di fatti o situazioni che non comportano l’irrogazione delle sanzioni di cui all’art. 17 del Codice di Giustizia Sportiva deve essere disposta la prosecuzione, in altra data, dei soli minuti non giocati. La quantificazione dei minuti non giocati, ivi compresa la durata dell’eventuale recupero è determinata, con decisione inappellabile, dall’arbitro, che dovrà riportarla nel rapporto di gara." La contraddizione è con la regola 7 che dice a pagina 90: "Sospensione definitiva della gara: Una gara sospesa definitivamente deve essere rigiocata, a meno che il regolamento della competizione preveda altrimenti". Ciò ha portato ai paradossi e alle discordanze con il passato di cui parlavo in altri post. Se il Regolamento è stato cambiato negli ultimi anni poteva essere corretta anche la regola 7 e data adeguata pubblicità all'evento, epocale direi. Senza contare che, per un povero tifoso che va allo stadio, perdere mezza giornata nel traffico di una grande città per 8 minuti di gioco non è il massimo della vita.

giovedì 14 marzo 2013

C’era la Montedison dietro la bomba di Piazza Fontana?


Un dirigente della Montedison era tra gli indagati del giudice Alessandrini per la Strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Si trattava di V. D., il quale finì sulle cronache dei giornali quando, intorno a metà maggio 1973, avvenne un attentato davanti alla questura di Padova. In carcere ci finì un anarchico, G. B., ma gli inquirenti, Emilio Alessandrini, poi ucciso in un attentato terroristico, e Gerardo D’Ambrosio sospettarono come mandanti di tutti quegli attentati alcuni esponenti dell’estrema destra; in pratica quelli che avevano partecipato a una famosa riunione all’hotel Parco dei Principi di Roma tra il 3 e il 5 maggio del 1965, tra cui Guido Giannettini, Pino Rauti, Giorgio Pisanò, poi anche lui coinvolto nell’azionariato della Montedison, e appunto il dirigente di Foro Bonaparte V. D.. In un articolo del 22 maggio 1973 Guido Mazzoldi scrisse con certezza che gli attentati terroristici, tra cui Piazza Fontana a Milano, partirono poco dopo secondo le direttive di quegli uomini di destra. In quello stesso periodo era nata anche l’altra inchiesta sui Fondi Neri della Montedison, ma pochi mesi dopo l’attentato di Padova il giudice che indagava scoprì di essere spiato dal Sid. Si trattava di Renato Squillante, oggi noto soprattutto perché secondo i giudici sarebbe stato corrotto da Berlusconi nell’affare Sme. Tempo dopo si scoprì che era proprio il presidente di allora della Montedison, Eugenio Cefis, a servirsi all’Eni di uomini del Sid e di generali coinvolti nel golpe De Lorenzo. Di fatto, il giudice Squillante dovette dimettersi quando a inizio luglio 1975 l’istruttoria sui Fondi Neri Montedison fu conclusa e per i giornalisti questo fu segno di un possibile insabbiamento. Altra conseguenza di queste indagini che stavano scoprendo una correlazione tra Fondi Neri e terrorismo neofascista potrebbe essere stato l’Attacco alla Montedison dichiarato dalle Brigate Rosse pochi anni dopo, quando in un duplice attentato furono trucidati i dirigenti del petrolchimico di Porto Marghera, Silvio Gori e Giuseppe Taliercio.





mercoledì 13 marzo 2013

Quei fondi neri della Montedison che finanziavano il terrorismo economico


La Montedison finanziava nel 1970 il terrorismo economico e i nostalgici del ventennio; e lo faceva con dei fondi neri gestiti direttamente dal presidente Valerio. A riportare la notizia shock è un libro pubblicato nel 1971 da Angiolo Silvio Ori dal titolo: “L’affare Montedison, un giallo all’italiana”. Questo interessante libro parte dalla storica fusione tra la Montecatini e la Edison nel 1966: nasceva, grazie anche alle sovvenzioni statali, il colosso della chimica Montedison. Pochi anni dopo, lo Stato riuscì a centrare un colpo a sorpresa: comprò tante azioni dell’azienda da riuscire a conquistare il controllo del sindacato di amministrazione. La Montedison diveniva di fatto un’azienda di Stato, con Eni e Iri quali maggiori azionisti in assoluto con il 14% delle azioni. Era il periodo di presidenza di Giorgio Valerio, ex presidente della Edison e promotore della storica fusione insieme a Giorgio Macerata, ex schermidore e manager della Montecatini. Valerio si portava dietro tuttavia anche una storia di fondi neri che non tardò ad emergere. Fu il suo successore Merzagora a parlarne al consiglio di amministrazione: aveva trovato tutta una contabilità parallela sia in entrata sia in uscita per circa 17 miliardi di vecchie lire. L’ex senatore decise di formare una commissione d’inchiesta che però non centrò l’obiettivo di fare chiarezza e lo stesso accadde alla commissione Campilli. La storia dei Fondi Neri, che secondo il giornalista Marchetti sarebbero serviti per finanziare il terrorismo economico e i nostalgici del Fascismo, tuttavia non scomparve. Nel 1972 partì per caso un’inchiesta della magistratura che aveva messo le mani sulla contabilità sospetta della Montedison. I miliardi contestati a Valerio divennero 50, ma la vera natura di quei finanziamenti non venne confessata e il 29 aprile del 1980 il tribunale penale di Roma assolse i 29 imputati, mentre Valerio era da poco deceduto. Secondo quei giudici non era reato “usare soldi extra-bilancio”. L’andazzo invece riemerse ancora nel 1992-93 con l’inchiesta di Mani Pulite sugli ingenti fondi che il presidente Montedison Garofano destinò ai partiti politici su volere di Gardini. E questa volta furono dolori, con Gardini che si suicidò. Si stava scoprendo un tunnel di denaro che avrebbe portato molto lontano, al 1970, a qualche altra scoperta sconcertante forse; ma tanto lontano poi, dicono le sentenze, non si andò.



 

mercoledì 6 marzo 2013

Il Suspect Investigated delle stragi di Mafia


Ci sono dei messaggi nelle stragi di Mafia del 1992 contro i giudici Falcone e Borsellino? Oppure si tratta solo di un segno del destino? I messaggi li avrebbe lasciati secondo una mia personale ipotesi un Mostro, il vero mandante delle stragi, il quale potrebbe aver avuto in mano un’agendina cattolica e aver pianificato gli attentati con certosina precisione lasciando una firma sui luoghi del delitto. In questo modo l’S.I. avrebbe risposto al suo bisogno di comunicare all’Italia la riuscita del suo disegno criminale. Nei luoghi dei delitti avrebbe quindi scritto la sua firma, ovvero a Capaci avrebbe detto con il cartello dell’autostrada che lui o loro sono “capaci” di uccidere Falcone e la Morvillo in quel modo. Mentre scegliendo via D’Amelio per uccidere Borsellino avrebbe detto agli investigatori che lui è un magistrato, un uomo delle istituzioni insomma, come colui a cui è stata assegnata la strada di Palermo. I giorni corrisponderebbero invece ai moventi dei delitti. Il 23 maggio del 1992 era San Desiderio vescovo di Langres, il quale morì decapitato dai Vandali intorno al 500 d.c. e se ne andò con la sua testa. Era il giorno dell’apogeo della Luna, un riferimento a qualcosa di lontano nel cielo? Il 19 luglio del 1992 era invece dedicato a San Simmaco e Santa Giusta. Il primo fu Papa sempre intorno al 500 d.c. e fu protagonista di una singolare disputa con un secondo Papa, in modo simile a oggi. Santa Giusta fu invece una donna che in Spagna, per non aver adorato un dio pagano, fu martirizzata nel 287 d.c., essendo stata costretta a partecipare a una processione pagana a piedi nudi. Il riferimento potrebbe far pensare alla morte con Borsellino di Emanuela Loi, agente della scorta che secondo un articolo de La Stampa sarebbe stata con Borsellino per essere stata messa in punizione. Ancora, il 19 luglio c’era il detto “Nuvole di luglio fan presto tafferuglio”, il che farebbe pensare al cielo, di nuovo, e al tifo da stadio.

Clamoroso: Silvia Baraldini parla del giudice Falcone


Silvia Baraldini, la ex terrorista internazionale che era detenuta negli Stati Uniti parla del giudice Falcone in una recente intervista rilasciata a radio 100 passi, un’emittente siciliana. Nelle dichiarazioni colpisce il fatto che, secondo la donna, il giudice Falcone le stava chiedendo di collaborare in cambio della liberazione, eventualità “evaporata” con l’attentato di Capaci. La Baraldini pare sia stata incredibilmente liberata nel settembre del 2006 per l’indulto, nonostante nella legge che decretava questo provvedimento di amnistia non erano compresi i reati di terrorismo internazionale. E proprio di quello era stata accusata la Baraldini, la quale al momento della liberazione doveva ancora scontare 20 anni di prigione. Invece ora gira l’Italia per delle conferenze, grazie anche allo stipendio concessole dal politico di sinistra Walter Veltroni, come sembra di capire dal sito lisistrata.it. Così ora il terrorismo si mescola alla nostra quotidianità. Uno dei più noti ultras dell’Ancona calcio, A. A., ha intitolato la sua squadra antirazzista ad Assata Shakur, un’altra terrorista la quale uccise due poliziotti nel 1973 e poi aiutò nel 1979 la stessa Baraldini a fuggire dal carcere di Clinton, nel New Jersey.

venerdì 15 febbraio 2013

Giornalisti guidati da "Caporali" militari?


Il giornalismo italiano è stato militarizzato? La FNSI, il sindacato è a mio avviso sempre più sotto accusa. Per anni ha contestato i contratti giornalistici di lavoro autonomo invocando l'attuazione del contratto collettivo, che gli editori cercano di attuare il meno possibile. Questa battaglia è stata fatta teoricamente in favore dei collaboratori cosiddetti esterni, in realtà è ormai chiaro che è una pericolosa bugìa. Quel problema economico, sicuramente presente quando iniziai nel 2001, si supererebbe oggi con una buona legge che impone al committente e al giornalista di trattare. Vi sono infatti molti giornali in cui non puoi trattare e l'editore impone abbassamenti di stipendio o una burocrazia contorta e illegale per pagare meno tasse. Il problema c'è. Ciò penso avvenga per delle discriminazioni tra colleghi non dovute alla bravura o al titolo di studio, ma ascrivibili al tentativo di allontanare chi non viene considerato degno da alcuni presunti caporali, di cui ora si comincia a parlare. La FNSI diventa in pratica complice di questi criminali. Cosa si è inventata infatti? Ha annullato subito questa legge o finge di non vederla, una legge direi dignitosa, sostituendola con un'altra legge truffa sull'Equo Compenso più degna della prima repubblica, che significa in poche parole che degli estranei di una costituenda commissione giudicante dell'ordine vogliono ficcare il naso nella redazione e pretendono di giudicare qualità ed equità dei compensi. In pratica ciò non risolverà economicamente il problema dei freelance pagati a servizio, allontanerà il giornalista dalla risoluzione dell'eventuale mancato accordo con il committente, che la recente legge dello Stato demanda giustamente a un giudice civile, e anzi metterà un bavaglio all'informazione pretendendo di visionare i contenuti degli articoli. Inoltre vi sono ammissioni, le prime ufficiali, di alcuni esponenti sindacali tra cui il famoso Giuseppe Giulietti della Rai nelle quali si parla apertamente di redazioni militarizzate, di provocazioni e un altro anonimo esponente aggiunge il concetto dell'umiliazione del lavoro del giornalista, affiancandolo idealmente quanto a retribuzione a un lavoro onestissimo, ma manuale e non intellettuale, come la raccolta dei pomodori. Sono fenomeni barbari che denotano l'ingresso della criminalità nel giornalismo oppure una volontà di una parte del giornalismo italiano di creare le condizioni per una pulizia etnica.






venerdì 8 febbraio 2013

Il caso Sme e quella tangente non pagata


Nel 1985 l’Iri, ente pubblico per la ricostruzione industriale presieduto da Romano Prodi, era sul punto di realizzare un grosso affare. Si trattava di una delle prime privatizzazioni miliardarie, che sfumò per l’intervento di Craxi e Darida. La storia dice che PSI e DC per questioni procedurali non ratificarono quell’accordo da 497 miliardi di vecchie lire per la vendita della SME a De Benedetti. La questione ebbe riflessi giudiziari immediati, perché il 25 giugno 1985 l’ingegner De Benedetti denunciò in conferenza stampa che un politico per telefono gli aveva chiesto tangenti per portare a termine quell’acquisto. Il nome di questo faccendiere non lo si seppe mai. La storia che di recente è riapparsa sui quotidiani è invece completamente diversa: un infinito processo contro Berlusconi che ha fatto leva su vicende successive, quando De Benedetti si rivolse al Tar del Lazio e perse la sua battaglia perché, sostengono i magistrati, Silvio Berlusconi attraverso Previti e Pacifico aveva corrotto i giudici Filippo Verde e Renato Squillante. In mezzo all’affare SME c’era finito infatti il Cavaliere, che aveva avanzato un’offerta con la cordata che faceva capo alla Barilla. Un’offerta giunta però in ritardo rispetto ai termini. Il tutto fu inutile, e inutile appare anche l’inchiesta recente. Sta diventando un’inchiesta sulla storia, la quale dice che la SME, anziché per 497 miliardi, fu venduta per 2000 miliardi nel 1993 e nel 1994, smembrata e ceduta a industriali, per lo più stranieri, estranei a questa vicenda tranne la Barilla.



sabato 2 febbraio 2013

Novara, è scandalo massaggi hard a pagamento?


Massaggi hard la moda del momento? Sembra da indiscrezioni nella rete del web che nel novarese questa pratica sia di moda e un po' troppo alla luce del sole. Ciò che non convince è che i forumisti facciano riferimento a centri aperti al pubblico in cui a pagamento, circa 30-80 euro da quanto si legge, i clienti riceverebbero trattamenti "particolari". Quali? Un messaggio di pochi giorni fa ne è un esempio: "Si parte .... lato B ... Massaggio appena sufficiente, qualche passaggio infrachiappa, noioso e ripetitivo, frequenti richieste di upgrade ed ad ogni mio rimbalzo il massaggio diventa sempre piú svogliato. Stessa storia lato A, qualche strizzatina ai capezzoli, qualche passaggio interno coscia. He non richiesto e fortunatamente non offerto." Altro fenomeno discutibile è che i forumisti facciano riferimenti ad alcune massaggiatrici straniere o italiane, che chiamano per nome, le quali evidentemente vengono preferite per aver evidenziato doti non comuni. Le descrizioni non sono il massimo dell'eleganza, anzi: "xxxxx mi sembra un bel po' cicciotta dalla foto (non mi piacciono le grasse), confermi? capacità di massaggio? danno? happy end...happy, oppure falagnameria pura allo stato grezzo? (altra cosa x me insopportabile)". "xxxxx ha solo un po' il culone, per il resto è ok... danno da 60 caramelle, happy end very nice." Anche la descrizione che questo altro utente fa di una donna sarebbe censurabilissima, invece è di dominio pubblico. Si parla sempre di Novara e provincia. "Leggendo queste indicazioni, ho voluto provare xxxx. Cosa dire...facile parcheggio, appartamento dove riceve abbastanza riservato, ma da sottolineare molto pulito. Il massaggio si svolge sul lettino, niente futon! per i miei gusti la ragazza è brava e simpatica, ottimo anche il modo in cui si propone. La ragazza è brasiliana, carina ma.....dimenticatevi il posteriore famoso delle carioca, non è grosso forse di ++++ il resto invece ok! Mi permetto invece di chiedere qualche info su xxxx, sull'aspetto fisico e anche la qualità del massaggio, locicamente per chi ha provato entrambe. Saluti e grazie, HPL" I centri a pagamento sembra dunque esistano anche in case private, come questo di Arona. "Ma qualcuno di voi non si ricorda, ad Arona, di una massaggiatrice, italiana, sui 40 abbondanti, seno rifatto ma fisico da urlo... che praticava bodymassage nello studio in casa? Aveva una fuoriserie blu... Che fine ha fatto? Mi manca terribilmente..." Questo sito, facilmente reperibile su Google, è incentrato soprattutto su Milano e le zone limitrofe.

martedì 29 gennaio 2013

C'è l'ipotesi "Default" per l'Italia?


L'ipotesi arriva da un sito che è stato chiamato proprio www.defaultitalia.it il quale nel 2011 sembrava sicuro e lanciava un ultimatum al nostro paese: entro l'11/11/2011 l'Italia, intesa come Stato, sarebbe fallita. Era solo uno scherzo o c'è qualcosa di vero? Il sito scrive a grandi caratteri che: "l'abbiamo scampata bella, per ora". Gli autori sono due laureandi: Andrea Rufo, classe 1987, e Marco Pesino, classe 1983. Sono due esperti di informatica. Hanno ragione Rufo e Pesino? Sembrerebbe di sì, l'ipotesi del fallimento del nostro Stato è uscita sul sito meridianionline.org solo il 2 gennaio 2013. I nostri conti non sono a posto, e molti lo sanno in Europa, però le imprese tedesche pare abbiano investito qui da noi. E allora si spera che ci salvino, anche se le crisi politiche a orologeria continuano ad aprire crepe.

venerdì 25 gennaio 2013

Monte dei Paschi in crisi prestando soldi a Monti


Quale operazione è stata compiuta dallo Stato, mentre era guidato dal premier Monti, quando il 27 giugno 2012 sono stati pianificati – stando al quotidiano Ilsole24ore - aiuti al Monte dei Paschi per 3,9miliardi di euro? Si è veramente trattato di un aiuto dello Stato o è proprio lo Stato ad aver bisogno di aiuto per una sua discutibile politica economica? Il bravo giornalista e scrittore Cesare Peruzzi si domandava se si trattasse di una nazionalizzazione quella del Monte dei Paschi. Ma i nostri quotidiani non prendono in considerazione il passato. La nazionalizzazione più famosa avvenne nel 1968, allorché lo Stato attraverso l’Eni acquistò il pacchetto di maggioranza di azioni della Montedison. Quella volta comprava una bella fetta di azienda, insomma, usufruendo degli eventuali utili. I capitali privati di quella grande azienda diventavano pubblici, costituiti quindi dai soldi dei contribuenti, e alla gente, agli azionisti di minoranza, questo non andava bene, perché lo Stato garantiva dividendi molto magri. Oggi avviene il contrario: il Monte dei Paschi - diceva Ilsole24ore – aveva nel 2012 ben 25miliardi di euro di btp. Significa che lo Stato sta rastrellando soldi dalle banche vendendo non azioni (di qualche azienda pubblica dell'Iri magari) bensì obbligazioni. Si tratta di prestiti e il tutto dovrà essere restituito dallo Stato con gli interessi. Questo induce a una riflessione sulla politica economica dei recenti governi. Il Ministero delle Partecipazioni Statali è stato abolito nel 1993, dunque lo Stato sta tuttora privatizzando le proprie aziende (Iri, Eni, Enel) e non rende noti i suoi investimenti attravrso i giornali; né al Parlamento, né alle masse. Lo Stato inoltre sta svendendo il proprio patrimonio immobiliare e in mano gli resta sempre meno a titolo di garanzia per quei prestiti. Le obbligazioni vendute dallo Stato non sono tanto diverse dal mutuo che il privato chiede per comprare casa. Viviamo dunque in un sistema protezionistico, con tasse sulle vendite dei privati? Oppure manca totalmente un disegno economico italiano e i governi impongono i loro diktat alle banche sperando di ritardare l’inevitabile disastro della restituzione delle obbligazioni?


giovedì 17 gennaio 2013

Redditometro, una nuova schedatura degli italiani?


Cosa si nasconde dietro il Redditometro? Da quello che si sente in tv sembra evidente che non ci sia alcuna finalità di accertamento fiscale in questo provvedimento, ma solo di spionaggio dei gusti sessuali, familiari, e delle esigenze della popolazione. Proprio come negli anni '60 faceva il Sifar nel noto scandalo della schedatura di 157mila italiani. Ma abbiamo capito che oggi lo Stato cerca di far passare ciò che farebbe scandalo per una cosa conveniente. Il Redditometro, basato sulla dichiarazione (spontanea?) di spese che sono già state tassate con imposte indirette, potrebbe avere finalità politiche di ricatto, ma anche di studio di misure di prestito a usura verso chi è in difficoltà. Non dimenticate quello che sta accadendo qui a Novara, dove il tribunale vende con aste al ribasso partendo da 40mila euro immobili che vengono proposti anche per 12mila euro, il costo di una bellissima Ford Fiesta. Nessuna applicazione del prezzo al tasso attuale di inflazione, insomma. Sembra una punizione divina e basta. Non si vede nello Stato una predisposizione verso il bene del cittadino. Dal lavoro, ai prestiti, alle tasse, l'unico comune denominatore è l'imposizione dall'alto di provvedimenti spesso proprio illegali. A questo proposito Ilfattoquotidiano oggi pubblica un articolo interessante: si parla di prestiti da usura di poste italiane, una società s.p.a. a capitale pubblico, cioè fondata ancora sui soldi dei cittadini. E' un articolo che bisogna leggere fino in fondo per capirlo. Poste italiane in pratica ti presta oggi con facilità da 700 a 1500 euro, ma poi ti chiede anche l'anima: in parole povere la restituzione dei soldi con interessi oltre il 17%. Avrebbero dovuto spiegare meglio all'inizio del pezzo (lo fanno solo alla fine) che il 17% è un tasso che nulla ha a che vedere con quelli delle banche (6-7%). Chi legge distrattamente può finire per essere invogliato.

giovedì 10 gennaio 2013

Libro dimenticato condanna "il Malaffare" di Nino Rovelli


Il primo novembre del 1944 il re Umberto di Savoia promulgava il Decreto Legislativo Luogotenenziale numero 367 che stabiliva un'agevolazione da parte dello Stato nei confronti delle piccole e medie imprese. I loro progetti sarebbero stati finanziati dall'Imi, Istituto Mobiliare Italiano, e il tasso di interessi in parte coperto proprio dallo stesso Stato, fino al 3%. Tuttavia, secondo un libro-denuncia uscito nel 1974 scritto da Diego Monteplana, la maggior parte di questi fondi sarebbero finiti con la complicità del presidente dell'Imi Stefano Siglienti nelle tasche di un solo imprenditore privato: Angelo Rovelli detto "Nino", nato a Solbiate Olona e vissuto in Brianza. Questi divenne famoso per aver rilevato nel 1948 la Società Italiana Resine e averla portata alla metà degli anni '70 al terzo posto tra le grandi industrie del settore chimico, dopo le due aziende di Stato, Montedison e Eni. Ma questa scalata è stata agevolata, secondo i dati riportati nel testo intitolato "Nino Rovelli, Il Malaffare", soprattutto dai finanziamenti a fondo perduto rubati da Rovelli con degli stratagemmi, il più importante dei quali fu di suddividere in 50 aziende, tutte analizzate e citate nel libro, la produzione del Petrolchimico della Sir a Porto Torres. Secondo Monteplana ciò fu utile solo a moltiplicare i fondi di Stato erogati dall'Imi, dalla Cassa per il Mezzogiorno e dalla Regione Sardegna che ammonterebbero a ben 500 miliardi di vecchie lire, mentre in realtà le 50 aziende non avrebbero potuto contare sull'autonomia di produzione prevista dalla legge. Rovelli si mosse anche in altre direzioni aprendo e chiudendo piccole società immobiliari con cui speculava in vario modo. Tra i suoi collaboratori che figurano come dirigenti fissi delle centinaia di ditte satelliti del gruppo Sir i più importanti erano, Blasco Morvillo, solo omonimo, sembra, della moglie di Falcone, Oscar Zuccolotto e Renzo Edefonti. Determinanti anche i commercialisti e le loro peripezie per mascherare i conti, con in testa Paride Prearo. Questo libro non fa che confermare l'importanza di Rovelli e l'attualità del suo sistema se è vero che un documento online dimostra che lo Stato stava ancora gestendo nel 2009 la chiusura di questi traffici illeciti.



giovedì 3 gennaio 2013

Un documento condanna E. P. per le fucilazioni di Sappanico


Un documento proveniente dall'archivio dell'Istituto Regionale di Storia del Movimento di Liberazione delle Marche e presente nell'appendice della mia tesi di laurea condannerebbe E. P., la ragazza processata e assolta nel dopoguerra ad Ancona per la fucilazione di due giovani. La famiglia di questa ragazza aveva ospitato infatti a Sappanico due renitenti alla leva, Etles Rotondi e Gorizio Mastrorilli. I due furono presto messi alla porta allorché uno dei giovani ebbe un'infatuazione per la sorella di Elisa, che si chiamava Ornella. In realtà la famiglia P. era filo-nazista e, quando i due giovani trovarono rifugio dalla vicina e rivale famiglia dei Colonna, secondo voci degli abitanti Elisa avvertì i tedeschi, i quali fucilarono brutalmente Mastrorilli e Rotondi. Al processo, pur rischiando il linciaggio, E. P. e la sua famiglia dopo una condanna in primo grado furono assolti per insufficienza di prove. E dire che invece la prova c'era. In un resoconto della prefettura fascista il primo luglio 1944 stava scritto alla fine: "Questa mattina si è portato in Ancona da Montesicuro l'Arcivescovo Della Pietra per intercedere presso l'A. Commissario ed il Comando Tedesco in favore di tre giovani arrestati ieri a Sappanico dalla colonna mista di Tedeschi e militi che ha ieri agito in quella zona. Due altri giovani (un 24enne e un 27enne) sono stati fucilati ieri nella medesima località per delazione di certa E. P. (nel documento il nome è leggibile n.d.r.), impiegata comunale e studentessa universitaria, che in seguito è fuggita coi tedeschi insieme alla famiglia."


mercoledì 2 gennaio 2013

Lo scandalo delle elezioni già vinte nel Verbano Cusio Ossola


Il 7 giugno del 2009 il prefetto del Verbano Cusio Ossola Ubaldi chiuse la prefettura prima della fine dello spoglio delle schede. E’ un fatto a cui personalmente ho assistito in qualità di inviato di un’emittente locale piemontese. Rispetto alle elezioni del 2001, vissute sempre come giornalista ad Ancona, mi sembrò strano che la prefettura fosse desolatamente vuota: non vennero giornalisti, né politici, se non i vincitori che volevano farsi intervistare. Alle 22.30, con solo un 50% circa delle schede scrutinate ufficialmente, a Verbania il PDL festeggiò per le strade la vittoria di quelle elezioni, vinte sia in provincia con Nobili sia al comune, dove Zacchera sostituì Zanotti del PD. Strani anche i dati che affluivano in prefettura: notai che non arrivavano per linee interne, diciamo intranet, dal Viminale, bensì erano presi da un comunissimo sito internet. Alle 23.30 circa il prefetto Ubaldi, poiché doveva andare a dormire, non aspettò l’esito degli ultimi cinque seggi ancora da scrutinare; fatto che venne da me denunciato in diretta. La tv piemontese non gradì le mie frasi e la dirigenza affermò il giorno dopo: “gli equilibri del territorio non si toccano”. Ora questi equilibri vengono messi a rischio da una sentenza del tribunale di Verbania uscita il 18 giugno 2012 su La Stampa. Il prefetto Ubaldi è stato condannato a 7 mesi per peculato, per essersene andato con auto blu e scorta in villeggiatura a Positano, proprio dopo le elezioni del 2009. Alla luce di questi fatti torna l’interrogativo, cosa accadde quella sera a Verbania?