venerdì 29 novembre 2013

Fu Craxi a far processare Antonio Di Pietro


L'ex giudice Antonio Di Pietro fu spiato per diversi anni da uomini corrotti dei Servizi Segreti al servizio di Bettino Craxi. Furono attuate pressioni nei suoi confronti fino a costringerlo a dimettersi dalla magistratura. E' la notizia di attualità che emerge dalla lettura di un documento del Comitato parlamentare sul Segreto di Stato scritto il 26 ottobre del 1995. Questa importante relazione fu redatta sulla base di informazioni acquisite durante la perquisizione dei magistrati nella sede della società "Giovine Italia", che avvenne l'8 luglio 1995. Gli inquirenti scoprirono un carteggio riservato dell'onorevole Bettino Craxi, in cui questi annotava tutti i movimenti dei suoi possibili avversari politici e girarono questo materiale al Comitato. La relazione si conclude così: "E' possibile che settori o singoli uomini degli apparati dello Stato abbiano lavorato per costruire informazioni riservate su Di Pietro e per tenerlo sotto controllo? Il Comitato ritiene che ciò sia verosimile."



giovedì 28 novembre 2013

Ecco tutti i politici "controllati" dal Sisde nel 1994


I politici erano controllati dal Sisde, ma dai fascicoli esaminati nel 1995 dal Comitato Parlamentare sul Segreto di Stato non sembra emergere che essi fossero esattamente spiati come nemici o controllati nella loro intimità, oppure che fossero tenuti d'occhio i loro movimenti. I veri spiati sembrano essere i cittadini italiani che si avvicinavano ai personaggi che dovevano essere protetti. C'erano tre categorie. La prima categoria riguarda i rischi di attentati contro alcuni parlamentari o magistrati già molto noti. La seconda categoria che ho creato riguarda i fascicoli che analizzavano la vita di personaggi ancora non conosciuti o i movimenti dei possibili avversari di politici noti. La terza categoria riguarda i personaggi sotto inchiesta, dove l'inchiesta giudiziaria veniva vista come pericolo per l'intestatario del fascicolo.



Scandalo: il rapporto tra Berlusconi e i Servizi Segreti


Uno sconcertante documento del Comitato Parlamentare di controllo sul Segreto di Stato, datato 27 luglio 1995, svela un rapporto preferenziale tra Silvio Berlusconi e i dirigenti dei Servizi Segreti. Se è vero infatti che la Legge 801 del 1977, rifacendosi ad un Regio Decreto del 1941, potrebbe apparire una legislazione trasversale e lontana dalla comprensione del popolo sovrano, va detto che nel 1995 avvenne uno scontro importante tra il Comitato e Silvio Berlusconi proprio sull'interpretazione di questa norma 801, la quale al punto 6 stabiliva che il controllo sul Sisde spettava al Presidente del Consiglio e al Ministro dell'Interno. Al contrario, dopo aver denunciato pubblicamente il ritrovamento di fascicoli illegali del Sisde su un presunto spionaggio dei politici, Silvio Berlusconi cercò di rimettere ogni decisione nelle mani proprio del direttore del Sisde. Quindi non consegnò al Comitato quei documenti, e non lo fecero nemmeno il Ministro Maroni e poi i loro successori del governo Dini. I documenti giunsero a questo organo di controllo solo attraverso la Magistratura. Si scoprì a quel punto che non solo non vi era stato lo spionaggio sparato ai quattro venti da Berlusconi, bensì che nei fascicoli vi erano informazioni che il Sisde raccoglieva, sembra di capire (perché è una mia interpretazione del riassunto che fa il Comitato), per informare i politici di eventuali pericoli eversivi, e in certi casi per aiutarli a difendersi dagli avversari politici.

martedì 19 novembre 2013

Una doppia identità per Osama Bin Laden?


Per Wikipedia in lingua italiana si chiama "Osāma bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden", ma esisterebbe anche un altro nome per questo leader dei terroristi: "İmam Mehdi Ebu Abdullah Usame Bin Ladin".  Cercando il nome usato dal Copasir per parlare di Al Quaeda, cioè "Al Qa'ida", spuntano fuori tante novità. Una è che le pagine di Google per "Al Qa'ida" sono soltanto 37. Ma di queste solo 4 o 5 sono gli articoli in lingua italiana. Uno dei primi risultati porta invece al sito del governo americano, "counterterrorism 2013 calendar", ed è qui che apprendiamo con certezza che il nome dell'ex leader di "Al Qa'ida" è "Usama Bin Ladin", il quale è il responsabile dell'11 settembre 2001 e che è morto per merito del presidente Usa Obama nel 2011 in Pakistan.

domenica 17 novembre 2013

La guerra segreta per il caso Telecom-Serbia


All'interno del Copasir ci fu una diatriba sul caso Telecom-Serbia. Nel documento del 2005 viene scritto che la Commissione Parlamentare aveva avanzato il sospetto, insieme alla stampa italiana, che potessero essere coinvolti nella vicenda Telecom-Serbia anche i Servizi Segreti. La divergenza all'interno del Comitato verteva quindi su questo punto e due erano gli schieramenti: Brutti, Marini e Caldarola votavano per un approfondimento del Comitato con i Servizi Segreti, mentre Giuliano, Cicchitto e Gamba chiedevano che il Comitato si astenesse da ogni iniziativa per non ostacolare il Parlamento. Il presidente Bianco comunque decise di proseguire con le audizioni dei direttori di Sisde e Sismi, i quali negarono l'esistenza di rapporti tra gli indagati e gli stessi Servizi Segreti.

venerdì 15 novembre 2013

I sospetti dei Servizi Segreti sul rapimento Sgrena


La relazione del Copasir getta ombre terribili sul sequestro Sgrena. La notizia è che secondo questo intelligence ci sarebbero state coincidenze strane tra il comportamento dei parlamentari italiani e i messaggi dei sequestratori. Il documento del 2005 dice questo: "Occorre fare piena luce sulla dinamica del sequestro della giornalista de "Il Manifesto" Giuliana Sgrena, in relazione al quale è stata rilevata, tra l'altro, la coincidenza tra la diffusione di taluni messaggi dei rapitori e lo svolgimento di alcuni delicati passaggi del dibattito politico interno sulla missione italiana in Iraq."


Tra le spie del Cesis c'era anche un brigatista rosso


Nel documento redatto nel 2005, il Copasir si soffermava in più punti sul Cesis. Appare chiaro quindi che si stava creando un nuovo canale parallelo di controllo poliziesco, su cui avrebbe vigilato questo Comitato parlamentare. Il Comitato si proponeva come censore, fatto gravissimo, nella divulgazione di notizie sulle indagini e veniva inventato un nuovo limite temporale per il vincolo di segretezza, di 15 anni. Venivano inoltre programmate nuove assunzioni nel Cesis di personale proveniente dalla Polizia di Stato, e si auspicava la creazione di singole specializzazioni a prescindere dalla denuncia del cittadino. A un certo punto si parla dei Nos che sono degli attestati rilasciati anche dai Carabinieri a coloro che trattano documenti statali molto riservati. Viene scritto che questi attestati venivano già allora gestiti al di fuori delle norme in quanto l'eccessiva burocrazia avrebbe reso insicure le attività stesse ed era accaduto che in passato uno di questi Nos era stato rilasciato regolarmente ad un uomo che si sapeva fosse un brigatista rosso che aveva avuto contatti con l'eversione.

Volevano cancellare i documenti dei Servizi Segreti


C'è una sezione del documento di questo famigerato Copasir che analizza la questione dei documenti d'archivio. Chi scrive sembra cercare di procedere verso una programmata distruzione del materiale d'archivio e viene citata una direttiva, nemmeno una legge, del presidente del consiglio pro tempore nel 1988, la quale autorizzava tra l'altro l'esenzione dal versamento dei documenti agli Archivi di Stato. Fu il presidente Dini con una sua "determinazione" del 1995 a sospendere questa distruzione, ma una nuova direttiva del vice-presidente del consiglio Mattarella il 30 giugno del 1999 istituì delle limitate deroghe alla disposizione di Dini. E nello stesso anno, il 1999, alcune "commissioni di scarto" avevano iniziato a lavorare sull'eventuale eliminazione dei documenti. Un'attività che rimase in attesa di un nulla osta che non sembra essere mai arrivato, almeno fino al 2005.

Colpo di Stato in Sardegna?


Sembra, leggendo le carte del Copasir, che Villa La Certosa, situata in località Punta della Volpe, in Sardegna, sia una sede alternativa di massima sicurezza per la presidenza del consiglio. Secondo il documento del 2005 si è tentato di opporre il segreto di stato nello stesso anno, durante il tentativo della procura di Tempio Pausania di effettuare una perquisizione dell'area. La gestione di questa delicata pratica fu affidata al sottosegretario Gianni Letta, eppure il documento non parla mai del Cavaliere Berlusconi, ma cita a pagina 25 una lettera del sottosegretario Gianni Letta, il quale definisce così l'area di Villa La Certosa: è una "sede alternativa di massima sicurezza per l'incolumità del Presidente del Consiglio, dei suoi familiari e dei suoi collaboratori" e serve "per la continuità dell'azione di Governo". La villa era talmente importante da meritare una maggiore "copertura radar" e una "protezione militare".



giovedì 14 novembre 2013

Il Sisde "vota" per Bernardo Provenzano


Il Sisde scriveva al Parlamento le sue preferenze sulla mafia. Mediante un rapporto interno, ed evidentemente troppo segreto per essere messo su internet, confidava di preferire il boss Provenzano ai corleonesi "più inclini allo scontro con lo Stato". Viene così svelato ciò che si cela dietro l'inchiesta certamente poco popolare sui rapporti Stato-Mafia di cui si legge nei giornali. Nel rapporto del 2005 del Copasir si intuisce con chiarezza come i legami tra certe istituzioni nazionali recenti, indebolite dal rafforzamento dei servizi segreti, e la mafia siano molto forti e considerati addirittura scontati. Viene svelato che c'erano avvocati e soprattutto uomini politici che avrebbero dovuto fare qualcosa e che invece "scarso era stato il loro impegno nel tutelare i boss di Cosa Nostra". Il Sisde insomma parlava dei mafiosi così come della N'drangheta descrivendo scenari che ben conosceva, e che venivano arginati molto poco, pare di dedurre, dalle azioni delle forze di polizia.

La strage di Nassiriya fu una tragedia annunciata


La prova che la strage di Nassiriya si poteva evitare consiste in una relazione del Copasir, approvata nella seduta del 28 settembre 2005 e disponibile sul web. L'analisi spiega che furono ricevute dai nostri Servizi Segreti minacce per l'Italia e gli italiani da parte di Al Qaeda pochi giorni prima dell'attentato. Si sapeva cioè in ambienti militari dei rischi che correvano quegli uomini in Iraq. Lo sapeva e lo segnalava il Sismi. "Tra la fine di ottobre ed i primi di novembre del 2003, vale a dire fino ad una settimana prima della strage di Nassiriya, il Sismi aveva segnalato il rischio di attacchi contro il contingente militare italiano". Secondo il referente di questo comitato parlamentare la minaccia consisteva in una strategia terroristica di Al Qaeda che si manifestava sotto forma di messaggi online contenenti avvertimenti di ciò che sarebbe successo. Il documento chiude questa breve analisi dando un giudizio positivo all'operato del Sismi, il quale sventando un attentato contro l'ambasciata italiana a Beirut sembra abbia scoperto anche i responsabili della strage di Nassiriya.