domenica 13 dicembre 2015

Il KGB "coltivava" soldati italiani? Ecco la prova


La prova che è esistita, tra i militari italiani, una sigla come quella citata dalla scheda 61 dell'archivio Mitrokhin arriva dall'archivio del quotidiano La Stampa. Cercando le parole "fascista" più "SDI" compare un articolo del 17 febbraio 1974, che è il periodo a cui si riferisce, appunto, il rapporto Impedian 61. La Stampa riportava le lamentele di una mamma di Varese, la quale aveva visto recapitare a suo figlio, sottotenente degli Alpini ad Aosta, un giornalino di stampo fascista. La signora disse che nella fascetta con l'indirizzo del soldato, il nome e il cognome erano preceduti dalla sigla S.d.I., proprio la stessa del rapporto Impedian 61. La mamma del soldato scrisse di aver interpretato quella sigla come "Soldato d'Italia" e di essersi indignata per il contenuto marcatamente fascista di certi articoli, uno dei quali era firmato da Amos Spiazzi. Il giornalino si intitolava "Primalinea". Questo documento fa supporre che il KGB stesse coltivando non solo i soldati delle installazioni militari, ma stava attirando verso di sé una delle organizzazioni chiave della Strategia della tensione: l'organizzazione poi nota con il nome di Rosa dei Venti, la quale pare fosse legata al golpe Borghese del 1970 e si disse che fosse diretta dalla Nato.