domenica 2 ottobre 2011

La "strage" del cinema Metropolitan di Ancona


Michele Cannarozzo, il maresciallo della finanza considerato per decenni l’attentatore del cinema Metropolitan di Ancona, non poteva trovarsi alle 21 sul luogo della strage. E’ quanto emerge dal confronto delle testimonianze presenti sui quotidiani che raccontavano di quel fatto tragico del 9 gennaio 1955. Si legge infatti sul Corriere della Sera che il questore Calabrese riferiva alla stampa, il giorno dopo l’attentato, che Michele Cannarozzo secondo le testimonianze dei colleghi aveva lasciato il posto di lavoro al porto alle 20.30, per recarsi a casa in via Maratta, cambiarsi e poi andare al cinema Metropolitan, dove i testimoni affermarono di aver visto un uomo lanciare quattro bombe a mano sopra gli spettatori. Ma Cannarozzo a piedi non avrebbe potuto impiegare così poco tempo. Sembra invece che a decapitare le due donne e ferire una quarantina di persone fu un conflitto a fuoco. Difatti, subito dopo le bombe qualcuno sparò in direzione dell’attentatore e la tesi degli inquirenti sarebbe stata facilmente contestabile al processo, se non fosse accaduto che Cannarozzo fu trovato morto tre giorni dopo nei pressi di Venezia. Si parlò di suicidio ma l’esame autoptico non confermò questa ipotesi.