mercoledì 13 marzo 2013

Quei fondi neri della Montedison che finanziavano il terrorismo economico


La Montedison finanziava nel 1970 il terrorismo economico e i nostalgici del ventennio; e lo faceva con dei fondi neri gestiti direttamente dal presidente Valerio. A riportare la notizia shock è un libro pubblicato nel 1971 da Angiolo Silvio Ori dal titolo: “L’affare Montedison, un giallo all’italiana”. Questo interessante libro parte dalla storica fusione tra la Montecatini e la Edison nel 1966: nasceva, grazie anche alle sovvenzioni statali, il colosso della chimica Montedison. Pochi anni dopo, lo Stato riuscì a centrare un colpo a sorpresa: comprò tante azioni dell’azienda da riuscire a conquistare il controllo del sindacato di amministrazione. La Montedison diveniva di fatto un’azienda di Stato, con Eni e Iri quali maggiori azionisti in assoluto con il 14% delle azioni. Era il periodo di presidenza di Giorgio Valerio, ex presidente della Edison e promotore della storica fusione insieme a Giorgio Macerata, ex schermidore e manager della Montecatini. Valerio si portava dietro tuttavia anche una storia di fondi neri che non tardò ad emergere. Fu il suo successore Merzagora a parlarne al consiglio di amministrazione: aveva trovato tutta una contabilità parallela sia in entrata sia in uscita per circa 17 miliardi di vecchie lire. L’ex senatore decise di formare una commissione d’inchiesta che però non centrò l’obiettivo di fare chiarezza e lo stesso accadde alla commissione Campilli. La storia dei Fondi Neri, che secondo il giornalista Marchetti sarebbero serviti per finanziare il terrorismo economico e i nostalgici del Fascismo, tuttavia non scomparve. Nel 1972 partì per caso un’inchiesta della magistratura che aveva messo le mani sulla contabilità sospetta della Montedison. I miliardi contestati a Valerio divennero 50, ma la vera natura di quei finanziamenti non venne confessata e il 29 aprile del 1980 il tribunale penale di Roma assolse i 29 imputati, mentre Valerio era da poco deceduto. Secondo quei giudici non era reato “usare soldi extra-bilancio”. L’andazzo invece riemerse ancora nel 1992-93 con l’inchiesta di Mani Pulite sugli ingenti fondi che il presidente Montedison Garofano destinò ai partiti politici su volere di Gardini. E questa volta furono dolori, con Gardini che si suicidò. Si stava scoprendo un tunnel di denaro che avrebbe portato molto lontano, al 1970, a qualche altra scoperta sconcertante forse; ma tanto lontano poi, dicono le sentenze, non si andò.