lunedì 16 gennaio 2012

La famiglia di una spia russa nell'anconetano


Il 10 marzo del 2010 il quotidiano online Viveresenigallia riportava la notizia che il padre di Alexander Litvinenko, la spia russa morta a Londra avvelenata dall'isotopo radioattivo noto con il nome di Polonio 210,  si era rifugiato nell'anconetano per paura di ritorsioni. Da una ricerca sul personaggio si scopre che prima del suo avvelenamento su cui si ipotizzò un coinvolgimento del premier russo Putin, Litvinenko stava organizzando un attentato con i guerriglieri ceceni proprio contro il leader discusso del Cremlino. Lo riportava La Stampa il 20 ottobre 2003 in un articolo intitolato: "Un cecchino ceceno per uccidere Putin". L'articolo dovrebbe stimolare un dibattito sul ruolo delle spie in campo nazionale e internazionale, quando sono utili e quando invece rappresentano dei rischi per la vita democratica del paese.