venerdì 5 agosto 2016

"Mio figlio Litvinenko fu ucciso da Berezovskij"


“Mio figlio Alexander Litvinenko fu ucciso da Boris Berezovskij. Solo Goldfarb, un partner tecnico di Berezovskij, sapeva lavorare sul polonio 210”. Queste accuse furono lanciate da Walter Litvinenko, padre dell’ex spia russa morta nel 2006, durante un interrogatorio a cui fu sottoposto alle 17.27 del 18 settembre del 2012 ad Ancona, negli uffici dei carabinieri italiani. Il verbale è disponibile sul sito intitolato: “The Litvinenko inquiry”. E’ in lingua inglese. Pare che l’inchiesta nacque su richiesta della federazione russa, che stava indagando, sia sulla morte di Litvinenko avvenuta in Inghilterra, sia sul tentato omicidio di Kovtun e Lugovoy. In questa ricostruzione dei fatti Walter Litvinenko scagiona sia Putin, sia Mario Scaramella, il collaboratore della commissione Guzzanti. Dopo quel pranzo con Scaramella al Sushi bar di Londra, Alexander Litvinenko andò negli uffici di Berezovskij. E fu solo quando ne uscì, insieme con un certo Akhmed (Akhmed Zakaev, capo del governo ceceno in esilio), che l’ex spia russa fu vista da questo suo amico completamente coperta di polonio. Come mai, tuttavia, questo interrogatorio si tenne in Italia? In un video Alexander Litvinenko affermò prima di morire di aver sporto denuncia a Senigallia insieme al fratello Maxim in seguito all’arresto di un certo Talik, mafioso russo in contatto con l’ex KGB e con Al Qaeda. Disse che un poliziotto di Ancona lo aveva chiamato dal telefono del fratello e gli aveva chiesto di incontrarlo. Tre poliziotti quindi gli avevano fatto molte domande su Mario Scaramella, su Talik e altri gruppi criminali. Probabilmente scattò un’inchiesta italiana. Nel verbale del 2012 compare il nome di un certo dottor C. Cimini, giudice delle indagini preliminari. Eppure negli uffici dei carabinieri di Ancona erano attivi quel giorno del 2012 anche i magistrati russi, un fatto piuttosto inconsueto.