sabato 6 agosto 2016

Scaramella collaborava con i servizi segreti?


Mario Scaramella, collaboratore della commissione Mitrokhin, era a capo di un’organizzazione spionistica? Lo si evincerebbe dalle dichiarazioni del fratello di Alexander Litvinenko rilasciate ai magistrati russi ad Ancona nel 2012. Tra Maxim e Alexander vi fu un secondo incontro, dopo quello di Napoli, stavolta a Senigallia. Era il 2005. Maxim telefonò a Scaramella dicendogli che suo fratello era a casa sua. E qui iniziò la storia di Talik, quella di cui parlò prima di morire nel video l’ex spia del KGB. Scaramella disse a Maxim più o meno queste parole: “Hai fatto bene a chiamarmi, stiamo aspettando un autobus che arriva dall’Ucraina pieno di armi. Dobbiamo incontrarci”. Iniziò una vera spy story. Si incontrarono alla stazione Termini. Scaramella era armato, accompagnato dai carabinieri, che perquisirono sia Maxim, sia Alexander Litvinenko. Poi i carabinieri se ne andarono e, dopo che i tre si furono seduti al tavolo di un bar della stazione, Scaramella disse: “L’autobus con le armi è indirizzato a criminali che vogliono uccidere me, tuo fratello, Guzzanti, e forse te.” Glielo avevano detto le sue conoscenze, tra cui il suo interprete. Tra questi presunti terroristi c’era anche Talik, che secondo Alexander Litvinenko era un agente segreto dell’ex KGB in grado di influenzare sia i ribelli ceceni, sia Al Qaeda. E’ per questo che i due fratelli Litvinenko andarono a sporgere denuncia a Senigallia e vennero richiamati dai poliziotti di Ancona. Volevano che qualcuno indagasse e li proteggesse. Alcuni giorni più tardi - aggiunse Maxim nell’interogatorio - lessi la notizia che due ucraini erano stati arrestati e giudicati a Teramo. Gli inquirenti avevano trovato granate e armi nascoste nei libri in un bus bianco. Talik, secondo il sito Wikispooks, nel 2008 viveva a Napoli e negò ai giudici ogni accusa. Avrebbe detto che in realtà Scaramella e Alexander Litvinenko cercavano notizie su Semion Mogilevich e i criminali ucraini in Italia.

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