giovedì 10 gennaio 2013

Libro dimenticato condanna "il Malaffare" di Nino Rovelli


Il primo novembre del 1944 il re Umberto di Savoia promulgava il Decreto Legislativo Luogotenenziale numero 367 che stabiliva un'agevolazione da parte dello Stato nei confronti delle piccole e medie imprese. I loro progetti sarebbero stati finanziati dall'Imi, Istituto Mobiliare Italiano, e il tasso di interessi in parte coperto proprio dallo stesso Stato, fino al 3%. Tuttavia, secondo un libro-denuncia uscito nel 1974 scritto da Diego Monteplana, la maggior parte di questi fondi sarebbero finiti con la complicità del presidente dell'Imi Stefano Siglienti nelle tasche di un solo imprenditore privato: Angelo Rovelli detto "Nino", nato a Solbiate Olona e vissuto in Brianza. Questi divenne famoso per aver rilevato nel 1948 la Società Italiana Resine e averla portata alla metà degli anni '70 al terzo posto tra le grandi industrie del settore chimico, dopo le due aziende di Stato, Montedison e Eni. Ma questa scalata è stata agevolata, secondo i dati riportati nel testo intitolato "Nino Rovelli, Il Malaffare", soprattutto dai finanziamenti a fondo perduto rubati da Rovelli con degli stratagemmi, il più importante dei quali fu di suddividere in 50 aziende, tutte analizzate e citate nel libro, la produzione del Petrolchimico della Sir a Porto Torres. Secondo Monteplana ciò fu utile solo a moltiplicare i fondi di Stato erogati dall'Imi, dalla Cassa per il Mezzogiorno e dalla Regione Sardegna che ammonterebbero a ben 500 miliardi di vecchie lire, mentre in realtà le 50 aziende non avrebbero potuto contare sull'autonomia di produzione prevista dalla legge. Rovelli si mosse anche in altre direzioni aprendo e chiudendo piccole società immobiliari con cui speculava in vario modo. Tra i suoi collaboratori che figurano come dirigenti fissi delle centinaia di ditte satelliti del gruppo Sir i più importanti erano, Blasco Morvillo, solo omonimo, sembra, della moglie di Falcone, Oscar Zuccolotto e Renzo Edefonti. Determinanti anche i commercialisti e le loro peripezie per mascherare i conti, con in testa Paride Prearo. Questo libro non fa che confermare l'importanza di Rovelli e l'attualità del suo sistema se è vero che un documento online dimostra che lo Stato stava ancora gestendo nel 2009 la chiusura di questi traffici illeciti.