sabato 19 marzo 2016

Lo “zaratino” Gelli sognava le riforme di Renzi


Licio Gelli, il capo della Loggia P2, sognava riforme rivoluzionarie e reazionarie, simili a quelle della politica attuale di Renzi. Da giovane era stato ispettore per l'organizzazione dei fasci in Jugoslavia e specialmente a Zara, l'ex città italiana situata di fronte ad Ancona. Fu quindi un fascista convinto, che operò come gerarca nei luoghi delle foibe e dell'esodo, ma teatro anche di crimini di guerra italiani. Sono notizie molto importanti, che ho estrapolato dal libro autobiografico dello stesso Gelli scritto nel 1989 e pubblicato in Svizzera. Gelli e la P2 furono anticomunisti, di un anticomunismo filo fascista, che non coincide con le relazioni che la Cia inviava a Washington. Se quest'ultima infatti sposò la politica berlingueriana del compromesso storico per le riforme economiche, negli stessi anni il Venerabile inviava al presidente Leone il suo particolare «Schema R», con cui proponeva la creazione in Italia di un regime reazionario contro l'ascesa del comunismo. A chi si ispirava? Sicuramente non all’URSS, visto che gli storici sono scettici sul rapporto Cominform dei servizi. Gelli emerge quindi come il capo di un'organizzazione parallela alla Massoneria, che non avrebbe dovuto far politica ma la faceva, e che non doveva essere illegale ma lo era, poiché tramava nell’ombra contro la Costituzione. Nel suo “Schema R” propose riforme che oggi formano la nostra politica, tra cui l’abolizione del bicameralismo, il ripristino dell’autorità dei prefetti come nel fascismo, lo smembramento delle Partecipazioni Statali, il rafforzamento del potere dei carabinieri, la riduzione del numero dei quotidiani, la sostituzione della leva obbligatoria con quella volontaria e l’inasprimento delle pene per chi consuma droga.