domenica 20 marzo 2016

Spionaggio al Montevergine, ma era la protesta di un prete


Anche il Montevergine ebbe il suo caso di spionaggio, che trattandosi di una zona lontana dalla tranquilla Ancona ebbe ben altro risalto. Tutti i giornali dopo la metà di agosto del 2001 parlarono di quanto era avvenuto sulla cima del Montevergine. La storia letta su L'Unità narra che un gruppo di No Global era salito in quei giorni fino ai 1500 metri di altezza a protestare contro la base Nato. Si mise in luce in quella prima protesta un prete, Don Vitaliano, parroco della zona di Mercogliano. Il sit-in contro la base di Montevergine era un no alle guerre globali degli Stati Uniti. Il 5 ottobre del 2002 vi fu un bis delle manifestazioni, con qualche modifica alle cronache. Sia L'Unità, sia l'agenzia Adnkronos omisero un particolare della storia. La base di Montevergine non era più sulla vetta di una delle montagne più alte dell'avellinese, bensì su una collina. Il 20 luglio del 2003 La Stampa pubblicò in un trafiletto la terribile notizia che Francesco Caruso e altri tre giovani dei No Global erano indagati per spionaggio militare e danneggiamento. Quando la vicenda si concluse, il 25 febbraio del 2008, la sentenza fu di assoluzione per tutti e per tutte le accuse. Questa vicenda non fu che una ripetizione del caso G., l'ambientalista dei Verdi che nel 1984 fu condannato e poi assolto per spionaggio ai danni della base del Conero. Nessuno però se n'è ricordato.