sabato 12 novembre 2016

La polizia di Bonn nascose i contatti tra RAF e BR


Fu la polizia tedesca occidentale ad allontanare i sospetti di un collegamento tra terrorismo tedesco e brigate rosse. E’ quanto si legge nei documenti della commissione parlamentare sulla morte di Aldo Moro, i quali consentono di leggere ogni dettaglio delle indagini condotte tra il 1978 e il 1979.
La polizia di Wiesbaden scrisse il 30 luglio 1979 che dai reperti sequestrati non si potevano desumere dei nessi tra la Von Dyck, Heiszler e il delitto Moro. Lo stesso concetto lo ha ribadito nel gennaio 2016 l’ex questore Ansoino Andreassi alla commissione parlamentare: “Noi credevamo e crediamo ancora in quella pista, ma i tedeschi ci bloccarono”.
Perché i tedeschi non vollero andare avanti? A leggere quei reperti risulta evidente che la Von Dyck nella sua agendina conservasse dei contatti italiani. Annotò ad esempio il numero di telefono di una certa “Radio Rim” ("Roma" in lingua ceca si traduce "Rim"). Il 24 maggio 1979 il questore Andreassi aveva scritto nel suo rapporto: “Non sembra nemmeno da escludere che la Von Dyck abbia direttamente partecipato all’agguato di via Fani, in quanto le sue fattezze sembrano corrispondere a quelle della ragazza bruna che imbracciava un mitra, descritta da alcuni testimoni”.
Molto interessanti sono pure le indagini sulla falsa carta d’identità di Heiszler. Apparteneva a un avvocato civilista di origine tedesca, ma nato e residente a Roma. Si chiamava Katte Klinsche ed era nato nel 1949. Fu interrogato dalla nostra polizia e affermò di aver smarrito la carta d’identità dieci anni prima. Il fatto strano è che non ne aveva chiesto un duplicato. Andreassi chiuse così il suo rapporto: “Il rinvenimento, indosso a un terrorista tedesco, di altra carta d’identità italiana proveniente dal suddetto furto, sembra non consentire ormai dubbi sulla effettiva consistenza di collegamenti ben precisi tra le Brigate Rosse e gruppi terroristici tedeschi, anche per quanto riguarda l’agguato di via Fani.” In effetti le notizie di questi contatti si susseguirono nei giornali per tutta la fine degli anni ‘70 del secolo scorso.
Un altro nome importante che venne fatto è quello di Brigitte Monhaupt, classe 1949, che fu arrestata a Zagabria, quindi da uno stato comunista, nel maggio 1979. Paolo Graldi del Corriere della Sera scrisse che la terrorista aveva confessato alla polizia Jugoslava di aver partecipato a una riunione delle Brigate Rosse a Milano sulla sorte di Aldo Moro: “Come chiudere il caso Moro, ucciderlo o rilasciarlo?” Pare che la Monhaupt si oppose all’uccisione del presidente DC, considerandolo un ‘errore politico’ da evitare. La Jugoslavia, secondo quanto scritto da Graldi, chiese alla Germania Ovest uno scambio di prigionieri, come avveniva per le spie della guerra fredda. I cinque terroristi della Raf arrestati con la Monhaupt vennero trattati come spie dell’ovest. Furono offerti in cambio di otto ustascia arrestati per reati fascisti. Ma non se ne fece niente. Il governo di Tito a quel punto li lasciò liberi di andare dove volevano. Nel 1981 la Monhaupt partecipò all’assassinio di un generale americano: Frederick Kroesen. Venne arrestata in Germania nel novembre 1982.
Un’altra tedesca venne arrestata in Svizzera con documenti riguardanti la strage di via Fani. Lo affermava il settimanale americano Newsweek a proposito della tedesca allora 26enne Gabriele Kroecker-Tiedemann, uno dei sei terroristi della Raf liberati e inviati nello Yemen del Sud in cambio del politico tedesco Peter Lorenz. Fu detto che aveva con sé “un piano cifrato concernente un eventuale rapimento di Aldo Moro”. Lo riportava Mario Barino del Corriere della Sera il 25 aprile del 1978. Ancora una volta il governo di Bonn smentì ogni indiscrezione.