mercoledì 9 novembre 2016

Quei terroristi rossi con la valigia tedesca


Ci siamo voluti dimenticare completamente di una parte del terrorismo italiano, e ci siamo riusciti: quello dell'Alto Adige. Era di sinistra e voleva la secessione dall'Italia. Provocò attentati e morti per oltre un decennio, tra il 1956 e il 1969. Decine di morti dimenticati, che sembrano appartenere a un'altra nazione. Ma l'Alto Adige, regione di lingua tedesca che fu annessa all'Italia dopo la Grande Guerra, fa parte del nostro territorio. Fu sconfitto a suon di condanne della magistratura nel 1969, poi rinacque negli anni '80, ma a quel punto secondo Wikipedia era guidato da Gladio e dai nostri servizi segreti. Forse è per questo che in tutto il web ho trovato un solo filmato che lo riguardi: è un cinegiornale Luce del 1960! 
Gli obiettivi di quelle bombe erano sovente i tralicci e gli agenti delle forze dell'ordine. Ma è proprio ciò che accadde durante gli anni di piombo! Feltrinelli morì mentre cercava di innescare una bomba su un traliccio, mentre molti agenti di polizia e carabinieri furono uccisi dai brigatisti. 
E' il dossier cecoslovacco a collegare per la prima volta queste due facce che potrebbero appartenere alla stessa medaglia. L'Alto Adige non era distante dalle basi Nato - aveva scritto Ernesto Viglione nel 1976 sul Settimanale -. Inoltre i terroristi per salvarsi dalla galera si rifugiavano nell'est Europa. Vuoi vedere che le bombe altoatesine degli anni '60, come le trame eversive di Feltrinelli e delle BR, erano finanziate dai sovietici del Kgb? - si chiedeva il giornalista democristiano. 
I servizi segreti cecoslovacchi si misero a indagare. A essere i mandanti delle nostre stragi non ci stavano. Per loro i colpevoli venivano dall'ovest. Magari da Bonn. In un'altra informativa i servizi di Praga si soffermarono su un fondo di Mario Pendinelli. Prima pagina del Corriere della Sera, 19 luglio 1977. Il titolo era: "I terroristi con la valigia". Il ministro della giustizia della Germania ovest, Hans Jochen Vogel, aveva rilasciato alla Bild di Amburgo un'intervista choc. Affermava che i terroristi tedeschi si nascondevano in Italia e si addestravano a Karlovy Vary, in Cecoslovacchia. Era vero? Per Pendinelli era un mistero, ma il bello è che lo era pure per le spie di Praga. E allora probabilmente la verità va cercata nell'aristotelico mezzo. 
C'è una strage che ci riporta in Germania. E' quella del 21 dicembre 1975. Vienna, sede dell'Opec. I ministri degli stati produttori di petrolio vengono presi in ostaggio da sei terroristi. Tra di loro c'è anche Hans Joachim Klein, l'unico a restare ferito. Due anni dopo spedisce una lettera con la sua pistola al giornale Der Spiegel, affermando: "col terrorismo ho chiuso". La confessione è stata imbucata a Milano. I terroristi a Vienna affermano di lottare per la rivoluzione araba. Vogliono impedire che Israele e Palestina raggiungano un accordo, perché la guerra deve continuare. Le brigate rosse affermeranno qualcosa di simile al momento del compromesso storico. Ma sull'attacco all'Opec c'è la mano di Gheddafi. E' questo il guaio. Il colonnello ha pagato un guerrigliero venezuelano, Carlos, detto lo sciacallo, perché uccida il ministro iraniano e quello saudita. Ma Carlos fallisce. Uccide tre ministri, altri 70 li sequestra. Ottiene un Dc-9 e fugge verso il nord Africa, dove poi, secondo il blog "ogginellastoria", accetterà 20 milioni dal re saudita e dallo scia' di Persia e rilascerà tutti i prigionieri. 
Anche il Dc-9 è un particolare che mi ha colpito. L'ombra di Gheddafi incombe su una strage che ci riguarda. Ustica, 27 giugno 1980, la morte degli 81 passeggeri del Dc-9 dell'Itavia per un missile o una bomba. Quel giorno, nonostante il ritardo di due ore, 20 passeggeri che avevano prenotato non si presentano. Un caso o sapevano quello che sarebbe successo? A bordo del Dc-9 sale invece, altra casualità incredibile, un operaio dell'ENI, che proprio pochi giorni prima aveva lavorato in Libia assieme a Giorgio Pietrostefani, uno dei mandanti dell'omicidio Calabresi. Si chiamava Alberto Bonfietti e scriveva articoli per il giornale Lotta Continua. 
Altoatesini, tedeschi, palestinesi, Gheddafi e poi l'ENI. A dare origine alle brigate rosse di Curcio potrebbe essere stato un inconfessabile patto tra certi nostri politici, il supersid di Miceli e Gheddafi. L'estrema sinistra come strumento di ricatto, filo-cinesi in testa. L'obiettivo? Indebolire la nazione e rendere inoffensive le basi Nato. Se non fosse frutto della mia fantasia questa teoria avrebbe un senso.