sabato 7 gennaio 2017

Lo Stato fascista in eterno dissesto


Raffaele Marra, il dirigente del comune di Roma indagato dalla magistratura, del quale si leggono sui giornali fiumi di parole, fu uno dei tanti dirigenti dell’Unione Nazionale Incremento Razze Equine (Unire). Anche questa non è una notizia. E’ stato detto ed è stato scritto. Noi vi sveliamo il motivo per cui Marra fu chiamato ai vertici di quell’istituzione. Lo si intuisce spulciando le carte della Corte dei Conti. Nel 2006 venne redatta una relazione allarmante sullo stato dell’Unire, il quale risultava in perenne dissesto economico, eternamente commissariato e recalcitrante a una normalizzazione. Marra probabilmente fu uno dei tanti dirigenti che non riuscirono a sistemare i conti dell’ente.
Ma che cos’è questo Unire? Secondo la ricostruzione della Corte dei Conti si tratta di un ente nato per Regio Decreto nel lontanissimo 24 maggio 1932, in pieno regime fascista, “con il compito di coordinare e disciplinare l’attività degli enti ippici”. Una successiva legge del 1942, in periodo bellico, mentre i soldati italiani morivano al fronte, affidò esclusivamente all’Unire l’esercizio delle scommesse sui cavalli. Nel dopo-guerra, durante il periodo centrista della Democrazia Cristiana, l’Unire fu obbligato a versare i proventi di queste scommesse “per l’allevamento, secondo programmi da sottoporre all’approvazione del Ministero dell’Agricoltura”.
Quindi con la nascita della Repubblica Italiana qualche passo in avanti fu fatto, pur proseguendo i governi di centro-sinistra sulla strada dell’economia di Stato di stampo fascista. E’ in questo ultimo ventennio che la situazione sta precipitando. Gli enti pubblici hanno continuato a esistere all’ombra delle polemiche giornalistiche sulla corruzione, e hanno continuato a perdere soldi a rotta di collo. L’Unire secondo i dati del 2005 presentava un disavanzo di 9 milioni e mezzo di euro. Ma l’elemento più grave che i magistrati della Corte dei Conti sottolineavano al Parlamento era il fatto che l’ente non rusciva a dotarsi di un’organizzazione efficiente. Era stata stabilita una separazione tra le funzioni di indirizzo politico-amministrativo e quelle gestionali, ma al momento di scrivere la relazione, nel 2006, la Corte rilevava che “l’ente, allo stato, risulta privo di un sistema di programmazione e pianificazione delle attività nonché di controllo interno”. Venivano nominati a ripetizione dei commissari straordinari che duravano lo spazio di pochi mesi, tanto che - scrisse la Corte - “alcune volte il magistrato delegato al controllo ha dovuto riscontrare la irregolare costituzione del collegio, formato soltanto da due componenti, in assenza del terzo.”
Dunque si sapeva già tutto, oseremmo affermare. Tra i nomi che si erano avvicendati nella conduzione commissariale dell’Unire nel 2005 c’erano personaggi che, a una ricerca nelle notizie di Google, compaiono come indagati, condannati o assolti nelle recenti inchieste degli anni 2010. Uno su tutti è Franco Panzironi, allora segretario generale dell’Unire e adesso noto per il caso Mafia Capitale, ma anche Francesco Saverio Abate, commissario dell’Unire, poi arrestato e assolto per una storia di corruzione al Ministero delle Politiche Agricole. Ce ne sarebbero altri, ma preferiamo glissare. Manca Marra, che dovrebbe essere arrivato qualche tempo dopo. Ma in queste inchieste giudiziarie dei giorni nostri sembra che manchi proprio una visione d’insieme del fenomeno, visione che a nostro avviso la Corte dei Conti ha sempre avuto, a partire dalla storia del Consorzio Sir.
Allora è della Corte dei Conti che dobbiamo parlare un attimo. Chi vi scrive ha tentato di denunciare direttamente a quei magistrati, visto che sul loro sito invitano la gente a farlo, quanto scoperto sul Consorzio Sir, sugli sprechi nelle assunzioni nella scuola pubblica, e soprattutto il fatto di aver lavorato in una ditta, Almaviva, che con una mano vendeva contratti di energia privata, e lo faceva in modo scarsamente professionale, con l’altra fabbricava, e fabbrica tuttora, e commercializzava radar militari. Ciò è ancora più grave se si pensa che Almaviva viene gestita da diverso tempo dallo Stato attraverso la procedura di Liquidazione Coatta Amministrativa. Il che spiegherebbe anche tutti i licenziamenti di cui si sente dire in televisione, ma anche qui senza una visione d’insieme del fenomeno, che è quello degli eterni fallimenti, dell’eterno commissariamento, valido per il Consorzio Sir, come per l’Unire delle razze equine.
Ebbene la risposta della Corte è stata questa. In una lettera inviata per posta ordinaria mi è stato scritto: “Secondo la legge, l’azione (per il risarcimento del danno erariale) è esercitata esclusivamente dal Procuratore Regionale territorialmente competente, sulla base di notizia di danno specifica, concreta e circostanziata.” Quindi denuncia bocciata, archiviata? Eppure ci sembrava che un libro di 400 pagine potesse rappresentare una denuncia “concreta e circostanziata”. Anche l’andazzo della scuola pubblica era molto chiaro. Non ci sembrava di parlare una lingua incomprensibile. Sembra inaccettabile invece questa giustizia all’italiana, che guarda solo ciò che vuole e cerca di sciacquare i panni in casa propria, senza fare troppo chiasso.