mercoledì 11 gennaio 2017

Ceccobelli: “Il mio incubo per colpa di una spia”


“Tutto si è verificato per colpa della spia cecoslovacca Berardi, la quale era a conoscenza che io avrei intrapreso un viaggio turistico in Russia. La mia attività politica di allora consisteva nella carica di Consigliere Comunale nel mio piccolo Comune e segretario della locale sezione della D.C.
Conoscevo la signora Berardi, (persona molto anziana, deceduta a distanza di circa un anno dalla vicenda) particolarmente gentile nei miei confronti ogni volta che si recava presso l'ufficio Postale del nostro Comune, dove io ero impiegato. La segnalazione arrivò alle autorità di Praga quando ero già in territorio Polacco e alla frontiera di Brest dopo controlli “eccezionali” ci fu negato l'ingresso in Russia.
In Polonia mi recai alla nostra Ambasciata a nome del mio amico On. Luciano Radi che ricopriva la carica di Sottosegretario agli Esteri e mi consigliarono di non insistere dal proseguire il viaggio in Russia, dato che i rapporti politici erano critici tra i due Stati, sopratutto con la politica dell'allora Segretario del P.C.I.
In Polonia, un polacco a me sconosciuto mi avvisò che eravamo seguiti dalla Polizia, ma non avendo nulla da nascondere non vi diedi alcuna importanza.
Alla frontiera Polacca-Cecoslovacca fummo presi dalla polizia Ceca e portati direttamente, a tarda sera, nel carcere di Praga.
Fui costretto a firmare il verbale di arresto senza traduzione, mi permisero di usare il mio vocabolario con il quale riuscii a tradurre le parole che sarei stato espulso (pensavo il giorno dopo).
Fui accompagnato in una cella che era due metri sotto terra. Il primo pasto fu pane nero e lardo, ed inizialmente mi veniva da ridere, poi il sollievo fu l'essere interrogato.
Al primo interrogatorio,” falsamente”, mi comunicarono di aver avvisato del fermo l'Ambasciata. Ad un interrogatorio mi fecero leggere una lettera segnalazione e (riassumo) vi era scritto: “ fate attenzione sarà nel vostro paese un certo Luigi Ceccobelli, verrà con uno o più amici pericoloso neofascista per mettere bombe a Mosca e a Praga, voi capirete che non posso mettere la mia firma in quanto ne va di mezzo la mia stessa vita.”
Fortunatamente non identificai chi potrebbe essere stato l'autore della segnalazione, altrimenti mi è stato successivamente detto che ci avrebbero potuto anche eliminare.
In cella, per alcuni giorni dal soffitto sentivo un "tan tan" continuo, che credevo essere dovuto ad una perdita di acqua da una cannella. E invece, a distanza di due anni, nel leggere il libro “Il vento va e poi ritorna” (di Bukovskij, scrittore Russo), scoprii che era volutamente fatto per annientare l'individuo. Era un tormento il cui solo pensiero era terrificante. 
In Italia, dopo circa dieci giorni di “silenzio” vi fu allarme ed il mio amico On. Radi dal Ministero degli Esteri chiamò le Ambasciate, le quali contattarono le frontiere dei rispettivi territori. La Cecoslovacchia fu costretta ad ammettere il fermo ed il giorno seguente ci accompagnarono alla frontiera con L'Austria, con provvedimento di espulsione per “documenti poco chiari”.
Al rientro in Italia un mio amico mi confidò che Eva Berardi era una spia dell'est e che aveva una ricetrasmittente. Così indirizzai i nostri servizi segreti su di lei.  Non riuscirono ad avere la segnalazione della Berardi: la individuarono come spia ma mi dissero che non esercitava più alcuna attività ed era molto anziana.
L'espulsione fu estesa anche ad altri paesi dell'est, che mi preclusero ogni ingresso. Tre anni fa sono ritornato a Praga, mi sono recato al carcere, ma non mi è stato possibile visitare l'interno, del quale fui “ospite”.
Siamo riusciti soltanto in parte a tradurre alcuni dei documenti del dossier cecoslovacco. Per me fu un’esperienza sconcertante allora, e lo è in parte anche ora per la grande ignoranza culturale, l'immoralità e la non onestà di importanti esponenti politici di quegli stati, e di alcuni loro funzionari proposti alle indagini su problemi di particolare importanza come il terrorismo.
Il mio caro amico Radi mi disse che, quando convocò l'Ambasciatore della (ex n.d.r.) Cecoslovacchia per esigere giustificazioni sull'operato svolto nei nostri confronti, gli fu confidato che si erano sbagliati. Ma pubblicamente mai lo ammisero. Certamente l’aver preso per vera una segnalazione pervenuta da una loro "confidente" di età molto avanzata, e con la memoria particolarmente danneggiata come da resoconto trascritto dal funzionario "agente" inviato dal consolato ad incontrare la "Berardi" nel mio piccolo Comune, non può che suscitare il mio sconcerto.” 
Luigi Ceccobelli