lunedì 1 maggio 2017

Jannuzzi: “Il Sid creò delle false BR”


I servizi segreti italiani hanno creato delle false Brigate Rosse. Queste terribili affermazioni sono contenute nelle prime relazioni che il servizio segreto cecoslovacco inviò dall’Italia a Praga sul terrorismo italiano, e che sono contenute nel dossier che mi è stato inviato direttamente dall’attuale Repubblica Ceca, dall’archivio dell’intelligence dell’ex partito comunista cecoslovacco.
Era il 1976. In Cecoslovacchia era giunta voce, a causa in particolare degli articoli di un periodico italiano della DC, chiamato Il Settimanale, che le Brigate Rosse potevano avere degli agganci in Cecoslovacchia. Si trattava di un’opinione molto diffusa in quel periodo. Anche gli americani credevano a questa ipotesi e il giurista Vittorfranco Pisano lo aveva lasciato intendere nel 1979 dopo il rapimento e l’uccisione del leader della DC Aldo Moro. Si disse che, secondo alcuni testimoni, Moro fu sequestrato e subito trasferito all’interno dell’ambasciata dei cecoslovacchi a Roma. Anche le armi usate per sparare al giornalista Casalegno e poi alla scorta di Moro, e allo stesso presidente al momento della sua barbara uccisione, erano di fabbricazione cecoslovacca, le Nagant.
Ma usare armi russe non vuol dire molto. C’era Guerra Fredda anche nella ridda di supposizioni, illazioni, depistaggi che seguivano i fatti più gravi del terrorismo. Quindi specifichiamo subito che anche questi documenti che stiamo per analizzare rappresentano nulla più che un’altra angolatura dalla quale osservare i fatti di sangue degli anni di Piombo. Con delle novità, certamente, dei personaggi nuovi, delle sorprese.
Se le carte del dossier che abbiamo tra le mani venissero catalogate in ordine cronologico, uno dei primi riguarderebbe proprio l’accusa che fu rivolta a uno dei fondatori delle Brigate Rosse di aver goduto di appoggi a Praga.
Il 27 settembre del 1971 il Ministero degli Affari Esteri della Cecoslovacchia riceveva dalla propria ambasciata di Roma una lettera nella quale si chiedevano accertamenti su Augusto Viel. “Il giudice istruttore al processo di Genova - scriveva l’ambasciatore cecoslovacco - il 19 Luglio 1971 ha emesso un mandato di arresto per un cittadino  italiano, Augusto VIEL, nato il 27 Novembre 1944 a Udine, residente a Genova, che viene processato per coinvolgimento nell'omicidio, tentato omicidio, rapina, e furto con scasso. Nel corso dell'inchiesta - proseguiva il testo della lettera - è emerso chiaramente che l'accusa ha detto che fuggì in Cecoslovacchia e vive al seguente indirizzo: Praga 1 fossati 2. Inoltre, è accusato di essere membro della banda per sequestro di persona a scopo di estorsione.” In un documento successivo si può leggere la risposta, che arrivò dalla spia dell’Stb, Vandes Frantisek. “Ho scoperto che, in tale edificio vi si trovano solo due appartamenti privati e in caso contrario l'edificio è di proprietà di PZO technoexport.” Poi prosegue smentendo le notizie italiane. “Quando ho fatto i nomi di coloro che vivono nei due appartamenti privati, hanno detto che in uno di loro vive p. Mendl Giuseppe, la moglie e la figlia, nell'altro appartamento p. Hrubant Paolo che vive con la moglie. La signora in oggetto, Mendlova, che ha l'intera carica come amministratore, mi ha detto che in entrambi questi appartamenti non vivono estranei e non vi hanno mai vissuto, perché altrimenti avrebbe sicuramente notato in ogni stanza se qualcuno avesse camminato attraverso l'edificio.”
Dunque, secondo i cecoslovacchi Viel non aveva mai vissuto dalle loro parti, né le Brigate Rosse erano nate sotto la spinta dei paesi dell’est.
Chi erano allora questi giovani esaltati che rapivano, rapinavano e uccidevano? Il 26 giugno del 1976 la spia Frantisek Jirousek stendeva la sua relazione: “L’organizzazione estremista di sinistra delle Brigate Rosse (BR) è nata nel 1966 tra gli studenti della facoltà di sociologia presso Università di Trento.” “Le BR sono del parere che in Italia c'è un reale pericolo di controrivoluzione, in quanto, a loro avviso, la Democrazia Cristiana al potere (DC) può contrastare una crisi solo con la guerra civile.” “Secondo le BR - scrive la spia Jirousek - la grande offensiva della classe operaia deve essere diretta contro la DC”, quale centro del potere reazionario.
Ma in che modo questa guerra avrebbe fatto presa sulla popolazione? Mediante la propaganda mediatica, attraverso azioni armate spettacolari, rapendo e assassinando “gli esponenti di spicco della borghesia italiana”.
Quello che però interessava di più all’ambasciata di Praga erano le accuse che piovevano da Roma, particolarmente dal ministro degli esteri Francesco Cossiga, il quale affermava che le BR erano legate alla Cecoslovacchia e si addestravano a Karlovy Vary. Anche Viel e Franceschini, arrestati dopo l’uccisione del giudice Coco, si diceva avessero legami con Praga. Tutto falso, ribatteva Jirousek: “Queste affermazioni devono essere negate, queste mendaci accuse sono parte degli sforzi promozionali della reazione italiana”.
Chi erano dunque questi brigatisti? Secondo Jirousek, un’invenzione dei servizi segreti italiani e occidentali per screditare i paesi socialisti. Ma chi aveva fornito queste informazioni ai paesi comunisti? Se lo chiede anche il professor Roberto Bartali nel suo libro scritto per il dottorato all’università di Siena. Qui, in questi documenti, appare invece chiaro. L’Stb segue le teorie di Lino Jannuzzi, che in quei mesi stava lanciando pesanti accuse dalle colonne di Tempo, un settimanale considerato nell’archivio Mitrokhin alle dipendenze di Mosca e del KGB. Ma in ogni caso le sparate di Jirousek erano ancora più grosse.
“Le effettive caratteristiche delle BR - scriveva - sono venute alla luce il 15 Giugno 1976 nella conferenza stampa organizzata dal giornalista italiano Lino Sanuzzi (Jannuzzi n.d.r.). Sono stati pubblicati i resoconti di ex ufficiali del servizio spec. Italiano: il SID, la CIA e il BND. Nel Marzo del 1974 il SID ha cominciato ad organizzare “falsi brigatisti “e l'anno seguente la gestione del SID ha deciso di creare un altro falso gruppo BR con infiltrazioni di agenti nelle menzionate BR, utilizzati in parte per rilevare i veri brigatisti, e parzialmente per ottenere gli obbiettivi principali del SID.”
La traduzione che vi proponiamo è stata un po’ risistemata, perché non è chiarissima. Comunque il concetto non può essere travisato. Per i cecoslovacchi, Jannuzzi avrebbe affermato che i servizi segreti italiani volevano “creare in Italia un clima di incertezza e la  paura del comunismo come precondizione per l'insorgenza della destra quale ‘mano potente nel governo’ nel paese.”
Negli ultimi anni questa teoria ha preso decisamente piede, basta guardare qualche filmato su Youtube sulla strage di via Fani. Si dice che intorno ai rifugi dei brigatisti vi fossero svariati appartamenti di proprietà dei servizi segreti italiani, e che un ufficiale del Sismi fosse presente sul luogo dell’agguato, la mattina del 16 marzo 1978. Perché? Molti interrogativi devono ancora essere sciolti.