martedì 30 maggio 2017

USA-URSS, la guerra fredda per la pioggia


Ogni volta che sento in televisione il presidente americano, che sia Obama o Trump, invitare i potenti della terra a salvaguardare il clima, provo un senso di impotenza. Non sono in grado, da solo, di smascherare le loro bugie. Come è possibile, mi chiedo, fingere di non sapere che tra i documenti declassificati dalla CIA ne esistono diversi che parlano di una battaglia che Stati Uniti e Unione Sovietica disputarono per il controllo del clima?
Purtroppo il nostro passato è questo, il passato di un intero devastato emisfero, quello settentrionale. Ho scaricato i documenti della CIA da alcuni mesi, e me li sono letti un po’ alla volta. Sui giornali si continua a parlare di tutt’altro: di cambiamenti climatici indotti dai gas serra soprattutto, come sappiamo. E pensare che nel 1965 queste teorie già esistevano ed erano solo uno dei tanti aspetti che caratterizzavano quella che gli esperti definivano: “The weather and climate modification”, la modifica del tempo e del clima.
Ma quale livello di conoscenza avevano acquisito le due potenze mondiali della guerra fredda sul controllo e la modifica del clima? Il problema divenne di vitale importanza già negli anni ‘50, ai tempi della guerra di Corea, allorché fu necessario produrre la pioggia artificiale mediante il ghiaccio secco, che veniva trasportato dagli aerei e poi gettato sulle nuvole. A che punto era il nemico sovietico su queste tecnologie? La domanda non tardò a farsi assillante e nei documenti della CIA della fine degli anni ‘50 arrivarono delle risposte allarmanti. L’Unione Sovietica non solo aveva le stesse conoscenze degli statunitensi, ma poteva addirittura essere avanti. Gli americani erano convinti di essere come al solito dalla parte del bene. Studiavano le modifiche al clima solo per deviare gli uragani e scongiurare dei disastri. Un memorandum del 17 gennaio del 1973 ci informa che in California stavano avvenendo in quel periodo diversi esperimenti climatici grazie all’uso degli aerei ad alta quota U-2.
Per i sovietici era un po’ diverso. Già nel 1959 un documento segreto della CIA del 24 febbraio informava il governo di Washington che i russi erano al lavoro in questo settore fin dal 1946. Nel 1958, scriveva la CIA, l’URSS era arrivata al punto di riuscire a dissolvere la nebbia negli aeroporti. Quindi le conoscenze dei comunisti erano vastissime, e andavano dal controllo del clima allo studio della fisica delle nuvole. Il meteotrone, ossia quel camion che fabbricava le nuvole di cui si favoleggiava sui giornali italiani negli anni ‘60, risulta dai documenti una invenzione senz’altro comunista. Negli ultimi 10 anni, rivelava ancora il documento del 24 febbraio 1959 della CIA, erano al lavoro nel settore del controllo del clima ben 200 scienziati russi e 23 tra istituti e università statali sovietiche.
Dunque, possiamo dedurre che i russi fossero veramente colti in fatto di modifiche climatiche, tanto da poter eventualmente creare quei cambiamenti climatici che ultimamente stanno portando allo scioglimento dei ghiacciai e a un incremento dei fenomeni estremi? In poche parole vogliamo chiederci: fino a che punto la guerra fredda modificò artificialmente il clima e quanto invece di ciò che avviene nell’atmosfera in questi anni è ascrivibile all’industrializzazione selvaggia che produce gas serra? E ancora una domanda: è possibile che quelle similitudini che abbiamo notato tra il clima attuale e quello di fine Ottocento siano il frutto di un tentativo delle potenze internazionali di “rimettere le cose a posto” dopo almeno due decenni di esperimenti di cui nessuno oggi osa parlare nelle conferenze sul clima? Non è facile dare delle risposte precise, ma qualche conferma in tal senso dai documenti della CIA può arrivare. Sempre il documento del 24 febbraio del 1959 concludeva così sulle conoscenze dei russi in fatto di controllo del clima: l’URSS aveva compreso che per controllare il clima occorreva conoscere a grande scala i processi climatici. Infatti quegli scienziati così numerosi, che più tardi L’Unità citerà di nuovo a proposito degli studi dei russi sui terremoti, erano interessati non soltanto alla fisica delle nuvole ma pure alla geofisica polare, alla circolazione atmosferica e all’oceanografia in larga scala. Quando oggi leggiamo che gli scienziati della Nasa ci avvertono sull’influenza dell’oceano Atlantico sul clima europeo, in realtà entriamo in un campo che i russi studiavano già dagli anni ‘50 dello scorso secolo.
Ma il documento veramente sensazionale è un articolo uscito il 21 ottobre 1966 negli Stati Uniti. Si intitolava: “Can communist control weather”, possono i comunisti controllare il tempo. E non c’era il punto di domanda. L’inchiesta era stata condotta da due giornalisti: Robert Allen e Paul Scott, ed era così interessante da essere stata ritagliata ed archiviata dalla CIA. I russi stavano per portare a termine un esperimento per la modifica del clima chiamato: “Elettrificare il mondo”. E’ un po’ il concetto che sentivo nei forum meteorologici italiani alcuni anni fa, quando venivano descritti i movimenti degli anticicloni indotti dai riscaldamenti della stratosfera. Erano provocati dal sole o da esplosioni nucleari? Beh, bisogna cominciare a considerare questa seconda pazzesca ipotesi, perché l’esperimento dei russi sarebbe consistito proprio in questo: in un bombardamento nucleare nello spazio, i cui effetti secondo gli statunitensi sarebbero stati certamente disastrosi. La data del primo esperimento era prevista per fine ottobre o novembre, esattamente il periodo nel quale di recente sono stati segnalati i riscaldamenti della stratosfera. Uno di questi riscaldamenti pare che provocò le spettacolari nevicate in Italia e a Roma del gennaio 1985.
Al momento non abbiamo alcuna prova che gli esperimenti per elettrificare il mondo siano proseguiti. Ma cosa intendevano fare esattamente i russi nel 1966? In un simposio scientifico al Carleton College pare che si parlò proprio di questo. L’articolo del 21 ottobre 1966 va avanti così. Si cercò anche di informare il presidente Johnson di quanto i russi stavano progettando. La chiave per controllare il tempo, affermò il dottor Roberts, era la creazione di un computer gigantesco che potesse riprodurre, duplicare scrive il testo esattamente, il clima del nostro pianeta. Ma per farlo sia gli USA sia l’URSS avrebbero avuto bisogno di tempo. Il computer gigante non sarebbe stato pronto prima degli anni ‘70 dello scorso secolo. Ma il senatore americano Ribicoff, alla fine dell’articolo di Allen e Scott, ammoniva: il controllo del clima può essere un’arma di guerra. Gli scienziati americani, che si consideravano vittime di questi esperimenti, promettevano: scopriremo chi tra le due potenze, USA o URSS, è più avanti “nel controllo mondiale del tempo umano”.