sabato 22 aprile 2017

Non è l’ex giudice Di Pietro il ladro di Torino?

La foto che comparve il 25 novembre 1968 sulla Gazzetta del Popolo.

Penso che molte persone, dopo aver letto i miei articoli, abbiano cercato nell’archivio della Stampa notizie su Antonio Di Pietro. L’ex giudice di Mani Pulite da giovane era un ladro d’automobili che cercava di sfuggire ai controlli della polizia? Tutto lo lasciava supporre: età, fotografia, nome e cognome, la passione per le auto, anche l’intervista di Montanelli su Youtube in cui il giornalista dice di Di Pietro: “Era un mariuolo”. Cioè un furfante. Ma assai probabilmente non si tratta della stessa persona.
Mi trovavo a Torino per la mia passione per il collezionismo di figurine. In questo fine settimana c’è l’interessante appuntamento di Torino Comics (un po’ deludente per le figurine a dire il vero). Non ero mai stato a queste convention per fumettisti, artisti e videogiocatori. Alla fine mi sono detto: proviamo a vedere se alla biblioteca civica sono ancora aperti: lì dovrebbe essere disponibile l’archivio della Gazzetta del Popolo, all’epoca concorrente della Stampa.
Un altro giornale con la cronaca di Torino era L’unità, nel 1968. La Gazzetta del Popolo la si può leggere pure a Novara, ma nei faldoni del 1968 mancano tutti i lunedì. Forse perché la biblioteca Negroni era chiusa e non riceveva i giornali. Insomma, a Torino i lunedì ci sono. Si leggono in microfilm. Arrivo con molta concitazione al 25 novembre 1968 scorrendo il rullo come facevano i montatori che aiutavano Carlo Sassi nella Moviola della Domenica Sportiva. Ed ecco, mi dico, adesso avrò altri dettagli sulla strage del Mappano. E infatti ci sono. E c’è pure una foto.
Questo giornale era inquietante. Si trattava di un quotidiano dell’ala di sinistra della Democrazia Cristiana. Dico inquietante perché in quel novembre 1968 ogni giorno pubblicava dei tragici fatti di sangue nella cronaca di Torino. Omicidi di gelosia, tentati suicidi, incidenti spettacolari. Sentite qua: “Trentadue anni, bella, ricca, si spara perché si sente sola”; e c’è un primo piano, con nome e cognome, della protagonista ferita sul letto d’ospedale. Raccapricciante. Un altro che mi sono salvato: “Due operai di Carmagnola uccisi nello scontro con l’auto di tre soldati appena congedati”; sotto vi sono le foto di morti e feriti imbacuccati nel letto dell’ospedale. “Uscito dal manicomio pugnala la moglie “Mi hai stregato tu”. Sotto ci sono la foto di lei, e di lui mentre, ammanettato, viene portato in carcere da due gendarmi in borghese. “In sette a tavola per la cena di Natale, crolla il pavimento e finiscono in cantina”. Anche qui tutte le foto dei componenti della famigliola e dei soccorsi. Tutti questi articoli, e molti li ho tralasciati perché volevo solo dei piccoli esempi, uscirono tra il 25 novembre e il Natale del 1968.
Torino è una grande città, mentre lo spazio per la cronaca locale all’interno della Gazzetta del Popolo era di una sola grande pagina. Certo, poca cosa. Ma nonostante ciò mi ha colpito che non ci sia praticamente mai un ritorno su questi fatti. Intendo dire che i giornalisti, presi dalla cronaca giornaliera densa di notizie, non continuavano a seguire le vicende più tragiche nei giorni successivi. Niente aggiornamenti sui feriti, se ci sono sono veramente pochi, niente funerali, nessun seguito delle indagini. Questo valse soprattutto per il fatto del Mappano, che vide protagonista Antonio Di Pietro.
No, in realtà bisogna forse correggere il suo nome: la Gazzetta del Popolo e L’Unità parlarono di un Antonino Di Pietro. I fatti li conosciamo. Il diciottenne Di Pietro, domenica 24 novembre 1968 tra le 11 e le 12, temendo di essere stato scoperto dalla polizia, non si fermò all’alt a un posto di blocco e si mise a correre all’impazzata per la periferia di Torino. Mise sotto alcune persone e le lasciò in un lago di sangue. Poi si schiantò e si ferì gravemente. La polstrada lo andò a salvare dal linciaggio della folla e impedì a un giornalista, forse complice, di salvarlo dall’arresto.
In entrambi i quotidiani, Gazzetta del Popolo e L’Unità, compare ora la madre di Antonino o Antonio Di Pietro. Corse all’ospedale e disse ai poliziotti, mentre lo piantonavano per poi trasferirlo in carcere e affidarlo al giudice istruttore, che temeva per il figlio, il quale faceva l’idraulico e rischiava con quella bravata di perdere il posto. L’idraulico, dunque. In un articolo del Giornale è stato scritto qualche anno fa, nel 2011, che Antonio Di Pietro da bambino sognava di fare quel mestiere, proprio quello: l’idraulico. Perché gli piaceva veder scorrere l’acqua. Ma questo Di Pietro del Mappano a 18 anni lo faceva davvero l’idraulico. Anche il nomignolo, Antonino, lo abbiamo sentito tante volte in televisione. In realtà Indro Montanelli nei suoi libri parlava di “Tonino”, ma cambia poco. Sempre di un diminutivo si tratta. Che comparve in questo caso di Torino quando i giornali fecero intervenire la madre, premurosa verso il figlio degenere, che aveva rubato un’auto e rischiato una strage.
Ma Antonio Di Pietro, il giudice, queste cose non può averle fatte. Sulla Gazzetta del Popolo pronuncia altre parole questo giovane torinese residente in via Pertengo 5. Non dice che non ha rubato l’auto come sulla Stampa. Quando gli si avvicinano i poliziotti, chiede se ci sono dei morti. Si preoccupa ed è pentito. Forse non è un vero criminale. Forse è molto più simile al futuro giudice di quanto non sembri. Me lo sono chiesto tante volte. E ora posso trarre qualche conclusione. Quel Di Pietro non è il giudice. Sull’Unità non c’è nessuna foto, ma la Gazzetta del Popolo le aveva. E ne aveva tante, come al solito. In alto si vedono i feriti, sempre rigorosamente nel letto del primo soccorso. In basso colpisce subito il lettore il primo piano di Antonino Di Pietro. E’ ammanettato e tenta di coprirsi il volto con le mani. Riesce invece a stento a coprire la bocca, ma restano gli occhi, il naso, i foltissimi capelli, la testa molto grande e rotondetta. No, quello sguardo spento, triste, gli occhi piccoli, il naso un po’ affilato non sono di Antonio Di Pietro, il castigamatti di Tangentopoli. Sul sito Dagospia sono state pubblicate molte foto dell’ex giudice da giovane. Diciamo che potrebbero essere tranquillamente accostate al ragazzino della Stampa, ma non al Di Pietro della Gazzetta del Popolo: visibilmente più grande di un diciottenne, quasi adulto, eppoi ben vestito. Sembra di intravedere, nello sbiadito microfilm della biblioteca Civica, una giacca, una bella camicia e una cravatta. Dove andava con cotanta eleganza un ladro d’auto che di mestiere faceva l’idraulico? Bisognerebbe vedere meglio quella foto, ma lo sguardo parla chiaro. Quello non è Antonio Di Pietro. Ma allora cosa successe nel 1968? Perché le due foto del ladro d’auto sono così diverse? Furono girati dei cortometraggi per rendere più interessanti i giornali? Furono date delle false notizie? E’ assurdo, lo escludo: con tutte quelle foto degli incidenti, i nomi, i dettagli minuziosi dei fatti! Forse la Gazzetta del Popolo non era riuscita ad ottenere un’immagine del ladro, e per non restare indietro rispetto alla concorrenza cercò di inventarsi qualcosa. All’epoca c’erano molte gelosie tra le testate, ma la notizia veniva comunque garantita ai lettori.
Vedremo. Solo il tempo e un po’ di fortuna ci diranno se questo Antonio Di Pietro torinese e il giudice di Mani Pulite hanno qualcosa in comune.