sabato 12 agosto 2017

“Togliatti provocò la morte di Gramsci”


Palmiro Togliatti cercò di isolare Gramsci, il suo grande rivale nel Partito Comunista, e ci riuscì a tal punto che anche in carcere Gramsci morì solo e malato.
Questa storia che vi ho appena accennato ci riporta indietro di parecchi decenni, ed è il frutto di un duro lavoro di copiatura e traduzione di un nuovo dossier tedesco della Stasi. In questo caso parliamo del fascicolo Mfs HA XXII 18613. I nomi sono sempre questi, cambia soltanto il numero romano e quello che segue, in cifre.
I documenti della Stasi sono reperibili, per chi li vuole leggere, all’archivio di Berlino, che è stato creato apposta per studiare l’attività della polizia politica dell’ex Germania Est. Si chiama BStU, scritto proprio così. Li ho contattati via e-mail, come sempre, con un’idea molto precisa: trovare documenti del controspionaggio per verificare le accuse dei magistrati italiani contro Gladio, per la strage di piazza Fontana a Milano. Chi meglio dell’ex Germania Est poteva aver spiato i militari del Patto-Atlantico?
I risultati sono in linea con le aspettative, cioè i tedeschi di Pankow negli anni ‘70 stavano studiando la Strategia della Tensione, procedendo nella direzione opposta a quella che abbiamo seguito noi, impelagati come eravamo, all’epoca, tra un depistaggio e l’altro dei nostri corrotti servizi segreti.
Ma ci sono anche delle sorprese, come quella che affronto in questo articolo. I paesi socialisti erano molto critici con il Partito Comunista Italiano. In un documento su Wenick lo spionaggio cecoslovacco dell’Stb aveva usato questa espressione: “I rapporti con il PCI? Non sono dei migliori”. Ne possiamo immaginare il motivo: Enrico Berlinguer, segretario del PCI, aveva ammesso pubblicamente il 15 giugno del 1976 che i comunisti italiani pensavano "di stare più tranquilli sotto l'ombrello atlantico".
Nel fascicolo 18613 gli uomini di Pankow, in una data purtroppo imprecisata, ma forse alla fine degli anni Settanta, provarono a ricostruire la storia delle Brigate Rosse. E’ una relazione che si discosta leggermente dalle altre, perché manca l’idea del “travestimento” del terrorismo nero neofascista con una falsa veste rossa. Si arriva così al Partito Comunista e a Togliatti.
“Quando si parla di brigate rosse in Italia, si deve iniziare con il PCI e dare una foto su di loro. Soltanto allora può uno andare alle brigate rosse”, inizia Pankow nel testo originale. E si parte dal lontano 1920, dalla fondazione del PCI da un’idea di Antonio Gramsci (nel testo i nomi sono spesso storpiati, e Gramsci diventa Garatschi). Gramsci, stando a questa ricostruzione, era contrario alla linea tracciata dal PCUS, il partito comunista di Mosca. Chiedeva “più indipendenza per i partiti comunisti dalla politica del partito comunista della Russia.”
“Durante la 2^ guerra mondiale, Garatschi (Gramsci ndr.) fu imprigionato con un gran numero di membri del partito. I membri restanti dell’esecutivo andarono in Francia. Si formò una leadership in esilio. G. fu esonerato da tutti i suoi poteri, e iniziò una vasta campagna di adulterazione contro G., in modo che si riuscisse ad isolarlo completamente. Questo isolamento è riuscito persino in prigione, di modo che G. è morto malato. Il capo di questa campagna è stato Palmiro Togliatti. Egli è estremista comunista nel suo punto di vista. Egli è il primo a falsificare il comunismo, superando anche Hartschow.”
Accuse come si vede molto pesanti, che arrivavano da uomini che a Berlino Est avrebbero dovuto condividere l’ideologia comunista dei nostri rappresentanti parlamentari. Questo episodio della spaccatura tra Gramsci e Togliatti serve a Pankow per introdurre la nascita delle Brigate Rosse. Entra in scena un altro personaggio che in Italia abbiamo dimenticato, ma che mi era capitato di leggere negli articoli di Giorgio Zicari, sul Corriere della Sera dei giorni successivi alla morte del commissario Calabresi: Giambattista Lazagna. Qui nei documenti viene chiamato: Giovanni Banista Latsania.
Negli anni Settanta questo avvocato ligure venne più volte accostato a Feltrinelli e alle Brigate Rosse. Il giudice Caselli era convinto che Lazagna avesse a che fare con le BR, soprattutto quando mediò per l’inserimento di Fratemitra, una spia infiltrata dai carabinieri che poi avrebbe tradito Curcio e Franceschini e li avrebbe fatti arrestare. Lazagna venne processato perché accusato di essere il capo dell’organizzazione sovversiva, ma alla fine ne uscì innocente, anche se solo per un’amnistia emanata nel 1977.
Pankow scrive: “Giovanni Banista Latsania, che era il leader dei partigiani che hanno combattuto con mezzi militari nelle città, conosciuti sotto il nome di Gap, si opponeva alla nuova politica del PCI. A causa di questa posizione è stato imprigionato.” “Negli anni del dopoguerra, il numero di quelli che erano contro la politica ufficiale del partito è diventato più ampio. Molti di sinistra che non erano a favore della lotta parlamentare sono stati esclusi.”
“Nell'anno 1968, Giovanni Banista Latsania fondò un'organizzazione militare chiamata gap. Membri: Mario Rossi, Augusto Viel. Entrambi sono stati imprigionati per una rapina in banca.” C’era poi Feltrinelli, molto amico di Lazagna, il quale fu uno degli ultimi a vederlo prima che morisse in strane circostanze a Segrate. Un particolare interessante riguarda Fratemitra. Secondo la Stasi Feltrinelli voleva “liquidare” questo monaco cattolico che aveva combattuto in Bolivia, ma in realtà era un uomo della CIA e del SID (il testo tedesco riporta proprio “liquidieren”, ossia in senso traslato eliminare, uccidere).
“Lui e un'altra persona hanno combattuto con l'obiettivo di liquidare Fratemitra, un Monaco della Chiesa cattolica, che è venuto a combattere in Bolivia. Più successivamente è risultato che era un agente del CIA e del servizio di intelligence militare italiano.” Nel testo viene scritto “lui”, ma risulta evidente che si sta parlando dell’editore milanese. L’ipotesi di Giannettini che Feltrinelli fosse stato ucciso dai tedeschi di Bonn come si vede non era poi così folle.
Feltrinelli fu anche colui che nel 1968 lavorò alla nascita delle Brigate Rosse insieme a Renato Curcio (nella relazione viene chiamato Renato Kortschu). Ci sarebbe poi stata una riunione nel 1973, a Firenze, che avrebbe coinvolto anche gli uomini di “Lotta Continua”. Viene nominato un certo Pio Paolo Bellis, editore del giornale su cui scrisse Adriano Sofri, l’uomo accusato di aver ucciso il commissario Calabresi. Secondo le spie di Pankow, “Lotta continua” sarebbe stata “la più grande organizzazione estremista comunista”. A questo tipo di politica extraparlamentare avrebbero partecipato anche Toni Negri, Dario Fo e Franca Rame, impegnati nel gruppo: “Soccorso rosso”. Scrive testualmente Pankow: “Uno degli attori più famosi d’Italia, Dario FO, ha partecipato ed è conosciuto per approvare l'estremismo, e lavora con la moglie Franca Rame al teatro. Lei è anche famosa e condivide la posizione del marito. Lei è il capo dell'aiuto rosso.”
Le linee guida di questo gruppo erano l’allontanamento dal marxismo-leninismo e la scissione dal PCI e dagli altri gruppi giovanili. “Sono sulla linea cinese di rifiuto del marxismo/Leninismo.”
Poi la relazione torna a parlare delle Brigate Rosse. La morte di Feltrinelli, che viene visto come uomo vicino ai sovietici di Mosca, avrebbe costretto i leader del gruppo terroristico a cercare nuovi contatti con l’URSS: “hanno provato a riprendere i rapporti con i Soviet - scrive Pankow - per rendere i loro propri punti di vista chiari. Non vi è alcun risultato in questa direzione, cioè, nelle relazioni.”
C’erano - aggiunge lo scrivente tedesco orientale - delle divisioni all’interno delle colonne, sulla vita pubblica delle Brigate Rosse, sulla vita privata, e nell’ipotesi di un successo della rivoluzione. Ma erano sicuramente da escludersi rapporti con i palestinesi: “Le organizzazioni palestinesi non hanno legami con le brigate rosse. Quando Augusto Villi (Viel ndr) propose di instaurare relazioni con Fatah, Korscho (Curcio) lo rifiutò. Accusò Fatah di essere un'organizzazione meschina.”