lunedì 19 giugno 2017

“La CIA ha inventato le Brigate Rosse”


“Le Brigate Rosse sono un tipico esempio di utilizzo dell’estremismo di sinistra e del controllo e dell’infiltrazione di organizzazioni di sinistra da parte delle agenzie di intelligence imperialiste, con la CIA in testa, e da parte dei neo-fascisti.”
Dunque la CIA avrebbe creato le Brigate Rosse? Queste affermazioni choc arrivano da un opinionista dimenticato, di cui non si sa praticamente nulla. Possiamo solo dire che si chiamava Hermann Mierecker e che un suo articolo del 1980 è conservato nell’archivio della Stasi a Berlino, catalogato con la sigla: MfS-HA XXII 1841.
Le ipotesi che formulò vengono etichettate dall’attuale storiografia come “propagandistiche”. Ma se propaganda vuol dire parole vuote senza riferimenti a fatti precisi il giudizio ci appare quantomeno affrettato.
“In base alle loro frasi pseudo-rivoluzionarie - affermava lo studioso della DDR iniziando l’analisi delle Brigate Rosse - e all'uso degli slogan maoisti riuscirono queste bande criminali a crearsi un numero di fan di gruppi di estrema sinistra che le appoggiavano. Sono caratteristici di queste bande terroristiche anche gli stretti legami con la malavita, specialmente con la mafia.”
Le Brigate Rosse durante gli anni Settanta-Ottanta cercarono di esasperare il clima politico, portando i termini dello scontro tra lavoratori e aziende sul piano della lotta armata. Tutto questo è molto chiaro se si legge la “risoluzione” numero 12 del marzo 1981. Se da un lato i lavoratori avevano conquistato, a giudizio degli analisti americani, troppi diritti e un salario eccessivamente alto per uno sviluppo del capitalismo italiano, dall’altro lato per i terroristi questo non bastava affatto. Nuove forme di sfruttamento venivano a loro parere attuate negli ospedali e si profilava già all’epoca la precarizzazione del lavoro impiegatizio. “La sola cosa che la borghesia può offrire ai proletari - scrissero - è solo la miseria dello sfruttamento, una condizione sempre più estesa di precarietà del reddito, di emarginazione e la violenza dei suoi apparati militari.”
Le conseguenze della crisi petrolifera nel 1981 si facevano ancora sentire in diversi settori. Fioccavano cassa integrazione e mobilità. Le Brigate Rosse dimostrano nei loro comunicati una conoscenza approfondita dello scenario economico mondiale, ma la utilizzano per fomentare tensioni. Tracciano un’analisi dai toni vibranti, dalla terminologia colta, eppure a volte volgare e violenta, e fingono di non conoscere gli ammortizzatori sociali esistenti in Italia. Ogni provvedimento del datore di lavoro nasconde oscuri disegni dittatoriali per ingannare e maltrattare il dipendente.
Volendo sposare le teorie di Mierecker potremmo azzardare una considerazione: la sinistra non aveva alcun interesse a sviluppare una guerra disperata con il potere industriale, cui aveva strappato con gli scioperi del 1968-69 degli accordi storici. Difatti le Brigate Rosse non si schierarono mai con il sindacalismo della loro epoca, che fu anzi tra i loro obiettivi militari principali. Chi poteva dunque avere interesse, in un quadro socio-assistenziale che lasciava pochi margini al liberismo economico americano, nel creare una rottura ideologica con la classe dirigente, se non proprio la parte violenta di quel capitalismo sconfitto con lo Statuto dei Lavoratori del 1970?
Sotto questa nuova luce, purtroppo, diverrebbe realistica anche un’altra ipotesi catastrofica: lo Stato avrebbe vinto la sua lotta contro l’eversione politica, arrestando e processando i brigatisti, ma l’avrebbe allo stesso tempo persa, perché non ne avrebbe colto i germi presenti nel suo apparato.