lunedì 19 giugno 2017

“Un neofascista a capo delle Brigate Rosse”


Lo disse anche il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, poco dopo il sequestro di Aldo Moro: “questi terroristi sono fascisti”. Poi con il tempo corresse il tiro e si attirò l’odio di Mosca.
L’ipotesi, sostenuta da Mierecker, che le Brigate Rosse siano state organizzate da neofascisti travestiti da comunisti può far sorridere. Gli analisti potrebbero definirla il punto più alto della dietrologia anticonformista. Tuttavia va analizzata punto per punto, perché ha dei solidi appoggi nella realtà.
Mierecker afferma che:
1)Il sequestro di Moro doveva servire per un colpo di Stato militare simile a quello dei colonnelli della Grecia del 1967. L’opinionista della DDR fa riferimento a un fatto testimoniato da alcune interviste rilasciate da Giorgio Almirante dell’MSI poco dopo il rapimento del presidente della DC. Il Movimento Sociale Italiano chiese l’adozione di uno Stato di emergenza, l’adozione di leggi marziali molto severe e l’ingresso dei militari nel governo. 

2)Le Brigate Rosse avevano una struttura gerarchica simile a quella di un servizio segreto. La struttura rigida segreta, con la divisione in cinque gruppi di cui l’uno non conosceva l’altro, l’impossibilità per i membri di conoscere i vertici dell’organizzazione, i luoghi, gli orari e le armi delle varie operazioni erano tutti elementi riconducibili a una struttura spionistica, e non a un gruppo rivoluzionario di sinistra. Anche perché, precisa Mierecker, vi erano delle analogie tra la struttura segreta delle BR con quella della neofascista Avanguardia Nazionale. L'accostamento BR-spionaggio è affascinante.
3)La CIA alla fine degli anni Sessanta aveva avvicinato gli studenti dell’Università di Trento, frequentata da Renato Curcio, futuro leader delle Brigate Rosse, per introdurre nella sinistra gruppi di estremisti. Nella vita giovanile di Curcio vi sarebbero stati legami con esponenti neofascisti. Ciò spiegherebbe secondo l’opinionista della DDR la facilità che ebbe Curcio nel fuggire dalla prigione, e la libertà concessa subito dopo la morte di Moro ad alcuni brigatisti. E’ una teoria che, almeno per ora, non ha grandi fondamenti nella realtà, soprattutto perché nell’elenco redatto nel 1972 delle spie della CIA presenti in Italia non ne risulta nemmeno una che fosse residente in Trentino Alto Adige.
4)Nella lista delle Brigate Rosse figuravano neofascisti come Silvano Girotto, un istruttore delle Brigate Rosse abile nel produrre documenti falsi. Per Mierecker, Girotto proveniva dal servizio segreto dell'ex Germania Ovest, il BND, e fu inserito nelle BR per volontà del SID, il servizio segreto italiano. Questo particolare è stato successivamente confermato da molte illustri fonti. Almeno, si parlò di Girotto come di uomo della CIA. Meno chiare ci appaiono le sorti del brigatista Mario Rossi, il quale negli anni ‘60, secondo Mierecker, sarebbe stato smascherato come spia, avendo lavorato per imprenditori e neofascisti.
5)Il giornalista di Tempo Lino Jannuzzi, in una conferenza stampa a Roma avrebbe riferito, come sostenuto anche dall’Stb cecoslovacco, che le Brigate Rosse altro non erano che poliziotti che agivano per conto della CIA e del BND tedesco. Le prigioni delle BR sarebbero state organizzate dai servizi segreti italiani e i terroristi si sarebbero addestrati in una base segreta della Nato in Sardegna. Questi ultimi particolari sono agghiaccianti. Il primo rappresenta una delle più recenti scoperte degli storici: intorno ai covi dei brigatisti vi erano appartamenti affittati dal SID. Quindi qualcosa di vero c’è nelle affermazioni di Mierecker. La seconda accusa è quasi incredibile. Solo nel 1990 si venne a sapere che esisteva un’organizzazione della Nato, chiamata Gladio, la quale utilizzava una base segreta in Sardegna per l’addestramento dei militari anticomunisti. Erano dunque brigatisti i gladiatori della DC? O si trattava di un’informazione di intelligence interpretata male?
6)L’esperto di antiterrorismo e vicecommissario di Milano Plantone avrebbe dichiarato che nelle Brigate Rosse erano attivi dei neofascisti sotto falso nome, guidati dal BND e dalla CIA, e che nulla sarebbe stato possibile fare finché i brigatisti fossero stati controllati dall’estero. Dalle verifiche che abbiamo svolto risulta che effettivamente un certo Vito Nicola Plantone era nel 1991 un questore di Brescia che fu trasferito a Palermo. Ma non siamo in grado di confermare la veridicità di quelle dichiarazioni.
Dunque, estremismo di sinistra filocinese unito ad elementi del neofascismo avrebbe creato, secondo l’opinionista della DDR, in Italia un clima di guerriglia che avrebbe fatto l’interesse della classe borghese. E’ quanto sostenevano due esponenti sovietici, Ponomarjov e Sobolev.
“Organizzazioni terroristiche come le “Brigate Rosse“ possono quindi essere definiti come più gruppi di pseudo-sinistra, ma offrono nuove manifestazioni di fascismo e la reazione sotto l'etichetta pseudo-rivoluzionaria.” Questa la definizione del fenomeno nelle parole di Hermann Mierecker. Un matrimonio terribile si sarebbe compiuto tra il maoismo di Pechino e il nazismo dei nostalgici di Hitler. L’uomo che avrebbe rappresentato questa unione sarebbe Mario Merlino, dell’Ordine Nero.
“Dopo il suo ritorno dalla Grecia - afferma Mierecker -, ha iniziato a dedicarsi all'anarchismo in gruppi di sinistra marxista-orientati. In seguito ha fondato con il nome “22 Marzo” il proprio “circolo anarchico.” Merlino, che era anche un agente di polizia, con frequenza ha riferito a “sinistra” sulle sue attività. La biografia di questa spia neo-fascista e provocatore si completa con la sua partecipazione ad un corso di sei mesi della neonazista “Unione Europea“ 1965/1966 in Germania.” Il coordinamento di queste attività terroristiche di Merlino era nelle mani di Guerin Serac, capo dell’”Internazionale nera” Aginter Press di Lisbona, in Portogallo.
Il senatore italiano A. Banfi, presidente di una certa FIR avrebbe dichiarato nel 1978 che questa neofascista Aginter Press aveva elaborato nel 1968 un piano strategico per l’attuazione di operazioni con l’etichetta di “rosse”. Questo senatore potrebbe essere Arialdo Banfi, partigiano, esponente socialista e presidente della Società Umanitaria dal 1973 al 1978. Secondo Mierecker, Banfi avrebbe detto: “Crediamo che il primo atto deve essere quello di distruggere la struttura dello Stato e questo con il pretesto di attività di estremisti di sinistra e del filone cinese.“ In un’intervista rilasciata nel 2008 ad Andrea Garibaldi del Corriere della Sera, Mario Merlino e Stefano Delle Chiaie hanno parlato proprio di questi legami tra neri e rossi. In particolare Delle Chiaie ha detto: “Anni 66-67, c’erano molti contatti tra Avanguardia Nazionale e i filocinesi, contro il sistema. Fummo separati: il potere aveva bisogno degli opposti estremismi.” Rivelazioni davvero inquietanti.
Dietro questi atti di terrorismo, e torniamo ancora all’articolo di Mierecker, vi sarebbe stata la mano della CIA. “E' la CIA, che ha organizzato finanziato e manovrato gruppi terroristici, che ha rilanciato negli ultimi mesi in Italia la guerriglia urbana della P38, ha introdotto la strategia totale armata nel nostro paese, e la sanguinosa lotta contro lo Stato”, avrebbe scritto la rivista “Giorni” nell’aprile del 1977. Un altro documento citato, l’ultimo, dall’opinionista della DDR è il libro di Fini e Faenza: “Gli americani in Italia”, pubblicato nel 1976. Un volume che ho letto di recente. Vi si sostiene a suon di documenti che il pericolo comunista dell’immediato dopoguerra era un’invenzione americana. Secondo Mierecker ciò proverebbe le responsabilità della CIA nel terrorismo italiano.