domenica 6 settembre 2015

"Giornalista-spia è chi denuncia ai detentori del potere"


Queste bellissime parole furono pronunciate dal magistrato Giovanni Conso su La Stampa del 15 settembre 1976. Era da poco scoppiato lo scandalo delle spie del Sid (oggi Aisi) presenti nei grandi giornali. Secondo il periodico Tempo, 186 giornalisti erano a libro paga dei Servizi. Si disse che esistesse un elenco, nel quale 81 giornalisti risultavano arruolati tra il 1966 e il 1968 e 65 dal 1975. L'indiscrezione fece nascere un'inchiesta giudiziaria, che fu affidata al procuratore Alberto Dell'Orco. Questi aveva già un fascicolo aperto sul cosiddetto Supersid, una struttura deviata che fu attiva nel Sid tra il 1970 e il 1974, quando il Servizio era sotto la direzione di Vito Miceli. Le prime indagini partirono ai tempi del fallito golpe di Junio Valerio Borghese. Lo scandalo delle spie fece infuriare molti grandi nomi del giornalismo, che querelarono il periodico Tempo. Su La Stampa intervenne quindi, in un corsivo intitolato "Il nostro Stato", Giovanni Conso, ex presidente della Corte Costituzionale, scomparso il 2 agosto 2015. Cercò di distinguere il vero giornalismo, di chi cerca di divulgare notizie al pubblico più ampio possibile, da chi trama nell'ombra.

Tratto da L'Unità, 11 ottobre 1977