sabato 25 febbraio 2017

Fassino: “Sofri fu il mediatore dei ceceni”




Vi furono contatti tra l’ex leader di Lotta Continua, Adriano Sofri, e i terroristi ceceni nel periodo dei rapimenti? Secondo un esponente del governo italiano del 1997, sì. Lo si legge in un documento parlamentare disponibile sul web. Il sottosegretario agli Affari Esteri Fassino, rispondendo a un’interrogazione di Alleanza Nazionale, scrisse che Adriano Sofri, in maniera del tutto indipendente dalle attività del governo, si era attivato per far liberare sia i tre volontari rapiti nell’autunno del 1996, sia il fotografo Mauro Galligani,
E’ una notizia che non può passare inosservata. Aver mantenuto contatti così stretti con quei personaggi, al punto da permettere la liberazione degli ostaggi, oggi significa averli avuti anche con Osama Bin Laden, al cui fianco, secondo il giornalista americano Klebnikov, vi era uno dei principali protagonisti della seconda guerra della Cecenia contro i russi: il fondamentalista Khattab.
Dunque Sofri. Che c’entrerebbe l’eminenza grigia della sinistra extraparlamentare con il terrorismo islamico? Pochi giorni dopo la liberazione di Mauro Galligani, il fotoreporter di Mondadori rapito tra febbraio e aprile 1997, il giornale russo Izvestia pubblicò delle rivelazioni secondo le quali Sofri, non solo era stato in grado di liberare l’ostaggio, ma pur di uscire dal carcere avrebbe persino favorito, se non organizzato, il sequestro stesso di Galligani. Ciò sarebbe avvenuto dopo che la liberazione dei tre cooperanti di Intersos aveva sortito una buona dose di pubblicità per l’attivista. Piovvero immediate le smentite e le minacce di querela. Tuttavia in parlamento l’onorevole Armaroli di Alleanza Nazionale aveva voluto vederci chiaro. Aveva inviato al Ministro degli Affari Esteri un’interrogazione nella quale lo informava dei sospetti lanciati dal giornale russo. Sofri in sintesi avrebbe liberato Galligani servendosi di un criminale ceceno chiamato Salaudi Abdurzakov, e l’ambasciata italiana lo avrebbe lasciato agire invece di attivare canali ufficiali. Un articolo del quotidiano La Stampa firmato da Giulietto Chiesa aggiugeva dell’altro. Secondo il giornalista di Izvestia, Alexander Kolpakov, a organizzare il rapimento di Galligani, sarebbero stati i ceceni amici di Sofri. Quest’ultimo avrebbe “assecondato l’operazione” con lo scopo di ottenere la liberazione dal carcere di Pisa, dove scontava l’ergastolo per il delitto Calabresi. Poi avrebbe inviato Mirella Fanti, definita “la sua plenipotenziaria”, che si sarebbe messa in contatto con Salaudi.
Cosa c’era di vero in questa storia? Se lo chiedeva anche il parlamentare di AN. Rispose il sottosegretario per gli Affari Esteri Fassino, il quale disse che non erano stati pagati riscatti, né per i tre cooperanti rapiti nell’autunno del 1996, né per Galligani. Veniva inoltre smentito il fatto che il governo Prodi avesse richiesto, nel caso specifico di Galligani, l’intervento dell’ex leader di Lotta Continua. Questi, tuttavia, su richiesta dei familiari del fotografo, aveva inviato una videocassetta ai rapitori. Ma quando questa giunse a Mosca all’ambasciata italiana, Galligani era stato già liberato e riportato in Italia. Fine della vicenda? Assolutamente no, poiché sappiamo dal libro pubblicato da Klebnkkov che il governo italiano pagò 300mila dollari. La confusione che lo scrittore americano commise tra il rapimento dell’autunno 1996 e quello di Gallligani potrebbe essere spiegata proprio dal fatto che i due episodi sarebbero strettamente collegati. Sicuramente, infatti, al di là delle smentite di Sofri sul suo ruolo nel rapimento, l’ex leader di Lotta Continua fu protagonista entrambe le volte con la sua intermediazione. Le parole di Fassino perciò conducono a una gravissima verità: se per Klebnikov i rapimenti servivano ai ceceni per autofinanziarsi attraverso la mediazione di mafiosi come Berezovskij, Adriano Sofri fu il loro complice. Innanzitutto, lo fu perché li conosceva, e non si trattava di guerriglieri in cerca di libertà ma di terroristi islamici, che poi furono tra i protagonisti dell’attentato al World Trade Center e della nascita del Califfato in Siria; inoltre, fu complice perché furono pagati dei riscatti favolosi ai terroristi. Chi tirò fuori i soldi, se Fassino negò un esborso anche per il caso dei tre cooperanti di Intersos? Galligani mi ha detto un possibile nome, ma deve essere lui a dire la verità. Io mi chiedo soprattutto un’altra cosa: come è possibile che Adriano Sofri, che in tanti, me compreso, vorrebbero innocente nel caso-Calabresi per il quale venne condannato nel 1988, sia coinvolto nella sporca vicenda della guerra cecena?