sabato 18 febbraio 2017

Magistrato militare spiava un dipendente


Palesi e maldestre violazioni della privacy da parte dei tribunali militari. E' quanto denunciano alcuni cittadini per un caso capitato recentemente a Verona ai danni di un dipendente civile del Ministero della Difesa.
La lettera che e' pervenuta a chi vi scrive su questo blog parla in pratica di pressioni psicologiche dei magistrati militari affinche' il dipendente veronese non si assentasse dal lavoro. 
Pare che vi sia stato un contatto telefonico tra questo magistrato del tribunale militare di Verona e il medico curante del dipendente. L'accusa verte sul fatto che la telefonata avesse lo scopo di fare pressione sul medico onde indurlo a non concedere ulteriori assenze al dipendente. Il magistrato avrebbe comunicato al dottore che il suo paziente svolgeva altre attivita' del tutto irrilevanti rispetto alla malattia medesima. Di fatto il tutto sarebbe stato finalizzato a intimorire il sanitario ventilando ogni azione anche nei suoi confronti oltre che contro il dipendente. In poche parole, una vera e propria indagine non prevista da alcuna norma italiana.
Ma il magistrato del tribunale di Verona si sarebbe spinto oltre, secondo la denuncia, nella sua azione di pressione. L'ufficio avrebbe trasmesso indebitamente ad altri uffici, quali la Procura di Verona, la Corte militare d'appello e il Consiglio della magistratura militare, i quali non detenevano titolo alcuno a tale comunicazione, dati sensibili contenuti nel casellario giudiziale. Si tratterebbe di un trattamento di dati che viola "i principi di pertinenza e non eccedenza". Di fatto - lamentano i cittadini che ci hanno contattato - non c'era finalità istituzionale che giustificasse una tale comunicazione di dati giudiziari e quindi delicati e sensibili!
Questi atti, sempre secondo la denuncia, denoterebbero l'evidente "supponenza" dei vertici dell'ufficio del tribunale militare, il quale, ritenendosi non sanzionabile e quasi "onnipotente", opererebbe con aperta disinvoltura con i dati personali dei propri dipendenti, sfruttandoli e diffondendoli a proprio vantaggio. La finalita' anche in questo caso, sarebbe quella di ingenerare timore nei dipendenti e rafforzare il potere sui medesimi, dimostrando che (quasi) tutto può e gli è concesso. 
Un'ulteriore prova che tutto cio' sia in aperta violazione delle regole sulle privacy consisterebbe negli interventi effettuati dal Garante, il quale pare che abbia censurato per ben per quattro volte questo ufficio militare.