martedì 14 febbraio 2017

Fini indagato, la procura difende i suoi interessi


Gianfranco Fini, storico leader di Alleanza Nazionale, è indagato. Lo abbiamo letto su tutti i giornali. Il reato che gli viene contestato dalla magistratura è ben spiegato dal Fatto Quotidiano: aver sottratto soldi allo Stato, grazie alla moglie, per creare società private con cui comprare case di lusso a Montecarlo. Sarà vero? Forse è vero. 
Che cosa sta succedendo però realmente nella politica? Abbiamo già intuito, leggendo tra le righe i vari articoli, che una ditta, collegata a Fini, gestisce macchinette d'azzardo per conto dello Stato. Proviamo ad allargare l'obiettivo, perché la vicenda merita un minimo di approfondimento. Non ci vuole molto. E' sufficiente cercare su internet la Global Starnet, la principale azienda citata nelle notizie. Ce l'avrà un sito, no? Ecco un annuncio sulla sua pagina Facebook. La data è del 14 dicembre 2016, il giorno successivo all'arresto di Francesco Corallo. Secondo un articolo dell'Espresso, infatti, l'imprenditore catanese Corallo era stato arrestato su ordine della procura di Roma per non aver pagato le tasse sui proventi della gestione delle macchinette per il videopoker. Le indagini su Fini rappresentano in pratica la seconda puntata del giallo.
Nel comunicato della Global Starnet c'è scritto che l'attività aziendale andrà avanti come sempre. Al resto penseranno gli avvocati, come al solito. "Il concessionario difenderà nelle opportune sedi gli interessi aziendali - conclude la nota - a tutela della dignità di tutti i lavoratori, delle loro famiglie e di tutti i partner aziendali.  Tutte le attività concessorie proseguono regolarmente con l'attuale amministratore Mike Chahal". 
In pratica non sta succedendo niente. Non ci sono sequestri, non ci sono problemi giudiziari immediati. Come è possibile? Ma è chiaro: sarebbe accaduto qualcosa se il reato avesse riguardato il gioco d'azzardo, che il codice penale punisce con l'arresto. Ma alla procura di Roma interessano i soldi che mancano all'appello nelle casse dello Stato. Perciò l'attività continuerà, poiché la ditta è libera di andare avanti con la distribuzione di macchinette infernali. 
Andiamo allora a cercare la Global Starnet su Google Notizie associandola con la frase: "gioco d'azzardo". Ed ecco la vera notizia. Ce la fornisce senza volerlo un articolo di Marco Di Blas del Messaggero Veneto, edizione di Udine, del 22 ottobre 2015. Si parla della Novomatic, una ditta che produce alcune delle macchinette commercializzate dalla Global Starnet. Ma a Vienna le macchinette italiane sono state dichiarate illegali e fatte sparire! Incredibile. 
Tirando le somme ecco cos'è accaduto. Lo Stato italiano, attraverso il suo concessionario che si chiama Global Starnet, il quale distribuisce videopoker della Novomatic, fattura miliardi, illegalmente, autorizzando il gioco d'azzardo, che crea dipendenza patologica e manda sul lastrico decine di famiglie. In questo scenario, Gianfranco Fini diventerebbe un complice che si è messo in tasca qualche migliaio di euro e lo ha riciclato in una villa a Montecarlo. E la procura di Roma? Si trasformerebbe in un esattore spietato. Da una parte il governo di Vienna, che combatte il gioco d'azzardo, dall'altro la procura italiana, che difende i suoi interessi economici.
Probabilmente si è creato uno Stato nello Stato inaccessibile, pieno di soldi sporchi, all'interno del quale le leggi non vengono rispettate. I giudici che indagano da anni sulla corruzione vedono solo una piccola parte del problema. Il danneggiato da venticinque anni a questa parte è sempre lo Stato, non direttamente il cittadino. E' lo Stato Padrone in cui tutti sguazzano, da Fini a Berlusconi, a D'Alema, a Veltroni, a Grillo. Se Di Pietro raccolse nel 1992 una denuncia per avviare una condivisibile battaglia contro il malaffare degli appalti milanesi, ormai sembra che le inchieste abbiano preso un'unica strada obbligata. Nascono e muoiono all'interno di una struttura parallela costruita su un'ideologia: il capitalismo di Stato, cioè il controllo statale degli affari economici. Che avviene attraverso concessioni governative, come nel caso della Global Starnet, oppure mediante partecipazioni statali nell'azionariato, o ancora appaltando opere pubbliche e la gestione di servizi al cittadino. 
Un'idea fuori dal tempo, dalla storia, e nelle mani dei giudici sbagliati. Sono coinvolti pure loro nel gioco? Perché il danno erariale compete alla Corte dei Conti. E' quest'ultima a indagare? Non mi sembra. Ed è singolare. Adesso l'indagine si è spinta oltre la "semplice" economia statale: siamo nel gioco d'azzardo. Ma, guarda caso, giornali e giudici non se ne sono accorti. Come mai?