domenica 12 febbraio 2017

"Sino a quando il prepotere dello Stato sulle libertà?"


E’ mai avvenuta la defascistizzazione delle leggi italiane? Una sommaria ricerca d’archivio lascia supporre che un rinnovamento democratico della legislazione non c’è mai stato, o c’è stato soltanto in parte. Dopo aver dimostrato che alcune norme che vengono attuate in questi anni, in particolare nel delicato settore dell’immigrazione, derivano da antiche leggi della dittatura, ho cercato di fare il punto della situazione.
Non mi è facile affrontare questo tema, perché la giurisprudenza non è il mio settore preferito. Tuttavia dove i fatti storici e politici si intersecano con l’attività dei magistrati, forse qualcosa posso permettermi di dirla. Ebbene, una serie di articoli presenti dell’archivio del quotidiano La Stampa, firmati dall’esperto giornalista Francesco Argenta, ci permettono di provare ad abbozzare una storia della defascistizzazione delle leggi. Secondo Argenta il fascismo realizzò la bellezza di centomila leggi, tutte nate sotto forma di decreti legge, che freneticamente annullavano, volta per volta, i precedenti. Bisognava far presto a quell’epoca, e la mancanza di opposizione facilitava il compito del legislatore. Del resto, anche Montanelli nella sua storia del Novecento raccontava che, poco dopo la nascita della dittatura, ossia quando nel gennaio 1925 Mussolini riuscì a evitare l’accusa di aver ucciso l’onorevole Matteotti, il governo fascista fece approvare alla Camera un pacchetto di ben 2376 decreti legge.