sabato 11 febbraio 2017

Lo Stato parallelo delle leggi fascistissime


Due notizie di cronaca che ho sentito al TG1 mi hanno allarmato. Viene annunciato che il ministro dell’Interno Minniti concederà più margini di manovra ai sindaci contro gli atti vandalici. Come se tutti i giorni i sindaci si occupassero di giustizia. Spostiamoci ora a Genova. Pare che uno striscione dei manifestanti che protestano contro il convegno dell’ultradestra sia stato ritirato. E già qui ci sarebbe da inorridire. Viene annullata la libertà di espressione. Ma la giornalista ha aggiunto dei dettagli in più. Ha chiuso il pezzo spiegando che erano stati ritirati manifesti “antifascisti”. Tra questi oggetti proibiti - leggo meglio dal Giornale - vi erano “manichini appesi a testa in giù, striscioni con scritte come ‘Più fasci appesi’ e ‘Non faremo prigionieri’ trovati dalla polizia su un ponte.” Io mi chiedo una sola cosa: come si fa ad applicare un decreto del re di Savoia del 1931, che aggiornava una norma dello stesso periodo delle leggi fascistissime? Perché da qui nascono gli attuali provvedimenti sulle manifestazioni pubbliche e sull’immigrazione. Già solo il fatto che il prefetto nel fascismo aveva poteri giudiziari che nella repubblica non ha più avuto lascia intuire che il legislatore fosse consapevole dell'errore, ma nonostante ciò ha continuato ad aggiornare un gruppo di norme obsolete. Che non potevano essere estrapolate dalla loro collocazione storica: quella del delitto Matteotti e della nascita della dittatura fascista. Cioè leggi che abolivano tutte le libertà dei cittadini dopo la famosa apologia di Mussolini al Parlamento del gennaio 1925.