domenica 11 dicembre 2016

Contro l'ipocrisia del degrado apolitico


Vorrei prendere una posizione pubblica riguardo alle dichiarazioni del giornalista Andrea Massaro del Resto del Carlino sui monumenti di Ancona. Mi piacerebbe chiamare collega questo signore ma il rapporto di lavoro non è mai stato idilliaco tra me e lui, mentre non lo considero nemmeno un conoscente a livello privato. Diciamo che la foto che ha scelto per il suo profilo pubblico rappresenta perfettamente anche il tipo di comportamento che manteneva all'interno del luogo di lavoro: atteggiamenti da capo di una gerarchia militare. Non tanto accettabile nel mondo intellettuale. Che ne dite? Tuttavia fidandomi del nome altisonante del giornale effettuai oltre dieci anni fa diversi articoli sul degrado e curai una particolare rubrica del Resto del Carlino sul recupero dei monumenti del capoluogo dorico. Scrissi ovviamente molti articoli anche sulla storia della città, ma senza alcuna finalità politica. Ho sempre inteso, e l'ho ribadito più volte, Lucio Martino non potrebbe negarlo, quegli articoli come contributi che inviavo per un'ipotetica pagina sulla cultura e la storia locale. Vogliamo dirla tutta? Sono stato vicino a un partito di centro-destra nel periodo in cui scrivevo per il Carlino, e farà scandalo sapere che mi sedevo a cena vicino a personaggi più o meno autorevoli, ma comunque schierati da una certa parte. Eppure loro stessi possono testimoniare che non ho mai concesso, neppure agli amici, una riga di più di quello che era giusto in un grande quotidiano. Lo spazio era dedicato alla gente dei quartieri. Addirittura venivo scambiato per un giornalista di sinistra, che non potrò mai essere. Ora da alcuni anni leggo che in qualità di vice-caporedattore Andrea Massaro scrive un fondo del giornale facendo opinione proprio sui temi del degrado, dell'arte e, più di rado, della storia. Proposto in questo modo è innegabile che il tema sfondi il confine dell'ambito politico, soprattutto in questi mesi nei quali alcuni esponenti del centro-destra, di Forza Italia in particolare, hanno lanciato battaglie per rifare la scalinata del Passetto o togliere l'amianto dal palazzo del Comune. Mi sembra di aver letto così. Anche il Movimento 5 Stelle, a Roma, cavalca quel tipo di notizie. E allora non sono più d'accordo, non voglio essere trascinato come ex collaboratore in questa storia. Perché un conto è salvaguardare la cultura anconetana, un altro è utilizzare questi temi per fini politici. Del resto parlare della città o della vita civile, nonostante nel giornalismo esista la cronaca bianca, equivale in ogni caso a proporre temi per governare la città. Al Resto del Carlino ho spesso sentito dire che non bisognava far politica. Anzi a dirlo era proprio Andrea Massaro che afferma di essersi laureato in Scienze Politiche. Sarebbe più giusto invece tornare a parlare di politica, in questo senso: dire chiaramente nelle riunioni quotidiane come la si pensa, confrontandosi prima di scrivere un articolo. Un giornalista di Radiodue che conobbi durante l'università giustamente ci avvertiva che basterebbe un aggettivo per modificare il senso di un articolo. I giornali apolitici non esistono, sono ancora più pericolosi di quelli politici. Ad esempio che senso ha la famosa "par condicio" pre elettorale? Se fossi un editore potrei mai accettare di lasciare spazio gratuito nelle interviste a personaggi che sanno solo parlare il linguaggio dell'insulto e della filippica? E perché dovrei? Non lo accetterei per niente. Spendo i miei soldi, scrivo le mie idee. Ognuno faccia così, e allora alle urne vincerà veramente chi vuole governare questo paese con competenza. Ma è il passato che mi spaventa. Alcuni esempi eclatanti indicano chiaramente che Massaro sta andando fuori strada. Molto fuori strada. Un utilizzo della cultura a fini propagandistici avvenne alla fine degli anni '80 del '900 sapete dove? Nella Serbia di Milosevic, dove vennero riscoperte stragi del fascismo esclusivamente per colpire gli ustascia per i quali simpatizzava il presidente croato Tudman. La stampa serba - ha detto recentemente la tv svizzera in un documentario - fu invasa dalle inchieste storico politiche di Milosevic. Sappiamo bene come è andata a finire, con quali orrori e con quante perdite umane è stato pagato il prezzo dell'odio lanciato sui giornali di regime. Ma lo stesso varrebbe al contrario, pensando a quanto scrivono certi quotidiani italiani sulle Foibe di Tito. E' storia? E allora lasciamola agli storici, porca miseria! Tornando in Italia credo pertanto che la città, i suoi luoghi, i suoi monumenti, e il suo degrado, se ancora c'è, siano degli anconetani. Siano loro a stabilire cosa va mantenuto e cosa stona, come è sempre stato, almeno quando sul Resto del Carlino scrivevo anch'io.