giovedì 1 dicembre 2016

Renzi inventa il senato nazimaoista


Casualmente facendo zapping sono finito il 30 novembre 2016 sull'intervista di Vespa a Renzi andata in onda sulla Rai. La dialettica del premier è sempre accattivante, mi piace. Poteva colpirmi e spingermi verso il fronte del sì di questo referendum sulla riforma del Senato.
Tuttavia viene come al solito inquadrato solo il problema della riduzione delle spese. Stessi giornalisti, stessa solfa, evidentemente. Vespa non se lo ricorda, ma la Costituzione che il presidente vuole cambiare puntava verso un progressivo allargamento delle rappresentanze, tant'è che nel 1970 nacquero le regioni, e anni dopo furono aumentate le province. Dal 1998 è in vigore la legge Bassanini per un ulteriore decentramento amministrativo.
Nasce dunque con Renzi una Costituzione totalmente nuova? Sicuramente sì, perché, in caso di vittoria del sì al referendum di domenica 4 dicembre, gli amministratori locali raddoppierebbero le loro competenze e punterebbero verso Roma, dove andrebbero a sostituirsi ai senatori. Diventerebbero dei diretti funzionari di Roma, come ai tempi di Diocleziano nell’antica Roma imperiale. Crollerebbero tanti passaggi intermedi tra il Parlamento e i cittadini, come sta avvenendo già per i tavoli di concertazione che una volta erano presieduti dai prefetti nelle province, e che ormai sono stati aboliti. Quelli per intenderci che risolvevano i contenziosi sulle tasse, sui ricorsi dei cittadini, sulla sanità, sull’assistenza, sulle ispezioni, e via dicendo.
L’evoluzione della politica segue l’andazzo cui assistiamo dal 1994, con l’abbandono della gestione dei vari settori della vita pubblica e il tentativo spasmodico di rivoluzionare la vecchia forma di governo. La posta in gioco è evidentemente il potere decisionale, la capacità di controllare l’Italia dall’alto. Con Berlusconi avremmo avuto probabilmente un presidenzialismo alla francese, con Renzi, e la vittoria eventuale del fronte del sì, otterremo il trionfo dei potentati locali. Secondo l’attuale riforma proposta al referendum, i consiglieri, i sindaci stessi, non accetteranno più, come di fatto si comportava Ballarè a Novara, di eseguire i mandati del Parlamento ma riceveranno il potere decisionale direttamente nelle loro mani, e faranno la spola tra la Capitale e la periferia dell’Impero. Sarebbe tutta un’altra cosa. Ci avvicineremmo al modello delle cosiddette democrazie popolari dell’ex URSS e della Cina.
E allora non basta certo una maggioranza messa assieme solo grazie alla caduta di Enrico Letta. Da adolescente sentivo parlare in questi casi di "governicchi" o "governi balneari", perché duravano un'estate fino alle nuove elezioni. Ma poi perché il cittadino dovrebbe rinunciare ad avere i suoi rappresentanti, e cioè assistere a una svolta accentratrice fascista che per Renzi è la grande invenzione del fronte del sì? Solo per risparmiare quattro miliardi di euro in croce? Ma per il pareggio del bilancio che era previsto nel 2014 ne sarebbero serviti più di duemila! E dove li troviamo?
Nel calcio si dice che non basta cercare di non subire gol, bisogna anche segnarli, altrimenti la partita al massimo finirà zero a zero. Ripeto: dove li troviamo questi soldi? Ho scritto un libro su questo tema, ma hanno preferito non vederlo.
Sono ventanni che i moderati di destra come me aspettano un "messia", un partito, che non arriva mai. Tutti, sia a destra che sinistra, fanno promesse in campagna elettorale con i soldi pubblici: strade, ponti, abitazioni, ristrutturazioni. Berlusconi nel 1994 era un imprenditore privato che voleva cambiare il mondo, ma come si suol dire il mondo ha cambiato lui: Forza Italia è un camaleonte che ha finito per uniformarsi al suo peggior nemico, l'ex Partito Comunista. L'economia italiana intanto per colpa loro è sempre più un disastro.
La riforma di Renzi è proprio l'ultimo dei problemi a mio parere.