mercoledì 14 dicembre 2016

Terremoti, il Ministero studiava il nordest


Mentre proseguono senza sosta i terremoti nell’Italia centrale, i cittadini possono leggere online dati sconfortanti sull’impegno dell’Italia nella prevenzione. Dalle relazioni dell’Istituto di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) che il Ministero per l’istruzione l’università e la ricerca aveva approvato fino al 2009, cioè al tempo del terremoto dell’Aquila, si scopre che gli studi si erano concentrati soprattutto nella zona del Friuli Venezia Giulia.
Per quanto riguarda l’Italia centrale e meridionale abbiamo trovato solo alcuni progetti nella relazione del 2005 dell’OGS: uno consisteva in un calcolo di probabilità dei terremoti in tutta la penisola dal 2000 al 2035, “elementi per la definizione di priorità degli interventi di riduzione del rischio sismico“. Cioè l’istituto si prefiggeva lo scopo di individuare le aree maggiormente esposte a futuri terremoti. Il lavoro si sarebbe sviluppato dal 2005 al 2007, coinvolgendo appena quattro ricercatori. Ma che la volontà governativa di intervenire fosse scarsa lo si nota da un altro progetto: la salvaguardia e la valorizzazione di beni archeologici e monumentali in zona sismica. L’iniziativa non venne finanziata nel 2005, né se ne ha traccia nella relazione del 2009, mentre ebbe sviluppo la formazione a distanza degli insegnanti per la divulgazione scientifica.
Un altro progetto interessante attivato nel 2005 riguardava lo studio dei terremoti dell’era pre-strumentale, ossia di epoche antiche quando non c’erano rilevamenti scientifici. In questo caso era stato messo sotto osservazione tutto l’Appennino centro-meridionale, ed erano stati studiati i terremoti della Garfagnana del 1920, dell’Irpinia dal 1600 al 1980, della Basilicata nell’Ottocento, dell’Appennino nel 1456, della Puglia nel 1627, fino al più recente terremoto del Molise del 2002. Questo studio era già a buon punto e sarebbe costato 5000 euro. Anche qui ben poca cosa, visti i disastri successivi. Abbiamo trovato un ultimo progetto sul centrosud italiano, e riguardava un approfondimento sulla sismicità della zona siciliana di Taormina. Costo previsto molto più alto: 33.500 euro.
A nostro avviso si poteva fare molto di più, visto che per il Friuli Venezia Giulia erano stati messi in campo mezzi un po’ più consistenti. Si andava dai progetti per costruire in zona sismica, a una vera e propria prevenzione dei terremoti, con lo studio dei cosiddetti “precursori sismici”: l'analisi della concentrazione di gas naturali (radon) nel suolo e nelle acque, e il livello di falda. Era attiva nel 2005 la stazione di rilevamenti di Cazzaso, a Tolmezzo. I prelievi in questo caso avvenivano mensilmente, sia pure con pochi ricercatori: solo 3. Un ulteriore progetto friulano in collaborazione con la Slovenia avvenne al confine di Stato, nello studio delle deformazioni crostali dell’area, considerata sismicamente attiva. Vennero svolti studi più specifici su alcune zone circoscritte del Friuli come Vivaro e Pontebba. E potremmo continuare.
Se andiamo a confrontare queste notizie con la relazione di quattro anni dopo, del 2009, la sostanza rimane la stessa. Il presidente dell’OGS Iginio Marson scrisse che stavano proseguendo e venivano incrementate le attività di prevenzione sismica in Friuli e in Veneto. Si stava inoltre sperimentando un sistema di telerilevamento dei terremoti chiamato “While drilling”, adottato in collaborazione con l’Eni. Si trattava di rilevamenti geologici effettuati durante le perforazioni delle trivelle per la ricerca di petrolio o gas. Era stata da poco sperimentata in Egitto una tecnica di rilevazione sismica mediante lo scavo di un pozzo di 400 metri di profondità. E l’OGS italiano progettava di brevettare e commercializzare all’estero queste scoperte scientifiche.
Purtroppo dobbiamo dire, col senno di poi, che è stato tutto inutile. Non sono state salvate le 309 vite umane dell’Aquila, e nulla è stato fatto per le altre 299 perite tra Amatrice e i comuni vicini colpiti dal terremoto del 24 agosto 2016. Non è vero come spesso abbiamo sentito negli ultimi anni che non si possono prevenire i terremoti. Le enciclopedie, e ora anche i dati del Ministero, dimostrano che sarebbe bastato spendere qualcosa di più per questi progetti, considerati ottimi visto che sarebbero stati venduti ad altri Stati, per evitare di perdere vite umane e monumenti storici di enorme valore.