domenica 11 dicembre 2016

“Onorevole non spari!”


Non avrà certamente urlato queste parole Paolo Tomassoni quando si vide estrarre contro una pistola, perché lui e il feritore avevano appena 22 anni, ma le avrà pensate molti anni più tardi. Carlo Ciccioli, colui che tirò fuori l’arma al termine di una lite, e gli sparò contro cinque colpi, di strada ne ha fatta molta, in effetti. E’ divenuto un onorevole del Parlamento Italiano, ma soprattutto un noto volto della politica regionale marchigiana di Alleanza Nazionale-Fratelli d’Italia. Con una macchia, però, molto grossa, che non ha mai rivelato. Forse solo i suoi più intimi amici conoscono questo episodio.
Era il 25 dicembre del 1974. Guarda caso, nello stesso numero del Corriere della Sera e nella stessa pagina che annunciava l’episodio anconetano, usciva il giorno 27 il resoconto dell’informativa di Guido Giannettini sulle stragi di Stato. Questa teoria fu ritenuta a dir poco fantasiosa. Colpiva la sinistra extraparlamentare di Feltrinelli, il servizio segreto tedesco e poi quello israeliano. Ho scoperto solo recentemente che molte di quelle informazioni erano fondate. E’ possibile che il servizio segreto israeliano operasse clandestinamente in Italia proprio con alcuni di quei poliziotti dell’ufficio politico della questura che andarono ad arrestare Carlo Ciccioli.
Era da poco passato Natale, era notte in piazza Cavour, nel centro di Ancona nel 1974. La cronaca dice che Ciccioli avvicinò Tomassoni, esponente della sinistra extraparlamentare, e che la discussione degenerò in una scazzottata. Secondo il resoconto dell’Unità, più approfondito, Ciccioli rimase contuso alla faccia e con un trauma cranico. Ma ciò non toglie che prendere una pistola, come lui fece, una Flobert calibro 6, di quelle dei film western di Sergio Leone (io avevo la versione giocattolo da bambino), e sparare non è un gioco per studenti universitari quale era l’esponente di Fratelli d’Italia, anche se quelli erano pur sempre gli anni di piombo. L’onorevole non poteva dirsi un tiratore scelto, evidentemente, o non voleva ferire l’avversario politico: dei cinque colpi solo uno centrò la coscia sinistra di Tomassoni, il quale fu ricoverato in ospedale con prognosi di dieci giorni.
Fu la vittima a denunciare il fatto all’ufficio politico della questura di Ancona. Che si trattasse o meno di poliziotti amici di Federico D’Amato e di Walter Beneforti che in quegli anni spiavano i telefoni degli italiani dalla borgata del Trullo, a Roma, non ci interessa, in questa sede. Anche se la vicenda ha troppi nessi con le attività militari del vicino monte Conero. L’indagine fu affidata in quel caso al giudice Frisina. Ho fondati motivi per pensare che l’inchiesta rimase in una sfera politica di sinistra. Ma qui parliamo solo di Ciccioli, uomo politico nazionale, leader da copertina, che da Frisina fu accusato giustamente di “lesioni gravi”. Attualmente pare sia proprietario di una radio. Si chiama proprio Radio Conero. Ma anche questo potrebbe essere solo un caso.
Mi dispiace leggere invece sull’Unità, in altri articoli, che questo rappresentante del centro-destra, con cui spesso ho scambiato qualche opinione, organizzava degli scioperi forzati nelle scuole di Ancona. Lo chiamavano “il famigerato Ciccioli”. Tutto ciò che esce dagli archivi fa a pugni con l’immagine compassata, riflessiva, paciosa e bonaria a cui sono abituato e che conoscono i lettori dei giornali. Ma voglio parlare in prima persona: sono deluso. Eppure era nell’aria. Giorni fa a un mio post su Facebook sulla politica di Andreotti Ciccioli rispose con molta freddezza con le seguenti parole: “Queste cose a chi servono? Caduta l'Unione Sovietica e il comunismo, morto Andreotti e dispersa la Dc, a che serve tutto questo? Dietrologia!” Può darsi che pure il suo insano gesto del 1974 possa essere tacciato di dietrologia. Ma sfortuna vuole che abbia trovato quegli articoli. E la gente deve sapere. Le indagini sulla strategia della tensione devono continuare.