mercoledì 20 gennaio 2016

Il parco del Conero? Fu un'idea di Mussolini


Lo hanno già fatto capire alcuni siti internet che si occupano di flora, come casaledelconero.it. La conferma arriva però dal nuovo archivio digitale della Gazzetta del Mezzogiorno. Il parco del Conero fu un'idea del Duce. Tra i tanti articoli sul monte Conero presenti nel motore di ricerca spicca quello del 9 gennaio 1934. Si scopre che i fascisti stavano predisponendo in quel periodo ingenti lavori proprio per creare quel bellissimo bosco che vediamo oggi. L'articolo si intitolava: "Il Monte Conero riacquisterà il perduto splendore". Si intuisce da queste righe che "il monte di Ancona" doveva apparire ai marchigiani dell'epoca con un volto diverso: probabilmente come una collina brulla e impervia. Sappiamo che nel 1933 con una grande esplosione era stato ricavato da un picco del Conero, senza tanti complimenti, il marmo per la banchina di Porto Recanati. Il giornalista pugliese, allora, con aria sognante descriveva i panorami splendidi che un tempo si potevano godere dalla vetta, dai monti dell'Appennino alle Alpi Dinaridi della Croazia. Anche altri quotidiani come La Stampa si stavano interessando nel 1933 alle bellezze del Conero. Ma era solo una specie di spot moderno per delle opere fasciste. Mussolini aveva deciso di restituire agli anconetani quello che i gerarchi consideravano, sbagliando perché gli anconetani sono marinari, il loro monte. Da due anni, ricordava la Gazzetta del Mezzogiorno, era attiva la strada che portava all'eremo dei Camaldolesi, costata all'amministrazione pubblica 190mila lire e che permetteva già gite e passeggiate ai turisti. Ma nel 1934 era scattato un progetto più ambizioso: dare "stabilità alle terre" del Conero e creare ben 229 ettari di bosco, per una spesa di 400mila lire. Al lavoro erano già impegnate ogni giorno squadre di 25 operai, che stavano costruendo il parco attraverso piantumazioni a gradoni di pini, cedri e cipressi, nonché lavorando all'apertura di sentieri e strade.