lunedì 19 settembre 2016

Mani Pulite non azzerò il debito pubblico


La stagione di Mani Pulite a leggere i dati sul debito pubblico sembra che non sia servita a niente. Se infatti è vero che Di Pietro e compagni misero sotto assedio partiti e aziende per aver rubato negli appalti pubblici, e quindi sui pagamenti dello Stato che risultavano sempre ingigantiti dalla corruzione, è anche vero che il debito pubblico complessivo della nazione in quegli anni continuò ad aumentare vertiginosamente. Si cominciò a parlare di grave deficit nei primi anni ‘80, ma le cifre divennero spaventose soprattutto verso la fine di quel decennio. Secondo La Stampa raggiungemmo rapidamente il milione di miliardi di lire (pari a 1093 miliardi di euro di oggi) di debito nel settembre del 1988, durante il governo De Mita e dopo il governo Goria. Questo debito nel periodo di Mani Pulite, tra il 1992 e il 1993, quasi raddoppiò, attestandosi su un milione e mezzo barra un milione e 700 mila miliardi di lire, con tendenza all'aumento. Dati sempre dell'archivio della Stampa. Venne registrata appena una frenata durante il primo governo Berlusconi nel settembre 1994, quando eravamo a un milione e 829 mila 658 miliardi di lire, pari a oltre 1458 miliardi di euro attuali. Da alcuni anni abbiamo superato i duemila miliardi di euro. Il debito considerato mostruoso nel 1988 è raddoppiato, secondo i calcoli Istat. E soprattutto ci siamo dimenticati che da questi debiti bisogna rientrare, anche se, come scrisse Renato Cantoni su La Stampa nel 1972, scaricandoli sulla collettività si corre il rischio di impoverire le classi meno abbienti.