venerdì 30 settembre 2016

Quel Di Pietro che spiava in Egitto


Le recenti vicende della guerra in Siria, che vedono ufficialmente alleati Israele e noi italiani contro l'Isis, offrono lo spunto per ricordare un episodio di tanti anni fa. Lo scenario politico è quello dell'Egitto e siamo nell'ottobre del 1960. Ben diciassette persone vengono accusate dalla polizia di spionaggio in favore di Israele, al quale avevano trasmesso "con inchiostri simpatici e radio clandestine informazioni di natura militare, economica e sociale". Lo scrisse nel 1969 il giornalista e politico Vinicio Araldi nel suo libro dimenticato "Guerra segreta in tempo di pace". Tra le persone arrestate figurano il pilota delle linee egiziane, Fuad Moharran, il capo di una compagnia commerciale egiziana, Rachad Rizk, e l'agente segreto Sami Nafeh. Questi tre signori, scrisse Araldi, avevano costruito una rete di spie in Egitto che comprendeva anche gli italiani Raimondo Di Pietro e Ferdinando Paciolla. Viene istruito un processo presso la corte della Rau, le Repubbliche Arabe Unite, durante il quale gli accusati, e tra questi i due nostri connazionali, si difendono dicendo di non essere al corrente dell'uso improprio delle informazioni che fornivano, per di più per compensi di poco conto. Ma le condanne sono durissime: morte per le tre spie principali, 15 anni per Paciolla e 10 per Di Pietro. Da quel giorno molti fatti si sono succeduti, ma non è mutato lo scenario geopolitico del Medio Oriente, a parte il devastante intervento degli Usa. Eppure noi italiani abbiamo vissuto la politica più come un gioco che come un affare serio, dove sono in ballo le vite delle persone. E' il caso della morte sempre in Egitto di Giulio Regeni, che non si è ancora capito se era più giornalista senza stipendio o più ricercatore bistrattato dagli inglesi. E' il caso dei soldati italiani che muoiono nelle missioni all'estero, mentre lo Stato vende aerei da guerra allo stesso Israele, fortemente interessato al conflitto siriano. La nostra politica da talk show non sembra all'altezza della situazione.