lunedì 15 febbraio 2016

Fondi pubblici: nel 2013 alle tv locali andarono 80 milioni


Facendo una ricerca sul web si scopre che anche le televisioni digitali da tanti anni corrono a compilare domande al Ministero per lo Sviluppo Economico per ottenere dei rimborsi con fondi pubblici. Non è facile in questo caso individuare l'ammontare esatto che viene corrisposto annualmente, anche perché poco chiare sono pure le cifre che lo stesso Stato chiede agli editori per vendergli le frequenze. Queste, secondo una vecchia sentenza dei primi anni '80, sarebbero un diritto del cittadino e quindi gratuite, mentre ultimamente si è arrivati a valori di oltre 30 milioni di euro per un canale del telecomando, che diventano per forza di cose un incentivo non a sviluppare il canale, bensì a rivenderlo ai grandi network. Nel 2013-14 comunque il sito italiano del Corecom parlava di ben 80 milioni di euro che il Ministero avrebbe distribuito alle televisioni locali in proporzione a una graduatoria di merito, che è sempre basata su assunzioni e fatturato. Scorrendo le pagine del web si capisce che la corsa riguarda tutti i marchi ed è inutile fare pubblicità a emittenti che spesso non assumono giornalisti o che pretenderebbero il lavoro gratuito. Nel proporre il mio lavoro freelance ho notato una vera e propria sfacciataggine in questo caso. Come non supporre che vi siano delle raccomandazioni politiche, cioè un "do ut des", visto il rapporto privilegiato che intercorre tra lo Stato e gli editori? In questo contesto risulta evidente che il digitale terrestre non ha aumentato l'offerta di notizie, bensì ha portato, come sottolineava uno degli inutili corsi di formazione per giornalisti, a una moltiplicazione degli stessi notiziari su più piattaforme. Capitava spesso quando collaboravo che le radio, per non assumere e pagare del personale, fossero portate a comprare altrove l'intero radio-giornale. Quindi se qualcuno volesse attuare una dittatura sull'informazione questo sarebbe il momento migliore per farlo. Alla faccia dello Sviluppo Economico e del diritto-dovere di informare ed essere informati.