giovedì 18 febbraio 2016

L'ultimo uomo ritrovato sul Conero poteva essere salvato?


I giornali locali di Ancona hanno dato un nome all'uomo ritrovato sul Conero il 14 febbraio scorso. Si chiamava Lucio Pomelli ed è stato riconosciuto da un parente grazie ad alcuni oggetti personali ritrovati sul corpo, come il telefonino e la sua scheda sim. L'autopsia del dottor Mauro Pesaresi, secondo il quotidiano Il Resto del Carlino, ha stabilito che Pomelli è morto in seguito a una caduta che gli ha provocato diverse fratture, tra cui una allo sterno. Ciò però a mio avviso non è sufficiente a spiegare la morte di questa persona. Cercando infatti su internet notizie di carattere medico sulla frattura allo sterno, si scopre che questo fenomeno è abbastanza raro, e non è un malanno mortale. E' guaribile nei casi più gravi con un'operazione, poi con 10-24 settimane di cure e l'assunzione di antidolorifici. Il sito che ho consultato si chiama pazienti.it. C'è addirittura una pagina web che offre consigli su come diagnosticare e curare una frattura dello sterno. Se quindi ci sono forti probabilità che il colpo allo sterno non uccise il Pomelli sul colpo, perché con il cellulare che gli è stato ritrovato addosso la vittima non chiese aiuto? Il Pomelli poteva essere curato, ma era ostaggio di qualcuno? Le fonti di stampa non chiariscono il mistero: cosa ha provocato la morte del quarantanovenne affetto da problemi psicologici, che era uscito da casa lo scorso ottobre e non è più ritornato?