giovedì 28 aprile 2016

La caserma Passalacqua nascose i detenuti politici di Novara

In base alla descrizione dell'allora prefetto Vezzalini, questo potrebbe essere (ma non ne ho la certezza assoluta) l'edificio, posto "a levante della caserma Passalacqua", che nell'autunno del 1944 fu trasformato in carcere sussidiario per 249 detenuti politici antifascisti.

Il campo di concentramento per detenuti politici di Novara fu costruito vicino alla caserma Passalacqua. Lo si apprende dai documenti d'archivio che trattano proprio questo specifico argomento. A volerlo questo carcere fu proprio Enrico Vezzalini, il prefetto della RSI di Novara tanto discusso nel recente passato. Ne dette notizia lui stesso al commissario prefettizio della città di Novara il 7 ottobre 1944. Scrisse: «Ho disposto che il fabbricato a levante nel cortile della caserma Passalacqua venga subito adattato a carcere sussidiario». Dunque ho cercato di capire come funzionava questo campo di concentramento, visto che i nomi già li avevo ed erano stati scritti dal procuratore di Stato, Costantino Grillo, il giudice che poi fece fucilare nel dopoguerra Vezzalini. Fece qualcosa Grillo per liberare gli ostaggi, oppure era solo il loro carceriere? Il dubbio resta. Perché il procuratore di Stato era una figura prevista dall'organigramma non solo della Repubblica di Salò (a Novara), ma proprio di questo carcere per reati politici. Fu Mussolini in persona a chiedere che fosse istituita una commissione per esaminare volta per volta le posizioni dei detenuti. Nei documenti di fine 1944 tuttavia non compare Grillo, bensì il dottor Davì. Il procuratore Grillo lo si ritrova negli elenchi della RSI da gennaio del 1945: stava seguendo forse i destini del prefetto Alberto Zaccherini, che sostituì Enrico Vezzalini nello stesso periodo.